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Manca ancora qualche mese ma il Misano World Circuit ha deciso di fare un regalo a tutti gli appassionati delle due ruote aprendo le prevendite a prezzi scontati per i due eventi di punta della stagione 2012: il Mondiale Superbike e la Moto Gp.
Fino al 29 febbraio si potranno acquistare a tariffe ridotte e con pacchetti speciali i biglietti per i due eventi. Per la tappa di Misano del WSBK, che si terrà dall'8 al 10 giugno, è stato creato un nuovo biglietto circolare comprendente Prato e Tribuna a soli 48 euro (contro i 64 dello scorso anno) e con soli 4 euro in più rispetto allo scorso anno si può acquistare il biglietto Tribuna.
Per il Gran Premio Aperol San Marino e Riviera di Rimini (che si terrà dal 14 dal 16 settembre), oltre allo sconto previsto su tutti i tipi di biglietti, sia Prato che Tribuna, acquistati entro il 29 febbraio, quest'anno il prezzo dell'ingresso al Prato è stato abbassato da 63 euro a 59.
Ci sarebbe ben poco da festeggiare. Ma il suo sorriso era talmente contagioso e il suo cuore così grande, che la famiglia ha deciso di continuare a celebrare il compleanno di Marco Simoncelli anche dopo la tragedia che lo scorso ottobre gliel'ha portato via nel tragico incidente in Malesia.
Sarà una serata a sfondo benefico quella che il 20 gennaio si svolgerà al 105 stadium per festeggiare i 25 anni di Super Sic, un evento condotto dal comico e amico Sergio Sgrilli a cui parteciperanno Giuseppe Giacobazzi, I Mancio e Stigma, Paolo Migone, Giovanni Cacioppo, Rocco Gigolò, Giovanni Vernia, Duilio Pizzocchi, la Super Amici Band e tanti altri amici.
Era stato proprio Marco qualche giorno prima dell'incidente sul circuito di Sepang a chiamare Sgrilli per organizzare il suo compleanno a Rimini. Partendo da questa idea con l'ok e il contributo di papà Paolo e della famiglia si è deciso di dare vita ad una festa nel ricordo del campione di Coriano devolvendo l'incasso della serata alla neonata Fondazione Marco Simoncelli.
Buon Compleanno Sic andrà in scena venerdì 20 al 105 Stadium, un modo per ricordare Marco e sentirlo sempre tra noi, per sempre.
Il ciclocross si corre in inverno. E' considerato, da sempre, il parente povero del ciclismo. Per me, il ciclocross è poesia pura. Gareggiare attraverso viottole ghiacciate, imbrattarsi di fango, rischiare l'osso del collo scendendo in bicicletta lungo argini infidi per ottenere, in caso di vittoria, una "picciola mercede", non attrae molti atleti. Gino Berti, nato nel 1938, il ciclocross lo ha praticato incessantemente per oltre quarant'anni: prima come dilettante (dal 1958 al 1983), riuscendo, nella categoria dei puri, con sulle spalle la maglia degli "Aquilotti Cervia", ad ottenere oltre ottanta vittorie, imponendosi su avversari dai nomi altisonanti: Livian, Benato, Guerciotti, Grego, Potenza.... poi, da cicloamatore, quando per un decennio è stato il più forte atleta italiano riuscendo a conquistare la maglia tricolore in tre diverse occasioni e sempre le sue vittorie sono state perentorie, frutto di azioni travolgenti che non lasciavano adito a discussioni. Per molto tempo, nel cross, se gareggiava Gino, significava correre per le piazze d'onore. Ma anche su strada Gino Berti fu un vero "piccolo" campione. La sua vittoria di maggior prestigio l'ottenne sul traguardo della Modena-Sestola nell'estate del 1963. Su "Stadio" del 21 luglio di quell'anno Luigi Chierici scriveva: " Nella salita di Sestola Gino Berti sferrava la sua offensiva e in pochi chilometri seminava tutti. Si presentava all'ingresso del circuito finale con un vantaggio di tre minuti; non ancora pago del risultato, spingendo a fondo nell'ultimo tratto, riusciva a portare il suo vantaggio ad oltre sei minuti su Rossi del "G.S Mago di Ravenna...", mentre i celebrati "azzurri" di Rimedio, arrivarono dopo la spesa pane.
C'è un po' di Rimini anche quest'anno alla Dakar, la gara di rally più famosa e dura al mondo che si sta disputando in questi giorni tra Argentina, Cile e Perù.
Il 1° gennaio si sono presentati alla partenza da Mar del Plata due piloti riminesi, Andrea Fesani e Filippo Ciotti con le loro Rieju 450. Per Fesani si trattava dell'esordio nella Dakar, per Ciotti la seconda partecipazione dopo la vittoria dello scorso anno nella categoria Marathon (tutta la gara con un solo motore). La prima settimana è stata fatale a Fesani che dopo un buon avvio si è dovuto arrendere ad un guaio meccanico della sua moto che lo ha costretto al ritiro. Ciotti è invece ancora in gara e punta a ripetere il successo del 2011 guadagnando magari qualche posizione in classifica (l'anno scorso fu 57° in generale, quest'anno lotta intorno al 70° posto). La Dakar si chiude domenica 15 a Lima.
Sergio Santarini è stato il calciatore di maggior talento che Rimini abbia prodotto. Riminese autentico, nato nel 1947, dopo il solito inizio nell'oratorio (in questo caso si trattava della gloriosa "Stella" del Borgo San Giovanni), ci fu l'inevitabile passaggio nella squadra cittadina più prestigiosa. Debuttò in serie C col Rimini nel campionato 1963-64. Fu l'allenatore Romolo Bizzotto a dargli fiducia, schierandolo, appena sedicenne accanto a Scardovi, Perversi, Fusari, Morelli, Furini, Guizzo, Piccoli, Mangiarotti. Furono appena tre le apparizioni in maglia biancorossa in quel campionato. In seguito, sempre col Rimini e sempre in serie C, Sergio Santarini, che in quegli anni frequentava il Liceo Scientifico "A.Serpieri", giocò per altre tre stagioni (66 presenze complessive con tre reti segnate). A diciotto anni il forte difensore riminese aveva già palesato il valore calcistico da lui posseduto per cui, quando Italo Allodi lo volle nella sua grande Inter, nessuno si stupì più di tanto.
Non poteva esserci, del resto, altra soluzione. Sergio Santarini, splendido atleta, ragazzo civilissimo ed intelligente, schivando l'informe, il trasandato, eliminando le sbavature, respingendo la lutulenza e la gigioneria, curando fino allo spasimo la compattezza e lo spessore delle prestazioni, privilegiando la serietà comportamentale, si affermò come uno dei migliori "liberi" italiani e fu in quel ruolo così delicato, per ricoprire il quale si riteneva fosse indispensabile tanta esperienza e sconfinata saggezza, che il giovanissimo atleta si impose. Helenio Herrera, che stava bruciando nel capoluogo lombardo, gli ultimi fuochi di stagioni irripetibili, lo investì di responsabilità gravissime, schierandolo al posto di due autentiche leggende quali erano stati Aristide Guarneri e Armando Picchi. Non ebbe a pentirsene.
Manca un anno alla partenza ufficiale, ma il progetto benefico "Tanzania in Lambretta" è già in movimento e si cominciano a raccogliere i primi fondi. Il 1° tour del paese africano vedrà impegnato il Motosaraghina Team ed ha lo scopo di raccogliere fondi in favore della costruzione di una scuola superiore da 600 posti a Karansi, al confine col Kenia. Nei giorni scorsi i quattro motociclisti del team hanno partecipato al Motorshow di Bologna dove hanno raccolto consensi per la loro missione. Nel frattempo si muove anche la beneficenza e la lotteria organizzata al Ristorante Da Rossi in collaborazione con il fan club di Valentino ha portato nelle casse i primi 2300 euro destinati al progetto. Le iniziative benefiche proseguiranno sia fuori che dentro i circuiti motociclistici in occasione di importanti gare competitive di carattere mondiale.
Celebrare oggi Gino Amati, vero sportrman riminese nato nel 1904, significa rivisitare anni lontanissimi ed epitomi di accadimenti che rinfocolano in me ricordi che accolgo con il disincanto provocato dalla vecchiezza incombente.
Era un personaggio Gino Amati. Come professione, ufficialmente, esercitava quella di albergatore ma in realtà era lo sport e la boxe, in particolare, la sua ragione d'esistere. Giovanissimo, in compagnia di pochi sodali quali: Flavio Lombardini, Francesco Santarelli, Gino Del Prato, Alfredo Di Lucia, Romeo Neri, Lino Zangheri, Giulio Cumo si era cimentato (alla meglio) in tutte le discipline sportive: aveva giocato a foot-ball, aveva praticato l'atletica leggera (se è verità poteva vantare attivo un ottimo 11" 1 sui cento metri) e ancora ragazzino si era mostrato attivo ed "esuberante nell'organizzare, programmare e discutere di pugilato".
Per oltre quarant'anni Gino Amati fu referee di boxe. Percorse tutte le tappe del cursus honorum fino a giungere ai massimi vertici della categoria. Salì tra le dodici corde per arbitrare pugili come Carnera, Venturi, Rodriguez, Farabullini, Botta, Proietti, Locatelli, Cavicchi, Rinaldi, D'Agata, Bossi, Lopopolo, Mazzinghi, Benvenuti... Per oltre vent'anni, (e questo è davvero un record) fu membro della Commissione Tecnica Dilettanti. Prese parte a ben sei Olimpiadi come Arbitro Giudice, dirigendo un numero di incontri difficile da quantificare. Aveva già doppiato la boa degli ottant'anni e lo si poteva ancora vedere a bordo ring esercitare la funzione di Commissario di Riunione.
Quattromila chilometri di beneficenza. E' stata presentata nei giorni scorsi al ristorante di Vale Rossi a Tavullia il 1° Tour della Tanzania in Lambretta che vedrà impegnati l'anno prossimo alcuni appassionati romagnoli di due ruote. Il progetto è a scopo benefico e prevede che una Lambretta del ‘64 con tre moto da Enduro e due mezzi di supporto logistico tecnico percorrano circa 4000 km tra le impervie e polverose strade della Tanzania per giungere a Karansi, ai confini col Kenia, dove è in costruzione una scuola secondaria da 600 posti a cura di ADA Onlus Cattolica per la Tanzania e dove gli equipaggi consegneranno le donazioni raccolte durante l'anno e poggeranno l'ultima tegola della scuola superiore.
I piloti protagonisti dell'iniziativa, che partirà tra un anno nel dicembre 2012, fanno parte del Motosaraghina Team, gruppo così soprannominato dal grande Marco Simoncelli nel 2005 sul circuito di Brno.
Sarà intitolato a Sic e non poteva che essere così. Il consiglio di amministrazione della Santamonica Spa, la società che gestisce il circuito di Misano ha infatti accolto all'unanimità la proposta di associare il nome del proprio impianto alla figura di Marco Simoncelli. Già a poche ore dalla tragica scomparsa del pilota di Coriano era partita una campagna (soprattutto su facebook) per intitolare il Misano World Circuit al campione romagnolo, e la risposta non si è fatta attendere, dopo le migliaia di richieste arrivate da fan, amici, istituzioni e mondo delle due ruote. Ora i vertici della Santamonica spa concorderanno con la famiglia le modalità e altre iniziative per tenere sempre vivo il ricordo di Marco.
Sic uno di noi e sempre con noi.
Pio Sorci, classe 1944, pur non essendo un ciclista riminese, meriterebbe una cittadinanza onoraria, per tutte le imprese compiute sulle nostre strade in anni e anni di gare, prima come dilettante e quindi come amatore.
Ma veniamus ad rem. Pio, da sempre, abita a Saiano, un paesino posto sui colli cesenati, dove con la moglie Clelia ed il fratello Mario coltiva il suo podere curando quelle splendide vigne dalle quali ottiene un Sangiovese ed un Trebbiano di qualità sublimi. Dedito all'impegnativo lavoro dei campi, per allenarsi doveva compiere sacrifici e spesso è accaduto che si riducesse ad inforcare la bicicletta soltanto nelle ore serali. Fin da quando militava nella categoria "allievi", Pio Sorci ottenne vittorie e tra queste va ricordata quella a Verucchio nel 1962, nel Gran Premio "Martiri Verucchiesi" (dopo aver compiuto per sette volte la scalata), quando arrivò solitario sotto lo striscione d'arrivo posto in Piazza Malatesta. Andava forte in salita e possedeva una buona volata. Nel 1965, nella classica Bologna - Raticosa, scattando a più riprese, frazionò il gruppo e soltanto per un malaugurato incidente, al traguardo, fu soltanto quinto. Nel 1964, il 25 maggio, vinse a San Marino nella gara che faceva da prologo all'arrivo della tappa del 47° Giro d'Italia. L'anno dopo, nel mese di aprile vinse il "Gran Premio Liberazione" a Calbrina e sempre vestendo la maglia degli "Aquilotti", ottenne una strepitosa vittoria nel Gran Premio "Salumificio Govoni", il 19 marzo 1966. In complesso i successi da allievo furono quattro e tre furono le corse su strada vinte da dilettante. Tra i "puri", Pio Sorci, gareggiò fino al 1979, affiancando all'attività su strada quella ciclocrossistica. Correndo con la bicicletta in spalla su viottoli disagevoli, tra prati innevati, saltando fossi e scarpinando nel fango il nostro uomo si tolse innumeri soddisfazioni.
Francesco Tramontano, fece la sua prima apparizione sui campi del Circolo Tennis Rimini di viale Regina Elena, nei primissimi anni '70. La presenza di questo giovane, elegantissimo, giocatore non passò certo inosservata. Franco, proveniva da Sorrento. La di lui famiglia aveva posseduto e gestito, di generazione in generazione, l'Hotel Tasso-Tramontano. Codesto splendido albergo, situato nel centro storico di Sorrento, con vista sulla baia di Napoli, ha alimentato, nel tempo, la cultura del pittoresco e del sublime proprio perché nell'ala più antica dell'edificio, risalente al XVI secolo, vide la luce Torquato Tasso l'11 marzo 1544.
Lungo la sua storia l'Hotel ha ospitato personaggi importanti come Gothe, Byron, Shelley, Keats, Leopardi, Scott. Qui James Fenimore Cooper vissse per tutto il tempo in cui mise in opera Water Witch e lo stesso Ibsen, in una delle più silenziose camere dell'albergo, scrisse Gli Spettri.
L'eleganza, l'educazione, il talento per le lingue, lo stile fecero di questo trentenne, l'idolo indiscusso del gentil sesso, che in quegli ormai lontanissimi anni, frequentava oziosamente i courts gestiti dall'incomparabile Edo Grossi. Non so quante "amazzoni" (non so neppure se fossero amazzoni), s'imbertonirono di lui che scendeva, con raffinata noncuranza dalla sua Morgan verde bottiglia ed una volta entrato in campo faceva partire col suo rovescio mancino, le traiettorie più incredibili, ora fischianti, ora morbidamente beffarde.
Prosegue tra tanti alti e qualche basso la marcia delle quattro squadre romagnole impegnate nel campionato di Seconda Divisione. Dopo l'avvio scoppiettante ci si chiedeva se il Santarcangelo poteva mantenere quel ritmo e stare ai piani alti della classifica, ora dopo nove partite la risposta è sì. Domenica i gialloblù hanno regolato in casa il Chiavari e approfittando del ko del Treviso si sono portati a un solo punto dalla vetta condivisa dai veneti e dal Casale. Poco più dietro in piena zona play off veleggia il Rimini di D'Angelo che nell'ultimo turno ha fornito una prova di maturità pareggiando in rimonta a Savona. Poco fuori dalla zona che conta il Bellaria reduce da una brutta sconfitta col Borgo a Buggiano. Note dolenti inveci per il San Marino che continua a deludere in trasferta e faticare troppo in casa. Ora arriva il derby Rimini - San Marino nel turno infrasettimanale, il Bellaria ospita il Renate, il Santarcangelo va a Cuneo.
In età giovanile, lo sport l'ha praticato, arrivato alla maturità lo ha raccontato. Questa, in sintesi, la parabola di Giorgio Betti, giornalista riminese nato nell'ormai lontano 1940. Una bella storia la sua. Tedicenne giocava in una squadretta rionale: l'OSAR padroneggiando così bene la palla da destar meraviglia. In seguito ai giocolerismi, agli acrobatismi, alle invenzioni secondo estro aggiunse un'impeccabile armonia di ritmo ed una severa razionalità geometrica, tanto che un talents scout lo condusse per un provino all'Inter.
Nel 1956, a sedici anni non ancora compiuti, Giorgio Betti, fasciato dei colori nero-azzurri, giocava nei boys del grande club milanese avendo come allenatore Peppino Meazza e per compagni atleti del valore di Mazzola e Facchetti. Per tre anni rimase a Milano, ma furono stagioni costellati da infortuni e da inciampi, tanto che, nel 1959 emigrò al sud per pedatare nelle serie minori. Fu alla Battipagliese ed alla Salernitana. Poca roba, in verità. A salvarlo dall'incerta sorte del "giocatore di ventura" fu il servizio militare che il nostro uomo svolse nella Compagnia Atleti.
Partenza in chiaro scuro per il calcio riccionese, che vede quest'anno sette squadre protagoniste nelle varie categorie, a partire dalla serie D del Riccione fino alla terza categoria.
La formazione di mister Valdifiori. dopo la vittoria del campionato di Eccellenza, si misura quest'anno nella serie superiore e dopo quattro giornate si trova a metà classifica con 4 punti. Nel bottino, una larga vittoria nel derby col Real Rimini e un pareggio casalingo alla prima giornata. Nella colonna dei passivi, due sconfitte fotocopia in trasferta (2 a 1 dopo esser passati in vantaggio in entrambi i casi). La stagione si preannuncia molto dura, gli avversari sono tosti e ogni domenica ci sarà da sudare per portare a casa il risultato; la rosa bianco azzurra sembra essere all'altezza della situazione, ma serviranno più esperienza e decisione per disputare un campionato tranquillo.
Sarà invece una stagione in rincorsa e molto complicata per l'Asar Fontanellie in Promozione; dopo quattro turni è ferma al palo con quattro ko e ben 17 gol subiti. La squadra, allestita in poco tempo dopo la fusione tra le due società, paga la giovane età di diversi elementi e servirà una decisa inversione di tendenza per giocarsi le carte salvezza.
Due le squadre della Perla Verde impegnate nel girone H di Prima Categoria: San Lorenzo e Tre Villaggi. Alla seconda giornata i neo promossi bianco azzurri di Mosciatti sono in testa a punteggio pieno, mentre i ragazzi di Amati dopo la bella salvezza della passata stagione hanno collezionato una vittoria e una sconfitta: entrambe le squadre sembrano pronte per disputare un bel campionato.
Dopo l'Italia, l'Europa. La T&A San Marino centra una straordinaria doppietta stagionale e aggiunge allo scudetto conquistato qualche settimana fa anche il titolo di Campione d'Europa di baseball. Dopo aver sconfitto la L&D Amsterdam in semifinale, i Titani si sono imposti nella finale di Brno nel derby contro Parma chiudendo con un perentorio 7 a 1 che li porta sul tetto d'Europa.
La partita è stata in equilibrio solo nei primi due inning, poi San Marino ha mostrato tutta la sua forza e determinazione, quella che le ha permesso di vincere anche in Italia, e ha dato un'accelerata decisa al match con Parma che restava inerme e provava solo una timida reazione portandosi sul 4 a 1 dopo lo schiacciante 4 a 0. Era solo il punto della bandiera però per gli emiliani, con la T&A che veleggiava tranquilla verso la vittoria finale e la gloria.
Anche Mario Magnani, l'ultimo superstite di quella gloriosa scuola pugilistica riminese che tanti allori colse negli anni 30, se ne è andato. All'età di novantanove anni, "la sigaretta di lusso" (così lo avevano definito i giornalisti sportivi) si è definitivamente spenta. Di lui resta il ricordo di perfetto gentleman e di sportivo autentico. L'estremo saluto gli è stato dato presso la chiesa parrocchiale di San Gaudenzo. Alla moglie Marcella vadano le condoglianze di tutti noi che lo abbiamo amato. Nel 2001, il Comune di Rimini, gli conferì una medaglia d'oro per meriti sportivi. Mai riconoscimento fu più giusto ed appropriato. Gli sia lieve la terra.
Aveva sedici anni, Diletta Nicoletti e frequentava la terza A dell'Istituto Tecnico per Geometri " O. Belluzzi" di Rimini. Io, ero il suo insegnante di italiano e storia. Come molti suoi compagni, anche Diletta, si appassionava allorché parlavo del rugby: questo sport spettacolare animato da un genuino istinto di combattimento ma regolato da norme rigorose. Spiegavo che nel rugby, prima ancora dello scontro tra i giocatori, era la lotta per la conquista della palla il vero motivo propulsore del gioco, ed erano necessarie eccezionali doti fisiche e morali: forza, velocità, agilità, coordinamento, ma soprattutto generosità, coraggio, spirito di sacrificio. Diletta, che già praticava, con ottimi risultati l'atletica leggera, tanto s'innamorò del gioco che mi chiese di provare. La condussi al campo di Rivabella e lì in mezzo a tanti "ragazzoni" che si scozzonavano nel fango, venne accolta con entusiasmo. I tecnici, Leo, Artioli, Becattini, Rocco, capirono al volo che quella ragazza ingenua e solare possedeva le doti per diventare un vero "crack" nel mondo della palla ovale. Poiché a Rimini non esisteva (né esiste) una squadra femminile, Diletta Nicoletti emigrò a Pesaro, diventando, a soli sedici anni, un punto fermo del quindici della "Mustang Rugby Pesaro", che disputava (e disputa il Campionato di Serie A). I successi si susseguirono ai successi, tanto che i selezionatori della Nazionale Italiana, Andrea Di Giandomenico e Luca Bot, la convocarono e la giovane riminese, nel 2008, vestì la maglia azzurra dell'under 18. Ora, a quasi vent'anni (Diletta li compirà il 12 ottobre prossimo), la ragazza che sfidava i compagni di scuola a braccio di ferro battendoli senza pietà, è un'atleta affermata di grandissimo valore tanto da debuttare come "seconda linea" nella Nazionale maggiore il 10 maggio dello scorso anno.
Torna per il quarto anno, dal 29 al 31 luglio, l'appuntamento con i Riviera Beach Games, le Olimpiadi dei Giochi da spiaggia che si disputeranno su 110 km di costa.
Tanti gli eventi, i tornei e gli sport protagonisti del fine settimana, tra discipline classiche e di tendenza. Quest'anno rivedremo il Dodgeball (versione da spiaggia della palla avvelenata), lo Stand up paddle board (surf su cui si avanza remando), la Peteca (gioco di derivazione indios che si gioca con un attrezzo simile al volano), lo Sparring Vlup (ha un forte legame con lo squash e si gioca su una parete piana a forma di racchettone, di dimensioni variabili, sulla quale è inserita una rete). In calendario anche tutte le attività "regine" della spiaggia: dal beach tennis al beach volley, dal beach soccer al beach basket, fino alla disputa di regate, pedalonghe, gare podistiche, di nuoto e di ciclismo; previsti anche appuntamenti legati alle arti marziali, al wellness e attività per i diversamente abili.
Tra gli eventi da non perdere ci sono il Riviera Beach Run di Bellaria Igea Marina del 30 luglio, i Mondiali di Beach Tennis, tradizionale appuntamento di Marina di Ravenna (dal 23 al 31 luglio al Marina Bay) con oltre 1000 partecipanti provenienti da 21 nazioni; i Campionati italiani di beach volley 2x2 maschili e femminili (29-31 luglio all'Arena Beach di Piazza Costa) a Cesenatico; il 1° Trofeo Città di Cervia open di Beach Tennis (dal 30 luglio al Bagno Delfino e sulla spiaggia libera adiacente). Ma il cartellone prevede altre discipline, come ad esempio, il Biathlon sulla spiaggia con pistole ad acqua a Cattolica (30 luglio ad Altamarea Beach Village) e il Paddling Challenge a Rimini (il 30 luglio sulla spiaggia di RiminiTerme) che comprende una serie di gare con Sup, canoe, kayak e imbarcazioni veloci come il surfski.
Nella primavera del 1957 frequentavo la quinta classe elementare alle scuole Tonini. In quel tempo deliravo per il ciclismo. Passavo le giornate a "studiare" gli ordini d'arrivo, imparavo a memoria i nomi dei corridori, mi deliziavo alla vista delle cartine altimetriche e sognavo leggendo la prosa dei quotidiani sportivi.
Durante il Giro d'Italia, la mia frenesia toccava l'apice. Restavo come ipnotizzato, per lunghi pomeriggi, davanti alla radio, in attesa del collegamento ed intanto trasmettevano musica leggera. Poi la musica cessava e Ferretti partiva per quei lunghissimi, magnetici assolo che erano cronaca, epopea, fantasia e finzione. A scuola ero insofferente e distratto e nulla riusciva a distogliermi dalle mie fissazioni. Avrei voluto coinvolgere e far partecipi anche i compagni a questo mio frenetico interesse ma i più si ritraevano lanciandomi un mariolesco sguardo di sberleffo.
Nell'ultimo banco, solitario, stava seduto, assolutamente disinteressato a tutto ciò che accadeva intorno a lui, Ciccio Forlivesi. Aveva costui qualche anno più di noi, poiché incidenti di percorso l'avevano obbligato a ripetere alcune classi. L'unica sua preoccupazione, durante le ore di lezione, era quella di guardare oltre i vetri della finestra. Ai rimproveri, in verità reiterati, della maestra il povero Ciccio, opponeva l'incolume sorriso dei suoi occhi bonari. Un giorno, mentre in frotte, tornavamo a casa (anche Ciccio come me abitava nei palazzoni di via Balilla, veri e propri inni alla lugubrità dell'architettura popolare), mi domandò quale, secondo me, fosse la tappa in cui si sarebbe deciso il Giro d'Italia.
All'inizio fu la Stella Adriatica. Era il 1974 quando Maurizio Fabbri cercò di dedicare il campo di basket di Regina Pacis a suo padre Serafino Fabbri, mancato da poco.
La geografia cestistica di quel tempo era semplice: il centro storico gravitava sul campo all'aperto delle ACLI in via Dante. Un altro grande centro di attrazione erano i salesiani in via Tripoli dove avrà sede la storica Orsa che darà tanti buoni giocatori alla causa riminese. Il terzo polo era Regina Pacis con la Stella Adriatica e vecchi nomi come Savelli, Righetti ed un tal Giulio soprannominato "Jellini" (Giulio Jellini era il play della nazionale a cui Giulio assomigliava) di cui si è perso il cognome vero.
In questi posti ci si incontrava per giocare su campi rigorosamente in cemento, con leader dei play ground come si direbbe ora e storie di sfide e controsfide. Nomi e soprannomi, Baldelli detto "la mucca", Minelli detto Mino il primo "americano" di Rimini, Massimo Totti che era il più piccolo ma in pratica il vero padrone delle ACLI. Ogni tanto comparivano dall'alto dell'allora serie B Cervellini, Maurizio Ioli, Parmeggiani, Luca Rinaldi, Paolo Macori, Brancaleoni, Giancarlo Torrasi e Tasselli: e allora tutti noi piccoli a sedere, perché giocavano i grandi e se facevi il pataca prendevi pure uno scapaccione.
Torna per la settima edizione dal 12 luglio al 4 agosto "3... 2... 1... Sport!", l'iniziativa del Comune di Rimini nata con l'intento di promuovere l'attività sportiva tra i giovanissimi.
Tutti i residenti a Rimini di età compresa tra 6 e 11 anni avranno la possibilità di provare gratuitamente, per 9 settimane, una disciplina sportiva a loro scelta. A questi 7.593 bambini (nati tra l'1/1/2000 e il 31/12//2005) è stata inviata una comunicazione con l'invito ad iscriversi all'iniziativa: sarà sufficiente connettersi al sito http://sport.comune.rimini.it e digitare il codice personale ricevuto per posta, oppure recarsi al palazzetto dello sport Flaminio il martedì e il giovedì dalle 14 alle 17.
Molto ampio il ventaglio delle specialità previste, che saranno ben 52: dall'atletica leggera al baseball, dal calcio alla break dance, dal ciclismo ai vari tipi di danza, dalla ginnastica al nuoto fino al tennis, al pugilato, alla scherma e tanti altri ancora.
Dopo tante lacrime e delusioni finalmente un sorriso, e che sorriso. Lo sport riminese torna a regalare emozioni ai tifosi grazie all'AC Rimini che vince la finale play off di serie D e torna tra i professionisti dopo un anno di purgatorio. A un anno dalla scomparsa delle vecchia società e alla fine della gloriosa storia del Rimini, i nuovi biancorossi del presidente Biagio Amati sono ripartiti dalla serie D con l‘ambizione di tornare subito in Lega Pro. E' stato un campionato lungo e difficile, che ha visto i ragazzi di D'Angelo sempre tra i protagonisti. Ma dopo la lunga rincorsa al Teramo, è stato il Santarcangelo a beffare tutti in volata, lasciando ai biancorossi la lunga coda play off per aspirare ad un posto tra i "prof".
Dopo un'estenuante stagione il cammino da intraprendere sembrava piuttosto difficile, arrivare in fondo quasi un'impresa. Tante partite da affrontare, una squadra stanca e delusa per il finale di campionato. Ma è in questi momenti che vengono fuori i grandi gruppi, trascinati dai campioni.
Sergio Lucchi, nato il 3 marzo 1937, esordì in maglia biancorossa, giocando al centro dell'attacco, a Senigallia nel 1952, allorché alla guida del Rimini c'era, quale allenatore, il signor Tosolini. Proveniva da una squadretta amatoriale che si era formata nel popolare rione di Santa Chiara e si chiamava Augustea. In seguito, Sergio Lucchi, per necessità dettate dagli schemi tattici, si trasformò in difensore. Dotato di un fisico davvero superbo oltre che nel calcio eccelleva in altre discipline. Grazie al suo scatto bruciante aveva vinto, per più volte, i campionati studenteschi, nella specialità dei 100 metri piani. Memorabili i testa a testa tra lui e Maiki Morri sulla pista di tennisolite che perimetrava lo Stadio Comunale.
Dieci anni durò la di lui militanza nella squadra cittadina, 265 le partite disputate. Diede il suo addio al calcio giocato il 29 aprile 1962. La gara era Rimini - Ascoli. Il risultato finale fu 0 - 0. A Lucchi, il capitano, venne consegnato un mazzo di fiori. Quel Rimini, guidato dal colleonesco Renato Lucchi, poteva contare su elementi di sicuro valore come il portiere Di Censo, i centrocampisti Neri e Perversi, i difensori Scardovi e Ceschi, gli attaccanti Orazi, Oltramari, e Natteri (quest'ultimo era un peruviano che l'Inter, nel 1956, aveva acquistato dal Municipal di Lima). Sergio Lucchi, era uno di quei terzini, che nessun' ala avrebbe mai voluto avere alle costole. Pur esaltandosi nel confronto fisico, era altresì capace di notevole tocco di palla.
Rugby da leggenda protagonista a Riccione domenica scorsa 26 giugno con l'arrivo di Jonah Lomu e Mauro Bergamasco. I due campioni si sono presentati al Blue Bar di viale Ceccarini a Riccione per promuovere un progetto in favore delle vittime dello tsunami giapponese. Ad attenderli un drappello di fans e fedelissimi, a cui i due campioni non hanno lesinato strette di mano e autografi.
L'occasione della presenza dei due campioni era la presentazione del Rugby Cariparma Test Match 2011 Italia Vs Giappone, che si terrà a Cesena 13 agosto. Su questa gara è stato costruito un importante progetto di solidarietà denominato "Friends for Japan" che vedrà il mondo dello sport e dello spettacolo italiano impegnato a raccogliere fondi destinati alla ricostruzione nelle aree colpite dallo tsunami.
Portieri si nasce. A giocare in porta bisogna sentirsi vocati. Claudio Galassi, classe 1941, riminese autentico, portiere lo è sempre stato. A 15 anni, su spelacchiati campi parrocchiali arrischiava glutei, costole, ginocchia e quant'altro, volando da un palo all'altro per difendere la porta del San Nicolò, la sorprendente squadretta nella quale si esibivano fior di giocatori come: Brunori, Buldrini, Carletti...
Fu il sig. Micheloni (un vero talent-scout) che condusse questo portiere silenzioso e dotatissimo alla Rimini Calcio. Erano tempi bui per i colori biancorossi. La squadra pedatava nella ignominiosa "Promozione". Il 1 novembre 1956, Claudio Galassi, fece il debutto in prima squadra in occasione di una amichevole con il Perticara. Ma bisognerà attendere il 22 gennaio 1959, perché il giovane portiere potesse giocare la sua prima partita"vera", da titolare. L'occasione capitò a Pesaro (i marchigiani erano al primo posto). Si giocava in IV serie. Claudio sostituì, nientemeno che Pattini (un vero mostro di esperienza). Fu proprio il vecchio ed esperto Pattini che, intravedendo le enormi doti presenti nel ragazzo, lo prese ad allenare, infondendo nel giovane allievo (gli allenamenti erano veri e propri assedi tra lo stakanovismo e la tortura) gran parte del suo sconfinato sapere calcistico. Nel campionato seguente(1959-60. Serie C) fu il secondo di Franco Luison. Nel 1961, con Renato Lucchi allenatore, Claudio, scese in campo in tre occasioni: Tevere Roma, Perugina e Viareggio.
Le 61 mila presenze e uno spettacolo straordinario testimoniano ancora una volta il forte legame tra la Romagna e i motori con il grande successo del Mondiale Superbike, disputato a Misano lo scorso weekend.
Nella sesta prova del mondiale sulle tredici in programma, lo spagnolo Checa ha messo un altro sigillo dei suoi, un trionfo senza storia, una doppietta in solitaria col solo Biaggi ad impensierirlo parzialmente. La vittoria misanese permette al ducatista l'ennesimo allungo in classifica, forse decisivo, visto che il distacco su Biaggi e Melandri comincia ad essere abissale (72 e 95 punti li separano dallo spagnolo). In gara uno il pilota romano era scattato benissimo davanti a tutti portando la sua Aprilia al comando per diversi giri. Checa però è risalito piano piano dal quarto posto iniziale e ha seguito Max come un'ombra per infilarlo poi a metà gara e salutarlo prima del viaggio in solitaria verso il traguardo. Lontanissimi tutti gli altri, Melandri terzo addirittura a 17 secondi ha preceduto di un secondo Sykes e Laverty, poi Camier, Guintoli e Badovini.
Ritorna nel weekend 25 - 26 giugno all'autodromo di Misano il Campionato Italiano Velocità da anni ormai un passaggio obbligato per i giovani che vogliono crescere ed affermarsi ad alto livello e una rampa di lancio per i piloti che corrono nelle classi del Motomondiale e del Mondiale Superbike. Sono stati protagonisti del CIV centauri del calibro di Giacomo Agostini, Loris Reggiani, Marco Lucchinelli, Pierfrancesco Chili e Luca Cadalora, per finire con gli attuali Valentino Rossi e Marco Melandri. Sei le classi impegnate (125 Gp, 600 stk, 1000 stk, moto2, 600 ss e sbk) in questa terza tappa del Campionato.
A un mese di distanza dalla tappa di Monza e dopo un inizio di campionato che ha visto il circo della Superbike spostarsi tra Australia, Europa e America, il mondiale delle moto derivate torna a casa sua, in Romagna, con la sesta prova in programma domenica 12 giugno sul circuito di Misano.
Tanti i protagonisti attesi, dal campione del Mondo Max Biaggi alla new entry Marco Melandri, dallo spagnolo Checa agli inglesi Haslam, Rea e Camier.
La gara misanese sarà fondamentale per capire che piega prenderà il mondiale e vedere se Carlo Checa prenderà la fuga decisiva. La Ducati dello spagnolo è parsa imprendibile in questo avvio di mondiale e anche nell'ultima gara di lunedì 30 negli States ha centrato una strepitosa doppietta che lo ha proiettato sempre più in testa alla classifica. Checa grazie al successo americano guida infatti con 61 punti di vantaggio su Melandri e 62 su Biaggi, e ora dopo qualche polemica e dispetti a vicenda, sono costretti a rimboccarsi le maniche per non permettere alla Ducati di scappare definitivamente. L'appuntamento di Misano sembra un'ottima occasione per i due italiani, che avvantaggiati dal "fattore campo", correndo in casa, possono sfruttare il tifo e la pista per avvicinarsi in classifica. L'Aprilia del campione del mondo è reduce dal terzo posto degli States mentre la Yamaha di Melandri ha faticato più del dovuto arrivando sesto e a Misano avrà certamente voglia di riscatto.
Armando Morri, classe 1916, appartiene ad una schiera d'eroi di un autoctono, ingenuo, entusiastico pionierismo pedatorio che raggiungeva, nel derby stracittadino: Libertas contro Dopolavoro Ferroviario, il punto massimo di eccitazione tra le opposte tifoserie.
In un periodo in cui lo sport era pur sempre considerato un fatuo diversivo, Armando Morri si impose come portiere coraggioso ed avveduto. Su campi improbabili, in un clima strapaesano, alle prese con palloni di cuoio spesso sformati e pesantissimi, l'epos sportivo di questo giovine atleta ardeva febbrilmente mentre: AUSPICE DEL CLIMA LITTORIO - GLI ITALIANI - FORGIATI DAL DUCE - NEL CULTO DI ROMA ANTICA - ESULTANO - PER LE IMMANCABILI VITTORIE. L'enfasi e la retorica, del resto, erano congeniali agli italiani degli anni trenta, anche se poi, il nostro calcio nazionale, sapeva imporsi in ogni dove e trionfare in Campionati del Mondo ed Olimpiadi.
Nel 1939, quando il dott. Carlo Carli, in qualità di presidente, coadiuvato dai dirigenti dott. Luigi Moretti, rag, Amerigo Dolci e sig. Renato De Sarno, diede vita alla Rimini Calcio, partecipando al Campionato Nazionale Semiprofessionisti (l'attuale serie C ), a difendere la porta dei biancorossi c'era proprio lui, Armando Morri, questo giovanotto irridente e scanzonato che, con i baffetti alla Errol Flynn, sapeva compiere mirabilie tra i pali, trovando, purtuttavia, il tempo di andarsi a conquistare la sua bella laurea in Scienze Agrarie, presso l'Università di Bologna.
Il periodo di massima "celebrità", Armando Morri, lo visse in quello che nella memoria collettiva della tifoseria riminese è ricordato come il "Rimini dei romani". Sono convinto che si trattasse di una compagine di primissimo ordine. Pur non avendoli visti giocare, sono cresciuto con i nomi dei componenti la formazione negli orecchi: Morri; Grassi Viganò; Casadio, Alzani, Bruno; Romani, Nardi, Trevisani, Bianchi, Camellini.
Si è svolta domenica 29 maggio Sportimpresa, la manifestazione sportiva non competitiva organizzata da Nuova Riminimpresa s.r.l. che ha contato la partecipazione di 650 persone tra atleti e addetti ai lavori.
650 maglie blu con la scritta "Siamo tutti sportivi" hanno attraversato le vie della città e dei parchi come un fiume in piena.
In pedana a premiare i partecipanti ci hanno pensato Renato Ioli, Presidente Provinciale CNA Rimini, Giovanni Giungi - Presidente Regionale CNA Pensionati e Leo Polverelli - Presidente Provinciale CNA Pensionati.
L'intero ricavato - di 1.380 euro - sarà devoluto, come sempre, in beneficenza all'Istituto Oncologico Romagnolo.
Appuntamento quindi alla prossima edizione, che si terrà molto probabilmente, domenica 17 giugno 2012.
Domenica 29 maggio torna l'appuntamento con Sportimpresa, nona edizione della manifestazione sportiva non competitiva organizzata da CNA Pensionati Rimini. Nata nel 2003, Sportimpresa ogni anno ha raccolto sempre più adesioni: nel 2010 sono stati oltre 600 gli iscritti, provenienti da tutta la Regione. Inizialmente fu concepita come una corsa amatoriale, ma quest'anno Sportimpresa torna alle origini, proponendo una giornata dedicata al podismo, con due opzioni: un percorso lungo di nove chilometri che si snoderà attraverso i parchi e i monumenti di Rimini, per i più allenati, e un percorso breve di due chilometri, sempre attraverso la città, per chi volesse trascorrere una sana mattina in movimento, in compagnia e all'aria aperta. Due possibilità, da scegliere secondo la propria preparazione atletica e la voglia di mettersi in gioco, seguendo quella che è la finalità ludico motoria della manifestazione. Tutelata dalla presenza di un medico e di un massofisioterapista. Sono previsti due punti di ristoro, e una ricca merenda all'arrivo in Piazzale Tosi, per tutti i partecipanti. Anche questa edizione vedrà la partecipazione di un gruppo di bambini di Chernobyl, ospiti di famiglie del nostro territorio. Sportimpresa premia tutti, non solo perché promuove uno stile di vita sano, attraverso il movimento, ma anche perché offre ai partecipanti premi enogastronomici, eccellenze del nostro territorio come vino, olio, piadina in primis. Oltre ai riconoscimenti per i vincitori dei due percorsi, alle prime cinque società con almeno 40 iscritti sarà donato un prosciutto, una "coppa" di maiale toccherà alle prime cinque con almeno 30 iscritti, e un salame premierà le società con almeno 10 iscritti.
Un anno fa ci aveva confidato su queste pagine la difficoltà della decisione presa: rinunciare alla serie D e ripartire dall'Eccellenza per liberarsi dalla vecchia società, con l'obiettivo di vincere al primo tentativo. La scelta del Presidente del Riccione Batani è stata ripagata pienamente e la sua squadra, come preventivato, ha vinto il campionato tornando subito in serie D. Decisiva la vittoria a Faenza per 4 a 1 e ora il nuovo Riccione 1929 può programmare la prossima stagione sognando il derby con il Rimini (addirittura salvo fusioni le stracittadine saranno due). E' stato un anno nel complesso abbastanza positivo per il calcio dilettantistico della Perla Verde a partire dalla Terza Categoria girone A dove l'Asar ha conquistato un prezioso secondo posto vincendo poi lo spareggio incrociato con la seconda dell'altro girone (Daino Mondaino) ed ha ora molte possibilità di ripescaggio in Seconda. Nell'altro girone di Terza terzultimo posto per il Puntogiovane.
Torna anche quest'anno un importante appuntamento a scopo benefico: giovedì 2 giugno è in programma al Romeo Neri "Emanuele una partita per la vita". La manifestazione è organizzata dall' ARFC (Associazione Romagnola Fibrosi Cistica) al fine di raccogliere fondi destinati ad una borsa di studio per Assistente sociale che lavorerà presso il centro di assistenza all'ospedale Bufalini di Cesena, nosocomio dove sono assistiti gli oltre 160 pazienti malati di fibrosi cistica. La partita si disputa per il quarto anno grazie all'impegno dell'associazione e dei genitori del piccolo ed è diventato un momento di significativo per tutta la comunità che attraverso una partita di calcio testimonia la voglia di incontrarsi, stare insieme e raccogliere fondi per le persone più svantaggiate.
I biglietti sono disponibili la sera della partita allo stadio al costo di 5€.
Mario Poggiali, continua con ostinazione ed incrollabile ottimismo a correre in bicicletta, nonostante l'assommarsi inesorabile degli anni (ormai sono più di sessanta) ubbidendo ad un desiderio che l'ha accompagnato per tutta la sua felice esistenza: il desiderio di potercela fare, di tener a bada il decadimento e la vecchiezza, quasi che codesta incessante attività sportiva possa, per lui, diventare " un apritisésamo, un qualcosa di mezzo fra una manovra ontologica ed un atto di stregoneria".
Paracadutato a Rimini con la famiglia negli anni cinquanta dal vicino paese di Montegrimano, si è ingegnato, come tanti altri, di migliorare giorno dopo giorno la propria condizione ed il colpo di fortuna gli si prospettò nel 1972 allorché venne assunto in Ferrovia. In precedenza, forse per vincere la timidezza, aveva frequentato la palestra e per un breve tempo si era battuto sul ring, avendo per maestro l'ex peso welter forlivese Roberto Alpi.
Di Mario Poggiali come boxeur si ricordano soltanto due esibizioni: una a Longiano e l'altra a Riccione. Non erano veri e propri incontri anche se, stando a quanto racconta Sergio Fabbri (velocista principe ma il quale credo non abbia mai, in vita sua, assistito ad una riunione di boxe), in entrambe le occasioni il nostro Mario si risvegliò, dopo diverse ore, in un lettuccio di ospedale. Naturalmente queste sono chiacchiere che, nelle frequenti "mangiate" che vedono coinvolti i ciclisti d'antan, si è soliti fare dopo che i fumi del vino hanno annebbiato le menti dei commensali. Tra l'altro, Mario Poggiali, di codesti simposi è ospite e protagonista principe.
Ad una giornata dal termine il Campionato di Serie D girone F ha emesso il suo verdetto principale: dopo una lunga cavalcata il Santarcangelo ha conquistato la promozione diretta in Seconda Divisione. Una rincorsa partita da lontano quella dei giallo blu che hanno inseguito per mesi Teramo e Rimini infilandole sul rettilineo finale, dove le due squadre sono arrivate con il fiato corto. Ora per i ragazzi di D'Angelo c'è l'ultima gara con la Sambenedettese che sancirà il terzo posto (il Teramo è avanti di due punti e impegnato in casa con una tranquilla Civitanovese), seguirà la lunga coda play off. Il primo match di semifinale in gara unica dovrebbe essere il derby con il Forlì (dall'altra parte probabile Teramo - Jesina), poi l'eventuale finale sempre in gara unica. Ma non sarebbe finita qua. Chi vince sarà poi inserito in uno dei tre gironi a tre, con tutte le vincenti dei play off di Serie D. Le tre vincenti dei gironi, insieme alla vincitrice della Coppa Italia faranno semifinale e finale da cui uscirà l'unica promozione in Seconda Divisione. Una strada infinita.
La Riviera Adriatica dell'Emilia Romagna festeggia quest'anno la quarta edizione dei Riviera Beach Games allargando l'orizzonte: il "brand" Riviera Beach Games, infatti, non identifica più la sola classica tre giorni di eventi sportivi che si svolgono tra la fine di luglio e l'inizio di agosto, ma dal 2011 contraddistingue un ricco cartellone che comprende tutti i più importanti appuntamenti sportivi della stagione, rinnovando l'impegno e gli investimenti sulla nuova frontiera della vacanza al mare, all'insegna di sport, fitness e wellness. Tre parole che sintetizzano e fotografano al meglio le motivazioni del turista che vuole vivere la vacanza attiva.
I 110 chilometri di spiaggia, dai Lidi di Comacchio a Cattolica, sono diventati il regno di questa nuova voglia di benessere. Oltre il 50% dei turisti che trascorrono una vacanza in Riviera pratica infatti almeno una disciplina sportiva in riva al mare o in acqua e, in questa mega palestra a cielo aperto, da aprile ad ottobre sono a disposizione migliaia di campi per praticare volley, tennis, calcio, basket, perfino rugby e golf, sempre sulla sabbia. Anche fuori dalla spiaggia si moltiplicano però le opportunità per far sport: sono disponibili tracciati appositamente disegnati per i podisti e strutture per chi pratica l'equitazione, itinerari per gli appassionati di cicloturismo che vogliono andare alla scoperta dell'entroterra e dell'Appennino romagnolo.
Vorrei prendere le distanze dallo sport attuale, dalle sue aberrazioni mercantilistiche e, con un'operazione "archeologica", desidererei riproporre, come in uno specchio, l'atmosfera del com'eravamo. Da bambini vivevamo nei palazzoni di via Balilla, veri e propri inni alla lugubrità dell'architettura popolare. Pochi giocattoli allietarono la nostra infanzia ed allora i giochi di gruppo nell'immenso prato della Sartona furono per tutti noi i passatempi privilegiati. Partite di calcio che avevano inizio nel primo pomeriggio e terminavano col buio, quando le madri urlando e minacciando orribili castighi venivano a riprendersi i propri figli. Corse a perdifiato lungo le vie Lagomaggio e via Pascoli: dallo Stadio al mare e ritorno ed in tutti i modi ci misuravamo mettendoci ogni giorno in discussione. Poi venne il tempo della bicicletta e fu una passione collettiva. Ogni domenica una corsa. Ogni domenica si fissava un traguardo diverso ed un enorme, variopinto, eterogeneo serpentone si dispiegava avendo come mete il castello di Gradara, la rocca di San Leo e la classica delle classiche un percorso davvero selettivo che da Rimini giungeva a Santarcangelo e di qui, costeggiando il fiume Uso saliva a Sogliano al Rubicone, quindi sempre andando all'insù toccava Strigara, Savignano di Rigo, fino al traguardo della montagna posto a Perticara di qui discesa fino a Novafeltria e ritorno a Rimini pedalando lungo la Marecchiese. Nove volte su dieci, chi risultava vincitore in codesti ingenui, improvvisati tramagli era un ragazzino di piccola taglia duro come il fil di ferro, fenomenale in salita e nel contempo resistente e veloce, il suo nome: Giorgio Brumali, anche se per noi tutti era ed è Dodo.
Anni orsono, allorché la squadra calcistica della nostra città pedatava nei plebei stadi della serie C2, non riuscendo (per quanti anni?) a compiere il tanto agognato salto di categoria ed allenatori di oscura fama e di ancor più scarsa cultura calcistica si alternavano campionato dopo campionato, mi chiedevo: perché mai, i nostri dirigenti (erano allora i falegnami della Cocif), così avidi di successi e di "amore" appo il pubblico riminese, non si rivolgessero ad un trainer locale, il riccionese d'adozione Giancarlo Ansaloni, che così bene aveva fatto nel corso della sua dura, oscura, faticosa carriera? Ma tant'è. Sulla panchina dei biancorossi si sedettero ginnasiarchi, ducetti, tabagisti, insegnanti di computisteria con l'hobby del pallone, prima e dopo dell'avvento di von Clausewitz Acori, l'omarino che, provvisto di un organico eccezionale, riuscì (finalmente) a compiere l'impresa.
Giancarlo Ansaloni, classe 1937, modenese, come giocatore ebbe trascorsi modesti ancorché di breve durata poiché un infortunio, rimediato quando giocava da mediano nel Bolzano, gli impose un definitivo stop. Iniziò, pertanto, ad "insegnare" calcio, partendo dai settori giovanili, quindi imboccò la classica trafila: Misano in promozione, Riccione dalla promozione alla serie C, Carpi (dalla IV serie in C), Cattolica (cinque campionati), Forlì, Fano, Ancona, fino a quando, conseguito il patentino di allenatore professionista di 1° Categoria (era dura per un carneade superare il supercorso di Coverciano!), andò a cercare fortuna al sud, a Torre del Greco in IV serie. Nel sud, a quei tempi (ultimi anni 70), bivaccavano immancabilmente gli scarti delle compagini del nord. Giocatori che erano, per lo più, ruderi sociali i vizi dei quali erano di gran lunga superiori alle virtù. Tutti costoro naufragavano nel nulla tra nottate trascorse ai tavoli di poker e blandi allenamenti pomeridiani.
Sabato 12 marzo, allo Stadio Flaminio di Roma, l'Italia del rugby ha piegato la nazionale francese 22 - 21 vincendo la prima gara nel SEI NAZIONI 2011. E' stata la più bella giornata nella storia del rugby italiano. E' il secondo successo (il primo a Grenoble nel 1997 aveva per una somma di motivi una valenza minore) in 33 confronti diretti contro i bleus francesi. Eroe del match è stato Mirco Bergamasco autore di 17 punti, con cinque calci piazzati e la trasformazione della meta realizzata al 19' del secondo tempo da Masi. Ma tutti i giocatori mandati in campo da Mallett si sono battuti come leoni mandando in delirio i 33000 spettatori. E' stata una partita che, in parte, ha riscritto la storia ed ora possiamo guardare ai prossimi impegni con maggior fiducia. Mai come in questi tempi il rugby ha goduto di tanta popolarità, di tanto entusiasmo nel nostro Paese. Moltissimi genitori accompagnano i loro figli ai campi della palla ovale perché sanno che lì, tra il fango e la fatica si educano i ragazzi ai veri principi dello sport.
Calcio e solidarietà. Un binomio da tanti anni vincente e che prosegue grazie all'impegno in prima persona di molti campioni, dalla serie A alla serie minori. L'esempio più concreto è Clarence Seedorf, centrocampista del Milan e vincitore in carriera di quattro Champions League, impegnato da anni con Champions for Children, fondazione attiva in tutto il mondo in favore dell'infanzia in zone rese critiche da emergenze climatiche, belliche, sociali o sanitarie. Proprio per raccogliere fondi da destinare all'associazione si disputerà mercoledì 23 al Romeo Neri un'amichevole tra il Real Rimini e una selezione di personaggi del mondo dello spettacolo. Alla serata, in rappresentanza di Champions for Children, parteciperà lo stesso Seedorf, mentre a fine primo tempo andrà in scena lo show musicale di Irene Fornaciari.
Voglio ricordare un vecchio allenatore del Rimini: Renato Lucchi. Pur essendo cesenate, Lucchi ha dato tantissimo al calcio riminese dei primissimi anni sessanta. E' stata una lunga strada quella percorsa dal tecnico di Cesena. Forse in un voluminoso libro si potrebbe, in maniera approssimativa, raccontare i trionfi, gli insuccessi, le giornate esaltanti come quelle tristi e disperate. Per un'intera esistenza Lucchi, ha rimestato nel calderone della pedata, percorrendo tutte le stazioni di un'ideale via crucis, che lo ha portato dagli spelacchiati campi di provincia ai grandiosi palcoscenici della serie A.
Quando si mise al timone della derelitta navicella biancorossa (era l'inverno del 1960), in Romagna era già famoso. Un vero Capitan Fracassa, dal fisico possente e dalla mente pronta. Ha sempre saputo infondere, nell'animo dei suoi giocatori, un incredibile impeto agonistico. Lo accusavano, i soliti palati fini, di essere un "catenacciaro", di anteporre il risultato al bel gioco. Tutte balle. Il tecnico di Cesena, che per tre stagioni (anche se a più riprese) fu alla guida del Rimini, oltre ad essere un profondo conoscitore di uomini, era anche un tattico di prim'ordine. Sergio Gianni, che fu un suo giocatore, lo ricorda come un vero trascinatore: "Sapeva caricarti come nessun altro. Riusciva da noi tutti ad ottenere il massimo.
Se sei un atleta professionista e hai 35 anni è naturale che ogni tanto qualcuno ti ponga la fatidica domanda "quanto pensi di continuare ancora?", che può nascondere un velato "non è ora che smetti?". Poi tu, saltatore in alto da quasi 20 anni, piazzi un 2,28 (misura di assoluto livello internazionale) e la settimana dopo ti laurei campione italiano per la settima volta: come dire "finchè vinco, vado avanti".
Il campione in questione è Nicola Ciotti, il riccionese volante che, nonostante l'età (...), domenica ad Ancona ha messo ancora una volta in fila tutti agli Assoluti italiani indoor e si appresta ora a disputare gli Europei indoor in programma a Parigi dal 4 al 6 marzo. Alla vigilia della preparazione alla rassegna continentale ci racconta le emozioni provate domenica, le ambizioni e i progetti futuri, visto che di smettere, per il momento e a ragion veduta, non se ne parla.
Nicola, innanzitutto partiamo dalla gara di domenica, come si riesce a 35 anni ad avere ancora gli stimoli e la forza per laurearsi campioni italiani?
"Sono arrivato ad un punto della carriera dove non gareggio più con l'ossessione della vittoria, la tranquillità che deriva da questo aspetto e l'ottima condizione fisica sono componenti fondamentali per restare al vertice. Ad Ancona ho inanellato una serie di salti al primo tentativo che mi hanno dato coraggio e portato ad una stupenda vittoria".
Incontrai Carlo Cicchetti, il "portiere" nella sua abitazione di via Lagomaggio, molti anni orsono. Per me che lo conoscevo soltanto in virtù del nome fu un'emozione forte trovarmelo di fronte. Parlava sottovoce, incespicando leggermente nelle parole. Ci teneva a dire che la sua era stata una storia normale, nella quale avevano trovato posto, quasi casualmente, piccole vicende sportive. Poi, sostenuto da una memoria precisa, aveva incominciato a sovrapporre i ricordi uno sull'altro.
Aveva detto del debutto avvenuto ad Imola nel 1943. Aveva, in quel tempo, diciassette anni non ancora compiuti. Disse di aver giocato male per l'emozione. Il Rimini disputava allora il campionato di Serie C. Ricordò il periodo bellico e la sua assunzione in Ferrovia. Ricordò di essere stato riserva di Sergio Campana e di come i dirigenti della Rimini Calcio l'avevano parcheggiato a Riccione con la formula del "prestito". Il servizio militare lo fece in Toscana e trovò modo di difendere la porta del Poggibonsi. Venne convocato nella Nazionale Militare. La Fiorentina lo chiamò per un provino. Il passaggio con i gigliati sarebbe stata cosa fatta se la sua famiglia non si fosse messa di mezzo: "Pensa al lavoro! A Rimini hai un posto sicuro!". Lo convinsero. Ma il divieto posto dalla famiglia, credo, fu solo una scusa. Per nulla al mondo Carlo Cicchetti, classe 1926, avrebbe abbandonato Rimini. Il suo posto, finché visse, è sempre stato qui tra gli amici della "Fossaccia" con i quali si trovava alla sera al ballo di Pagnocch o sui palcoscenici dei vari teatrini intento a recitare in esilaranti commedie dialettali.
Si è aperta il 30 gennaio e continuerà nelle giornate del 13, 20 e 27 febbraio, la 28° edizione del Campionato Invernale Sardina Cup 2011 organizzato dal Circolo Velico Riminese. Sul campo di regata si affronteranno imbarcazioni delle classi open, monotipi, vele bianche e ORC Club, in ben due prove in ogni giornata di gara. Decine le imbarcazioni che ogni anno si affrontano in questo campionato coinvolgente che offre ai velisti un'occasione di confronto e di divertimento.
A volte i sogni si realizzano nel modo più semplice e inaspettato, in un momento in cui magari li avevi accantonati, e questo li rende ancora più magici. Filippo Ciotti, 31enne di Gemmano, da una vita appassionato di moto e da 7 anni pilota di moto rally, ci aveva confidato in un'intervista del 2009 di avere come sogno della vita la partecipazione alla Parigi - Dakar, la gara principe della sua disciplina. Un paio di mesi fa di ritorno da un viaggio di relax alle Maldive gli arriva una telefonata: "Si è infortunato il nostro pilota, vuoi correre la Parigi - Dakar?". La logica vuole che una persona si prenda del tempo, almeno un giorno, per valutare e capire soprattutto se lo stato fisico sia adeguato per affrontare la corsa più massacrante al mondo senza una preparazione alle spalle a soli trenta giorni dall'inizio della gara. Per Filippo non è stato così, come ci confessa al ritorno dall'esperienza più emozionante della sua vita.
Quanto tempo ti sei preso per decidere?
«Un paio di secondi, il tempo di dire sì, non mi interessava come, dove, con chi, l'importante era esserci. Non avevo mai visto la moto (una spagnola Rieju 450 del team riminese Legend rally affinata dal prof. Massari con i suoi ragazzi dell'Istituto Alberti, in particolare le classi 5C, 4C e 5G) e chiaramente non ero fisicamente pronto per affrontare un'avventura del genere così mi sono fatto un mese di preparazione intensiva con sveglia alle sei del mattino e alimentazione controllata».
Dopo un 2010 ricco di soddisfazioni, Niccolò Antonelli, 14enne pilota di Cattolica, grazie ai risultati conquistati in pista ha ottenuto la convocazione per il 2011 (e per tre anni) nella "nazionale delle due ruote", il Team Italia, istituito dalla Federazione Motociclistica Italiana per crescere giovani talenti italiani e farli diventare protagonisti a livello internazionale.
Il progetto, che ha permesso in passato di lanciare piloti del calibro di Locatelli, Cadalora, Gresini e Biaggi, è stato ripristinato dalla FMI con l'obiettivo di contrastare il dominio spagnolo, permettendo ai giovani talenti italiani di maturare nel migliore dei modi.
Niccolò dopo essersi messo in luce nel Campionato Spagnolo PreGP 125 in sella alla Metrakit, è stato chiamato nel corso del 2010 alle prove selettive RedBull dove si è aggiudicato la selezione della Red Bull Rookies Cup KTM 125GP risultando il più veloce nella due giorni svoltasi sul circuito Internazionale di Adria. Gli ottimi risultati sono stati confermati nella Red Bull Rookies Cup 125GP, l'agguerritissimo campionato che si svolge come contorno della MotoGP nei circuiti Europei (nel 2010 si è svolto a Jerez, Mugello, Assen, Sachsenring, Brno e Misano) dove Niky è stato in assoluto il debuttante più veloce.
Della numerosissima stirpe di pugili che Rimini ha prodotto, Luciano Lugli, è certamente il campione più schivo ed il più restio a concedersi. E' difficile, pertanto, convincere l'ex boxeur di Bellariva, ad aprire la cassaforte dei ricordi facendolo inoltrare nella sfavillante atmosfera del tempo in cui tutta Rimini sportiva lo applaudiva, seguiva ansiosa la di lui carriera rischiando di strangolarlo nell'abbraccio ingenuo, sincero ed entusiasta. Per Luciano Lugli, nato a Rimini il 15 Aprile 1938.
I tempi della prima adolescenza del nostro uomo erano quelli in cui Ray Sugar Robinson, Floyd Patterson, Duilio Loi, con le loro gesta sportive, abbagliavano gli aficionados del pugilato e, nello stesso tempo, infiammavano le fantasie ed i cuori di qualsiasi giovane che fosse in buona salute, che possedesse coraggio e che avesse il gusto del combattimento. Alla fine degli anni cinquanta, quando le riunioni pugilistiche pullulavano, Rimini aveva una palestra ricca di atleti: Morri, Rossi, Tosi, Filippini, Tentoni, Lucchi, Ghelfi, Pivi, Neri, Lugli, si affidavano alla scienza trasmessa da quegli inarrivabile maestri che furono Aroldo Montanari, Dauro Tamburini e Mario Magnani. Nel 1956, Luciano Lugli aveva allora diciotto anni, prese parte ai Campionati Emiliani Novizi. Naturalmente li vinse. Ripercorrendo la carriera dilettantistica di Luciano Lugli ci imbattiamo in prestigiosi successi come quello ottenuto sul campione marchigiano Princic, sul forte Ferrari, su Carbonari ed ovunque, il peso medio riminese, si fece onore arrivando, tra l'altro, a cingere la corona di Campione Militare Italiano per due anni consecutivi.
Torna domenica 30 gennaio la Morcianolonga, corsa ludico-benefica di 10 chilometri organizzata dai ragazzi del Leo Club Valle del Conca giunta alla quinta edizione e diventata in pochi anni un appuntamento molto conosciuto sia in Romagna che nelle Marche. Quest'anno l'obiettivo è superare i circa 600 corridori dell'anno scorso puntando ai mille partecipanti grazie anche alla partecipazione degli iscritti all'Associazione Nordic Walking Valle del Conca che percorreranno il tracciato imbracciando gli inconfondibili bastoncini. Una proposta nuova per tutti coloro che vorranno percorrere il tragitto che si snoda dal centro di Morciano sino al confine con San Giovanni per poi risalire la panoramica, discendere a Santa Maria Maddalena al confine con Montefiore e far rientro in piazza del Popolo con tutta tranquillità godendosi il paesaggio. Il ricavato della manifestazione sarà devoluto a Rimini Autismo Onlus per il progetto Alisei che si prefigge di offrire ai ragazzi affetti da autismo di tutta la provincia di Rimini un luogo in cui poter socializzare, apprendere ed essere seguiti da personale specializzato e professionale.
Ritrovo a Morciano in piazza del Popolo alle 8.45, partenza alle 9.30.
Chissà perchè, quel 1961, con la vittoria di Arnaldo Pambianco al Giro d'Italia, ci apparve come l'anno della riscossa. Parlo di noi ragazzi delle case popolari che ancora, anacronisticamente, riuscivamo ad infiammarci per il ciclismo. Il 1958, aveva segnato l'apice della carriera di Ercole Baldini. Aveva vinto il Giro ma soprattutto a Reims, il 31 agosto, dopo 277 chilometri aveva letteralmente stracciato tutti gli avversari conquistando il titolo di campione del mondo. Quella pliocenica trasmissione televisiva mi è rimasta impressa nella retina. Fu come ubriacarmi. L'indomani piansi leggendo la mielata prosa di quel "commosso viaggiatore" che era Bruno Raschi. Poi era morto Coppi. Sembrò allora che le nostre giovanili illusioni fossero finite. L'adolescenza ci rendeva spauriti, pieni di risentimento per un mondo che, per la prima volta, si mostrava difficile, complicato, esigente. Pareva che all'improvviso, sulla nostra anima si fosse come formato un deposito di tristezza tra il flebile tremolio di sogni semidimenticati, passioni malcerte, vorace voglia di ribellione.
Coppi rimaneva l'ultimo eroe e la sua immagine mesta era conservata con religiosa devozione nel nostro album di figurine. Noi, che allora eravamo magri, magri, i capelli pieni di brillantina, il volto devastato dall'acne, cercavamo di atteggiarci a duri tentando di imitare di volta in volta James Dean o Robert Mitchum, ed intanto, subissati da problemi di ogni genere scoprivamo i nostri primi pruriti adolescenziali.
Una società di calcio non si deve occupare solo di calcio. Ha un ruolo importante nella società, nell'affiancarsi alle istituzioni nell'educazione e crescita dei giovani e nel sensibilizzare la città sull'importanza dello sport. Partendo dalla condivisione di questi valori sta nascendo a Rimini un'importante sinergia tra AC Rimini 1912 e CNA.
Ce ne parla Biagio Amati, Presidente della neonata società biancorossa: "Io e il Direttore CNA Bugli ci siamo incontrati di recente e ci siamo trovati in sintonia su tanti punti. Da qui è nata l'idea di creare qualcosa insieme, unire due realtà apparentemente molto distanti come una confederazione di imprese e una società di calcio".
In concreto come si svilupperà questa collaborazione?
"Stiamo valutando diverse soluzioni che possano creare opportunità e benefici sia per le aziende associate che per la Rimini Calcio. Sicuramente riapriremo la campagna abbonamenti per il solo girone di ritorno con prezzi agevolati riservati agli associati CNA. Poi lavoreremo ad alcune iniziative come biglietti omaggio per le partite, aperitivi nei locali del centro a cui presenzieranno i giocatori o attività simili che permettano di entrare sempre più a contatto con la città, le aziende e la gente".
Gianfranco Romano giunse a Rimini nel 1974. Fortemente voluto da quell'abilissimo direttore sportivo e sagace conoscitore di uomini ed atleti che era Rino Cavalcanti. Il baffuto mezzo-sinistro campano si inserì meravigliosamente nell'omogeneo, formidabile collettivo che, l'allora giovane allenatore: Antonio Valentin Angelillo, aveva saputo mettere insieme. Proveniente dalla Spal, Gianfranco Romano seppe imporre, da subito, il peso della propria esperienza e della propria possanza atletica. A ventiquattro anni, nel pieno vigore giovanile, avendo per compagni calciatori motivati e ricchi di talento, come: Sclocchini, Cinquetti, Asnicar, Sarti, Guerrini, Natali, il generoso centrocampista, in virtù delle prove fornite sul campo, si guadagnò la stima dei tifosi biancorossi i quali riversarono su di lui tutto l'affetto che fino allora avevano riservato ad un altro indimenticabile "numero dieci": Lorenzetti, che, nella stessa stagione, era stato ceduto al Foggia. Nel "mare magno del centrocampo", laddove il gioco ha origine e si lotta e si combatte per la conquista del pallone, in quella anonima, oscura fascia di terreno, assai più vasta di quanto non dicano le misure, Gianfranco Romano fissava i suoi domini ed imponeva la sua legge.
Di lui possiamo dire che ha fatto ballare ed innamorare intere generazioni. Mimmo Tosi Brandi, ha accompagnato le ingenui speranze di una nazione che, appena uscita dai disastri della guerra, ritrovava la voglia di divertirsi e soprattutto scopriva che l'allegria non era più un privilegio per pochi. Una carriera musicale che diventò in breve un'avventura, quella di Mimmo; iniziata nel 1948, allorché nella sua Rimini diede vita all'orchestra "Stella d'argento", proseguita poi in ogni paese d'Europa con la collaborazione di veri professionisti quali: Germano Montefiori, Franco Bernucci, Italo Nava, Ezio Mazzotti, Giancarlo Campagnoli. Nato nel popolare Borgo Mazzini, Mimmo, adolescente, sognava di approdare al ciclismo professionistico. I tramagli improvvisati erano millanta. Il "giro del 51", (Rimini, Riccione, Cattolica, Croce, Coriano, Rimini) credo sia stata la corsa più disputata del mondo. Cinquanta chilometri circa tra andata e ritorno. Mimmo, con gli improvvisati corridori montati su approssimative bici da corsa, ne avrà vinte venti o trenta. Il percorso (per distanza e durezza) era, ed è risibile, ma per quei velleitari pedalatori della domenica possedeva un enorme vantaggio: permetteva di tornare in tempo per pranzare in famiglia. Esisteva allora la categoria dei "liberi" nella quale militavano parecchi giovani di Rimini e del contado: il Fabbri detto Canarino e fradel de Barboun, Arturo Pesaresi, Nello Mondaini, Pippo Arduini, Sergio Paglierani detto Zoro.
Domenica in chiaroscuro per le due squadre riminesi ormai sempre più vicine in classifica. Il Real prosegue nel momento d'oro iniziato con l'arrivo di mister Iacobelli (10 punti in quattro partite) sconfiggendo sul terreno del Neri il Luco Canistro per 1 a 0 (rete di Piccolo) e continua la sua corsa verso le parti alte della classifica dopo un avvio piuttosto stentato. Dopo il derby di Cesenatico gara interna col Fossombrone e trasferta con l'Atessa Val di Sangro.
L'AC Rimini non riesce invece a sbloccarsi in trasferta e subisce una pesante sconfitta con l'Olympia Agnonese (4 a 1) frutto dell'inferiorità numerica (espulso Pazzini al 27') e di un arbitraggio scandaloso (3 penalty contro in 15 minuti). In attesa dell'esito del ricorso per presunte irregolarità nello schieramento dei giovani da parte dell'Olympia, i ragazzi di D'Angelo dopo la gara casalinga con l'Atletico Trivento andranno in terra umbra con il Renato Curi e torneranno a Rimini il 14 con il Miglianico.
Riminese lo è d'adozione Santiago Alvarez, un ex boxeur che negli anni ‘70 ed ‘80 figurava tra i primi dieci pesi piuma in tutte le classifiche mondiali. Arrivò nella nostra città nel 1982, allorché faceva parte della fortissima "colonia" di Alfredo Branchini. Rimini, da allora, diventò l'approdo ideale, una sorta di porto sicuro, nel quale la natura zingaresca del nostro uomo poté trovare una pace relativa.
Aveva due anni Santiago, quando il padre Juan Enrique, nel 1952, si trasferì da Santiago del Cile a Guatamozin, un piccolo paese della sterminata provincia di Cordoba, in Argentina. La mala suerte, che è l'eterna compagna di tutti i poveri, si accanì con il vecchio Juan, facendogli, anno dopo anno, conoscere l'aspetto più avvilente della sconfitta. Il piccolo Santiago, dovette, prima di tutto fare a pugni con la vita. Varcare la soglia di una palestra, infilarsi i guantoni per salire su di un ring e battersi da hombre, non fu una scelta ma un destino. A diciotto anni Alvarez andò a Buenos Aires. Qualche altro combattimento da dilettante e poi il passaggio al professionismo. Il debutto a torso nudo avvenne nel Luna Park: "Avevo vent'anni e quella vasta arena fatta costruire da Pepe Lectoure nel 1932 mi parve il posto più bello del mondo. Lì c'erano Oscar "Ringo" Bonavena, Victor Galindez, Hugo Pastor Corro e Carlos Monzon. Allora ero soltanto un piccolo boxeur che cercava di farsi largo in un ambiente duro e spietato, ma ero giovane e le speranze erano tante".
Le vittorie si sommarono alle vittorie. Santiago sconfisse Juan Domingo Malvarez (che aveva tirato per ben due volte per il titolo mondiale); si impose ai punti a Carlo Martinetti, distrusse la speranza argentina Joaquin Herrera. In Sud America, il nostro uomo sostenne 87 match, poi nel 1981 si trasferì in Europa. Il 21 novembre dello stesso anno incontrò, sul ring di Wembley a Londra, Bozza Edwards e fece incontro pari. Nel lasso di tempo che va dal 1982 al 1984 incontrò tutti i migliori pari peso che erano sulla piazza.
Il risultato del primo storico derby (2 a 0 per il Rimini 1912) andato in scena il 26 settembre sembra lo specchio fedele del campionato che stanno disputando i due Rimini e delle ambizioni che possono nutrire, alla luce anche dei risultati della domenica successiva: da una parte la squadra di mister D'Angelo conferma di poter stare nei piani alti della classifica mentre il Real naviga a vista in zona play out e dopo appena sei giornate ha esonerato Neri. Scossi ancora dal derby perso, la squadra di Pretelli è capitolata tra le mura amiche, sconfitta 1 a 0 dalla Civitanovese, risultato costato caro al mister che aveva rimproverato la squadra per la prestazione indecorosa e che martedì è stato esonerato dalla società, sostituito da Jacobelli. Il Rimini 1912 è uscito invece imbattuto (1 a 1) dal campo della Recanatese "tradito" da una papera del baby portiere Semprini (protagonista di uno strepitoso derby una settimana fa) rimediata da Ragatzu.
Il Circolo Tennis Rimini, era negli anni sessanta l'unico tempio tennistico nella nostra città. Su quei quattro campi in terra rossa si affrontavano con gesti più o meno ortodossi (fatta esclusione di due o tre classificati che erano o atleti naturali, o possessori di talento tennistico quantomeno discreto) quegli alti borghesi riminesi che, avendo da tanto tempo raggiunto un livello economico largamente superiore al fabbisogno calorico, lubricamente esibivano glutei penzolanti ed ipotoniche gambette costrette a sostenere prominenti addomi.
Poi arrivarono i peones. Gli anni sessanta stavano volgendo al termine; l'omologazione, conseguente ai sovvertimenti sociali di quel tempo, aveva contribuito ad abbattere parecchie barriere, per cui, sui campi di via Regina Elena, sapientemente gestiti da quel fine conoscitore di uomini che è Edo Grossi, si affacciarono tennisti che, digiuni di qualsivoglia tecnica, possedevano, di contro, doti atletiche ed agonistiche poiché provenivano da discipline più plebee come il calcio o il ciclismo.
Dopo un avvio stentato, domenica scorsa finalmente si è registrato il primo doppio hurrà per i due Rimini, che hanno fatto bottino pieno rispettivamente con il Renato Curi (3 a 0 in trasferta per il Real) e con l'Atessa Val di Sangro (2 a 0 a Neri per i ragazzi di D'Angelo). Due successi importanti in partite sulla carta piuttosto complicate per ragioni diverse.
Il Real, con un solo punto all'attivo e dopo una settimana travagliata segnata dalle dimissioni del Ds Baccin, rischiava di precipitare nei bassifondi perdendo fiducia ed entusiasmo. Mentre il Rimini 1912 ospitava una squadra ben organizzata che si presentava al Neri a punteggio pieno.
Mercoledì 22 si torna di nuovo in campo per il primo turno infrasettimanale dell'anno, che vedrà una sfida incrociata sull'asse Romagna - Abruzzo: gli uomini di mister D'Angelo scenderanno a Sant'Egidio (Te) mentre il Real ospiterà la capolista Teramo.
Ogni aficionado di calcio si porta appresso un bagaglio di ricordi, riconducibili ad un gesto atletico, ad una prodezza irripetibile. Quel "quando" che attraversa balenante la storia e ridesta passate stagioni: una sorta di castello fatato accessibile esclusivamente a chi sa lasciarsi imbarcare dalle chimere della memoria. Non sono esclusivamente le imprese dei campioni a ridestare codesto repertorio di fatti mirabolanti: per lo più sono ignoti mestieranti di provincia che, uscendo dalle loro sbiadite esistenze, accendono, per un attimo, l'immaginazione.
A Rimini, di giocatori capaci di calciare il pallone con violenza e precisione ce ne sono stati. Basterebbe ricordare Budriesi, Parlanti, Cinquetti... ma, nessuno, a mio parere, ha posseduto un "do di piede" imperioso e potente come Giampiero Mangiarotti che accoppava gli avversari in barriera e segnava dalla lunga distanza con tale frequenza da impressionare.
Giampiero Mangiarotti, era nato a Stradella il 17 febbraio 1935. La sua era una robusta famiglia borghese. Gli schermitori più volti olimpionici: Edoardo e Dario Mangiarotti erano suoi cugini. Il padre Alessandro Mario, prima di essere capostazione, aveva combattuto nella Grande Guerra ed in Francia era diventato amico di un ufficiale spilungone: Charles De Gaulle. Questa amicizia, tra i due, rimase solida nel tempo.
Avrei voluto scriverne già da un pezzo. Il tempo fugge come una rondine ed antiche stelle tornano a sfavillare nel travaglioso cielo della mia memoria. Dalla foltissima e spesso amara schiera dei ricordi rispunta, più viva che mai, l'esile, scrinita, distinta figura di mio padre. Si chiamava Biagio Pirroni, era nato nel 1916. Ogni qualvolta intravedo la sinistra compattezza della chiesa di Corpolò, non posso fare a meno di pensare a quel campetto di calcio intrappolato e nascosto, come in un rompicapo, tra attorti cipressi che, con berniniana, acrobatica ascendenza adombrano il pencolante ammasso di lapidi del minuscolo cimitero. Ignoro se tanti, tanti anni fa, il terreno di gioco fosse ubicato in quel luogo. Non so neppure se esistesse, allora, un vero e proprio campo sportivo. So che mio padre, nel 1930 o giù di lì, introdusse, facendolo conoscere, il primo pallone di cuoio (un vero foot-ball) a Corpolò. Lo portava da Vercelli. Nella città del quadrilatero pedatorio piemontese, tra le nebbie appiccicose che si alzavano dalle putride risaie, ci era arrivato bambino; condannato, per triste sorte, al collegio degli orfani di guerra.
Sembra una vita ma sono passati solo quattro anni, era il 9 settembre 2006. Il Romeo Neri gremito in ogni ordine di posto per una evento storico, le telecamere di Sky pronte a catturare le azioni e le emozioni della prima partita in B della Juve, proprio a Rimini, e proprio contro il Rimini.
Per la Juve era l'inizio di un incubo, cent'anni di gloriosa storia infangati da una sentenza che costringeva la Vecchia Signora a riguadagnarsi la seria A sui campi di provincia dopo aver trionfato nelle arene più gloriose d'Europa. Per il Rimini era l'inizio di un sogno, dopo la salvezza raggiunta nella stagione precedente si apprestava a disputare il campionato di serie B più prestigioso della storia (al via c'erano anche Genoa e Napoli). L'1 a 1 finale (firmato Paro e Ricchiuti) da un lato fece capire subito ai bianconeri che il campionato non sarebbe stato una passeggiata e che tutti avrebbero sputato l'anima per strappare uno storico punto alla Juve, dall'altro diede al Rimini la consapevolezza di potersela giocare con tutti. Trascinati da un attacco stellare (Ricchiuti, Jeda, Matri e Moscardelli) che ora giustamente ha trovato posto nella massima serie, la squadra di Acori terminò il campionato al quinto posto, esclusa dai play off per la netta supremazia dei tre top team favoriti alla vigilia (Juve, Napoli e Genoa appunto).
Appassionati di calcio, tifosi, curiosi, segnate questa data: 26 settembre 2010. Dopo lo shock di primavera per l'addio della Cocif, le infinite telenovele estive e le decisioni del Comune, l'uscita dei calendari di Serie D ha fissato una data storica per la città che vedrà Rimini 1912 e Real Rimini disputare il primo derby in campionato sul campo del Romeo Neri. Fino a qualche mese si temeva la scomparsa del calcio riminese per mancanza di imprenditori disposti ad investire, ora visto che "du Rimini is mei che uan" possiamo addirittura gustarci un derby, poco importa se dalla prestigiosa Lega Pro (ex C1) si è passati ai quasi campi di periferia della serie D. Da una parte della barricata abbiamo il Rimini 1912 di Biagio Amati che si è da subito aggiudicato le simpatie dei tifosi e l'apprezzamento della città anche per il suo impegno nel salvaguardare il settore giovanile biancorosso; l'allenatore sarà l'ex capitano Luca D'Angelo.
Mario Paganelli, nato a Rimini nel 1931, iniziò fin da ragazzino, a lavorare nelle botteghe ciclistiche della nostra città: inizialmente in quella di Amelio Fabbri (che tra l'altro era suo cognato) allora situata in piazza Tre Martiri proprio sotto l'orologio e poi presso il prestigioso atelier di Amedeo Daini posto in via Garibaldi. E' stato tra i primissimi a costruire bici speciali adottando accorgimenti e soluzioni frutto di una ricerca appassionata ed assidua. Nell'immediato dopoguerra, quando sulla città rivierasca si respirava ancora una lugubre aria di disfacimento e di morte, i dilettanti nostrani più accreditati come Alessi, Sapigni e Petrucci, pedalavano sulle sue biciclette. Da allora (nonostante il nostro uomo si fosse impiegato poi come autista presso l'azienda pubblica ATAM) nella sua vita ci furono sempre e comunque biciclette. La voce cominciò a girare: "Sai, c'è Mario che fa certi telai così, così. Prova ad andarci!"
Con viva emozione ho letto il suo articolo, su "Chiamami Città" della corrente settimana, incentrato sulla fotografia di "antichi" ciclisti riminesi della famosa ditta "Faber Daini".
Una foto uguale è stata presente, per anni, in casa della mia famiglia perchè il ciclista numero 8, ultimo a destra (ma per i suoi figli sarà sempre il primo!) è mio padre AGIDE TOSI BRANDI.
Nato a Sant'Ermete in comune di Santarcangelo nel 1911, ora defunto, credo fosse il più giovane del gruppo.
Gruppo del quale ho sempre sentito parlare anche se ne ricordo solo qualcuno :
- Canducci, detto "Bacech", che dopo un periodo vissuto in Tunisia ritornò a Rimini e gestì un allevamento di maiali.
- Semprini Mario che dette vita ad un commercio di cicli, come da lei ricordato, col fratello Ilario, noto a Rimini per aver creato, con altri soci, il primo grande magazzino della città, la famosa OMNIA, che quando il Publifono di spiaggia definiva ".. uno dei più grandi magazzini d'Europa.." suscitava qualche ilarità nei turisti francesi, tedeschi e inglesi e che fu ceduta, dopo molti anni, a COIN che ancor oggi ne continua l'attività.
Si sono radunati domenica 22 all'Hotel Litoraneo i Crabs del neo coach Attilio che da lunedì hanno cominciato a lavorare per preparare al meglio la stagione 2010/2011. Tanti volti nuovi e poche conferme rispetto all'anno scorso, con l'ultima arrivata in extremis dopo un lungo tira e molla: è quella di German Scarone, il capitano ha infatti rinnovato per altri due anni l'accordo con la società di via Dante e giocherà così la sua nona stagione con i Granchi.
Ma la vera novità è l'ingaggio di Dusan Vukcevic, la talentuosa guardia/ala serba l'anno scorso alla Virtus dopo aver militato in passato nelle miglior squadre europee (Real Madrid, Olimpiakos, Ulker, Siena e Milano).
La rosa attualmente comprende, oltre al Gaucho e a Vukcevic, i play Tomassini e Gasparin, le guardie Roderick e Gurini, l'ala Demian Filloy (gradito ritorno il suo) e i due centri Lollis e Eliantonio.
All'origine di tutto è stata una pliocenica fotografia color seppia nella quale sono ritratti, i ciclisti della "equipe" riminese FABER. Otto giovanotti posano, impettiti, di fronte ad una bicicletta uscita dal prestigioso atelier di Amedeo Daini (il quale adottava il marchio FABER), che per tanto tempo ebbe sede nella centralissima Via Garibaldi. Di sicuro venne scattata negli anni 20. Improvvisato detective, sono riuscito, in parte, ad attribuire un nome ai baldi e sorridenti atleti. La mia smania di nomenclature, la mia passione (o forse si tratta di senilità) per le memorie più lontane, mi ha condotto sulle tracce di due ciclisti (entrambi originari di Corpolò) le imprese dei quali, hanno accompagnato, insieme alle avventure dei pirati malesi, ed alle sparatorie di Pecos Bill, la mia infanzia: Mario Semprini ed Ivo Pozzi. Ma procediamo con ordine.
Dopo i successi del 2008 e 2009 i Riviera Beach Games hanno fatto centro per la terza volta e si candidano a diventare un appuntamento fisso di grande rilievo per l'estate. Sono stati infatti quasi cinquecentomila i partecipanti e gli spettatori delle Olimpiadi dei giochi da spiaggia, che dal 29 luglio al primo agosto hanno animato tutte le località balneari della costa con 110 appuntamenti che hanno visto la partecipazione di professionisti e semplici appassionati.
"I Riviera Beach Games - afferma Andrea Babbi, amministratore delegato di APT Servizi - hanno dimostrato la capacità di coinvolgere sempre di più il turista. La vacanza attiva è ormai un punto fermo delle nostre proposte e i Beach Games ne sono una delle massime espressioni, offrendo a tutti la possibilità di mettersi in gioco. Partecipazione, entusiasmo e sano divertimento sono, infatti, gli elementi trainanti di questo grande evento che, come la Notte Rosa, si sta rivelando sempre più un prodotto turistico d'eccellenza. Attraverso i Beach Games, a cui quest'anno hanno collaborato il Coni ed altri enti di promozione sportiva, vogliamo non solo dare un'ulteriore motivazione di vacanza, ma anche proporci come la Riviera dello sport, in grado di soddisfare le esigenze dei turisti sportivi tutto l'anno".
Lo avevano chiamato Calliope, seguendo una tradizione plurisecolare, ben consolidata in Romagna, secondo la quale era usanza attribuire ai figli nomi ispirati all'anticlericalismo, alla lirica, alla politica, alla letteratura. In tal modo, scontando le velleità culturali di un genitore privo di buon senso, crebbe in compagnia di quel nome femminile (era nato nel 1914), nel proletario Borgo Marina, ingaglioffandosi con ragazzacci sudici e sciamannati che giocavano alla lippa, a bottoni e che urlanti prendevano a calci l'immancabile palla di pezza.
Nel frattempo, mortogli il padre, la madre si era nuovamente maritata con un medico di Riccione: il dottor Graziosi. Costui curò l'educazione del figliastro e ne fu ben ripagato. Intanto, Calliope Bianchi, si era fatto un nome come una delle maggiori promesse del foot-ball riminese. Così quando il 4 novembre1931, ebbe luogo l'inaugurazione del campo del Dopolavoro Ferroviario in via Roma e ci fu un incontro di calcio tra le squadre cittadine del Dopolavoro e della Libertas, a vestire la maglia rosso-nera dei Ferrovieri con il numero 10 stampigliato sulla schiena c'era il diciassettenne Calliope. Il Dopolavoro disputava il Campionato Romagnolo di Terza Divisione insieme alla Renato Serra di Cesena, il Club Atletico di Faenza, il Ravenna Football Club, ed il Club Baracca di Lugo.
Dopo l'allenatore Attilio Caja (con il vice Massimo Maffezzoli) è stato svelato nei giorni scorsi anche il nuovo main sponsor dei Crabs, che campeggerà sulle canotte dei granchi per i prossimi tre anni. E' l'Immobiliare Spiga, che fa parte del gruppo Spiga Spa di Antonello Morina, 53enne imprenditore riminese, fondatore di Esa Software, società ceduta al gruppo Sole 24 Ore nel 2008 ma della quale Morina possiede ancora il 30% ed è presidente privo di delega.
Resta ora da costruire una squadra competitiva per essere protagonisti nel campionato di Legadue. Molto ruoterà intorno alla conferma o meno del capitano Scarone e alla voglia di continuare di Myers; si cercano anche due americani di livello mentre i tifosi sognano già con Dusan Vukcevic, guardia ex Virtus con un passato ad altissimo livello in Europa.
Giovedì 29 luglio alle 11.30, in prossimità del Molo di Levante di Cesenatico, saranno Giuliano Razzoli, oro olimpico di sci alle ultime olimpiadi invernali di Vancouver, Alberto Tomba e l'allenatore Alberto Zaccheroni, ad inaugurare ufficialmente la terza edizione dei Riviera Beach Games, le Olimpiadi dei Giochi da spiaggia, in programma dal 29 luglio al primo agosto. Lo stesso giorno saranno accesi anche tutti gli altri bracieri dei Comuni coinvolti nell'evento: Cattolica, Misano Adriatico, Riccione, Rimini, Bellaria Igea Marina, San Mauro Mare, Gatteo a Mare, Cervia, Ravenna e Comacchio.
Nei quattro giorni, dedicati a queste particolari Olimpiadi dei Giochi da spiaggia, che l'anno scorso hanno sviluppato 500 ore di sport e registrato quasi 400.000 partecipanti, sarà possibile vedere e praticare un... mare di sport. Tante le novità dei Riviera Beach Games 2010 che, grazie anche alla collaborazione del Coni e di vari enti di promozione sportiva, hanno dato vita ad un ricco cartellone: 110 gli appuntamenti in programma, tanti quanti i chilometri di spiaggia attrezzata che compongono la costa dell'Emilia Romagna.
"La Cocif se n'è ghiuta, e soli ci ha lasciati!...." si potrebbe dire parafrasando i i versi di una vecchia canzone napoletana. Dopo sedici anni, (nell'aprile 1994, Muratori, unico partecipante all'asta, si era aggiudicato la Rimini Calcio con 210 milioni di vecchie lire), i falegnami di Ponte Ospedaletto, hanno deciso che poteva bastare. La Cocif, in questi tre lustri ha speso soldi, ha fornito divertimento ad una città assolutamente sorda e refrattaria alle richieste di partecipazione che provenivano (giustamente) prima, dal patron Vincenzo Bellavista, poi dall'umbratile Luca Benedettini (ultimo presidente in carica). Nel frattempo c'era stata una retrocessione, si erano operate scelte tecniche discutibili, si era sciaguratamente fatto ricorso a cavalli di ritorno (Melotti), ma la sostanza è rimasta sempre la stessa.
Sono ormai tantissimi i podisti che si misurano sulle lunghe distanze e la maratona non rappresenta più quella prova limite che è stata fino a qualche anno fa. Il virus della corsa, della fatica si incunea nel cervello del jogger, il quale, il più delle volte non si identifica coi grandi campioni ma con gli anonimi eroi che domenicalmente verificano, dentro se stessi, fino a qual punto possa giungere il limite della sofferenza. Bruno Tacchi, riminese che da tempo ha doppiato la boa dei cinquant'anni, si ostina a vivere il suo sogno "on the road". Ora che tutti i territori sono stati visitati, e non ci son più terre da conquistare, la sola possibilità concessa a codesti temerari è quella di andare ad esplorare le dimensioni del proprio Io fino ai limiti estremi della resistenza umana. Elencare le imprese di questo uomo dall'aria mite che nulla ha del superman sarebbe un esercizio lungo e si rischierebbe di non essere creduti. Ma ascoltiamolo: "Ho iniziato con gare non competitive poi mi son misurato con la ‘100 Km del Passatore'. Mi convinsi che le gare sulle lunghe distanze erano alla mia portata. Da allora la Firenze - Faenza l'ho disputata molte altre volte. Il mio record su questa distanza l'ho ottenuto nel 1997 quando ho impiegato 9h-08'-41" a coprire l'intero percorso".
Farà sosta a Rimini il prossimo 18 settembre la 20a edizione del Gran Premio Nuvolari, corsa a tappe riservata alle auto d'epoca immatricolate fra il 1919 e il 1969. Per festeggiare l'arrivo della carovana di vetture sono previste parate e soste nei luoghi più suggestivi della città. Dopo la cena di gala in memoria di Tazio Nuvolari nella splendida cornice del Gran Hotel di Rimini, i concorrenti ripartiranno alla volta di Ferrara la mattina del 19 settembre. Il Gran Premio Nuvolari, che si svolgerà dal 17 al 19 settembre, è oggi la seconda manifestazione di regolarità al mondo per numero di equipaggi e chilometri percorsi e la prima per difficoltà tecniche e numero di prove cronometriche. Un insieme di caratteristiche che rappresentano una vera sfida per gli appassionati, tanto che il numero degli equipaggi cresce di anno in anno e, per questa edizione, dovrebbe superare quota trecento. Le iscrizioni possono essere effettuate solo on-line all'indirizzo www.gpnuvolari.it e devono essere effettuate entro il 31 luglio 2010.
E' partito lunedì 28 Giugno all'Arena di Marina Centro il Rivera Basketball Camp, manifestazione che fino al 17 Luglio darà l'opportunità a tanti giovani (dagli 8 ai 17 anni) di migliorare le proprie abilità cestistiche seguiti da vicino ed in compagnia di giocatori ed allenatori provenienti anche dalla NBA.
"In ognuno dei tre turni settimanali" - spiegano i due direttori dell'evento Riccardo Morandotti e Lino Frattin - "saranno presenti un allenatore e un giocatore NBA che con l'aiuto di uno staff composto da istruttori e allenatori della Federazione Italiana Pallacanestro, daranno preziosi insegnamenti a tutti i partecipanti, con specifici programmi a seconda dell'età".
Giulio Natali giunse a Rimini nella stagione calcistica 1968 - 69. Era un Rimini fortemente rinnovato quello che il presidente Guido Belardinelli aveva allestito affidandolo all'esperto allenatore Ugo Lamanna. Tra i volti nuovi (Josio, Carelli, Macciò, Faloppa, Rosa) c'era pure quello di Natali, un terzino di vent'anni, (Giulio è nato a Borgosatollo, in provincia di Brescia il 7 settembre 1947) il quale immediatamente seppe accattivarsi le simpatie dei tifosi che apprezzarono le sue doti di coraggio, di lealtà sportiva ed il suo attaccamento ai colori sociali.
Ricordando Giulio Natali, preciso, che non si parla di un fuoriclasse ma di un vero atleta. Un uomo che (come tanti di noi) appartiene ad un mondo ormai scomparso il quale trapela soltanto da certi racconti per ricordare come quei valori - la lealtà, il senso dell'amicizia, l'etica semplice e rigorosa, la "leggerezza agonistica"- non sono andati perduti. Per nove stagioni il terzino lombardo, fu un punto fermo nell'organigramma della nostra squadra. Passavano gli anni, cambiavano i protagonisti, si avvicendavano i tecnici ma il generoso difensore era lì puntuale, implacabile, generosissimo trascinatore, sempre disposto a gettarsi nella mischia senza nessuna paura, senza mai evitare uno scontro, un tackle, un contrasto. A quei tempi l'attaccamento, il senso di appartenenza erano sentimenti forti ed il pubblico li apprezzava.
Si svolgerà da giovedì 1 luglio fino a domenica 4 presso lo Stadio del nuoto di Riccione il 14° Trofeo Internazionale di nuoto Italo Nicoletti, diventato ormai un appuntamento di riferimento per il calendario estivo.
Il meeting, che si identifica nel panorama natatorio internazionale per l'alto contenuto tecnico e per il prestigio che si è anno dopo anno ritagliato, è organizzato dalla Polisportiva Comunale Riccione dal 1997 per ricordare la figura dell'indimenticato Presidente. Il Trofeo è una meravigliosa coppa placcata in oro del valore di circa 3000 euro, che viene assegnato al team che conquista la vittoria per tre anni, non consecutivi.
Per tutte le informazioni e il calendario: www.polcomriccione.com
Il Rimini, dopo aver disputato un campionato certamente non esaltante, ha fallito nella assurda roulette dei play-off e per un'altra stagione dovrà pedatare sulle plebee spianate della Prima Divisione (ex Serie C). I falegnami della Cocif, per bocca del loro legale, avvocato Boldrini, hanno annunciato (da tempo) l'intenzione di togliersi di torno, dopo anni nei quali (da soli) hanno speso soldi per dare pallone e circenses al pubblico riminese. Si attende (chi vive sperando....) che arrivi qualcuno a garantire da solo o in compagnia, il futuro calcistico alla nostra città.
Il Cesena, frattanto zitto, zitto, si è assicurato il diritto di giocare il campionato di serie A. Da noi lo stadio è sempre lo stesso; ogni anno più cadente e decisamente impresentabile. Di impianti calcistici dignitosi , nella città di Sigismondo Pandolfo, neppure parlarne. Cosa pensare?
Chiuso il sipario su un'edizione da record del World Ducati Week e in attesa dell'arrivo della Moto Gp a settembre, al circuito di Misano arriva un altro evento di portata mondiale: il 25, 26 e 27 giugno è in programma la tappa italiana del mondiale Superbike. Ci sono tutti gli ingredienti per assistere ad un weekend dalle forti emozioni: la Ducati protagonista, la voglia di riscossa delle case giapponesi, e un Max Biaggi sull'Aprilia in forma strepitosa che darà tutto per trionfare nel Gran Premio italiano e difendere il primato in classifica dagli attacchi di Haslam.
Si parte venerdì 25 alle 12.45 con le prime prove libere, domenica la prima sessione di gara alle ore 12 e alle 15.30 la seconda.
Per tutte le informazioni e il programma completo: www.misanocircuit.com
Era la più famosa, la più entusiasmante corsa automobilistica: la Mille Miglia era nata nel 1927 e per trent'anni ha coinvolto l'interesse degli italiani ben oltre l'ambito meramente sportivo. Fu una manifestazione capace di trasformarsi in un grande evento nazionale per le forti emozioni che suscitava, tanto che ancor oggi è profondamente radicata nella memoria collettiva del nostro paese.
Franco Bartolotti, medico riminese dai molteplici interessi e dalle mille passioni, a questa corsa prese parte nell'ormai lontano 1953. Nel dicembre del 1952, Franco aveva acquistato una "1900", ultima creazione dell'Alfa Romeo, con quell'auto, elaborata alla meglio (gomme, fari, serbatoio supplementare) dai meccanici riminesi Girasole ed Armando, insieme all'amico Bitti Carli (un vero appassionato della velocità), si presentò a Brescia alla partenza. Ci andò in incognito, all'insaputa della moglie (per non farla stare in ansia). I due gareggiarono con pseudonimi: Gabriele e Pellegrino. Presero il via alle ore 2,24 (questo era il numero che Bitti dipinse con lo smalto nero sul cofano e sulle fiancate dell'auto).
Mancano pochi giorni a "Emanuele una partita per la vita", il grande evento benefico di martedì 15 giugno giunto al terzo anno consecutivo e dedicato al piccolo Emanuele Zamagni che nel 2007 si è spento a causa di una grave malattia degenerativa. Alle ore 20.30, l'Associazione Romagnola per la "Lotta alla Fibrosi Cistica" e Gian Luca Zamagni danno appuntamento allo stadio comunale "Romeo Neri" per una spettacolare partita di calcio che vuole da un lato sensibilizzare e fare conoscere questa terribile malattia, ma soprattutto ha l'intento di raccogliere fondi per ottenere una borsa di studio per l'inserimento di un medico che opererà al "Centro Cura e Diagnosi per la Fibrosi Cistica" presso l'Ospedale "Bufalini" di Cesena. In campo campioni di ieri e di oggi di varie discipline uniti in uno scopo comune: tanti ex calciatori del Rimini, cestisti, piloti, pugili e allenatori
Il costo del biglietto è di 5 euro. Infoline 335.7016352 - 338.5095549
Domenica 30 maggio torna l'appuntamento con Sportimpresa, la gara podistica non competitiva organizzata da CNA Pensionati giunta quest'anno all'ottava edizione. La manifestazione, organizzata insieme alle società sportive Arcus, Cpn e Sanges e con il patrocinio della Provincia di Rimini e dei Comuni di Rimini e Riccione, è nata nel 2003 in occasione del trentennale di CNA e ha acquisito nel tempo sempre più prestigio e adesioni (lo scorso anno oltre 600 iscritti provenienti da tutta la regione).
La gara si svilupperà su due differenti percorsi che si snoderanno per le vie di Rimini: uno lungo da 9 km per i più preparati, e uno da 2 km per per tutti; il ritrovo è previsto per le 8 presso il centro servizi CNA di piazzale Tosi con la partenza in programma per le 9. Tutti i partecipanti riceveranno la t-shirt dell'evento e un buono acquisto da Trony, mentre al termine della podistica saranno sorteggiati diversi premi e assegnati golosi salumi alle società col maggior numero di iscritti.
Accingendomi a celebrare Lino Rossi, ciclista riminese degli anni '50, si rafforza in me la convinzione che questo atleta sia nato sotto l'influsso di astri nefasti. Pochi corridori possono, al pari di Lino, "vantare" di aver intrecciato un così lungo flirt con la sfortuna.
Nato il 24 aprile 1929, gareggiò nella categoria "allievi" negli anni dell'immediato dopoguerra. Ad impartirgli i primi rudimenti aveva provveduto Armando Battistini, che era considerato il "santone" dei ciclofili riminesi. Armando teneva "bottega" in via Garibaldi, poco lontano da un altro leggendario atelier: quello di Amedeo Daini da cui uscivano le elegantissime bici FABER. Gli furono compagni ed avversari su strade disselciate, tra reliquari inquietanti e panorami desolati: Torsani, Semprini, Pascucci. Dietro all'angolo, in attesa, si preparava a fare il suo ingresso il poderoso Leo Alessi. Il diciottenne Lino Rossi, nel frattempo, aiutava il padre Michele, nella sua attività di venditore ambulante i dolciumi.
Si svolgerà martedì 2 giugno alle 17 allo stadio "Romeo Neri" di Rimini la manifestazione "Un pallone...mille cuori per Nicole", un quadrangolare a sfondo benefico il cui incasso sarà devoluto alla famiglia della piccola Nicole, una bimba di Cesena di due anni bisognosa di costose cure in America. L'iniziativa, organizzata con la collaborazione della Pro Loco Ghetto Turco, del Club Gianfranco Sarti, del ristorante 45.6 e di Rete8, prenderà il via alle 17 con il calcio d'inizio della prima partita. Alle 20 è prevista l'apertura degli stand gastronomici, poi alle 21 l'estrazione dei biglietti della lotteria e a seguire l'esibizione di Dino Moroni e la sua band con un tributo a Vasco Rossi. Il costo del biglietto è di 5 euro.
Con l'ultimo turno di Eccellenza, Promozione e Prima Categoria di domenica scorsa si è conclusa la stagione calcistica 2009/2010 (spareggi e play off/out esclusi) con un bilancio di poche luci e parecchie ombre per le squadre riminesi. Partiamo dai professionisti e da una delle poche luci. Nel girone B di Prima Divisione dopo un'interminabile rincorsa il Rimini ha raggiunto all'ultima giornata i play off giungendo quarto alle spalle di Portogruaro (promosso in B), Pescara e Verona. Saranno proprio gli Scaligeri, dominatori del campionato fino all'ultimo turno i temibili avversari dei biancorossi nella semifinale play off in programma domenica 23 al Neri con ritorno sabato 29 al Bentegodi. I ragazzi di Melotti hanno dalla loro uno stato di forma ottimale e sperano nel contraccolpo psicologico subito dal Verona che si sentiva già con un piede in serie B. L'altra semifinale vede di fronte Pescara e Ternana. Facciamo un salto di quattro categorie (nessuna squadra di Rimini era impegnata in Seconda Divisione, Serie D, Eccellenza, Promozione) e voliamo nel girone H di Prima, dove il Rivazzurra di mister Giorgetti ha ottenuto una sofferta salvezza solo al penultimo turno espugnando per 1 a 0 il campo di Secchiano.
Con l'ultimo turno di Eccellenza, Promozione e Prima Categoria di domenica scorsa si è conclusa la stagione calcistica 2009/2010 (spareggi e play off/out esclusi) con un bilancio di poche luci e parecchie ombre per le squadre riminesi. Partiamo dai professionisti e da una delle poche luci. Nel girone B di Prima Divisione dopo un'interminabile rincorsa il Rimini ha raggiunto all'ultima giornata i play off giungendo quarto alle spalle di Portogruaro (promosso in B), Pescara e Verona. Saranno proprio gli Scaligeri, dominatori del campionato fino all'ultimo turno i temibili avversari dei biancorossi nella semifinale play off in programma domenica 23 al Neri con ritorno sabato 29 al Bentegodi. I ragazzi di Melotti hanno dalla loro uno stato di forma ottimale e sperano nel contraccolpo psicologico subito dal Verona che si sentiva già con un piede in serie B. L'altra semifinale vede di fronte Pescara e Ternana. Facciamo un salto di quattro categorie (nessuna squadra di Rimini era impegnata in Seconda Divisione, Serie D, Eccellenza, Promozione) e voliamo nel girone H di Prima, dove il Rivazzurra di mister Giorgetti ha ottenuto una sofferta salvezza solo al penultimo turno espugnando per 1 a 0 il campo di Secchiano.
E' cominciato un mese intenso per la società calcistica Sant'Ermete impegnata fino al 23 maggio nell'organizzazione del torneo giovanile Memorial "Flavio Protti" e poi da giugno nel camp estivo. Il torneo, cominciato lo scorso 10 maggio, è riservato alla categoria "esordienti" (12/13 anni) e vede la partecipazione di prestigiose formazioni tra cui Milan, Juve, Inter, Fiorentina oltre a squadre del territorio. Il presidente Manfroni commenta soddisfatto:"Anche quest'anno tra le mille difficoltà siamo riusciti a proporre il Memorial, giunto alla settima edizione. Un ringraziamento speciale per l'ottima riuscita va agli sponsor, a Igor Protti (il torneo è intitolato al padre) e al responsabile Maurizio Molari".
Allorché a Rimini si dice Neri, il pensiero corre al vecchio Romeo, che è stato, sicuramente, lo sportivo riminese più famoso nel mondo. Ma non è del campione plurilaureato che voglio scrivere. Qui vorrei ricordare suo figlio Romano, il più eclettico, il più forte atleta (almeno potenzialmente) che la nostra città abbia mai prodotto.
Nato nel 1931, sotto il segno del Leone, fin da bambino ha avuto modo di primeggiare in ogni disciplina sportiva alla quale si dedicasse. Non c'era nessuno che restasse tanto tempo sott'acqua come lui, nessuno lo superava nella corsa, nessuno lo sopraffaceva nella lotta, nessuno lanciava i sassi così lontano e con la di lui precisione. Ma la tradizione famigliare lo voleva ginnasta e così seguendo gli insegnamenti (rudi) del padre, Romano si confrontò con gli attrezzi e naturalmente primeggiò. Erano trascorsi vent'anni dacché il padre aveva realizzato l'incredibile "tripletta" alle Olimpiadi di Los Angeles, quando Romano venne inserito nella squadra azzurra per partecipare alle olimpiadi di Helsinki del 1952. Un brutto infortunio gli impedì di gareggiare. Ma le sue presenze sulle pedane mondiali ed europee non si contano: tre Campionati Europei, due Mondiali (Basilea e Roma), i Giochi del Mediterraneo (Alessandria d'Egitto e Barcellona). Fu proprio nell'edizione dei Giochi di Barcellona che si impossessò di due medaglie d'oro che andavano ad aggiungersi ai Campionati Italiani ed alla prestigiosa affermazione nella Coppa Buriani del 1954.
Non si è ancora spenta l'eco del combattutissimo finale della scorsa edizione del Campionato Italiano Gran Turismo, che già si è di nuovo in pista per una nuova stagione di corse. Ad accendere le polveri della 8^ edizione del tricolore ACI-CSAI sarà il prossimo 25 aprile il Misano World Circuit che ospiterà il primo dei sette appuntamenti, ognuno dei quali ospiterà due gare di 48 minuti più un giro.
Già nutrito l'elenco degli equipaggi iscritti che, come nella scorsa edizione, saranno divisi in quattro classi. Oltre alla GT2 e GT3, quest'anno anche la GT Cup assegnerà il titolo italiano e, pertanto, sono attesi nuovi arrivi dai trofei monomarca che permetteranno di disputare due gare singole per questa classe, ed altrettante per la GT2 e GT3, le cui vetture correranno assieme.
Big Game Italia presieduto dal riminese Gianfranco Santolini, Big Game Club del Portogallo e della Confederazione Spagnola di Pesca Ricreativa Responsabile, lo scorso 30 gennaio hanno costituito l’ente P.R.R.E., Pesca ricreativa responsabile europea. L’ente nasce con lo spirito di rappresentare la pesca ricreativa in mare quale referente nei confronti dell’Amministrazione Europea, al fine di uniformare in tutti gli Stati membri alle richieste e le necessità del settore. La pratica della pesca ricreativa contempla il rispetto dell’ambiente marino e delle risorse della pesca, nonché nella promozione dei principi di un prelievo responsabile da applicare alla pesca ricreativa (come il catch and release, “cattura e rilascia”) oltre alla collaborazione con Istituti scientifici, università e istituzioni prestigiose hanno di fatto facilitato l’esecuzione dell’accordo.
Voglio parlare di Benito Perfetti, attaccante di Bellariva, classe 1938, che esordì con i colori del Rimini, nel lontano campionato 1953-54. La nostra squadra a quei tempi pedatava su volgarissime spianate di infima serie: era la promozione. I ragazzi allenati da Fioravanti, alla fine del campionato ottennero un secondo posto che valse loro il passaggio di categoria. Il quindicenne Perfetti, contribuì in parte al successo. Fu quindi, negli anni seguenti, un altalenante gioco di equilibrismo sul ciglio del ridicolo, tra vittorie fugaci e infamanti retrocessioni. I nomi di quegli atleti umili e negletti, tra lacune, amnesie, lapsus, tutti coloro che non son più giovanissimi li ricorderanno: Bernucci, Lucchi, Gianni, Vanzolini, Fossati, Budriesi, Zucconi, Badocco, Gridelli, ecc. Finalmente, nel campionato di grazia 1958 – 1959, la tanto sospirata promozione in Serie C.
Le cifre tonde fanno sempre effetto, danno un’idea ancora più chiara dello scorrere del tempo e quando si riferiscono ad un evento ne certificano l’importanza. Quando pensi alla Pasqua riminese ricordi che da parecchi anni in quel weekend si svolge il Paganello, poi vedi il manifesto 2010 e ti accorgi che è dal 1991, quindi quella che comincerà il prossimo 1° aprile sarà la ventesima edizione. Venti, numero tondo, uguale bel traguardo. Sulle spiagge da piazzale Kennedy a piazzale Marvelli sono pronte a sfidarsi nel torneo di Beach Ultimate 48 squadre maschili, 24 femminili, 32 miste e 12 juniors per un totale di 1200 atleti provenienti da 25 paesi diversi. Ma il Paganello non è un semplice torneo è la Mecca dei frisbisti, cinque giorni infiniti e indimenticabili fatti di sport, feste e cosmopolitismo, un’occasione unica per incontrare il mondo sulla Spiaggia. La grande festa di inaugurazione è prevista per giovedì sera (1 aprile, garantito che non è uno scherzo), venerdì il via alle competizioni che termineranno il lunedì di Pasqua (5 aprile) con la finalissima del torneo.
Il punching-ball, i guantoni, l'arredo disadorno di una palestra di periferia, l'acre odore di linimento misto a quello di sudore stantio, lo sport come metafora della vita e la vita come metafora della violenza che impregna l'ordinaria quotidianità; tutta la gamma di oggetti, le motivazioni, le simbologie, i luoghi comuni che da sempre, determinano la liturgia di questo sport, poco o nulla hanno a che fare con la vicenda pugilistica di Domenico "Mimmo" Giuliano, il peso welter riminese che, dal 1959 al 1968, deliziò tutti gli appassionati, con la sua classe che era oro a 18 carati.
Nato a Rimini il 19 dicembre 1943, Mimmo Giuliano, si avvicinò alla boxe con curiosità. Attratto da un'arte tanto nobile quanto spietata, ebbe la fortuna di imbattersi in un maestro di stile quale era Aroldo Montanari. Il giovane si lasciò trasportare, affascinato dalle parole del "maestro Aroldo", il quale, da quel grande intenditore che era, da subito intuì il potenziale atletico e umano che si celava in quel ragazzino spavaldo ma, nello stesso tempo, estremamente attento. Fin dall'inizio per lui, tirare di boxe, significò staccarsi dalla logica comune, dagli standards collaudati.
E' partita la marcia di avvicinamento alla Final Four della SEAT Coppa Italia A1 di Pallavolo in programma al 105 Stadium il 17 e 18 aprile prossimo. A contendersi il trofeo, giunto alla 32a edizione, scenderanno in campo Foppapedretti Bergamo, Monte Schiavo Banca Marche Jesi, Scavolini Pesaro e MC-Carnaghi Villa Cortese, alla ricerca del lasciapassare per la Champions League 2010/11 riservato alla vincitrice. Grande soddisfazione da parte di Roberto Pronti, Presidente del Comitato Organizzatore Locale orgoglioso di poter dare il proprio contributo alla realizzazione di un evento di tale livello a Rimini, città che da ben 21 anni non ospitava la pallavolo di vertice.
Tutta la manifestazione sarà trasmessa in diretta su Sky Sport.
Il profumo di motomondiale comincia già a sentirsi al Misano World Circuit, dove mercoledì 24 è in programma una sessione di prove della Moto2, la nuova classe che ha sostituito la 250 e dove correranno il sammarinese Alex De Angelis e il riccionese Mattia Pasini.
Hanno confermato la partecipazione cinque piloti: Alex De Angelis e Nicolò Canepa (Team Scot Racing), Toni Elias (Team Gresini Racing), Mattia Pasini (Team Jir) e il debuttante russo Vladimir Ivanov (Team Gresini Racing).
Si tratta di piloti che per diversi motivi non hanno potuto provare nella sessione appena svoltasi al Montmelò di Barcellona, dove s’è avuta la netta sensazione che tutte le scuderie debbano provare ancora moltissimo per equilibrare le moto ed ottenere tempi all’altezza.
Il mai abbastanza compianto amico Gustavo Gaudenzi, mi presentò “Lele” Massari in una fredda e caliginosa giornata di un dicembre di tanti anni fa. Grazie a Gustavo feci conoscenza con colui che per più di quarant’anni, per me era stato soltanto un nome legato ad un ruolo: l’ala sinistra del Rimini. “Lele” Massari, entrò a far parte dei “pulcini” (allora si chiamavano così i calciatori delle giovanili) nel 1939. Aveva quindici anni. L’avevano visto giocare in un campetto della periferia. Due anni più tardi debuttò in prima squadra. Il campionato era quello di serie C. Ma il colpo grosso di quell’anno fu, per Massari, l’essere assunto come fattorino alle Poste. Per le famiglie d’allora composte da ligi, laboriosi e seri personaggi, che non accettavano nulla di gratuito e non agognavano insolite cose, il raggiungimento di un posto fisso, era il più ambito dei traguardi.
Dopo la lunghissima sosta invernale, in parte prevista ed in parte dovuta al maltempo delle scorse settimane, sono ripartiti domenica 21 dopo oltre due mesi i campionati di Seconda e Terza categoria che vedono impegnate diverse squadre riminesi. Nel girone A di Terza giunto alla prima giornata di ritorno, da segnalare il passo falso del Viserbella sconfitto in casa dalla Santagatese e superato in vetta alla classifica dal Talamello, mentre il Viserba Calcio grazie al successo sul Marignano si avvicina alle zone alte. Nel girone B, anche qua si ripartiva dalla prima giornata di ritorno, le tre compagini riminesi, Villaggio 1° Maggio, Rimini Nord e Giovanile Rimini stazionano a metà classifica dopo un turno piuttosto deludente (2 sconfitte e un pareggio).
In questi quattro mesi intorno al Basket Rimini se ne sono sentite e viste di tutti i colori. Nell’ordine: è stata allestita in settembre con i soldi della Public Company una compagine di tutto rispetto che vince sette delle prime otto partite; è qui che parte l’annuncio dell’acquisto della società da parte di un gruppo di aziende facente capo a Luca Bergamini e sponsorizzato da Riviera Solare che dovrebbe coinvolgere Alberto Bucci come presidente e Riccardo Morandotti nello staff dirigenziale. Il passaggio di proprietà dovrebbe avvenire il 28 ottobre 2009 ed è garantito da un contratto, due assegni (uno da 400 mila euro e l’altro da 165 mila euro) e da un contratto di sponsorizzazione da 300 mila euro di Riviera Solare che si installa con il suo marchio sulle maglie della società. Il 28 ottobre non però succede nulla. Poi è un susseguirsi di continui ritardi nel passaggio di proprietà sino all’epilogo del 2 febbraio, quando il Presidente Braschi comunica che gli assegni sono scoperti: è stato tutto un bluff.
Grande soddisfazione per Riccione che, forte della sua impiantistica sportiva, si aggiudica un altro grosso evento da migliaia di presenze: la Mini Olimpiade 2010 del CSAIN, l'associazione che riunisce i Centri sportivi aziendali e industriali italiani. La manifestazione si svolgerà dal 4 al 13 giugno prossimi e convoglierà sul Centro sportivo riccionese circa 6000 atleti provenienti da tutta Italia e appartenenti ai circoli aziendali di importanti imprese italiane. Gli atleti si misureranno nelle più svariate discipline quali: pallavolo, pallacanestro, nuoto, arti marziali, ginnastica artistica, atletica leggera, beach volley, beach soccer, tennis, calcio a cinque e a undici. L'Amministrazione comunale metterà dunque a disposizione del CSAIN, nei dieci giorni di svolgimento della Mini Olimpiade, l'intero complesso sportivo, tra piste, campi e piscine mentre agli atleti partecipanti e ai loro accompagnatori verrà riservato un nutrito programma di musica, spettacoli e intrattenimento serale in piazzale Roma.
Nella parrocchia dei “cicloamatori” se c’è un personaggio universalmente conosciuto dalle sponde del Savio finooltre quelle dei fiumi Foglia ed Esino, questi è Luigi Canarecci, Gig per gli amici. Da decenni in sella alla “specialissima”, partendo dalla sua dimora di Santarcangelo, Gig compie quotidianamente veri e propri pellegrinaggi ciclistici. Indossate sgargianti ed aderentissime maglie egli pedala randagio nel labirinto di strade che rappresentano gli itinerari obbligati per i brocchi ed i campioni che questa terra eccentrica: la Romagna, da sempre, produce. Riconosciuto da tutti, viene incitato, salutato ed egli, che tutti conosce, risponde a quelle continue manifestazioni d’affetto, con il compiacimento consapevole del saggio che apprezza l’importanza di un simile affratellamento. Il mondo per Gig è un cerchio (si parte e si ritorna) la cui circonferenza è cosparsa di ostacoli e questi impedimenti (per altro inevitabili) sono le salite che il nostro uomo affronta con rassegnazione tra sbuffi di sudore ed interminabili geremiadi. Perché Gig è pesante. Non alto, amante dei piaceri della tavola, commensale gradevole e spassoso con una spiccata predilizione per tutti i prodotti enologici, Gig, è costretto a combattere (senza speranza di vittoria) un’impari lotta con la bilancia.
Figlio di quell’ Edelweiss Rodriguez che resta una vera leggenda della boxe riminese, Edelweiss junior, ha respirato, fin dall’infanzia l’aria pesante della palestra; un’aria impregnata di sudore, di muffa, di linimento canforato. Lo sport, nel suo piccolo, è un problema di vocazione, per lui no. Per lui è stata una inevitabile scelta. Nell’immediato secondo dopoguerra (Edelweiss Rodriguez jr è nato nel 1937) i giovani, usciti dagli stenti, volendo dimenticare gli spaventi, al ritmo del rock and roll, si gettarono con impeto verso le discipline sportive. Rifiorirono le corse ciclistiche, si tornò a giocare il pallone su ignobili spianate e le palestre pugilistiche ripresero a funzionare a pieno ritmo. Il giovane Edelweiss, con poca voglia di studiare si decise a varcare la soglia della palestra del Dopolavoro Ferroviario dove, ad accoglierlo, trovò Guido Fabbri (E Barboun), Dauro Tamburini e soprattutto Aroldo Montanari che era un vero e proprio mito vivente. Era il 1951. C’era stato il ritorno sul ring di Duilio Bianchini che spendeva gli ultimi spiccioli della sua feroce classe.
Michela Carlini, nata a Rimini nel 1972, è stata l’ultima grande ginnasta della scuola riminese. Quella scuola che aveva avuto negli anni ’30, in Romeo Neri, il campione ineguagliabile.
Michela, bambina piuttosto timida ed introversa, venne a contatto con la ginnastica artistica in maniera piuttosto casuale: era stata condotta in palestra per seguire il fratello. Subito gli allenatori si accorsero che la bambina possedeva buone qualità: era minuta, ma forte, era determinata ed aveva coraggio e pertanto, dopo poco tempo,gli stessi insegnanti, dissero ai genitori di Michela di avere per la loro figlia progetti agonistici ambiziosi.
"Hic sunt leones" la frase scelta dai familiari di Carlo Caragiulo per ricordarlo sul suo santino.
Quasi a testimoniare una vita vissuta intensamente, delimitata da tre capisaldi: il basket, la Roma ed il lavoro.
C'era tanta gente la mattina di sabato 28 ai suoi funerali. La chiesa di San Girolamo non riusciva a contenere tutti quelli che erano venuti a dargli un saluto, a ricordarlo. Mi sono accorto che ognuno aveva un aneddoto, spesso ironico, ma mai banale sul suo rapporto con Carlo.
E' certo che lo sport è stato un elemento importante della sua vita. Quello giocato, il basket, e quello guardato, il calcio e la Roma.
Ed è incredibile che nonostante le vicissitudini della vita Carlo non abbia mai voluto abbandonare queste grandi passioni.
Tutto cominciò una sera d'inverno del 1969 in una stalla di una casa colonica in località Corpolò. Un giovane ventenne, Primo Del Bianco, assisteva il dottor Michele Baroni che stava visitando un grosso manzo. L'animale, irrequieto, cercava di sottrarsi, in tutti i modi, alla ispezione del veterinario al punto che, il giovane, persa la pazienza, in maniera irrazionale, lasciò partire un formidabile pugno che fece afflosciare il malcapitato bovino sullo strame. Il dottor Baroni, una sorta di benefico Pantagruele, che si divideva tra due grandi, totali passioni: il cibo ed il pugilato, rimase folgorato da quel gesto inconsulto compiuto dal giovane contadino. Pensò, di fronte a tanta potenza, di aver trovato il campione che da tanti anni andava cercando.
Primo Del Bianco, col suo metro e novanta d'altezza, con quelle spalle larghe, con la vita sottile, con i muscoli disegnati ma non ancora ipertrofici possedeva una struttura che non era una struttura qualsiasi. Fu facile per il veterinario di Torriana, convincere il giovane a prendere la via della palestra. I maestri: Vincenzo Pandolfini ed in seguito Riccardo Para, capirono immediatamente di trovarsi di fronte ad un peso massimo naturale. Occorreva impartirgli i rudimenti basilari del pugilato, sgrezzarlo ed emendarlo di tutte quelle ingenuità che sono proprie di qualsiasi neofita ed il gioco era fatto.
Era già nell'aria ma ora è ufficiale: anche nel 2010 il motomondiale torna in Romagna con il Gran Premio Cinzano di San Marino e della Riviera di Rimini in programma sul circuito di Misano nel primo weekend di settembre (dal 3 al 5).
La conferma dell'evento nello stesso weekend del 2009 non era per nulla scontata, data la vicinanza del Gp di Indianapolis in programma solo sette giorni prima e l'impossibilità dello slittamento al fine settimana successivo per la concomitanza con la Formula 1 a Monza.
Grande soddisfazione per la Polisportiva Comunale Riccione che si aggiudica anche quest'anno due degli appuntamenti di prestigio che la Federazione italiana organizza sul territorio nazionale, i Campionati italiani assoluti in vasca corta e i Campionati italiani primaverili di Categoria.
La prima manifestazione si svolgerà nel week-end del 21 e 22 novembre e rivestirà un'importanza strategica per i nuotatori italiani che si contenderanno le maglie della nazionale in vista degli Europei in vasca corta in programma a Istanbul dal 10 al 13 dicembre
Dal 26 marzo all'1 aprile 2010 si svolgeranno invece i campionati primaverili con centinaia di giovani nuotatori che arriveranno nella Perla Verde per aggiudicarsi il titolo nazionale.
L'assegnazione dei due eventi è la conferma della stima che la Fin ha nei confronti della Polisportiva Comunale Riccione e delle sue capacità organizzative.
La bicicletta, per me, è una sfida a ritroso ed ogni volta che percorro, su quel meraviglioso traliccio, (ormai sempre più piano) antiche e conosciutissime strade, navigo, con la memoria, verso cimiteri lontani. In quanti a Rimini si ricordano di Aurelio (Berto) Ugolini? Ugolini, nato nel 1916, era stato, in gioventù, uno dei più promettenti "dilettanti" italiani. Usciva da una famiglia povera del "Comasco". Una famiglia nella quale, tutti i componenti, portavano per il mondo, da generazioni, la rassegnata mestizia, di chi, per sorte, possiede la consapevolezza d'essere condannato a soffrire comunque. La fatica li avvolgeva come un lercio sudario. Abituato, fin dalla fanciullezza, a sopportare il peso dei più usuranti lavori, Aurelio Ugolini, aveva sviluppato quadricipiti ipertrofici e polmoni capienti che sapevano assecondare il di lui cuore bradicardico in furibonde alternanze di diastole - sistole, al punto che gli era possibile far mulinare, con facilità sorprendente, moltipliche spaventose.
Dopo un'annata difficile terminata con una retrocessione e una prematura uscita ai playoff il calcio e il basket riminese sembrano avere imboccato la strada giusta nell'avvio della stagione 2009/2010.
I ragazzi di Melotti superati gli impacci iniziali nel girone B di Prima Divisione, hanno infilato risultati positivi in serie e si trovano in piena zona play off in un campionato che appare piuttosto equilibrato. La conferma del buon momento passa da due importanti impegni che attendono l'undici biancorosso: prima la difficile trasferta di Terni (il 25) poi l'atteso derby con i cugini del Ravenna (il 1° novembre).
I Crabs, rinvigoriti anche dalla nuova proprietà, dopo tre giornate si trovano a punteggio pieno in vetta alla classifica di Legadue trascinati dai neo acquisti Myers, Bennermann ed Eby. Grande spettacolo al Flaminio che ha registrato nelle due gare casalinghe un importante risposta di pubblico, contagiato dall'entusiasmo e dal gioco spumeggiante della squadra. Le prossime due partite ci diranno se la Riviera Solare potrà diventare la squadra da battere e candidarsi ufficialmente al ruolo di favorita: domenica 25 il derbyssimo con Imola, la domenica successiva arriva a Rimini il Banco Sardegna Sassari.
Di pugili che, una volta dismessi i guantoni, si dedicarono alla pittura, ce ne sono stati. Mickey Walker, detto "Toy Bulldog", il quale tenne la cintura mondiale delle 160 libbre, dal 1926 al 1931, divenne pittore e giornalista. I suoi quadri ebbero successo. Pittori furono, o cercarono di esserlo, Tiberio Mitri e Giancarlo Gabelli e, sebbene il loro talento artistico fosse di gran lunga inferiore a quello pugilistico, riuscirono ad organizzare mostre e ad attirare l'attenzione dei critici.
Italo Paolizzi, pittore riminese nato, nel 1929, fu in gioventù, discreto pugile dilettante; uno dei tanti prodotti scaturiti da quella incomparabile fucina che fu la società pugilistica Libertas. Nel 1946 trovò ospitalità nella casa di "Cecchino" Santarelli, l'incomparabile maestro di tutti i pugili riminesi di prima della guerra. Fu facile, per il vecchio insegnante, far nascere, nell'ancora acerbo atleta, la passione per la noble art.
La Romagna intera, in quel tempo pullulava di giovani che praticavano la boxe e riunioni si organizzavano in ogni piazza. Italo Paolizzi, disputò oltre quaranta incontri ed ancor oggi, Mario Magnani (una leggenda dello sport cittadino) lo ricorda come "un pugilino elegante e fantasioso, il quale tuttavia, non possedeva un rendimento costante; capace com'era, di far seguire a prove eccelse, prestazioni scialbe ed incolori".
Anche la Montegridolfo ha il suo campione europeo. E' Alfonso Nanni, atleta della Bocciofila Mulazzani che con la maglia azzurra ha vinto in Turchia il titolo continentale a squadre di bocce. Ottima la prestazione del portacolori romgnolo con il quartetto azzurro (Formicone, Benedetti e Savoretti gli altri componenti) vero dominatore del torneo europeo conclusosi domenica 18 ad Ankara, dopo aver superato nell'ordine Ungheria (3 - 0), Polonia (3 - 0), Russia (3 - 0) e Croazia (2 - 1) battendo poi in finale la Svizzera. Al terzo e quarto posto rispettivamente Austria e Croazia. Si è dovuta accontentare invece del quinto posto la nazionale di San Marino sorprendentemente eliminata per 2 a 1 nei quarti di finale dalla Croazia.
Per tutti i surfisti amanti del "tavlon" ovvero il longboard è iniziato il waiting period per il 6° Monkey Surf festival, gara valevole come quinta tappa del Campionato Italiano longboard maschile e femminile e come prova unica.
Il tradizionale evento, giunto alla 6 edizione, si svolgerà sul lato nord del porto canale di Riccione davanti alle zone 93-94-95 alla prima mareggiata che si avrà nei mesi di ottobre e novembre con preavviso di 48 ore.
Per tutte le informazioni www.monkeysurf.it - 335 497361. Preiscrizioni 335 497361 o radicaltordi@virgilio.it
Se è vero che la Romagna è la terra motoristica più fertile, dove crescono a raffica talenti che sognano la Moto Gp, è anche vero che non di sola Moto Gp vivono le due ruote. Al di fuori del dorato mondo di Valentino Rossi e C. vivono e in alcuni casi sopravvivono campionati e competizioni, sicuramente meno seguite e pubblicizzate del motomondiale, ma non per questo meno appassionanti.
Uno di questi, forse il più selvaggio ed emozionante, è il motorally, costola italiana del cross country rally (la gara principe è la Parigi - Dakar), una competizione fuoristrada con navigazione in cui da diversi anni si distingue un atleta riminese doc.
Fu Guido Testolina, sagace tecnico veneziano, che nel campionato 1962- 63, trasformò il giovane Lino Carletti, riminese autentico, classe 1943, da attaccante in difensore. Mai metamorfosi si rivelò più indovinata e produttiva. Era quello un Rimini profondamente rinnovato: nuovo era l'allenatore, l'ottimo Romolo Bizzotto, nuovi erano i volti di Nerozzi, Pennati, Guizzo, Morelli, Mangiarotti. Fu un campionato indimenticabile. Finimmo secondi a cinque lunghezze dal Prato allenato da Natalino Faccenda. Ai tifosi riminesi restò l'immensa soddisfazione di aver veduto la squadra del cuore esprimere un gioco di ottima fattura e di alta spettacolarità. Tra le diverse operazioni riuscite a Romolo Bizzotto, ci fu la valorizzazione di alcuni giovani del vivaio locale.
Lutto nel calcio riccionese per la scomparsa di Giuseppe Corazzi, storico dirigente della Polisportiva San Lorenzo, che dopo una lunga malattia si è spento all’età di 59 anni.
Corazzi è stato uno dei fondatori della Polisportiva 31 anni fa, ne ha ricoperto dal ’90 al ’92 e dal ’98 al ’99 la carica di Presidente e per oltre 20 anni quella di responsabile del settore giovanile oltre che di allenatore; tantissimi i giovani cresciuti in Polisportiva con il motto tanto caro a Corazzi: “se ti diverti hai già vinto”. Stimato ed amato da tutti, si è adoperato con passione fino agli ultimi giorni in quella che considerava la sua seconda casa. La società ha già annunciato l’avviamento delle procedure per intitolargli il campo di via Bergamo.
Il basket riminese si appresta a vivere una svolta epocale: il cambio al vertice dei Crabs dal padre padrone Adriano Braschi al vincentissimo ed ultra cestista Alberto Bucci. Mentre scriviamo siamo tutti in attesa del bonifico che va a ripianare parte dei debiti contratti dalla Basket Rimini Srl (la seconda tranche seguirà a breve), quanto richiesto dalla vecchia proprietà per il subentro della nuova, dopo di ché l'assemblea dei soci metterà la parola fine alla maggioranza detenuta dalla public company Rimini Sport Srl nella maggiore società del basket riminese. Una avventura che inizia sotto i migliori auspici, con una società bene avviata nel campionato (ma Bucci non esclude un rinforzo in corso d'opera, soprattutto se coach Sacco troverà l'amalgama giusta per un gruppo di buone potenzialità) e con una proprietà che ha voglia di fare bene affidandosi ad un uomo di grande esperienza e capacità che conosce il basket come pochi altri in Italia: Bucci è una delle figure di spicco del basket nazionale insieme a Dan Peterson, Dino Meneghin e Valerio Bianchini. Proprio Bucci è intervenuto con parole di elogio per l'iniziativa Marr superstar, 25° anniversario che ha riesumato una passione evidentemente mai sopita per quella squadra d'altri tempi. Ne parliamo con Teto Gambetti (il suo vero nome, mai usato è Adalberto) Presidente del Comitato che ha organizzato l'impresa.
E’ questa la storia minimalistica di un nuotatore riminese, il quale negli anni tribolati dell’immediato dopoguerra stabilì il record italiano nei cento metri farfalla. Giorgio Cetera, classe 1931, mi riceve nella sua casa di via Clodia, dove in vecchie stanze, in bui corridoi, tra una ciurmaglia di scartabelli ingialliti, si elevano ovunque pile di libri. In una sorta di magia della casualità, di ibridità diabolica volumi accatastati convivono insieme ad una popolosa famiglia di utensili sbrecciati, di decrepiti oggetti cariati, di ninnoli incongrui. Fotografie in bianco e nero accompagnano lo sfavillante tessuto dei ricordi, sul quale la fantastica memoria del mio ospite caprioleggia con matematica chiarezza.
Domenica 27 settembre torna a Cattolica, dopo il grande successo dell’anno scorso, la Festa dello Sport, un evento spettacolo dedicato a tutte le pratiche sportive. Le aree esterne dell'Acquario di Cattolica (Parco Le Navi) si trasformeranno in una vera e propria città dello sport, un grande teatro animato di spettacoli ed esibizioni sportive, dalla ginnastica artistica allo skate; sarà un importante veicolo di diffusione dei valori positivi che vanno associati al mondo sportivo avvicinando il pubblico in generale allo sport e alle associazioni in un ambiente di convivenza. Le attività avranno implicito lo scopo di trasmettere ai cittadini valori come la sicurezza, la sostenibilità, l'ambiente e la responsabilità così come il valore aggiunto che lo sport può dare alla vita quotidiana a tutte le generazioni. Si comincia alle 10 con esibizioni e prove libere, nel pomeriggio gli spettacoli, alle 21 la chiusura con il concerto al Bikini dei Crossfire.
Correva l’anno 1984. Ci si sente sempre giovani dentro, i figli sono l’unica cartina di tornasole del tempo che passa. Poi una mattina ti arriva una telefonata dall’amico Nicola Gambetti e ti dice: “Guarda che abbiamo messo su un comitato, riuniamo la squadra mitica, la Marr 1983/84 e festeggiamo i venticinque anni da quella memorabile impresa!”. Venticinque anni sono passati da quell’anno incredibile. Dai 18 pullmann che raggiunsero Vigevano per la partita decisiva. Dal tiro libero con la Fortitudo Bologna che ancora ora la gente mi ricorda per la strada (per fortuna che è entrato!!), dall’incredibile impresa di Siena che girò il campionato alla prima di ritorno davanti alle telecamere della Rai (mica c’era Sky), da quelle domeniche dove un gruppo di professionisti ma anche di brave persone che ce la mettevano sempre tutta si caricarono sulle spalle i 5 mila del Flaminio e li portarono tutti in Legauno (“In A-uno si va!!!”: l’urlo che si alzava quando si capiva che si era vinta anche quella partita).
Non è la nostalgia dell’età dell’oro (quella della giovinezza, per intenderci), che mi porta a riandare sulle tracce di Walter Grilli, talentuoso giocatore riminese che dal 1964 al 1968 vestì, con onore, la maglia biancorossa, quella con il numero 11 e che deliziò, con le sue sorprendenti giocate l’esigente platea cittadina, è piuttosto il desiderio di rinverdire il ricordo di un atleta di classe sicura del quale ormai, purtroppo, soltanto i vecchi, ne possiedono la memoria.
Alberto Miliani era, allorché si avvicinò al mondo del pugilato, un bellissimo ragazzo di buona famiglia. Proveniva dalla ginnastica artistica. Romeo Neri, era stato il suo maestro. Si presentava come un atleta magnifico; non aveva addosso un’oncia di grasso, pareva una vera e propria statua naturale e viva. Come gli eroi dei racconti medioevali, Alberto Miliani, era alto, con le spalle ampie; la sua vita era stretta e tutti i muscoli parevano disegnati con anatomica precisione, tanto che si potevano discernere le giunture.
Nel disastro dell’atletica italiana ai Mondiali di Berlino appena conclusi (zero medaglie zero), una delle poche soddisfazioni è arrivata dal “nostro” Giulio Ciotti, che con un pizzico di fortuna avrebbe potuto strappare molto di più dell’ 11° posto nella finale del salto in alto.
Già soddisfatto per aver raggiunto la sua prima partecipazione ad un mondiale outdoor a quasi 33 anni, Giulio ci aveva confidato prima di partire per Berlino che sarebbe sceso in pedana senza pressioni e con la sola voglia di divertirsi. Dopo un’ottima qualificazione (nono classificato con 2,27 fallendo per un niente il terzo tentativo a 2,30) Ciotti è stato frenato in finale dalla stanchezza e dal diluvio che si è abbattuto su Berlino proprio nell’orario di gara. Saltati i 2,23, l’organizzazione per velocizzare la gara e recuperare il tempo perso con la pioggia ha alzato l’asticella a 2,28 impedendo gli step intermedi; la misura è risultata insormontabile per 8 atleti sui 13 in gara e Giulio è stato così penalizzato dagli errori commessi nei precedenti salti, chiudendo 11°. La gara è stato poi vinta dal russo Rybakov con 2,32 (come pronosticato da Ciotti nella nostra intervista!).
Si è conclusa con uno strepitoso successo la seconda edizione dei Riviera Beach Games, le Olimpiadi dei Giochi da spiaggia che dal 30 luglio al 2 agosto hanno animato i 110 chilometri che vanno dai Lidi di Comacchio a Cattolica con 125 eventi, coinvolgendo 400.000 partecipanti tra atleti e semplici appassionati che hanno dato vita a 500 ore di sport con oltre 300 squadre iscritte alle varie competizioni. In quattro intensi giorni di sport la Riviera adriatica ha fatto scendere in pista le stelle del beach volley, del beach tennis, del foot volley, del beach soccer e di tante altre attività da spiaggia e di mare. Particolare successo hanno ottenuto le nuove discipline: il dodgeball, lo stand up paddle board, il nordic walking e il dunx flying basketball. L’appuntamento è per l’edizione 2010.
Da una parte la soddisfazione per aver raggiunto a quasi 33 anni la sua prima partecipazione ad un Campionato Mondiale outdoor. Dall’altra l’enorme delusione per non vedere saltare al suo fianco il gemello Nicola, escluso dell’ultima ora dalle convocazioni. E’ un Giulio Ciotti dalle opposte emozioni quello che abbiamo intervistato alla vigilia dei Mondiali di atletica, in programma a Berlino dal 15 al 23 agosto.
Il saltatore in alto riccionese, fresco di 2,31 al recente meeting di Formia che gli è valso il biglietto per Berlino, commenta così le convocazioni che lo vedranno difendere da solo i colori italiani sulla pedana dell’alto: “Purtroppo sarò l’unico saltatore azzurro in pedana. Mio fratello Nicola è molto amareggiato e sorpreso, aveva ottenuto la misura di 2,30 che lo poneva al 18° posto mondiale ed era pronto a partire, avendo tutte le carte in regola per partecipare. Una decisione discutibile, ma è inutile far polemiche”.
Il rugby a Rimini è nato il 20 marzo 2000, allorché sul calar della sera, sulla orribile spianata del campo sportivo di via Lagomaggio, ventisei ragazzi (per la maggior parte provenienti dall’Istituto Tecnico per Geometri “O.Belluzzi” di Rimini), si incontrarono per gettare le basi di quella che sarebbe diventata la prima squadra di rugby nella storia sportiva di Rimini. Chi scrive, da sempre, appassionato della palla ovale, aveva saputo che nella nostra città si trovava Lando Cosi, un vero guru di questa nobile disciplina. Lando Cosi, padovano, dopo aver giocato per lungo tempo nel quindici del “Petrarca Padova”, era diventato nel 1955 allenatore dei bianchi patavini ed il suo avvento coincise con la vittoria di ben tre campionati nazionali da parte dei veneti. Mi ci volle poco a motivare il vecchio maestro, il quale non esitò a calzare le scarpe bullonate per scendere in campo e dispensare la sua sconfinata sapienza rugbistica.
Lo stato in cui, attualmente versa la boxe, è certamente agonico. Il sottoproletariato dell'Italia contadina e pre-industriale, che alimentava le palestre negli anni 50 e 60 è sparito, non c'è più. Oggi, i piccoli borghesi vanno sugli sci, giocano a tennis, praticano il basket, si esercitano nelle arti marziali. Nessuno di questi si sogna di avventurarsi tra le dodici corde alla ricerca di fama e di denaro.
Negli anni cinquanta, allorché Ezio Raggini (classe 1939), iniziò a frequentare la palestra del maestro Vincenzo Pandolfini, a Santarcangelo, secondo una fortunata immagine di Pier Paolo Pasolini, "i fiumi erano azzurri, le rogge trasparenti e le lucciole brillavano ancora, di notte nei campi". Attraverso questi paesaggi, percorrendo i tratturi della transumanza, Ezio, col suo gregge, partecipava di una realtà antica. C'erano, per lui, mattinate fredde e cristalline, notti passate all'addiaccio, campi sterminati, terreni impervi dove le pecore pascolavano. Un mestiere duro ed impietoso, quello del pecoraio, nel quale, necessariamente, occorreva essere tenaci, forti, stoici. In simili condizioni, all'epoca, erano ben poche le prospettive e le possibilità, per un ragazzo sano, esuberante, desideroso di fare sport.
Con aristocratica degnazione, il purosangue, guardando i ronzini che stentano la vita alle stanghe del carretto, concede: Siamo tutti cavalli. Siamo tutti uguali, però noi, sostengono i bolsi quadrupedi, siamo più uguali degli altri e soprattutto siamo un numero sicuramente maggiore.
Ed è proprio per amore d’omologazione, per un istintivo rapporto d’identità, che voglio celebrare un non-vincente, un grande appassionato, un "vecchio" corridore bersagliato da sempre dalla sfortuna, il quale con la cocciuta sopportazione del povero, ha continuato per anni a mulinare sui pedali. Tonino Tosi è stato forse, tra i "cicloamatori" nostrani quello più rassegnato alla sconfitta. Ha portato nel gruppo il suo disincanto con la mestizia di un servo della gleba che accetta la fatica, l'incidente, la ripetitività anonima del gesto ciclistico come una inevitabile disgrazia, un destino crudele dal quale non si può fuggire. Del resto, la sorte sembra avercela con quest’uomo mite, dolce, persino sprovveduto: le cadute, anche brutte non si contano, incidenti gravi hanno costellato la sua "carriera" iniziata nel 1959, a Longwy-Bas in Francia, paese nel quale si era trasferito, insieme alla famiglia nel 1952 quando aveva dieci anni. L’ho ammirato vedendolo testardamente arrancare in coda al gruppo, con le cicatrici in evidenza sulle lunghe e magre gambe, gli occhi vitrei e il cuore che in folle alternanza di diastole e sistole gli squassava il petto.
Venerdì 17 luglio (Corte degli Agostiniani, via Cairoli 42 - ore 21,30) la Fondazione Fellini rende omaggio al Maestro con uno spettacolo di danza a scopo benefico, realizzato in collaborazione con Pallacanestro Rimini Crabs. Attraverso le coreografie ideate da Katia Tubini, le allieve della scuola Le petit pas di Verona, supportate da alcuni attori del Teatro Stabile di Verona, metteranno in scena le fasi più significative della vita e della carriera del regista riminese. L'incasso della serata sarà interamente devoluto all'Associazione Special Crabs che da anni lavora con ragazzi di tutte le età, affetti da distinte forme di disagio psichico.
Info: Fondazione Fellini - 0541-50303 - fondazione@federicofellini.it - www.federicofellini.it
In bilico tra divertimento e solidarietà, sabato 11 e domenica 12 luglio si svolgerà “Rimini for Mutoko”, il Settimo Torneo Giallo di Beach Tennis femminile e maschile, in programma dal Bagno 12 al 17 di Rimini. Un evento che già lo scorso anno aveva permesso di offrire un bel contributo all'opera di Marilena Pesaresi e che aveva anche fatto registrare una bella partecipazione di "racchette" di ottimo livello provenienti da diverse spiagge. Anche quest’anno l'appuntamento sportivo si preannuncia di grande qualità, merito delle adesioni non solo riminesi e delle vicine Riccione e Cervia, già iscritte alla manifestazione.
Il torneo Giallo si caratterizza per la sua particolarità che ad ogni turno le coppie saranno sorteggiate. Tutti i partecipanti disputeranno almeno tre partite. Le iscrizioni sono aperte fino al 6 luglio, mentre le gare iniziano sabato 11 alle 10 (si gioca di mattina e pomeriggio) e proseguono domenica 12 ldalle 9,30 al tramonto.
Torna a Riccione per la quarta edizione l’International Skate Team Trophy, competizione internazionale di pattinaggio in programma sulla pista dei Giardini venerdì 3 e sabato 4 luglio.
Centinaia di pattinatori provenienti da tutta Italia e Europa daranno vita a due appassionanti serate in cui si alternano gare di pattinaggio artistico nelle varie categorie "spettacolo" e "precision".
Si parte venerdì sera alle 20 con le gare di Gruppi Cadetti, Piccoli gruppi, Piccoli Gruppi Promozionali, mentre sabato a partire dalle 19.30 Quartetti, Quartetti Cadetti, Quartetti Promozionali, Precision Junior, Precision Senior, Grandi Gruppi e a seguire la festa finale. In entrambi i giorni dalle 8.30 alle 10.30 la pista è aperta agli atleti in gara per le prove.
E’ per tornare al vero, che desidero prendere le dovute distanze dallo sport di oggi, traboccante di esasperazioni mercantilistiche, di degenerate visioni d'onnipotenza, affacciato in ingorda attesa sul problema del dopo, del poi. Dalla babele di impolverate minuzie, dall'inutile ciarpame, dalla malinconica chincaglieria, dalle oziose reliquie del passato, spunta la fotografia ingiallita di un corridore motociclista. Il corridore è Pio Galassi di San Vito. La sua è una storia minimalistica, un'avventura agonistica che si è compiuta velocemente in un mondo paesano, all'ombra dell'olmo dietro la canonica, tra i tavoli del caffé di paese, in un periodo in cui le automobili erano ancora un privilegio e dove il "motore" era sogno, evasione, libertà.
Mercoledì 17 giugno dalle ore 20.30per il secondo anno consecutivo allo stadio “Romeo Neri” di Rimini si giocherà “Una partita per la vita” dedicata al piccolo Emanuele, che nel 2007 si è spento a causa fibrosi cistica.
La manifestazione è organizzata dall’Associazione Romagnola per la “Lotta alla Fibrosi Cistica” allo scopo di fare conoscere la grave malattia degenerativa, ma anche a raccogliere fondi per finanziare una borsa di studio per l’inserimento di un medico che opererà al “Centro Cura e Diagnosi per la Fibrosi Cistica” presso l’Ospedale “Bufalini” di Cesena. La serata sarà presentata da Elio Pari.
Mi sono voluto mettere sulle tracce di Edo Petrucci, un “peso leggero” di Torriana che, negli anni sessanta, pur non essendo un fuoriclasse, riuscì ad occupare una posizione dignitosa nell’affollato ed agguerrito boxing nazionale. Lo ritrovo dopo tanto tempo e noto che non è cambiato affatto: lo stesso fisico asciutto, quelle braccia magre, smisuratamente lunghe, perennemente gesticolanti, il medesimo entusiasmo ed una grande voglia di ricordare e di raccontarsi.
“Era il 1953, avevo quindici anni, abitavo a Torriana. I miei lavoravano la terra. Anche correre a piedi o le sfide in bicicletta alla domenica, su per la salita di Torriana, erano una vacanza, seppure faticosa ed impegnativa, ma sapevamo, per certo, che l’indomani saremmo tornati alla fatica vera”.
Dal 18 al 21 giugno imperdibile appuntamento a Rimini e nel suo entroterra per gli appassionati delle bicicletta con il 22° cicloraduno nazionale FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) che, pedalando, permetterà di scoprire i paesaggi, gli ambienti naturali e le bellezze storiche di tutta la provincia.
Proprio in questa occasione, venerdì 19 alle 21 presso la sala del Buonarrivo della Provincia, si terrà la presentazione dell’ultima fatica letteraria di Michele Marziani dal titolo “Umberto Dei – Biografia non autorizzata di una bicicletta”, romanzo che ruota intorno al mito delle biciclette Umberto Dei. Oltre all’autore sarà presente il critico Paolo Vachino.
Ripensando al ciclismo rivedo la pista di cemento del vecchio Stadio Comunale, le case popolari sullo sfondo, e sul prato il signor Daini dai candidi baffi asburgici, Riccio, “il bambino più veloce del mondo” ed i pistards inguantati in aderenti maglie di seta: l'amletico Lino Rossi, il poderoso Lombardi, l’irrequieto Cavioli e soprattutto Leopoldo Alessi.
Leopoldo Alessi, classe 1930, è stato, nei primissimi anni cinquanta, uno dei migliori dilettanti italiani, protagonista di imprese entusiasmanti: capace di battere gli specialisti dell’inseguimento, di vincere caroselli forsennati, in quelle vere e proprie roulettes russe che erano le gare dietro motori e di umiliare, su strada, i migliori passisti e scalatori del periodo. Giorni veramente splendidi.
Per la sua settima edizione, Sportimpresa ha raddoppiato: la manifestazione organizzata da CNA pensionati, che coniuga attività sporti, festa e solidarietà, ha riscontrato tanto successo da “costringere” gli organizzatori a sdoppiarlo: quest’anno, infatti, l’evento è stato ripartito in due giornate: il 31 maggio si è svolta la podistica ludico-motoria, in collaborazione con Arcus, Alt Rimini Nord e Sanges, mentre il 2 giugno è toccato alla cicloturistica, in collaborazione con il G.S. Geko Bike e valida come seconda prova del calendario Uisp. Anche quest’anno sono stati ospiti della festa i bambini di Cernobyl ospitati nella nostra provincia. E la gente, ancora una volta, ha risposto con entusiasmo partecipando in massa alle due giornate.
Come per le passate edizioni, l’incasso di Sportimpresa sarà devoluto allo Ior, Istituto Oncologico Romagnolo.
Chicco Ravaglia è scomparso da dieci anni, il 23 dicembre del 1999, ma la sua memoria è ancora viva in chi l’ha visto crescere e giocare, dai campetti di periferia al grande palcoscenico della serie A. Chicco Ravaglia era un play 23enne quando un brutto incidente stradale se l’è portato via e oggi, anno dopo anno, a Miramare si svolge un torneo di basket dedicato a lui, con le migliori realtà cestistiche del territorio ad affrontarsi. Giovedì 14 e venerdì 15 si è svolta la sesta edizione del torneo, un “Memorial Ravaglia” tra i migliori degli ultimi tempi per qualità, livello tecnico e incertezza delle partite decisive (giocavano i nati nel 1994). Nel corso della prima giornata si sono svolte le semifinali, con le facili affermazioni delle corazzate Ibr/Angels Santarcangelo e Crabs Rimini ’95 rispettivamente su Riccione (104-22) e Miramare basket (112-36).
Caldo, fatica, applausi, 2.000 euro di incasso per l’Abruzzo. Questo è il risultato della serata di beneficenza di lunedì al Flaminio dedicata ad Eleonora Calesini, la ragazza di Mondaino estratta dalle macerie dopo due giorni dalla terribile scossa sentita in Abruzzo. Ambiente perfetto da NBA con orchestra jazz negli intervalli ed i disegni dei bimbi delle scuole elementari all’ingresso. Poi la nazionale over 45 era troppo forte per la compagine dei politici e gigioneggia trasformando la partita in un galoppo di allenamento. Occorre sottolineare che i vari Riva, Fantozzi, Capone, Magnifico, Ponzoni e Carera sono ancora in forma. Un po’ meno i politici, dove tengono botta, accanto all’infiltrato Pozzecco, i due ex assessori Santolini e Ioli insieme a Pizzolante, l’unico in grado di involarsi in contropiede. Ma la star della serata è lui, Walter Veltroni che si fa portare le scarpe da Elisa Marchioni, suscitando l’invidia dei compagni subito sedata dal sergente di ferro Alberto Bucci, che gli concede il quintetto e dieci minuti. Walter risponde con una prestazione di qualità e non di quantità e ti pareva. Bella serata divertente e proficua, meritava una cornice di pubblico maggiore anche se 300 spettatori sugli spalti c’erano tutti. Un grazie doveroso a Marco Pizzolante ed Elisa Marchioni per l’impegno.
Conclusa un’intensa stagione calcistica, i calciatori di tutte le categorie si danno ora appuntamento per la partita più importante: torna mercoledì 10 giugno, alle 20.30 al campo delle Fontanelle di Riccione, l’appuntamento benefico con il “3° Memorial Massimo Broglia” e la “7a partita dei bambini”.
Lo scopo della manifestazione è quello di raccogliere fondi per sconfiggere la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) malattia degenerativa che negli ultimi anni ha colpito diversi sportivi.
I biglietti per assistere alla partita e fornire così un prezioso contributo all’ AISLA (Associazione da anni impegnata nella lotta) sono già disponibili al costo di 5€: per tutte le informazioni 338 7733587 – 328 2784447.
“Non possiamo sprecare la nostra riserva più preziosa, i bambini. Non un solo bambino, non un solo giorno, debbono andare perduti” (N.Mandela).
Prende il via venerdì 22 maggio presso lo stadio
di Riccione il 14° memorial Vincenzo Muccioli,
torneo di calcio giovanile dedicato alla memoria
del fondatore di San Patrignano. La prima giornata
sarà dedicata agli eventi collaterali, nel pomeriggio
all’interno del PalaSanpa si terrà il seminario
“La crescita tecnico-tattica di difensori
e attaccanti” a cura della rivista “Il nuovo calcio”
mentre in serata dopo la cena con i ragazzi, avrà
luogo il convegno “Prima uomini poi calciatori”
con i prestigiosi interventi di Arrigo Sacchi
e Andrea Muccioli e trasmesso in diretta sul sito
della Gazzetta dello Sport.
Sabato il calcio di inizio del torneo che vedrà la
partecipazione delle rappresentative esordienti
di Rimini, Roma, Juventus, Inter, Torino, Sampdoria,
Chievo e Genoa, divise in due gironi.
Domenica 24 la finali per il 3° posto e la finalissima
tra le prime qualificate dei due gironi.
Ritrovo nelle illustrazioni in bianco e nero dell’ormai arcaico Sport Illustrato, i volti quasi imberbi di Franco Magnani e Sergio Fabbri. Chi sono mai costoro? Franco Magnani di Cesena (classe 1938) e Sergio Fabbri di Rimini (1939), diedero vita per oltre un ventennio (con l’esclusione degli anni compresi tra il 1961 ed il 1965, periodo in cui Magnani corse tra i professionisti) ad un vera e propria contesa sportiva. Codesta rivalità, come nel racconto di Conrad: “Il duello”, che vide gli ufficiali dell’esercito napoleonico D’Hubert e Feraud, protagonisti di una controversia assurda che si protrasse per buona parte della loro esistenza, ha caratterizzato il “destino” di questi due atleti straordinari.
L’8 aprile di 25 anni fa a Rimini accadeva il più leggendario degli eventi che la storia sportiva ricordi, un evento da affiancarsi alle telecronache di Mario Ferri da Las Vegas per l’incontro Righetti Spinks o ai festeggiamenti sul lungomare per la serie B del calcio di 4 anni fa. Ma nessun evento è stato più incredibile di quello dei 18 pullman che presero la strada di Vigevano per portare 800 tifosi (più le macchine ed il resto, chi scrive c’era ed i riminesi superavano il migliaio) a partecipare alla storica promozione in A1. Gli anni, la forza, l’ardore agonistico passano ma le emozioni rimangono, così come gli affetti per chi sudava sul campo e sulle tribune per arrivare alla vittoria, ognuno mettendone del suo fossero muscoli e polmoni, fossero ugole e voce.
E’ stata davvero una grande energia quella che ha preso corpo nel corso della quarta edizione di Rimini Wellness, dal 14 al 17 maggio, chiusa con un record di partecipazione: 161.518 visitatori (+24,2% sul 2008) e la partecipazione di 350 aziende (erano 330 nel 2008) tra le migliori del settore. "Il successo della formula di Riminiwellness - commenta il presidente di Rimini Fiera, Lorenzo Cagnoni - che con le sue due anime, WPRO e WFUN, coniuga business e divertimento, sposando appuntamenti in fiera ed eventi sulla riviera, in questa edizione ha superato ogni aspettativa. Rimini Fiera ha definitivamente sancito la sua leadership indiscussa su questo mercato e, nuovamente, ha messo in risalto la sua capacità di saper costruire strumenti di promozione tangibili e pienamente efficaci per supportare le aziende anche in una situazione economica difficile come l'attuale".
Sappiamo tutti in quale squallore morale versi il mondo del calcio. Un miliardario barnum mediatico in cui variopinti pupazzi bisticciano, ciaramellano, come morsicati da pugliesi tarantole. Nessuno, a mio parere, si salva: né i tecnici, deprimenti nella loro albagia che li porta ad inanellare altisonanti discorsi con l’automatismo delle macchiette, né i giocatori, avidi muscolari ai quali è caro solo il rombo delle auto fuoriserie, né i “tifosi”, veri e propri trogloditi, respinti agli orli dalla marea della storia. Ma tant’è. Se ne è parlato e si continua a parlarne fin troppo.
Domenica 19 aprile, a Saiano di Cesena, Pio Sorci, conosciutissimo ciclista e sublime vigneron,(che ha al proprio attivo Campionati Italiani di Ciclocross, innumerevoli vittorie su strada, due successi nella Nove Colli) ha festeggiatoi cinquanta anni di attività agonistica. Di fonte a gigantesche porchette, immersi in fiumi di Sangiovese e Trebbiano, mentre le piade calde venivano offerte senza soluzione di continuità dalle indaffaratissime arzdore, si sono ritrovati i tanti campioni ed anonimi ciclisti che da sempre sforna la generosissima terra di Romagna. Accanto ai “mitici” Armando Barducci, (classe 1926 con sette anni di professionismo alle spalle) e Gilberto Dall’Agata (nato nel 1930 e professionista dal 1953 con quattro vittorie all’attivo), c’erano Arnaldo Pambianco (vincitore del Giro d’Italia 1961), il vivacissimo Guido Neri, Franco Magnani, Gino Berti, Lauro Sforzini, Roberto Galimberti, Romano Ceccaroni, Giancarlo Muccioli, Cesarino Soldati, Graziano Lelli, Pino Maroncelli e tanti altri che, con le loro imprese hanno contribuito a scrivere quell’umile epopea che è la storia del ciclismo.
“Era uno di quegli snervanti allenamenti ai quali ci sottoponevamo, direi quasi quotidianamente sia io che il mio concittadino Aldo Ronconi”. Racconta Vito Ortelli. “La polvere dei calanchi sulfurei ci avvolgeva impastandosi col sudore di cui erano intrise le nostre maglie di lana. Salivamo in silenzio maledicendo quel fondo scistoso che impediva ai tubolari “Clement” di scorrere agevolmente. La vetta, in lontananza, ci appariva avvolta in un abbagliante pulviscolo. Spingevamo, con professionale rassegnazione, il nostro 49x21 (un impensabile rapporto che sviluppa 4,88 metri) quando un tale avviluppato in un nero completo a doppio petto, cinereo in volto, cappello di paglia sul capo, con estrema noncuranza ci sorpassò. Notammo sbalorditi che la bicicletta da lui montata era una comunissima bici da viaggio di circa quindici chili di peso. Ci guardammo Ronconi ed io e quasi increduli allungammo il passo per togliere di mezzo lo sconosciuto.
Sport, Pasqua, Rimini. Ti dò dieci secondi per dirmi una parola che accomuna le tre appena elencate. L’hai già indovinata vero? Troppo facile.
Torna anche quest’anno sulle spiagge riminesi in occasione del weekend pasquale (dal 9 al 13 aprile) il Paganello, la Coppa del Mondo di Beach Ultimate diventata negli anni molto di più di un evento sportivo. Quella del 2009 sarà la diciannovesima edizione, la prima risale al 1991 per idea di alcuni giovani riminesi appassionati di freesbee. Andrea Ramberti, componente storico dell’ organizzazione, ci spiega con quale spirito è partita l'avventura il 16 marzo del 1991.
Il ciclismo amatoriale ha una propria cultura che affonda le radici nel passato. I nomi dei corridori (alcuni di costoro conosciuti nell’ambiente esclusivamente attraverso i soprannomi) paiono venire da un’età etnica lontana, da un tempo in cui la definizione di un individuo era tratteggiata attraverso esclusivi fenomeni esemplari (Gino Bartali il Pio; Learco Guerra la Locomotiva Umana; Vasco Bergamaschi Singapore; Darrigade il Guascone). In più questi nomi hanno il potere di sopravvivere a dispetto degli anni: nella grande roulette del cimento sono punti cardinali che hanno il compito di riagganciare un episodio, anche insignificante, alle essenze codificate dei grandi caratteri. Come si può definire un ciclista buono nelle gare contro il tempo senza paragonarlo a Jacques Anquetil? Chi è, se non Charly Gaul, il metro di paragone per qualsivoglia scalatore?
E’ considerato uno sport povero, ma ha regalato all’Italia una montagna di allori. Ed esalta prima di tutto gli uomini e la loro volontà. Stiamo parlando della canoa, che a Rimini ha la giusta visibilità grazie all’impegno e alla passione del Canoa Club. Proprio quest’anno il sodalizio compie 25 anni e per festeggiare nel migliore dei modi questo traguardo proporrà “Correva l’anno…Scorreva il fiume”, una mostra fotografiche sul Marecchia e il suo ambiente, presso la sala del Podestà in piazza Cavour. L’inaugurazione sarà martedì 7 aprile alla presenza della campionessa mondiale e olimpica Josefa Idem. Fino all’11 aprile sarà possibile vedere altre due mostre, corredate da documentari, e opere divulgative dedicate al Marecchia.
Dopo lo scappellotto rimediato 20 giorni fa nel derby casalingo con il fanalino di coda Imola, per i Crabs è arrivata un’altra sberla, questa volta più potente e con effetti tutti da valutare. Una sconfitta a Frosinone, in casa della Prima Veroli fresca vincitrice di Coppa Italia, sulla carta ci può stare, ma il modo in cui è maturata non può non far emergere un fiume di rimpianti. Dopo una partita intensa ed equilibrata, gli uomini di Sacco hanno acciuffato i supplementari sulla sirena con un coast to coast di Mc Cray per poi sprecare tutto in un overtime da thriller. Avanti di 6 (73 – 79) a 42 secondi dalla fine, i Granchi sono riusciti a sprecare tutto prima con un passi, poi regalando un rimbalzo su un tiro libero mattone di Nissim a 3 secondi dalla fine: la palla finisce a Robinson che insacca l’incredibile nuova parità (79 – 79) che manda al secondo overtime dove la Coopsette, senza Scarone out per falli, scompare e cede di netto 101 a 94.
Se è esistito, a Rimini, un personaggio il cui nome si sia legato indissolubilmente alle vicende sportive della nostra città, questi, è stato Flavio Lombardini. Classe 1904, riminese autentico, fu di volta in volta, atleta, insegnante, organizzatore. Certamente sempre un entusiasta. Nelle fotografie che lo ritraggono in età giovanile, appare come un ragazzo magro, magro. Che fosse sottile, non veniva considerato evento di particolare eccezionalità dai contemporanei. Gli italiani dei primi anni del secolo, erano abituati a tirar la cinghia. Lo stato liberale aveva ingrassato alcuni, lasciando però magra la maggior parte degli italiani.
Di ginnastica artistica non si interessa quasi nessuno nel nostro paese calciomane. Siamo provinciali, xenofili, campanilisti, parliamo di sport (il calcio) attraverso una cascata di iperboli demenziali; tutto e’ dilatato, ingigantito, tanto che viene da chiedersi se non siamo andati oltre il limite consentito all’incretinimento nazionale.
Vittorio Servedio, riminese, è stato un buon ginnasta, tanto da arrivare a vincere il Campionato Italiano a squadre, categoria junior nel 1971.
Ha meno di un quarto degli abitanti di Rimini, ed è la più piccola e tra le più antiche repubbliche del mondo. Proprio questo stato giuridico porta spesso la minuscola realtà di San Marino a trovarsi alla ribalta sulla scena internazionale. Sarà così anche il 7 marzo, giornata dedicata alle celebrazioni del Cinquantenario del Comitato Olimpico Nazionale Sammarinese, più brevemente il Cons, che sul Titano ha le stesse funzioni di ente gestore dello sport che ha il Coni per l’Italia. Sarà una giornata speciale per il movimento sportivo sammarinese che si vestirà a festa per celebrare il 50° anniversario dalla costituzione. Mezzo secolo (1959-2009) contrassegnato da molte storie ed esperienze, che nell’occasione saranno rievocate con testimonianze ed eventi in grado di rinverdire ricordi, di riscaldare passioni e sentimenti, di esternare l’orgoglio di un’appartenenza. Per onorare degnamente questa ricorrenza il Cons si sta impegnando per mettere insieme tutti gli elementi in modo da valorizzarla al massimo.
Periodo d’oro per il saltatore riccionese Nicola Ciotti che dopo aver ottenuto in Slovacchia la misura (2,30) per partecipare ai prossimi Europei indoor, si è laureato Campione italiano di salto in alto. Ai Campionati indoor disputatisi il 22 febbraio a Torino (sede anche degli Europei dal 6 all’8 marzo), Nicola è volato a 2,27 metri precedendo Alessandro Talotti e il gemello Giulio che non hanno però ottenuto la misura necessaria per partecipare alla rassegna continentale. Per il carabiniere riccionese ora l’obiettivo è il podio europeo nella gara del 6 marzo.
Sia nuovamente calcio per chi vuole. Parlare d’altro forse non conviene. Rifugiamoci, pertanto, nel nostro microcosmo pallonaro ed esaltiamoci di fronte alle prestazioni che il Rimini del professor Selighini, il quale, per un curioso destino, ha affrontato, sabato 24 gennaio, sul bagnatissimo tappeto erboso del “Romeo Neri”, il decaduto Parma, in cui esordivano sia il bomber Vantaggiato che il geometra Lunardini, atleti che fino a poche ore prima avevano indossato con onore la casacca biancorossa della Rimini Calcio.
Pazzo, spettacolare, incerto. Chi, dopo le prime giornate di ritorno del campionato di Legadue si aspettava di delineare finalmente valori e classifica, si dovrà ricredere e rimandare i pronostici a data da destinarsi. Sconfitte le prime sei della classifica (capolista Varese compresa), avanzano le “piccole” creando un gruppone di 13 squadre in 6 punti (dai 14 di Brindisi terzultima ai 20 di Reggio Emilia seconda), tutte ipoteticamente in lotta per i play off ma con un occhio ai 12 punti dell’ultimo posto, per il momento in coabitazione tra Pistoia e Imola.
Riprende il campionato dopo la lunga sosta e nella difficile trasferta di Pisa, il Rimini, mette a segno la quarta vittoria consecutiva, ottenuta lontano dalle mura amiche. Si tratta di un vero e proprio record. Nel recente passato (la gestione Acori, per intenderci), al primo anno di serie B, i biancorossi riminesi risultarono vincenti in trasferta soltanto in due occasioni; nel secondo i successi esterni furono complessivamente sei, ma non ci furono mai quattro vittorie in sequenza. All'Arena Garibaldi, nella notte di lunedì 12 gennaio, di fronte ad oltre novemila spettatori, i ragazzi del professor Elvio Selighini, hanno saputo disputare una partita nella quale hanno mostrato maurità riuscendo, per tutti i novanta minuti di gioco, a far circolare la palla ad effettuare pressing sui giocatori avversari, permettendosi ripartenze brucianti e creando innumerevoli occasioni per andare in gol.
Proprio una bella prova quella dei Crabs di sabato sera contro l'Harem Scafati.
E' vero che i campani sono stati orfani della loro bocca da fuoco Davis, veramente poco incisivo nonostante i 16 punti iscritti a referto. Ma contro una compagine ospite mai doma, i riminesi hanno condotto una gara autorevole, sempre avanti e con la capacità di controllare i ritorni di fiamma degli avversari.
La cura Sacco c'è e si vede.
Tre vittorie filate dopo il quasi-blitz di Soresina di cui due lontano dalle mura amiche: così i Crabs si ritrovano lontani dal fanalino di coda, a due punti sia dalla zona retrocessione che dalla quella play off. Tutti ci avremmo messo la firma, quando il coach pesarese è subentrato in corsa a Cedro Galli sei turni fa. Ci potevano tranquillamente stare anche due punti in più e non dimentichiamo che su sei, il buon Giancarlo ne ha giocate in casa solo due.
Sabato 13 dicembre, sul campo del Grosseto, il Rimini ha inanellato la terza vittoria esterna consecutiva. 3 – 1 il risultato finale. Grazie ai tre punti conquistati i biancorossi del professor Selighini si issano a quota 22 ed abbandonano, in tal modo, i pantani infidi del fondo classifica.
Se vi capita sottomano una vecchia e preziosa raccolta della storica rivista "Motociclismo", buttate un occhio al numero del Gennaio 1970 dedicato al Salone di Milano. La copertina è dominata da una delle principali novità di quell'anno, la Suzuki Titan 500, al cui fianco è immortalata una bella bionda con il classico look dell'epoca, entrambe in livrea dorata: bel colpo, non c'è che dire, e di sicuro effetto!
Yacht su misura dal nord Europa. A Rimini Adria Yachts s.r.l. è una agenzia nautica di vendita e rimessaggio specializzata nell'importazione dei migliori cantieri nautici tedeschi e scandinavi. La ditta è nata nel 1970 dall'entusiasmo dei tre soci riminesi che iniziarono l'attività costruendo nel cantiere di Rimini in Sinistra del Porto imbarcazioni a vela di grosse dimensioni
Due considerazioni sull'impresa della Coop7 a Rieti. La prima è che quella partita non è stata falsa. D'accordo, era morto in settimana Sojorner, mito indimenticabile del basket reatino, ma non per questo una squadra gioca male; meglio ricordare che le due compagini erano affiancate a quota 4.

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