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Alla fine il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, è sbottato così: "E' deprimente vedere come, di fronte ad una situazione di emergenza senza precedenti che ha colpito la Romagna in questi giorni, l'attenzione dei mezzi di comunicazione che non siano locali, enfatizzi soprattutto i problemi di Roma, che sarà la capitale, abitata da milioni di persone, ma che pure si trova a fronteggiare, in fin dei conti, una nevicata di qualche centimetro. Lo dico perchè credo meriterebbe almeno la stessa attenzione il disagio delle decine di famiglie isolate nelle nostre colline ed in altre zone d'Italia, e la straordinaria storia di volontà personale e solidarietà, costruita ora per ora dal prodigarsi delle tante persone che ormai da 5 giorni lottano ininterrottamente per far fronte a questa situazione gravissima".
Una maggiore "attenzione dei mezzi di comunicazione" avrebbe aiutato non più di tanto Lucchi e tutti gli altri sindaci alle prese con l'emergenza neve. Eppure questa disattenzione fa male. E non c'è neppure da credere che Lucchi sia "invidioso" degli obiettivi puntati sul suo collega Alemanno.
Se non sei in televisione non esisti. Era capitato per le alluvioni in Veneto: dopo tre giorni durante i quali la notizia non stava nei primi titoli dei tg, gli alluvionati hanno cominciato a inveire. Non per avere più aiuti (che anzi la loro vanteria era di "cavarsela da soli", di non essere assistiti, anche quando era vero l'esatto contrario), ma solo perché nessuno parlava di loro.
C'era una volta la "smettitura" del maiale. Un rito sacrale e ancestrale, che la fede cristiana associò al culto di Sant'Antonio Abate. C'era una volta, ma la smettittura c'è ancora, grazie al Consorzio macellerie Verde & Sole che per il quarto anno consecutivo fa rivivere la tradizione organizzando e' baghin in tla piaza, un'iniziativa promossa da CNA Alimentare con il patrocinio del Comune e della Provincia di Rimini.
Domenica 19 febbraio, dalle 10 alle 21, piazza Cavour diventerà una vera aia contadina, mentre l'area della Vecchia Pescheria tornerà, tornerà alle atmosfere di un tempo: infatti, proprio qui fino agli anni '50 era concentrata la maggior parte delle macellerie del centro.
La giornata sarà un'occasione per degustare e acquistare prodotti scelti e genuini, le migliori specialità di carne e salumi nelle tensostrutture appositamente allestite, ma non solo. C'è tanto da imparare e tanto per divertirsi, soprattutto per i bambini. Per esempio assistendo (al mattino) alla dimostrazione dell'antica arte della "smettitura". E proprio ai bambini sono dedicate animazioni e giochi, senza contare il gusto di passeggiare fra gli animali da cortile, portati in piazza con paglia fieno e tutto quanto occorre a una vera fattoria.
Laboratori gratuiti di artigianato artistico si svolgeranno dalle 10 alle ore 12 e dalle 14.30 alle 16.30: "Tele e stampe con Sabrina Luzzi, "Foto di creta" con Veronica Zavoli, "Lana&ceramica" con Manuela Luce e la costruzione di animali di pezza con Tania e Valentina Fabbri.
Non tutti sanno che da alcuni anni nella provincia di Rimini sono attivi corsi di danza africana e di percussioni! Da ottobre infatti sia al centro Totem di Viserba che all'Aulos di Rimini sono iniziati i corsi per principianti e non. Con l'espressione danza africana si fa riferimento ad un insieme molto eterogeneo e vasto di fenomeni coreutici ed espressivi il cui trade d'union è la musica. Queste danze costituiscono spesso nelle società di tipo tradizionale un sistema di simboli condiviso dai membri della comunità che permette loro di comunicare ed elaborare culturalmente i principali eventi della vita individuale e sociale. Le nascite, i matrimoni, i funerali sono spesso celebrati attraverso di essa. La danza africana ha un ruolo fondamentale nella vita di tutti i giorni, è un modo per esprimere con ritmo e gesti ogni ricorrenza; le tribù africane hanno un ritmo, un movimento, un gesto diverso per ogni ricorrenza: uno per richiamare la pioggia, uno per festeggiare un matrimonio, uno per accompagnare il defunto nel suo viaggio. La danza africana si diffonde in Europa negli anni settanta grazie ad artisti africani che si differenziano per appartenenza culturale e per la personale ricerca artistica.
«La mia quarta figlia, 18 anni, ha iniziato un lavoro molto semplice, molto bello», ha detto Francesco Rutelli giovedì scorso a Otto e 1/2, sollecitato da Lilli Gruber (se si può usare questo verbo quando intervistatrice e intervistato sono palesemente pappa e ciccia).
Si parlava della monotonia del posto fisso, la prima vera cacca pestata dal presidente Monti dall'inizio del mandato. Il professore, che peraltro non ha mai fatto nulla per farsi credere vicino ai problemi della gente comune, ignorava che la gioventù italiana non è fatta solo di irrequieti cervelloni poliglotti pronti a rimbalzare fino a 40 anni da un continente all'altro inseguendo carriera e successo, ma anche di ragazzi che vogliono semplicemente guadagnarsi da vivere dove sono sempre vissuti, e con la stessa tranquillità che nel corso della vita ha dato loro il posto fisso (e poi la pensione) dei genitori.
Se non sei abbastanza sicuro di te stesso, cerchi la sicurezza fuori: nel lavoro, che non deve chiederti molto ma nemmeno darti troppo poco; nella famiglia dalla quale non esci se non quando la puoi replicare esattamente, cioè solo da sposato e con casa di proprietà situata a pochi metri di distanza; negli amici, gli stessi da una vita. E' un delitto aspirare al poco-ma-sicuro, alla mediocritas anche se non è aurea quanto a valore monetario? No, e chi la vuole deve poterla ottenere, in un paese normale.
Sabato 11 febbraio si svolgerà in tutta Italia la XII Giornata Nazionale di Raccolta del Farmaco. Recandosi nelle farmacie che espongono la locandina del Banco Farmaceutico si potrà acquistare e donare a chi oggi vive ai limiti della sussistenza un farmaco da banco (per cui non è prevista ricetta). A beneficiare dell'iniziativa da noi saranno le oltre 1500 persone che quotidianamente vengono assistite dai 22 enti caritatevoli convenzionati con il Banco Farmaceutico onlus nella provincia di Rimini, dove sono 32 le farmacie che aderiscono all'iniziativa, presidiate sabato da 250 volontari che spiegheranno l'iniziativa ai cittadini. Sarà inoltre possibile chiedere consiglio ai farmacisti sul tipo di farmaco da scegliere tra quelli maggiormente necessari agli Enti assistiti. In 11 anni grazie alla Giornata sono state raccolte oltre 27.500 scatole di medicinali per un valore di circa 140.000 euro. Info: Fondazione Banco Farmaceutico onlus - www.bancofarmaceutico.org;
La regione ha messo mano alle Ato e promette risparmi per quasi un milione di euro nei costi di funzionamento, soldi che saranno destinati al miglioramento del servizio idrico e di raccolta rifiuti. L'Ato - Ambito territoriale integrato, è l'organismo pubblico che deve controllare qualità e tariffe di servizi pubblici essenziali, come acqua e gestione dei rifiuti. La riforma approvata lo scorso dicembre a Bologna prevede il superamento delle 9 Ato esistenti per riunirle in un'unica Agenzia per tutta la regione. I costi massimi di funzionamento del nuovo organismo sono quantificati in 3,9 milioni (970 mila in meno rispetto a prima). "Un'unica Ato, anziché nove - spiega Simonetta Saliera, vicepresidente della Regione e assessore con delega alla Regolazione dei Servizi Pubblici locali - sarà uno strumento formidabile in mano ai sindaci per rendere più forte il ruolo pubblico in settori così delicati e di grande attenzione per i cittadini come l'acqua e i rifiuti e avrà anche il merito di aumentarne la partecipazione, visto che ogni Consiglio locale dell'Ato dovrà assicurare la consultazione delle organizzazioni economiche, sociali, ambientali, sindacali e degli utenti".
Dal 25 al 28 febbraio alla Fiera di Rimini c'è "Sapore - Tasting Experience. Gusti riti tendenze 24 ore fuori casa". Fanno parte di Sapore il MIA, sezione dedicata ai prodotti per il catering, alle specialità alimentari italiane ed estere, ai prodotti biologici e senza glutine; Un´area specifica è dedicata alla pizza con concorsi, dimostrazioni e lezioni sulle farine alternative e sui prodotti per celiaci. Inoltre, a Sapore c'è la rinnovata "Selezione Birra, Beverage & Co.", per gli operatori in tutti i campi delle bevande. Infine, "MSE - Mediterranean Seafood Exhibition", incentrata su tutta la filiera ittica mediterranea.
In mezzo a questa neve, il vero inizio dell'anno del drago, si mescolano auspici positivi e negativi. Si tratta di indici, cioè fatti che sono causati da altri fatti e che 'puntano' alle proprie cause da una parte e ai propri effetti dall'altra.
Mi pare di vedere che il nuovo sta timidamente spuntando come un bucaneve, ma con la forza di ciò che cresce, mentre il vecchio appare ancora minaccioso e forte, ma ha la debolezza di ciò che tramonta.
Le cause di questo cambiamento sono fuori dall'Occidente, anche se la crisi è esplosa nel suo cuore: USA, Europa e Giappone. Di fatto, si tratta di uno spostamento di equilibri di dimensioni epocali: enormi aree del mondo, come la Cina, l'India e l'America Latina, stanno accorciando la distanza di reddito, di benessere e di istruzione che le separava dai paesi sviluppati. Questo coincide con una loro crescita economica maggiore della nostra, che si è trasformata in recessione in quei paesi, come l'Italia, che non hanno saputo restare competitivi.
Da tempo scrivo che questa non è una crisi dopo la quale torneremo come prima. Non torneremo mai più come prima. E' bene mettercelo in testa. Fino a qualche mese fa si sentiva dire sui media "Quando la crisi finirà"... ma questo modo di dire se ne è andato con il governo Berlusconi. L'arrivo di Monti ha fatto capire che non era il caso di starsene ad aspettare che passasse la nottata.
Parafrasando il noto proverbio, si potrebbe dire "nevica sul bagnato". L'abnorme imbiancata, che mentre scrivo sta ancora martoriando l'Italia, è infatti giunta a ridosso dell'altra grande gelata che aveva colpito vasti settori dell'economia nazionale e molteplici aspetti del vivere sociale, causata dalle serrate "piccolo-padronali" di autotrasportatori, pescatori, taxisti e "agitatori di forconi". Chi più, chi meno, queste categorie manifestano legittimo disagio per le ricadute di una crisi destinata a durare, aggravate dall'effetto di talune misure del Governo Monti, non tutte inevitabili. Ciò premesso, c'è però da essere pessimisti sul futuro di un Paese dove le ragioni di quanti hanno drammatici motivi per disperarsi - cinquantenni cassaintegrati o licenziati, giovani disoccupati o precari, pensionati alla fame - sono ridotte a flebili sussurri, o perfino oscurate, dal chiasso di chi punta unicamente sull'altrui danneggiamento per veder risolto il suo problema particolare, se non addirittura per rivendicare "il diritto" a mantenere grandi o piccoli privilegi.
Si ha la sensazione che cresca ogni giorno il numero degli Italiani tentati dall'abbandono di due capisaldi della democrazia: il principio di legalità e il senso di responsabilità individuale; e che l'epicentro di tanto degrado civile continui a essere quell'Italia che, dopo aver generato il fenomeno Berlusconi, ne rifiuta oggi il declino. Il collante farlocco glielo fornisce l'antipolitica, che demonizza con l'epiteto mistificatorio di "casta" tutto ciò che, da Roma a Mondaino, abbia a che fare con l'impegno politico, incurante di ogni distinzione fra chi lo svolge con onore e chi ne fa mercimonio. È una vera e propria istigazione al "suicidio collettivo della ragione", ispirata da ben altre "caste" - affaristiche, giornalistiche, burocratiche - che "la buttano in cagnara" per distogliere l'attenzione da loro privilegi e soprusi, con il supporto dell'ideologia parafascista del grillismo, del rozzo narcisismo dei Santoro e dei Travaglio e, naturalmente, dei conati di eversione legaiola, più di Bossi che di Maroni.
A livello nazionale i temi impellenti sono ovviamente quelli della crisi: fisco, tagli, credito, liberalizzazioni, lotta ai privilegi, e soprattutto come tornare a far crescere le imprese. Abbiamo chiesto al sindaco di Rimini cosa e come si può fare a livello comunale, allargando il discorso agli altri temi che più premono ai cittadini. Signor Sindaco, per dirla alla riminese, "come butta"?
"Gli ultimi mesi ci hanno restituito un clima e parole d'ordine, così traumatiche e devastanti da farci rimbalzare indietro di 60 anni. Paghiamo, tutto in una volta, il conto salato per le pigrizie, le furbizie, il galleggiare. Paghiamo soprattutto l'incapacità strutturale di riconoscere e far crescere a sistema produttivo ed economico i nostri ineguagliabili talenti, paghiamo il non premiare merito e innovazioni ma rendita e corporazioni. La crisi assale i cittadini e gli Enti locali. Ma la crisi che si legge sui giornali si tocca con mano dentro e dietro casa. E' qui, dove di fatto poi abitiamo, che si stanno scaricando gli effetti reali della crisi".
Cosa si può fare per ambiente, welfare, scuole, cultura?
"In questo quadro i Comuni, e quindi il Comune di Rimini, diventano gli avamposti dei servizi, della coesione sociale e della tenuta di civiltà entro cui le famiglie, le imprese, i bambini, gli anziani cercheranno rifugio, sostegno, conforto. Esplodono i bisogni, aumentano le aspettative, diminuiscono radicalmente le risorse. Queste sono le nostre priorità, anche se a tutt'oggi, nonostante tre manovre e una legge di stabilità, il quadro normativo sulle risorse ha ancora punti oscuri. Per la serietà che dobbiamo ai riminesi, dato il quadro in evoluzione gli studi e le proiezioni sulle entrate, non abbiamo ancora deliberato lo schema di Bilancio in Giunta da sottoporre all'approvazione del Consiglio per poi magari modificarlo perché non studiati al millimetro tutte le entrate possibili con tutti gli strumenti a disposizione".
È stato presentato martedì a Roma il Portale integrazione migranti www.integrazionemigranti.gov.it. Scopo del sito è fornire ai migranti, ma anche agli operatori del settore, tutte le informazioni necessarie su apprendimento della lingua italiana e accesso al lavoro, mediazione interculturale e integrazione. Il portale permette persino di seguire online i corsi di italiano per ottenere il permesso di soggiorno. Il progetto, cofinanziato dal Fondo europeo per l'integrazione di cittadini di Paesi terzi, è sorto sotto il coordinamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, in collaborazione con il Ministero dell'Interno, il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, e quello della Cooperazione internazionale e integrazione. A supportare l'iniziativa, inoltre, ci sono le agenzie Isfol e Italia Lavoro. Il sito purtroppo è poco accessibile per le persone straniere. Sono presenti alcune parti multilingue ma il portale è interamente in italiano. Ma pare che, dal mese di febbraio, il sito si avvarrà anche del contact center di Linea Amica che risponderà in italiano, inglese, francese e spagnolo.
Si è costituito lo scorso 12 gennaio il Direttivo provinciale di Rimini all'interno dell'Associazione Nazionale Trasporti Alternativi (A.N.T.A.) trasporto persone con trenino.
Il Direttivo provinciale si compone di 5 imprenditori che operano nel settore del trasporto persone con mezzi alternativi (trenini), titolari di imprese situate nella provincia di Rimini - da Bellaria e Gabicce - ed ha scelto di farsi rappresentare sindacalmente da CNA Rimini. Tutte le imprese del settore ubicate sul territorio provinciale fanno parte del Direttivo e i trenini in totale sono 20.
Attivi nella stagione estiva, i trenini sono presenti in Riviera dal 1989, i primi in Italia, e vengono utilizzati soprattutto dai turisti per visitare le città della costa tanto che su tutti è presenti una guida in più lingue per illustrare al meglio monumenti e bellezze del nostro territorio. All'utilità uniscono l'economicità (una corsa di un'ora con possibilità di sosta costa 3,5 euro con prezzo bloccato da diversi anni) e il rispetto per l'ambiente in quanto sono tutti mezzi alimentati GPL euro 4 con filtro anti particolato.
Due anni di recessione per l'Italia, stagnazione ormai quasi certa anche per la nostra regione. E da noi? Salvatore Bugli, vice presidente della Camera di Commercio di Rimini e Direttore provinciale di CNA, invita al "calma e gesso": «In momenti come questi occorre la massima consapevolezza degli enormi problemi cui ci troviamo di fronte. Ma da qui dobbiamo ripartire con la piena coscienza anche delle nostre forze e delle nostre potenzialità».
Esiste una parola d'ordine, un concetto base cui poter affidarsi? «Sicuramente - risponde Bugli, ed è quello di fiducia. Intesa non come negazione della difficilissima realtà, ma fiducia nelle risorse di questo territorio, che non sono poche né dal punto di vista delle risorse umane che dei capitali. La botta è stata dura, la risalita sarà durissima, ma il cammino mi pare intrapreso. Certo occorre creare le condizioni per una ripresa, non basta star fermi in attesa che passi la bufera».
Quali condizioni? «Innanzi tutto, e non a caso, torna la parola "fiducia": in questo caso è quella che le banche devono tornare a concedere alle imprese. Che se messe in grado di farlo, hanno dimostrato di sapersela giocare su tutti i mercati. Basti guardare i risultati dell'export, anche per le medie e piccole imprese del nostro territorio. Occorre poi creare occasioni di lavoro e di fare impresa, spezzando le barriere di burocrazia, inefficienza, pressappochismo e sprechi che per tanti anni hanno ritardato la nostra crescita. Ma anche tornando a far circolare denaro, rimettendo in moto un minimo di lavori pubblici che, fra l'altro, se non eseguiti fra breve presenteranno il conto sia in termini di carenze infrastrutturali, peraltro già non indifferenti, sia di vera e propria sicurezza del territorio».
E' possibile anche a livello locale? «Intanto dallo Stato va riconosciuto ciò che a livello locale è strategico, vitale.
E' ancora difficile parlare d'altro che della catastrofe della Concordia e dell'angoscia per William e la piccola Dayana, i due riminesi che, mentre scrivo, risultano ancora dispersi. A meno di un mese dall'anniversario della scomparsa di Elvira Casadei, l'avvocata riminese perita nello tsunami del 2004, che per qualche giorno rimase nel registro dei dispersi, riviviamo la stessa apprensione, nella speranza, sempre più fioca, di un esito meno tragico.
I riminesi sono giramondo, si sa, soprattutto in inverno. Pur attaccatissimi alla loro città, colgono tutte le occasioni per mettere un cornetto fuori stagione al caro vecchio mare di casa. Non sono certo loro a mandare in crisi le agenzie di viaggio, anche se sono sempre più numerosi i cacciatori di last-minute in rete. E' statisticamente inevitabile che anche Rimini paghi il suo tributo alle (fortunatamente rare) disgrazie che colpiscono i luoghi del turismo globale, dalle spiagge della Thailandia alle grandi navi da crociera, considerate così sicure e a prova di incidente che spesso vengono proposte alle famiglie con bambini come alternativa al solito villaggio vacanze, di cui sono la versione galleggiante.
Ma quando scopriamo che in una sciagura come quella di Phuket del Giglio è coinvolto qualche riminese, adulto o bambino, è come uno shock collettivo. Reso più acuto dal fatto che anche Rimini è un luogo, seppure un po' appannato, del turismo di massa. Noi cresciamo fra alberghi, stagionali, balli di gruppo e animatori, l'accoglienza ce l'abbiamo nel sangue e ci sentiamo a casa nostra, più di altri viaggiatori, in qualunque resort o spiaggia o crociera del mondo. Ci fidiamo, perché sappiamo come funziona la baracca, il turismo ce l'abbiamo nel Dna. Che succeda qualcosa a noi, gli anfitrioni d'Europa, quando indossiamo una volta tanto i panni dell'ospite, oltre che una disgrazia sembra un tradimento.
Uno dei peggiori difetti della nostra cultura nazionale è l'oscillazione drammatica tra disperazione ed euforia. Anche se andiamo poco a teatro, siamo il paese della tragedia (in particolare lirica) e della commedia (in particolare dell'arte). Anzi, forse non andiamo a teatro perché lo facciamo quotidianamente.
Questo carattere italico dovrebbe farci preoccupare per la tanto conclamata 'seconda fase' dell'esecutivo 'd'emergenza'.
Prendiamo i tassisti. Certamente, i prezzi dovrebbero essere ritoccati verso il basso, e i margini di guadagno sono ancora troppo alti (quelli veri). Un taxi non può essere una rendita. Il taxi deve essere accessibile anche in provincia e agli anziani, non solo a chi si fa rimborsare dall'azienda. Il taxi deve essere un mezzo di trasporto come gli altri. Bisogna sfruttare il vantaggio che, mentre il biglietto del bus si moltiplica per i viaggiatori, il taxi si divide. Ci sono molte soluzioni. Per esempio abbonamenti su tratte fisse fatti a gruppi di 3-4 persone che ogni giorno alla stessa ora vanno e tornano dal lavoro. Internet può servire a trovare persone dello stesso quartiere o strada che fanno quotidianamente lo stesso percorso.
Riceviamo e pubblichiamo:
buonasera
noto che nel numero 677 manca il commento dell'arresto dei 18 tunisini spacciatori del 20.12, tunisini arrivati e accolti in Italia con il titolo di "liberatori".
Spero di leggerla nel prossimo numero.
Grazie per l'attenzione.
Paolo Rossi
Grazie a Lei per la segnalazione. Ma possiamo, per completezza dell'informazione, aggiungere qualche dettaglio? Per esempio, che l'operazione anti-spaccio si è svolta nel Borgo Marina di Rimini. Dove era stata vivacemente sollecitata prima, calorosamente applaudita poi, innanzi tutto da un comitato composto in gran parte da stranieri, in maggioranza Bengalesi.
E proprio in questo giorni nel Borgo Marina sono partiti nuovi lavori per i marciapiedi e l'illuminazione, mentre altri sono previsti per piazzale Cesare Battisti e via San Nicolò. Opere sollecitate dai residenti, italiani e stranieri, anche durante una festa multi-etnica che aveva posto fine all'ennesima speculazione a sfondo non certo universalista.
Ma torniamo al signor Rossi: non Le viene il dubbio che con un reato non c'entri un bel nulla sia dove è nata la vittima, sia da dove arriva il colpevole?
Prendiamo l'orrendo delitto di Roma, l'uccisione di un padre e della sua figlioletta che teneva in braccio. Agghiacciante il fatto, ma le reazioni? Di ora in ora, secondo le piste imboccate dalle indagini, l'indignazione cambiava addirittura colore politico. "Gli assassini parlavano italiano, anzi romano": sdegno anti-razzista dalle parti della sinistra: vedete come ammazzano i cinesi solo perché stranieri? Ma appena trapela che la povera madre superstite avrebbe fatto cenno ad aggressori slavi, è dalle parti della destra che, tirato un sospiro di sollievo, si può dar via libera al l'esecrazione: vedete, siamo alle solite, dall'est importiamo solo delinquenti, Che si consolida quando viene spiccato il mandato di fermo verso due magrebini.
Giunto alla XXXIII edizione, il SIGEP - Salone Internazionale Gelateria, Pasticceria e Panificazione Artigianali, che si svolgerà a Rimini Fiera dal 21 al 25 gennaio, si conferma la fiera più importante al mondo nel settore della gelateria artigianale, e ìvetrina europea primaria del dolciario artigianale consolidando il suo posizionamento anche nel settore della panificazione artigianale.
In rassegna tutte le novità quanto a materie prime e ingredienti, impianti e attrezzature, arredamento e servizi per gelateria, pasticceria e panificazione artigianali.
Sezioni tematiche, concorsi internazionali e campionati, dimostrazioni, corsi e seminari di aggiornamento, esposizioni, concorrono a farne un unico grande evento.
"Come sono eleganti i cani qui a Rimini!" si meraviglia l'amica milanese a passeggio per Piazza Tre Martiri. La guardo sospettosa, chiedendomi se il complimento non sia un'offesa mascherata. Sinceramente, non mi ero mai accorta che i cani malatestiani fossero più eleganti di quelli di altre città. Mi è capitato di vedere cani nelle mie recenti trasferte a Milano o a Roma, e come eleganza mi pare fossimo lì. Diciamo pure che una gattofila non è un giudice imparziale in materia di stile canino, convinta com'è che, quanto a naturale eleganza, il felino più derelitto ripescato da un bidone distacchi di varie lunghezze un pluridecorato levriero afghano. Ma la mia amica, una giornalista cosmopolita ed esperta di mode, nonché amante dei cani, non si riferiva all'andatura, alla purezza di linee o ai "bau" particolarmente melodiosi, ma proprio all'abbigliamento.
Ha notato chihuahua in bomber, bassotti in loden e yorkshire impellicciati con giacchini delle dimensioni di un toupet. Per non parlare degli accessori, guinzagli e toy-bag, debitamente coordinati e firmati. Nemmeno nella Fifth Avenue, assicura la mia amica, si vedono cani così in ghingheri. Ho sempre dubitato che vestire i cani sia una delle moderne opere di misericordia corporale. Di solito mi si replica che alcune razze di piccola taglia e dal pelo rado hanno un oggettivo bisogno di essere protette dal freddo. E allora mi domando chi abbia avuto la diabolica idea di selezionare cani che congelano a otto gradi centigradi. Dovrebbe esserne consentita la vendita solo nelle zone tropicali, dove potrebbero girare tutto l'anno nudi come mamma cagna li ha fatti
Si parla molto di immigrazione, di integrazione nella società e nel mondo dello studio e del lavoro. I giovani immigrati di seconda generazione devono affrontare la differenza tra la cultura di origine e quella del nuovo paese, oppure la differenza tra il modo di pensare in famiglia, molto legato alla tradizione del loro paese, e il modo di vivere dei loro coetanei, modi spesso contradditori per gli immigrati di nuova generazione. Questi problemi, legati anche ad un'età così detta "difficile", come sono affrontati dai giovani e come li aiuta la società italiana? I giovani italiani sanno che esiste uno spazio dedicato a loro, che possono frequentare e avere un sostegno da parte del servizio sanitario di Rimini. Anche i giovani stranieri conoscono questo spazio, perché il servizio è aperto a tutti. Nei nostri paesi spesso mancano servizi di questo genere ed è importante che i ragazzi sappiano che qui esiste un punto dove possono essere aiutati a capire e conoscere se stessi.
Cos'è lo "Spazio giovani"?
E' un servizio rivolto a ragazzi/e di età compresa tra 14-21 anni per avere informazioni e consulenza su tematiche psicologiche e relazionali (problemi ginecologici, contraccezione, gravidanza), vengono attuati interventi di educazione sanitaria e sessuale.
Gli eventi legati al governo nella Repubblica italiana hanno da sempre lo stesso andamento. Per tempi lunghissimi Parlamento ed Esecutivo si gingillano in discussioni interminabili e producono leggi per lo più inutili o semplicemente dovute. Poi, di colpo, ci si accorge che c'è un'emergenza e allora le leggi fioccano come frustate sulla schiena dei sudditi, senza quasi il tempo di fiatare.
Il continuo ripetere che la democrazia non è sospesa da parte di chi ha architettato e sostiene questo governo è il tentativo di convincerci che è così. Ma non è vero.
La democrazia non sta nel rispetto formale della Costituzione.
La Costituzione è uno strumento della democrazia, ma non la edifica da sola. La Costituzione dice che il popolo elegge il Parlamento, e il Parlamento vota un governo. Con questi strumenti si ottengono i veri obiettivi: l'alternanza dei governi contro la dittatura e il potere dei programmi e non degli uomini. La Costituzione non può obbligare all'alternanza. Questo significa che un Parlamento può avere sempre la stessa maggioranza e lo stesso governo? In teoria sì. In pratica no.
La Costituzione può dire che una maggioranza deve proporsi con un programma e che i governi si valutano in base al rispetto di esso? No, non può farlo perché è impossibile definire in termini di legge un programma e come si debba rispettare.
Ma una Costituzione democratica serve proprio a consentire il cambio di governo senza morte né violenza. In Corea del Nord e nell'URSS di Stalin solo la morte poteva cambiare il dittatore. Eppure si votava. In Cile e nella Spagna di Franco idem. In Egitto e in Libia solo la violenza ha potuto portare al cambiamento. Eppure si votava.
Babbo Natale quest'anno ci ha portato un cane o un gattino? Certo entrerà a far parte della famiglia a tutti gli effetti, regalando affetto disinteressato e benessere mentale e fisico. In cambio, andrà trattato con rispetto e attenzione per tutelarne la salute e renderne sicura la coabitazione con gli amici umani. «Innanzitutto» ci spiega la dott.ssa Rita Tonelli della Farmacia Comunale n. 2, «la scelta dell'animale da portare a casa andrebbe sempre fatta in relazione agli spazi e alle situazioni familiari. E curando l'igiene e l'alimentazione dei nostri amici a quattro zampe (evitando ad esempio il consumo di carne cruda) si può tranquillamente convivere, godendo della loro compagnia e del benefico effetto soprattutto per i bambini - che andrebbero educati sin da piccoli alla presenza e al rispetto degli animali - e per gli anziani; a questo proposito i cardiologi raccomandano la passeggiata quotidiana con il cane come prevenzione delle patologie cardiovascolari. Personalmente ho avuto sempre la compagnia dei gatti fin dall'infanzia e non saprei vivere felicemente senza di loro!» Qualche "istruzione per l'uso"? «Tenendoci alle specie più comuni, per quanto riguarda i cuccioli di cane e gatto occorre un'attenzione particolare ad integrarne l'alimentazione con prodotti specifici per la crescita e lo sviluppo, per prevenire ad esempio problemi di rachitismo o alle articolazioni. Sotto il profilo della prevenzione è necessaria una visita veterinaria preliminare per la profilassi delle parassitosi intestinali, cui seguiranno le vaccinazioni consigliate. Per i gatti si tratterà di vaccini unici per leucopenia e forme respiratorie ed eventualmente per leucemia in caso di animali con contatti esterni, per i cani dei vaccini contro cimurro, epatite e leptospirosi.
Gli eventi legati al governo nella Repubblica italiana hanno da sempre lo stesso andamento. Per tempi lunghissimi Parlamento ed Esecutivo si gingillano in discussioni interminabili e producono leggi per lo più inutili o semplicemente dovute. Poi, di colpo, ci si accorge che c'è un'emergenza e allora le leggi fioccano come frustate sulla schiena dei sudditi, senza quasi il tempo di fiatare.
Il continuo ripetere che la democrazia non è sospesa da parte di chi ha architettato e sostiene questo governo è il tentativo di convincerci che è così. Ma non è vero.
La democrazia non sta nel rispetto formale della Costituzione.
La Costituzione è uno strumento della democrazia, ma non la edifica da sola. La Costituzione dice che il popolo elegge il Parlamento, e il Parlamento vota un governo. Con questi strumenti si ottengono i veri obiettivi: l'alternanza dei governi contro la dittatura e il potere dei programmi e non degli uomini. La Costituzione non può obbligare all'alternanza. Questo significa che un Parlamento può avere sempre la stessa maggioranza e lo stesso governo? In teoria sì. In pratica no.
La Costituzione può dire che una maggioranza deve proporsi con un programma e che i governi si valutano in base al rispetto di esso? No, non può farlo perché è impossibile definire in termini di legge un programma e come si debba rispettare.
La mamma dei cretini, che come dice il proverbio è sempre incinta, in passato era solita sospendere la sua deleteria figliatura da Natale all'Epifania, mentre quest'anno non l'ha fatto.
Ecco perché Sgarbi ha appena indetto un concorso per sole donne dai 25 ai 45 anni. A miss qualcosa? No, a vicesindaco di Salemi, la masochista città siciliana che l'ha eletto Sindaco; e che ora avrà un vicesindaco di adeguata levatura: 90-60-90.
Notevole pure l'exploit di uno "sgarbiano della sottospecie coatta", il Corona monumento alla scemenza maschile, fidanzato a un'attricetta che a sua volta lo è all'insulsaggine femminile. Non contento di andare prima o poi in galera per un'infinità di altri reati, s'era messo a frodare le Autostrade con uno stratagemma diabolico e insieme stupido: diabolico, perché passando il casello Telepass con la sua "sborona" Bentley attaccata all'auto che la precedeva, evitava di pagare il pedaggio; stupido, perché la sua testa di paparazzo non immaginava l'esistenza delle telecamere di servizio.
Alla suddetta mamma hanno però dato le maggiori soddisfazioni i caporioni della Lega, che non più assillati dall'obbligo governativo di fingere un barlume di civile normalità, oggi alternano scomposti bivacchi parlamentari al felice ritorno a sguazzare nei maleodoranti pantani della loro inventata "padania", osannati da una marmaglia ragliante a cui non manca mai lo scemo che esibisce un ridicolo copricapo con le corna.
Young immigrants of second generation have to face the difference between their original cultural and that one of the new country, or the difference between their family way of thinking, deeply linked with the tradition of their country, and the way of life of their peers. How young people, in this difficult age, faced this problems and how Italian society help these youngs? Young Italians know that exist a place for them, where have a support from Rimini's Health Service. The young foreigners know this place, because the service is everybody.
What is "Spazio Giovani"?
It's a service for young in an age between 14-21 years old, where can have information and consulence about psycological and relational themes (gynecological problems, contraception, pregnant), and receive an education about health and sex.
Who is working there?
Qualified persons: social assistent, psychologist, midwife, gynecologist, health assistant, sociologist and dietist who can talk with you with trust and serenity.
Who is this service for?
Anche da noi c'erano le "vedette", come nei Quartieri Spagnoli. Ma sorvegliavano i quartieri della Marina e non per avvistare le retate della polizia, ma quelle della "Sienda", intesa come Azienda di Soggiorno. Quando all'orizzonte si profilava l'uomo della Sienda, era il fuggi fuggi. Perché tutti in estate vivevamo come in Russia, applicando la formula della coabitazione: la famiglia si restringeva in metà della casa, per ospitare i "forestieri" nell'altra metà. Ma alcuni erano ancora più avanti: andavano a vivere nel garage - rigorosamente abusivo - o perfino nei capanni di legno recuperati dalla spiaggia e piazzati in giardino, riuscendo così a stipare in casa non una, ma due, tre famiglie in affitto. Allo squillare dell'allarme, scattava l'occultamento di tutti questi ospiti fantasma. L'uomo della Sienda non si accorgeva di niente, o fingeva di non accorgersene. E la maledetta tassa di soggiorno era ancora una volta scavidata, evitata. E scavidata per sempre, quando un bel giorno fu abolita. E invece, rieccola, la tassa. Il turismo non è più quello degli affittacamere in nero e si abbatterà quasi esclusivamente sugli alberghi. Come volevasi dimostrare, nessun sindaco della riviera - tranne quello di Bellaria - ha potuto farne a meno. A Rimini il via libera ufficiale è arrivato solo ieri, ma che la tassa di soggiorno sarebbe stata applicata era sicuro. Per togliersi gli ultimi dubbi, bastava guardare le cifre del bilancio comunale: 151 milioni di debito, che fanno più di mille euro ad abitante. Il che ci colloca al 41mo posto in Italia e in una poco invidiabile terza posizione in regione dietro Forlì e Ferrara. L'imposta sarà applicata dal primo di aprile. Non graverà oltre i sette giorni di permanenza, ne saranno esentati i bambini sotto i 12 anni e sarà calibrata in base alla classificazione degli hotel: da 70 a 90 centesimi per quelli a una stella, da 1 euro a 1,50 per i due stelle, da 1,50 a 2,50 per i tre stelle, fino a 3 euro per i quattro stelle, fino a 4 per i cinque stelle.
Una settimana fa a Firenze venivano uccisi due uomini di origine senegalese ed altri tre feriti, il movente è uno dei più abbietti, l'odio razziale. Siamo nel terzo millennio e questo virus letale dei rapporti umani è ancora potente e tragicamente mortale e la nostra società benché tollerante e pacifica non è affatto immune. Il tragico fatto è avvenuto a Firenze, in Toscana regione accogliente, all'avanguardia nell'integrazione delle varie culture. Sono molti, e noi fra loro, coloro che sperano, si augurano che quanto accaduto sia un fatto isolato frutto di una mente malsana, di uno squilibrato, perché è difficile ammettere che una persona che vive nel nostro stesso paese possa arrivare a tanto. I predicatori d'odio purtroppo sono tuttora presenti nella nostra società e sfruttando il malcontento e le frustrazioni, coltivano quel terreno che darà solo frutti avvelenati di intolleranza e razzismo. E' utile ricordare che qui a Rimini, a Viserba, alla fine di ottobre del 2009, avvenne un attentato contro una residenza di senegalesi, un motorino venne fatto esplodere, un gesto xenofobo ultimo di una lunga serie di angherie ed intimidazioni.
Babbi Natale appesi alle ringhiere, parte seconda. Ne avevo già parlato in questa rubrica cinque anni fa, sicura che si sarebbe trattato di una botta passeggera di cattivo gusto. Il 2006 era l'ultimo scorcio di vacche grasse prima della catastrofe. Di scricchiolii se ne sentivano già, ma adesso che è tutto un crac quella sembra la Belle Epoque.
Retrospettivamente, il Babbo Natale miniaturizzato che si arrampicava sui balconi come un topo d'appartamento, nato probabilmente come scanzonata demitizzazione della più trita icona delle feste, era un inquietante presagio di ciò che ci aspettava. Oggi fa pensare al pensionato 85enne arrestato in Piemonte per aver tentato di rapinare due uffici postali. «Ho dovuto farlo,» ha spiegato alla polizia, che anziché imprigionarlo gli ha offerto il pranzo, «la pensione non mi basta per mantenere la famiglia», nel suo caso composta da moglie extracomunitaria (nullafacente e molto più giovane, si presume) con genitori e fratelli. Per il piccolo clan il vecchietto probabilmente rappresentava da anni Babbo Natale; poi si sa come sono i parenti delle mogli giovani, gli dài un dito e ti chiedono il braccio, e sotto questo aspetto il vecchietto piemontese aveva gli stessi gratta capi del Presidente della Camera Fini con la famiglia Tulliani. (Considerato il numero di anziani riminesi che si riaccompagna con signorine straniere dal folto parentado, anche i nostri uffici postali dovrebbero stare all'erta.)
Quello che rende tristi, nel vedere dei paesi normali, e nel paragonarli alla povera Italia di questi anni, è esattamente il fatto che sono normali. Nessuno infatti si meraviglia se i treni non sono sporchi, che i pendolari trovino un posto a sedere, che se per strada devi buttare una carta ci sia un cestino nel raggio di venti metri, e che non sia rigurgitante di mondezza, che nelle città vi siano parcheggi sotterranei e le strade dei centri storici non siano ricoperte di auto, soprattutto se antichi e ricchi di edifici monumentali. E se i trasporti urbani, bus, tram e metro, sono puntuali, nuovi, puliti, anche questo è normale, come lo è se le stazioni ferroviarie sono moderne, si accede ai binari, sopraelevati o sotterranei, con scale mobili, e vi sono tutti i servizi che servono ai viaggiatori: negozi, ristoranti, caffé, fast food. Inoltre, cosa mirabolante, è normale che non devi fare la fila al bar, il cibo non è regolarmente più cattivo che fuori, e, miracolo, non costa il 30% in più come in Italia, dove se viaggi sia in treno sia in autostrada devi patire cibo pessimo e prezzi alti.
In questi paesi normali, e ciò è veramente curioso, gli immigrati sono molti: africani, italiani, arabi, ma non ci sono quei venditori abusivi che chiamiamo vu cumprà. E che sembrano un arredo inamovibile delle nostre città, soprattutto di quelle che dovrebbero dare lustro al paese: davanti ai negozi di lusso di Roma, Venezia, Firenze, vengono vendute le copie contraffatte delle stesse merci esposte nelle vetrine. Eppure, i paesi normali non sono razzisti: gli immigrati sono normali cittadini. Come faranno? L'italiano si meraviglia di tutta questa normalità.
Il desiderio di farvi gli auguri sarebbe forte e sincero, cari lettori, ma il magro effetto che ha sortito negli ultimi tempi consiglierebbe che lasciassi perdere; o, per non affogare nel "pessimismo della ragione" gli ultimi brandelli di speranzoso ottimismo, che facessi ricorso alla saggezza scaramantica di quel "se deve andar peggio vada pure così", che da bambino sentivo dire spesso a genitori e nonni.
A guardar bene, però, una cosa positiva il 2011 ce la lascia: la dipartita di Berlusconi. Auguriamoci pertanto che il 2012 continui l'opera, iniziando a togliere di mezzo un po' del "berlusconismo" cresciuto a dismisura in questi anni. Debellando così una "pandemia" i cui primi focolai, sia pure sotto il nome di "craxismo", iniziarono a contagiare l'Italia già prima della ferale "scesa in campo" dell'allora disperato padrone della Fininvest, che nel decennio di spadroneggiamento a Palazzo Chigi è poi riuscito a ricavarne una patologia sociale "pro domo sua", che ha alterato il comune sentire di tanti Italiani.
Per almeno due ragioni è fondamentale che questo augurio si realizzi. La prima è che, in caso contrario, anche se Monti (o chi dopo di lui) riuscirà ugualmente a imprimere un po' di quella "crescita" tanto invocata e necessaria, si tratterebbe però di una crescita a metà, in grado di dare qualche sollievo al corpo debilitato, ma non certo all'animo sofferente, di questo Paese malato; dove le grida di dolore di chi patisce per non potersi permettere l'iPhon ultimo modello sono spesso più forti, e più ascoltate, della dignitosa lamentazione di chi non riesce a finire il mese con la sua magra pensione. La seconda è che si tratta di augurio a far sì che il fantasma del berlusconismo non continui a sopravvivergli, finendo prima o poi col procurare alla nostra convalescente democrazia la "ricaduta" di qualche altro "riccone della provvidenza" pronto a "scendere in campo".
Poco tempo fa ho scritto di una ragazza che, nel suo negozio appena aperto, munita di ago e filo si era messa a cucire orli, ad accorciare, stringere gonne e pantaloni, traendo da questa attività successo e compenso.
La cosa ha destato sorpresa, poiché ago e filo sono strumenti quasi caduti in disuso. Oggi, infatti, non c'è più tempo neanche per attaccare un bottone e così si eliminano in fretta capi di vestiario sostituendoli con dei nuovi. Figurarsi quanto può stupire l'attività del ricamo!
Eppure da qualche anno esiste una volenterosa associazione, "Rimini Ricama" che si occupa di quest'arte e ogni anno organizza corsi per insegnarla e non solo, ogni anno, in sedi prestigiose della nostra città, allestisce la mostra degli incantevoli lavori realizzati, come quelli visti qualche settimana fa nel Palazzo dell'Arengo.
Non mi aspettavo di vedere cose così preziose, raffinate, originali, poggiate su mobili, strumenti, suppellettili d'antiquariato, un allestimento scenico di grande fascino ed eleganza, che nel magnifico salone medioevale faceva una gran figura. Alle pareti "vedute" di paesi della Valmarecchia che davano colore e calore d'unione, poi lo sguardo gaudente si poteva poggiare su tavole apparecchiate con preziose argenterie, cristalli e tovaglie ricamate, su sedie sospese in fila alla pareti munite di ricchi cuscini; non mancava, al centro del salone, sotto il trecentesco crocifisso, l'altra tavola, quella religiosa, sacra: l' altare, coperto da una bianca "tovaglia" dall'impalpabile ricamo, leggero come un soffio, a lungo rimirato anche da una suorina.
Tra le novità più importanti della manovra Monti, spicca "la nuova Ici" che si chiamerà Imu. La tassa si pagherà già dal 2012. Non tutto è ancora definito in sede legislativa, ma intanto ci si può fare qualche idea con l'aiuto del Dott. Roberto Galimberti, esperto in materie commerciali presso CNA.
Dott. Galimberti, come si calcola l'Imu?
"L'imposta si basa, come gran parte della fiscalità del mattone, sui valori di estimo catastale dell'immobile. Il modo più semplice per calcolarla è vedere l'ultima dichiarazione dei redditi in possesso del contribuente, ricavare il valore dell'immobile, e moltiplicare quest'ultimo per 160. Così si ottiene il valore imponibile".
Come si arriva all'imposta?
"E' data facoltà ai Comuni di variare l'aliquota. Nello specifico, occorre aspettare la delibera del Comune in cui è ubicato l'immobile per conoscere quale aliquota verrà applicata. In teoria le amministrazioni avrebbero tempo fino al 31 dicembre prossimo per comunicare le loro decisioni, ma è scontato che otterranno una proroga. Se l'immobile ha le caratteristiche dell'abitazione principale, se si tratta cioè della casa in cui il contribuente risiede, il Comune potrà applicare un'aliquota tra lo 0,2 e lo 0,6 %; l'aliquota indicata come standard dal decreto è lo 0,4%. Dall'importo così ottenuto bisogna detrarre 200 euro e ulteriori 50 euro per ogni figlio con meno di 26 anni a carico e convivente. L'importo massimo della detrazione ottenibile è di 600 euro".
Giorgio Brigliadori faceva parte di un mondo ormai scomparso, tanto affascinante quanto lontano nel tempo... quando "certi" negozi erano luoghi leggendari ed eterni (nato nel 1928 aveva aperto il suo Emporio nel 1949), gestiti da appassionati talmente esperti e coinvolti dai propri prodotti da divenirne loro stessi sinonimo. Egli era certamente tra questi e ha cresciuto generazioni di riminesi che quando lo vedevano ("se" lo vedevano, perché di denaro ne girava pochino e spesso le promesse venivano dissolte da una marachella o dalla semplice difficoltà economica) voleva dire che un premio, un compleanno o un'ambita festività era nell'aria. Voleva dire che un premio, un compleanno o un'ambita festività era nell'aria.
Via libera dell'Ato al piano fogne presentato dal comune di Rimini. Il sindaco Gnassi prevede un investimento da 49milioni di euro, già finanziati, per il raddoppio del depuratore di Santa Giustina (26 milioni) e il risanamento di Rimini Isola (6milioni) con inizio lavori nel 2012 e dorsale Nord (17 milioni) nel 2013.
"Andremo a mettere a posto 8 scarichi su 11 - ha detto il sindaco - e ridurremo gli impatti sul mare degli altri 3". In un secondo tempo sci saranno interventi per 30milioni di euro: 15 provenienti dal piano dei lavori pubblici e 15 dalle tariffe in bolletta. Per i rimanenti 57milioni verranno attivati rapporti con Regione, Stato ed Europa. Resta in ballo l'ipotesi di vendere la rete del gas. D'accordo tutti gli altri comuni, meno Bellaria.
Il famoso bicchiere mezzo pieno ci dovrebbe spingere a vederla così: dopo il primo tempo del rigore, per l'equità e la crescita aspettiamo il secondo e il terzo. C'era l'urgenza di metterci a posto per non essere noi l'iceberg che rischia di affondare l'euro. In attesa di vedere se la moneta unica affonderà comunque, qualche considerazione su equità e crescita dovremo pur farla. Considerazioni piccine piccine, dal punto di vista di un residente nella provincia di Rimini. Equità: cioè chi ha di più deve dare di più. Stando alla classifica del Sole 24 Ore, cui facciamo cenno a lato, rientriamo proprio fra coloro che più hanno e dunque più devono contribuire. Ma per continuare a poter contribuire, dovremmo anche continuare a crescere. Fra Ici - pardon, Imu - e Iva, il salasso rischia invece di stenderci. Il turismo pagherà salato in un momento in cui la domanda interna, in piena recessione, non si dirige certo verso l'alto. In compenso per le imprese "a monte della statale" c'è qualche boccata d'ossigeno. E per le banche garanzie più che robuste. Anzi, tanto robuste che una restituzione verso l'utente diventa obbligatoria. Ma ci sono anche dettagli particolarmente irritanti, anche se non drammatici come è apparso in un primo momento. Sono le tasse sulle imbarcazioni, che contrariamente a certi annunci frettolosi pare che saranno graduate con un qualche ragionevole criterio. Resta il fatto che la fuga verso la Croazia è in atto da un pezzo, visto che il turismo nautico in Italia è da sempre considerato un vizio da nababbi. Senza considerare che per ogni yacht da mille e una notte ci sono migliaia di modesti gommonauti, velisti scalcagnati, pescatori della domenica. E che migliaia di famiglie campano sull'indotto. Non su costoro graverà direttamente la nuova imposta di stazionamento, però il "segnale" punitivo verso la passione per il mare è significativo, come se fosse l'unico "lusso" meritevole di sanzione, non solo fiscale ma "morale".
È stata presentata in conferenza stampa il 7 dicembre, la quinta edizione di "Non ConGelateci il sorriso", il progetto di prevenzione del bullismo tra i bambini e gli adolescenti della nostra provincia che mette in rete le gelaterie artigianali, la scuola e la famiglia.
Realizzato da CNA Rimini e Confartigianato Rimini, con la collaborazione dell'Università di Bologna, della Provincia di Rimini, della Camera di Commercio, della Fondazione CARIM e di Rimini Fiera - Sigep, con il sostegno di Mo.Ca, il progetto quest'anno accompagna sei classi delle Scuole secondarie di primo grado per tutto l'anno scolastico. Il focus della V edizione è sulle "buone regole" di responsabilità personale che consentono di costruire rapporti positivi con se stessi e con gli altri. E sulla possibilità di elaborare creativamente il proprio vissuto, per arrivare insieme alle insegnanti alla composizione di racconti. Mettendo insieme gli input offerti dal laboratorio teatrale gratuito condotto come di consueto dall'animatore Marcello Franca, che ha già portato a una serie di "as-saggi" ideati e messi in scena dagli studenti davanti a genitori e compagni, e quelli che scaturiranno dalla partecipazione delle classi, singolarmente, al "Laboratorio delle idee" nel corso del XXXIII SIGEP, dal titolo "Favole per tutti i gusti". Esperienze che offriranno suggestioni e narrazioni buone come l'amicizia e il gelato, per costruire "libri d'artista" da condividere con i coetanei in un workshop che si svolgerà al Teatro del Mare il 14 aprile, poi esposti nelle gelaterie sostenitrici.
自今年11月23号开始, 通过临时接待居留证到达意大利的未成年移民可以驻留120天, 比535/1999号法规第9条规定的90天多30天, 其法规已按照2011年9月27号的内阁主席法令第191条得到修改(其法规按照1998年7月25日第286号法令的第33条第2/2bis点给未成年移民委员会规定任务). 只有在特殊情况下, 120天的限制可以经过未成年委员会提议得到延长.
120天指不同时期段的总和, 而每个时期段是指入境签证法规定为有效的驻留时间.
С 23 ноября несовершеннолетние иностранцы, прибывающие в Италию для визита по солидарности, могут остаться в Италии на время до 120 дней, это на 30 дней больше, чем прежние 90 дней, предусмотренные статьёй 9 Положения n.535/1999, теперь поправленное Указом Председателя Совета министров от 27 сентября 2011 года № 191 (Правило относительно обязанностей комитета для несовершеннолетних иностранцев, в соответствии со статьей 33, пунктами 2 и 2-бис Законодательного декрета от 25 июля 1998 года, № 286).Срок 120 дней также может быть продлен по предложению Комитета для несовершеннолетних иностранцев, но только в случае форс-мажорных обстоятельств.
В общей сложности 120 дней их пребывания, должно быть суммированно несколькими периодами прибывания, относящихся к фактическому проживанию в календарном году, учитывая нормы въездных виз.
Il 13 giugno di quest'anno nella Kos di Ippocrate (V a.C.), padre del giuramento considerato il primo testo deontologico della storia della medicina, è stata ratificata la Carta Europea dei principi di Etica Medica, in sedici articoli. Un compendio del corpus attuale dell'etica condivisa, sottoscritto dalle delegazioni di 14 paesi europei, traccia per il futuro codice di deontologia medica. In linea con questo documento e dall'esigenza «di approfondire le questioni etiche e deontologiche legate all'evoluzione tecnica e culturale della professione medica e al rapporto medico/paziente» spiega il dott. Melchisede Bartolomei, consigliere dell'Ordine dei Medici della provincia di Rimini, «abbiamo promosso, nell'ambito dell'Ordine, una "Scuola di Etica medica". Un laboratorio aperto di idee e pensieri che, attraverso corsi e seminari di approfondimento in materia etica e deontologica, dia al medico strumenti di lavoro e di studio per i diversi e concreti problemi che insorgono nell'agire quotidiano della professione.» Il "battesimo" si è tenuto il tre dicembre con il convegno "La professione medica tra etica, bioetica e deontologia". Tra i relatori, il dott. Amedeo Bianco, Presidente FNOMCEO e tra i patrocinatori della Carta di Kos, il bioeticista prof. Sandro Spinsanti e il Prof. Sergio Stefoni, Preside della facoltà di medicina dell'Università di Bologna.
In uno degli ultimi articoli avevo scritto che la crisi non è globale ma è localizzata in Europa, Usa e Giappone. Tra l'altro i paesi europei ex socialisti non se la passano affatto male, avendo tassi di sviluppo significativi e i conti a posto. I paesi a rischio sono Grecia, Italia, Spagna e Irlanda, in secondo ordine la Francia. Uniti solo dal non essere di religione protestante, ma tutti cattolici a parte la Grecia.
E' la crisi degli ex-ricchi, insomma, di quelli che controllavano il mondo. E la crisi è derivata dalla globalizzazione, e la globalizzazione dalla caduta dei regimi comunisti, dal passaggio al capitalismo della Cina e dall'apertura dei mercati.
Tuttavia continuo a leggere qua e là che stiamo assistendo al fallimento del capitalismo. A me pare che sia quasi l'opposto, se avesse senso dirlo. Non ha infatti senso dire che il capitalismo trionfa perché il capitalismo non ha mai avuto alcuna intenzione egemonica, checché credano i suoi oppositori. Il termine capitalismo ha molti significati (vedi Wikipedia).
Dopo le anticipazioni giornalistiche, mentre scrivo cominciano ad arrivare informazioni vere proprie sui provvedimenti contenuti nel decreto appena varato dal Governo. Come tanti, speravo che le indiscrezioni trapelate in precedenza risentissero di un eccesso di "pessimismo previsionale"; anche se qualche aggiustatina c'è stata, direi però che si è trattato di una speranza non andata del tutto a buon fine. C'è ora da augurarsi che l'imminente discussione parlamentare offra qualche ulteriore margine a emendamenti in grado di attenuare quegli aspetti di più accentuata natura "salassante verso il basso".
Si sapeva che non potevano essere rose e fiori, data la situazione ereditata da Monti e le strettoie imposte da un'Europa ancora lontana dall'essere non dico "l'Europa dei popoli", ma neppure "l'Europa del governo collegiale di se stessa"; verso la quale, per di più, il nostro Paese deve scontare la perdita di dignità e di credibilità lasciataci in eredità da Berlusconi, oltre che l'essere diventato focolaio di infezione per tutto il Vecchio Continente.
La più efficace delle "medicine ricostituenti" per l'Italia consisterebbe nell'andare a prendere i soldi soprattutto da chi non ha mai pagato e da chi, proporzionalmente alla sua ricchezza, ha sempre pagato meno di un appartenente all'italica "casta dei paria"; ma come si sa, questo troverebbe in Parlamento l'inciampo dell'ampia maggioranza di vedovi berlusconiani. Ciò premesso, resta il fatto che se i provvedimenti rimarranno invariati, rispetto alla felice formula "rigore ed equità" si coglierà fin troppo bene il rigore, non altrettanto l'equità.
Ma a questo punto mi fermo perché non vorrei, mio malgrado e nel mio piccolo, venire scambiato per un anti-montiano, contiguo agli ectoplasmi di Rifondazione o all'avanspettacolo giornalistico di certi anti-berlusconiani oggi preoccupatissimi di far vedere che però sono bipartisan. Possibile che in questo Paese - tolti Floris, la Gabanelli, la sgraziata bravura dell'Annunziata e qualche altra lodevole eccezione - si debba direttamente passare dal "lecchinaggio" di Scodinzolini, Fede e Mimun, al pomposo reality-giornalismo di Santoro, alle risate dentone della Dandini, alle stizzose simil-inchiestine della Guzzanti che ha perso la vena comica, ai narcisistici orgasmi televisivi recitati da "quanto mi piaccio Travaglio"
Per gli antichi l'Aurora era la "dea dalle dita di rosa". Se noi moderni dovessimo coniare un epiteto per il mese di dicembre, lo chiameremmo «il mese dalle dita di porporina».
In verità le dita di porporina (e le mani, e i capelli, e buona parte dei vestiti) non le ha dicembre in persona, ma metà dell'umanità occidentale: i bambini, i genitori e gli insegnanti impegnati a confezionare i lavoretti natalizi. Case e scuole diventano un unico, gigantesco laboratorio in cui risuona lo zic-zic di migliaia di forbici arrotondate e lo sch-sch di altrettanti pennelli intinti nella colla, mentre su tavoli e mensole troneggia un esercito di barattoli di polverine sbrilluccicanti nei colori più vari, indispensabili per dare il tocco natalizio ai lavoretti.
Fino al 24 dicembre una vasta porzione del pianeta è avvolta da una variopinta nuvola di brillantini, visibile anche dal satellite. Perché senza porporina non è Natale. In un Vangelo apocrifo compare anche un quarto re mago, molto somigliante a Giovanni Muciaccia di Art Attack, che offre al Bambinello un vasetto di porporina. «Grazie, ma la maestra la voleva ai primi di dicembre, non all'Epifania,» risponde la Madonna, un po' seccata, «e comunque l'ho già comperata io alla Moderna».
La porporina è altamente contagiosa. Le particelle di cui è composta sono poco più grandi del virus dell'influenza, ma si diffondono con più facilità. Se stai a contatto con bambini in età scolare in luoghi chiusi, ti becchi di sicuro la porporina in forma acuta - ovunque. Se starnutisci, la diffondi tutto intorno a te e l'attacchi ai tuoi vicini. Oppure non ti accorgi di averla perché non vedi nessuna traccia; ma quando torni a casa, infili la mano in tasca per cercare l'accendino e la tiri fuori tutta dorata come quella di una vittima di Goldfinger o azzurra-fluo come quella di un Na'vi, e per una settimana il tuo parquet scintilla più del pavimento della fatina Trilli.
L'Onu ha proclamato il 2012 "Anno Internazionale dell'Energia Sostenibile per tutti", mentre a Rio de Janeiro si terranno le celebrazioni per il ventennale della Conferenza della Terra.
Due ricorrenze che Gruppo SGR ha intenzione di onorare al meglio, coinvolgendo le scuole del nostro territorio. La multiutility riminese ha perciò proposto alle scuole primarie e secondarie superiori di II grado il progetto "Sostenibilità, la strada del futuro", per ripercorrere assieme ai ragazzi le origini del concetto di Sviluppo Sostenibile, richiamando le ragioni di tale sforzo, mostrando i passi fatti e gli indirizzi futuri.
Gli studenti, in modo differenziato per i diversi gradi scolastici, saranno accompagnati in un percorso di conoscenza e di esperienza nell'ambito della sostenibilità. Il percorso didattico si sviluppa durante l'intero anno scolastico e si conclude con una mostra dei lavori realizzati nelle scuole allestita al Palazzo dell'Arengo dal 10 marzo al 1° aprile 2012.
C'è quello spot che vediamo in questi giorni, quello del Marocco che è "pronto sotto ogni aspetto" ad accogliere gli investitori stranieri. Be' il Marocco non è l'unico ad essere così "pronto". Sono addirittura prontissime Mongolia, Zambia, Albania: tutte nazioni che risultano molto più attraenti dell'Italia agli occhi di un imprenditore.
A dirlo, purtroppo, non sono solo gli spot. Lo conferma la Banca Mondiale nel suo rapporto «Doing Business in a more transparent world - 2012» ("Fare affari in un mondo più trasparente"), che valuta le condizioni che trovano le imprese Paese per Paese. L'anno scorso l'Italia si era piazzata 83esima su 183 stati; nell'ultimo rapporto siamo scivolati all'87esimo posto.
Si badi bene: la Banca Mondiale non valuta la competitività considerando fattori come i bassi salari, la flessibilità, la libertà di licenziare o altre "marchionnate". E nemmeno se vigono norme troppo occhiute sulla sicurezza, o se imperversano criminalità e corruzione. No. I dieci parametri che vengono utilizzati riguardano tempi, costi e burocrazia necessari per avviare un'impresa, accedere al credito, ottenere un allacciamento elettrico o i permessi per costruire, pagare le imposte, stabilire chi ha ragione o torto in una causa commerciale. Insomma, quelle classiche cose che oggi è di moda definire "né di destra né di sinistra".
Ebbene, secondo questi criteri a vincere è Singapore, seguito da Honk Kong, Cina, Nuova Zelanda, Usa e Danimarca. In Europa, il Regno Unito è al settimo posto, la Germania al 19esimo, la Francia al 29esimo. Dietro di noi c'è solo la derelitta Grecia (il che forse spiega tante altre calamità).
Andare nel dettaglio è come rigirare il ferro nella piaga per chi fa impresa in Italia e ogni giorno deve chiedersi perché deve perdere tanto tempo in altre faccende. Una causa commerciale, che in Francia dura in media 330 giorni e 390 in Germania, da noi ne richiede di norma più di mille. In Germania dopo aver firmato il contratto si ottiene un allacciamento elettrico entro due settimane; in Italia, entro 6 mesi. Chi spedisce merci per nave, le saprà a destinazione dopo 20 giorni se si sono utilizzati porti italiani o ellenici, mentre in Germania e Inghilterra basta una settimana.
«Ma sei tu che mangi tutti quei biscotti?» scherza il nonnetto in fila dietro di me alla cassa del Conad a un collega più o meno suo coetaneo. Lui ride: «Ma no, sono un pensierino per la donna che viene a fare i lavori da me. Glieli regalo per i suoi bambini, e lei è più contenta che se le dessi dei soldi extra.» «Toh, che buona idea, li compro anch'io».
Dialoghi tra anziani vedovi non ancora in zona badante, abbastanza autonomi da farsi la spesa da soli ma non per tener dietro alla casa, ammesso che un uomo sia mai in grado di farlo. E' uno strano mix - molto romagnolo, molto d'altri tempi - fra spilorceria e gentilezza: ti sembra doveroso un piccolo segno di considerazione verso la domestica, ma vuoi spendere il meno possibile, sia perché vivi della tua pensione (che non è quella da ex parlamentare) sia perché non vuoi creare obblighi e imbarazzi né a te stesso né a alla donna.
Per una madre di famiglia, magari immigrata, che lavora a ore per mandare avanti la famiglia, non è certo umiliante accettare la garbata offerta di un pacco di dolcetti per i suoi figli: si sa come sono i bambini, anche quando hanno tutto certe cose fanno sempre gola. Un sacchetto di biscotti in offerta al supermercato costa meno di due euro, ma come regalo vale molto di più, perché presuppone un pensiero, un piccolo sforzo di mettersi nei panni di chi lo riceve.
Non so se il vecchiett
Dall'enorme rissa politica di questi ultimi giorni una sola cosa è emersa in maniera chiara e schiacciante, siamo sotto esame.
Di chi? Perché?
Di chi: di francesi e tedeschi. Perché? Perché è più semplice guardare la pagliuzza nell'occhio del vicino che la trave nel proprio.
Purtroppo queste considerazioni non sono utili nella situazione attuale, per quanto giuste possano essere. L'unica cosa certa come disse il grande Churchill è che ci sarà da sudare sangue per i prossimi anni.
Cosa si devono aspettare le imprese ed i cittadini dallo stato per il prossimo triennio: poco o, molto più probabilmente, niente. Nel senso che soldi per le incentivazioni sulla riqualificazione energetica degli edifici o sulla produzione energetica da fonti rinnovabili ce ne sono veramente pochi e tutti o quasi verranno assorbiti dal Conto Energia, che per i prossimi tre anni dovrà essere il motore trainante di un'economia che altrimenti boccheggia.
La speranza che sempre alberga è che si trovi qualche centesimo di euro da investire sul calore oltre che sull'energia elettrica. Ma il vecchio governo aveva adottato su questo punto una tattica dilatoria, che il nuovo governo ha già calzato come una comoda scarpa. Pertanto da quel fronte nessuna nuova ci aspetta fino al 2012.
Allora speriamo nelle istituzioni locali, che decidano di raschiare il fondo del proprio scarso barile investendo quel che trovano per promuovere l'economia locale, mentre contemporaneamente decidano di dare quello scappellotto di incoraggiamento alle banche affinché decidano di riavviare il motore ormai fermo di mutui e fidi per le imprese.
Con i suoi 61 anni, è la più "antica" manifestazione fieristica riminese. E nel panorama internazionale è unico evento con l'albergo al centro. E' il SIA GUEST, Salone Internazionale dell´Accoglienza: un mix unico di innovazione, tendenze, atmosfere e approfondimenti che si terrà quest'anno dal 26 al 29 novembre. SIA GUEST è un' occasione irrinunciabile per scegliere i prodotti e i servizi , per approfondire i temi più attuali, confrontarsi con un mercato in continua evoluzione e guardare agli scenari futuri dei luoghi dell'ospitalità. Ricchissimo il programma di mostre, convegni, seminari e iniziative speciali.
Dal 27 al 29 novembre Rimini Fiera ospiterà anche PARK SHOW, mostra delle attrezzature per parchi tematici, parchi acquatici, fec e luna park.
La Provincia ha deciso: il premio "Made in Rimini 2011" andrà ad Antonio Benzi, 73 anni, ingegnere e storico dirigente della Valdadige costruzioni di Verona, colosso che fattura 120 milioni di euro all'anno. Ma Benzi ha lasciato il segno nella sua terra come costruttore al servizio del turismo. Prima, con l'azienda di famiglia, realizzando le cabine prefabbricate per la spiaggia che negli anni '60 mandarono in pensione i capanni di legno. Ma soprattutto, dagli anni '80 in poi, realizzando prima Aquafan, poi Oltremare, oltre al McDrive e varie infrastrutture soprattutto a Riccione.
Il Presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali sottolinea come "Antonio Benzi è, insieme a altri meritevoli pionier dell'industria dei parchi di divertimento nel Riminese, uno dei protagonisti della riconversione del turismo locale dopo gli anni della grande crisi seguita alle mucillagini".
Quello che è successo in Italia non sarebbe successo in una democrazia solida e seria. E' impensabile che il premier e il governo stesso siano scelti in deroga al risultato elettorale. E' impensabile che in un periodo di crisi, se il governo in carica perde la maggioranza per sue beghe interne, non si vada alle elezioni, anzi, proprio in queste situazioni la fiducia dell'elettorato è il primo requisito. Però, se non impensabile, è sicuramente vergognoso che un Parlamento sia disposto ad approvare praticamente all'unanimità una serie di riforme con un premier non scelto dal popolo e non sia invece disposto a farlo con un governo uscito dalle urne. E' come dichiarare la propria inutilità. E questo è molto pericoloso. Perché a cosa serve un Parlamento se ha bisogno di un capo del governo esterno, non eletto, nominato dal Presidente, a sua volta non eletto dal popolo, per fare ciò che sa di dover fare?
Se la democrazia è il sistema che regge la nostra Repubblica, allora è alla democrazia che dobbiamo rivolgerci nelle difficoltà. Quando un paese, in una situazione drammatica, sceglie invece questa democrazia di ridurla, ciò significa che la ritiene un obbligo esteriore, ma non crede in essa.
Chi abbia conosciuto anche solo un po' Giorgio Napolitano può immaginare quanto sia costata a un uomo del suo stile e della sua cultura non solo la coabitazione istituzionale, ma anche la vicinanza fisica con un parvenu della democrazia che ha occupato Palazzo Chigi come fosse una delle sue tante dimore padronali, e che nelle relazioni con gli altri poteri dello Stato ha dato continue prove di pacchiana malacreanza. Mi piace pertanto credere che il nostro amatissimo Presidente rappresenti oggi la stragrande maggioranza degli Italiani anche nell'apprezzare una confortante novità: poter finalmente pensare che alle undici di sera il Primo Ministro della Repubblica Italiana abbia fra le mani un libro o una tazza di tisana, anziché la statuetta fallica di Priapo da far "adorare" a un manipolo di ridacchianti sgallettate.
Avevo iniziato a scrivere questo articolo dopo aver ascoltato la dichiarazione di voto del capogruppo della Lega al Senato sulla fiducia al Governo Monti; ma ho dovuto interrompere e trasferirmi in un'altra stanza perché nello studio faceva freddo. Per un irrefrenabile riflesso condizionato, infatti, ogni volta che in TV appare un leghista sento il bisogno di spalancare le finestre e cambiare l'aria. In quel caso l'esigenza era ancora più forte, poiché alla maleodorante verbosità del Bricolo parlante si affiancava sullo schermo il truculento gesticolare della virago scarmigliata che gli sedeva accanto: Rosi Mauro, che a vederla non capisci mai se faccia di più venire in mente il rozzo Zampanò de La strada o uno di quegli ingombranti lottatori di sumo.
La battaglia di Rimini fu combattuta a qualche miglio dalla nostra città nel 432 d.C. In campo, il governatore dell'Africa comes Bonifacio e il magister militum (generale) Flavio Ezio: i capi militari e politici più potenti di quegli anni, che stavano vedendo la dissoluzione dell'impero romano d'occidente. Intere province, come la Britannia, venivano abbandonate a se stesse. Altre si ribellavano, altre ancora erano già in mano a Goti, Vandali, Franchi, Burgundi. La corte imperiale stava asserragliata a Ravenna, con Galla Placidia a governare in nome del figlioletto Valentiniano III. Erano passati 22 anni da quando i Visigoti avevano devastato Roma. Non accadeva da otto secoli, ma nemmeno il sacco della Città Eterna era bastato per fermare le feroci lotte interne all'impero. Secondo la maggior parte dei media dell'epoca, fu Bonifacio a vincere la battaglia di Rimini. Il comes era un vero romano e fra i suoi amici contava perfi no Agostino da Ippona, futuro Santo e Doctor Gratiae. Mentre Ezio era di padre goto, o peggio ancora scita; aveva vissuto presso gli Unni e ne arruolava molti fra le sue truppe. Fatto sta che qualche mese dopo lo scontro, il "vincitore" Bonifacio morì per le ferite riportate. A quel punto i cronisti si ricordarono di molte cose. Per esempio di quando Bonifacio aveva praticamente consegnato la "sua" Africa ai Vandali come ripicca contro un noioso processo per apostasia: persa la testa per una giovinetta, certa Pelagia, visigota e ariana, aveva flirtato con la sua fede eretica. Senza il grano africano, l'Italia era alla fame e la fine dell'impero solo una questione di tempo. Eppure, in cambio di un aiuto contro Ezio, Galla Placidia non solo aveva derubricato le imprese di Bonifacio a marachelle, ma addirittura lo aveva creato patricius e fatto raffigurare nelle monete. Ma Bonifacio adesso era morto. In una guerra civile?
Se non sai l'italiano e non trovi un corso che sia compatibile con i tuoi impegni lavorativi c'è la possibilità di studiare on line gratuitamente la lingua italiana. Basta quindi avere un po' di tempo, un computer e una connessione internet.
"Cantieri d'Italia, italiano di base per costruire la cittadinanza" frutto della collaborazione tra Rai Educational, Ministero dell'Interno e Unione Europea (www.cantieriditalia.rai.it), è un progetto che ha l'obiettivo di insegnare agli stranieri la lingua italiana e fornire loro informazioni sui diritti e i doveri dei cittadini. Si tratta di 40 puntate televisive (si possono seguire on line) ciascuna composta da 4 rubriche.
"Benvenuti in Italia!" contiene episodi che raccontano la vita quotidiana nel nostro Paese. Si narrano situazioni che possono capitare a chi arriva nel nostro paese: i rapporti con i vari uffici dell'amministrazione pubblica per regolamentare la propria posizione in Italia, l'iscrizione al servizio sanitario nazionale, l'iscrizione dei figli a scuola, ma anche rapporti interpersonali con italiani o altri stranieri nei vari luoghi di incontro (bar, banche, mercato, la strada).
La seconda rubrica si chiama "Per usare l'italiano", un corso base di lingua e grammatica italiana.
«Dài, mamma, parliamo anche noi in una lingua che non si capisce!» E mia figlia comincia a pronunciare a macchinetta sfilze di sillabe irte di consonanti, aspettandosi una risposta sullo stesso tono. Un po' mi vergogno - siamo per strada - ma ci provo. In fondo la capisco.
Da quando siamo uscite di casa abbiamo incrociato quasi esclusivamente persone che non parlavano italiano. Al telefonino, in coppia o in comitiva, si esprimevano in idiomi sconosciuti. Dopo il primo senso di straniamento subentra l'invidia. Gli stranieri che abitano qui conoscono una lingua che noi non comprendiamo e avremmo difficoltà perfino a pronunciare. Però conoscono anche l'italiano (molti passano indifferentemente dalla loro lingua alla nostra) e possono capire quel che diciamo noi. Anche una bambina si rende conto istintivamente che questo rappresenta un vantaggio, e, almeno per gioco, vorrebbe procurarselo anche lei.
Secondo Don Milani «l'operaio conosce trecento parole, il padrone mille, per questo è lui il padrone». Principio valido quarant'anni fa. Oggi l'operaio che conosce trecento parole nella sua lingua madre e in un paio di altre, è più attrezzato del padrone che ne conosce mille, ma in una lingua sola, e prima o poi finirà per fargli le scarpe.
E' un po' la situazione in cui ci troviamo noi indigeni rispetto agli immigrati: loro sanno cose che noi non sappiamo. E le cose che noi sappiamo più di loro forse non servono molto nemmeno a noi.
Coi primi freddi si sono già diffusi i virus parainfluenzali, con sintomi come tosse, gola irritata, raffreddore. L'influenza "vera" però, che quest'anno non ha ancora un nome comune ma ha forti componenti "australiane", arriverà tra dicembre e gennaio. Tra novembre e fine dicembre è il momento giusto per vaccinarsi, dato che la protezione si sviluppa circa due settimane dopo la somministrazione del vaccino e permane per tutta la stagione epidemica. "Io mi vaccino. Proteggi te, proteggi gli altri" è lo slogan della campagna regionale che ha preso il via anche a Rimini. Sono 64mila le dosi di vaccino acquistate, la cui composizione è determinata dall'OMS sulla base dei virus circolanti e contiene quest'anno anche il virus AH1N1. A carico del Servizio sanitario regionale per le persone "a rischio" di complicanze, come bambini e adulti con malattie croniche, anziani dai 65 anni e donne in gravidanza, e per gli operatori sanitari e socio-sanitari e addetti ai servizi di pubblica utilità, la vaccinazione si effettua presso l'ambulatorio del medico di famiglia o quelli aziendali sottoelencati. L'Azienda USL di Rimini offre, inoltre, la possibilità di effettuare insieme anche la vaccinazione antipneumococcica - efficace contro le infezioni polmonari e altre malattie - agli ultra 65enni istituzionalizzati o alle persone affette da patologie croniche. Le dosi di vaccino sono state distribuite ai medici di famiglia e partire dal 9 novembre saranno operativi anche gli ambulatori aziendali. Ambito territoriale di Rimini.
Il 7 novembre vertice in Provincia per scongiurare l'ennesima batosta sui frontalieri. C'erano gli assessori competenti di Provincia e Comune, il Segretario al lavoro sammarinese, le organizzazioni sindacali (compreso il sindacato transfrontaliero) e gli onorevoli Marchioni (Pd) e Pizzolante Pdl). Sul tavolo. Come ogni anno di questi tempi, la proroga della franchigia fiscale che compensi in qualche modo le tasse pagate due volte dai 6mila italiani che lavorano a San Marino. La doppia imposizione esiste dal 2003 e da allora Italia e San Marino non sono ancora riusciti a trovare un accordo che stabilizzi la materia. Quindi si va avanti con franchigie temporanee, ogni volta di entità diversa e ogni anno da rinnovare. Per il 2012 si cercherà di inserire il bonus fiscale nella Legge di Stabilità. "Dal Governo abbiamo avuto rassicurazioni che su questo tema avrà attenzione", ha detto Elisa Marchioni.
Se non sarà così, il piano B prevede l'inserimento del decreto Milleproroghe di fine anno. Ma al tavolo provinciale si è anche discusso di come finalmente dare un assetto stabile ai rapporti fra Roma e il Titano: finché non ci sarà chiarezza su questo piano, tutto il resto continuerà a navigare a vista.
Alla Fiera di Rimini è in corso fino al 12 novembre Ecomondo, 15° fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile, inaugurata mercoledì 9 novembre. In forte aumento le adesioni alla manifestazione, segno che la green economy rappresenta un punto di riferimento per le imprese italiane che vedono nel rispetto dell´ambiente una chiave per la competitività e la sfida per il loro business. In contemporanea si svolge anche la quinta edizione di Key Energy, fiera internazionale dedicata alle fonti rinnovabili e all´efficienza energetica. Bioenergia e cogenerazione al cuore dell´expo, ma spazio a tutte le forme alternative e ai seminari di aggiornamento.
Come volevasi dimostrare, dalla tassa di soggiorno non si scappa. Quasi tutti i comuni della riviera - solo Bellaria resiste - si sono ormai rassegnati a imporre il balzello, manca solo da definire il come. A Rimini si fa sapere che la bozza del provvedimento è quasi pronta. Si sta seguendo lo schema di Riccione, dove il prelievo inciderà per una media di un euro a presenza: 50 centesimi negli alberghi a 2 e 3 stelle, 2 euro in quelli a 4 e 5. Il conto dell'introito previsto è così presto fatto: se saranno ancora 7,5 milioni, tanti saranno gli euro che entreranno nelle casse municipali. Per farne che? Tutti da impiegare nel turismo, dalla promozione alle infrastrutture.
CNA Impresa Donna aderisce alla Campagna del Fiocco Bianco in collaborazione con la Provincia di Rimini - Ufficio della Consigliera delegata alle Pari Opportunità - in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne, organizzando nelle imprese associate di acconciatori ed estetiste la distribuzione di fiocchi bianchi nella settimana che va dal 21 al 27 novembre per sensibilizzare sulle tematiche legate alla violenza alle donne.
Per informazioni: Resp. CNA Impresa Donna - Mariella Mengozzi - tel. 0541 796914 - email:mariella.mengozzi@cnarimini.it
Come la maggior parte di noi seguo quotidianamente le vicissitudini del nostro paese in mezzo a speculazioni finanziarie, richieste da parte dei partner europei, lettere della BCE, risposte del Governo, proteste delle opposizioni, prediche del Vaticano, scontri di piazza, ecc.
Purtroppo sono decenni che le persone avvedute avvisavano di quanto sta accadendo. Uno Stato non può trovare le proprie risorse con i debiti, e non ci si può arricchire in eterno prestando allo Stato, rubandogli lo stipendio, la pensione o direttamente il contante. Alla fine il parassita e il parassitato muoiono tutti e due.
La politica italiana è infantile in modo desolante. Tutti, dal governo all'opposizione, continuano a comportarsi come marmocchi. Raccontano in sostanza tutti delle bugie ridicole. Dal primo all'ultimo.
Se guardate il TG3, appaltato alla maggioranza che governa l'Emilia-Romagna, sembra che la nostra regione non sia in Italia Solo i padroni che vogliono chiudere le fabbriche sono cattivi. Gli immigrati sono buoni, le scuole modello (non fosse per la cattiva Gelmini), Bologna pare la capitale mondiale della cultura, i sindaci sono dei paciocconi o dei capaci leader che guardano al futuro, i sindacati, le associazioni di categoria, il volontariato, marciano come avanguardie del Bene. La Regione e la Sanità, poi, sono praticamente santificate.
Se invece seguiamo trasmissioni nazionali della stessa rete, da Flores a Santoro, allora non funziona niente, l'Italia è allo sbando: gente che piange e urla, disperati senza casa e senza lavoro, immigrati che dormono sotto i ponti, cifre da fallimento, corruzione, degrado, violenza.
Uno dei più esilaranti spettacoli di involontaria comicità politica l'ha fornito alla Camera il capogruppo legaiolo Reguzzoni, accusando di «caduta di stile» Fini che la sera prima, a Ballarò, aveva osato riferirsi alla pensione-baby di lady Bossi, procurandosi in diretta il cantilenante birignao di protesta dell'acidula guastatrice che, oltre a manomettere il Ministero dell'Istruzione, si alterna ad Angelino Zerbino e all'On Coccodè Bernini nei dibattiti televisivi, dandosi il ruolo di "zaca-bdocc". Un leghista che lamenti l'altrui mancanza di bon ton è come un etilista che protesti perché l'alito di chi gli siede accanto puzza vagamente d'alcool. È davvero ridicolo che una lezione di galateo provenga dalla rozza "caverna del pensiero" in cui alberga la tribù padana, dove il messaggio politico raggiunge le più alte vette con l'abituale gesto dell'ombrello e del dito medio alzato ai quali si abbandona il delirante capataz.
La cosa fa il paio col Berlusconi che, fra un bunga bunga e una barzelletta con bestemmia, assume l'aria ispirata di chi conosce le sacre scritture come i copioni delle soap operas di Canale 5 per impartire la paterna benedizione ai partecipanti al seminario di Todi su «Cattolicesimo democratico in ricerca», esortandoli a che «l'impegno dei cattolici si fondi su principi e valori non negoziabili, predicati con forza e intelligenza (sic!) dalla dottrina della Chiesa e in particolare da Papa Benedetto XVI».
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"意大利的建筑工地, 用基础意大利语构建国籍"是国家教育电视台, 内政部, 欧盟协作的成果. 成立这个项目(www.cantieriditalia.rai.it)的目的是教育移民意大利语, 推广有关公民的权利和义务方面的知识. 它的内容总共分40集(可以在线观看), 每集分4章.
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Ci sono persone che credi immortali, tanta è l'energia positiva che sprigionano e la simpatia contagiosa che le caratterizza. Sono quelle stesse persone che pur non conoscendole direttamente le senti amiche, complici, vicine.
Marco Simoncelli era una di quelle persone. Sarà per la parlata inconfondibile, sarà per la sua semplicità e sfrontatezza, sarà quel che sarà. Ma quando vedevi Super Sic in tv o dal vivo, non poteva che strapparti un sorriso e darti una splendida botta di vita.
Proprio per questo motivo la parola "morte" era l'ultima che Marco ci faceva venire in mente. E lo è tuttora. Per capirlo è stato sufficiente ascoltare le reazioni delle persone che lo conoscevano, di semplici tifosi e simpatizzanti, tutte incredibilmente accomunate da tre parole: "Non è vero". E via a guardare televideo, siti e trasmissioni in attesa di una smentita, di uno scherzo di pessimo gusto. Ad aspettare che Sic se ne uscisse con la sua chioma leonesca e con il suo romagnolo ruspante a dire che ci aveva preso in giro tutti.
Invece no. Invece è calato il silenzio, perché oltre quella curva è impossibile dire qualcosa. Bambini, ragazzi, donne, anziani, in ogni angolo del nostro quotidiano, domenica ciascuno con il suo groppo in gola e gli occhi lucidi mentre gli schermi rimandavano frame dopo frame lo spaventoso incidente di Sepang. E non solo in Romagna, e non solo in Italia. E' raro che una persona unisca in un dolore così partecipato una comunità tanto grande. Non lo avremmo mai voluto testare, ma è la prova della grandezza di un ragazzo di 24 anni che con il suo sorriso e la sua semplicità aveva conquistato tutti.
Il 23 ottobre in Tunisia, erano migliaia le file per votare la prima volta dopo la caduta del regime di Ben Ali. Dopo nove mesi dall'inizio della rivolta che ha portato alla caduta del regime di Zine El Abidine Ben Ali, la prima tra i paesi coinvolti nella cosiddetta "Primavera araba", i tunisini sono chiamati ad eleggere i 217 membri di un'assemblea costituente che dovrà scrivere una nuova costituzione, nonché eleggere un presidente e un governo di transizione che rimarranno in carica lungo il periodo della stesura.
I cittadini tunisini all'estero hanno votato dal 20 al 22 per 18 membri dei 217 membri del Consiglio Costituente.
A Rimini i cittadini tunisini hanno votato presso le Celle. Abbiamo intervistato alcuni di loro e queste sono state le loro dichiarazioni.
Zuhair che vive a Rimini da 28 anni segue attivamente tutto quello che accade nel paese d'origine e spera che queste elezioni cambino il paese per migliorare la qualità della vita e dare più opportunità ai giovani per non emigrare. Zuhair aggiunge che l'organizzazione è stata buona ma il fatto di non averlo saputo abbastanza tempo prima, non gli ha dato la possibilità di conoscere i partiti e i loro programmi.
Sig. H che vive a Rimini da 20 anni ha votato solo una volta in Tunisia e non si ricorda più come si vota. Si è recato alle urne dopo aver saputo dai suoi connazionali che c'era la possibilità di votare anche a Rimini. Augura tutto il bene alla Tunisia sperando in un futuro migliore per tutti.
Da qualche giorno Ringo, il nuovo gattino di casa mia, manca all'appello. Perché un giovane felino può lasciare un tetto sotto il quale è vezzeggiato e ben nutrito? Cherchez la chatte - anche se adesso è difficile capire quando scatta la stagione degli amori gatteschi. Il riscaldamento globale dev'essersi esteso anche ai gatti che vanno in calore in periodi in cui, una volta, se ne stavano placidamente acciambellati vicino al termosifone.
O forse è il cattivo esempio dato dai padroni - o meglio, dai padroni dei loro padroni. Chi ha gatti non sterilizzati lo sa: se la natura chiama non c'è niente da fare, hai un bel chiudere porte e finestre o mettere i fiori di Bach nell'acqua della ciotola. Gattoni corpulenti diventano flessibili come Barbapapà per passare dalle fessure. Gattine illibate perdono ogni ritegno e girano mugolando per casa, ventre a terra e pudende all'aria, tipo cat-party a Palazzo Grazioli.
Noi gattofili siamo allibiti e imbarazzati. Molti non vedono mai nel proprio gatto un animale adulto, ma un essere umano eternamente piccolo e immaturo. Fufi è un adorabile batuffolo, anche quando sotto la coda ha due castagne grosse così, un «miao» baritonale degno di Scarpia nella Tosca, e passa le giornate molestando sessualmente il triciclo di tuo figlio. E quando il veterinario ti spiega che il comportamento anomalo non è dovuto alla qualità scadente dei croccantini o all'elettrosmog, ti senti come quando scopri i primi preservativi in tasca al figlio teenager: in amore? Fufi? Come! Fino a ieri giocava con la pallina e ciucciava il cuscino! Dottore, non è possibile, all'allevamento mi avevano assicurato che i Sacri di Birmania Blue-point vanno in amore solo a quattro anni e solo quando incontrano un partner con pedigree compatibile!
In questi mesi si è formato un movimento di protesta nuovo. Viene usato per definirlo il termine
indignados. Persino Wall Street a New York è presidiata da giovani indignati al grido di "Siamo il 99%". Intendono con esso contestare la ricchezza smisurata concentrata nelle mani dell'1% dei cittadini.
La loro analisi non è campata per aria: negli ultimi decenni i differenziali dei redditi sono aumentati in misura notevole. Se nel 1974 l'amministratore delegato di una grande società USA guadagnava 30 volte un impiegato di medio livello, nel 2004 prendeva da 3 a 400 volte tanto (cit. in Sennett, 2008). Questo fenomeno in economia è noto. In certi periodi la ricchezza si concentra, in altri si distribuisce. Quando la concentrazione ha luogo in periodi espansivi la società la tollera meglio: se anch'io aumento il mio reddito mi dà meno fastidio che altri lo accrescano più di me. In periodi di crisi, vedere che altri si arricchiscono è meno piacevole, a volte francamente offensivo. In alcuni casi lo squilibrio ha portato a vere rivoluzioni.
La novità di questa crisi è però in due punti.
In questa nostra provincia, dove basta che un piccione faccia la cacca in testa a qualcuno perché nasca un "comitato", fino a ieri mi chiedevo come mai nessuno ne avesse ancora creato uno per Maria Antonietta, la regina cui toccò la triste sorte di seguire sulla ghigliottina il marito Luigi XVI, sarcasticamente ribattezzato Luigi Capeto dalla Revolution Française. Ho pertanto letto con soddisfazione che l'imbarazzante lacuna è stata sanata, pur se con 218 anni di ritardo, per merito di un manipolo di ispirate signore riminesi, fondatrici del «"Club Amiche di Maria Antonietta", un Comitato femminile aperto a tutte le europee che si pongano in alternativa alle idealità della Rivoluzione» e ad altri sgradevoli effetti collaterali «prodotti dal disprezzo per Cristo e la Chiesa». Ne consegue che ora le intraprendenti nostalgiche dell'Ancien Régime organizzeranno una "regale canasta di beneficenza", una "tombola di rito borbonico" e una gita di preghiera sulla tomba Pio IX, l'ultimo Papa Re. Sì, perché l'ardore filo-monarchico di cotali signore supera di gran lunga quello delle loro concittadine che lo scorso 29 aprile sentirono il bisogno di far sapere alla stampa di essersi date convegno, vestite da Mary Poppins e con fumanti tazza di tè in mano, per stringersi a William e Kate nel mentre la TV riversava in salotto la loro principesca gioia nuziale, unitamente alle trasparenze glutee della di lei sorella Pippa.
Il Comune di Rimini ha presentato il Triennale di investimenti: 98 milioni, 15 per la balneazione. Cercando di restare in linea col programma del sindaco nonostante i pesanti tagli. Cinque gli ambiti prioritari individuati: Città di mare; Motori culturali, educativi e sportivi; Ricucitura delle fratture urbane, Ricucitura delle relazioni con i cittadini, Riqualificazione urbana.
Alla salvaguardia della balneazione andranno 15 milioni di euro, sugli 88 del piano approvato con Hera per la chiusura di 8 scarichi su 11 e la condotta Ausa, che porterebbe al largo un terzo degli scarichi attuali. Un milione e 400mila andranno inoltre al progetto Isola per la salvaguardia idrica di San Giuliano. Un milione per la messa in sicurezza del porto.
Per l'edilizia scolastica sono previsti oltre 14 milioni. Al teatro Galli andranno 8 milioni, per completare i 37 a carico del Comune. Viabilità e parcheggi avranno di 45 milioni.
Dal 9 al 12 novembre alla Fiera di Rimini si svolgeranno Ecomondo - Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile, e Key Energy - fiera internazionale dedicata alle fonti rinnovabili e all'efficienza energetica. Il taglio del nastro sarà affidato al Ministro all'Ambiente Stefania Prestigiacomo.
In forte aumento le adesioni a Ecomondo, segno che la green economy rappresenta un punto di riferimento per le imprese italiane che vedono nel rispetto dell´ambiente una chiave per la competitività e la sfida per il loro business. Confermata la presenza dei buyers tedeschi, in particolare di aziende di smaltimento rifiuti, municipalizzate, direttori di centri di raccolta.
Bioenergia e cogenerazione saranno il cuore di Key Energy, ma si darà spazio a tutte le forme alternative e ai seminari di aggiornamento.
Anche quest'estate il turismo della riviera ha bene o male tenuto. Il che di questi tempi non è poco. Ma come se la passa il resto, quello che sta "a monte della statale 16"? Sono le imprese che non campano di sole e accoglienza e che rappresentano la metà dell'economia locale. Per loro, poco sole e tante nuvole. "Interi settori - ha dichiarato Salvatore Bugli, Direttore Provinciale di CNA Rimini - come l'edilizia, sono in gravissima sofferenza. Ma conoscono forti affanni anche il terziario metalmeccanico, l'abbigliamento, l'arredamento. Tutto questo si accompagna a politiche del credito del tutto insufficienti da parte degli istituti, con le imprese che devono affrontare difficoltà inenarrabili per reperire risorse non solo per gli investimenti, ma addirittura per la liquidità ordinaria. Così non va: proprio in momenti come questi occorre un'iniezione di fiducia verso quegli imprenditori che continuano a crederci e che riescono a stare sul mercato anche in condizioni come quelle attuali". Stessa musica da Confindustria, che ha appena presentato i dati congiunturali del primo semestre 2011. Anzi, nel rapporto divulgato alla stampa queste cifre non sono neppure riportate, perché "sono superate dagli accadimenti che si sono
verificati dal momento della rilevazione ad oggi". E cioè: i dati, già ben poco confortanti, fotografavano la situazione come era prima della bufera di quest'estate. E se le previsioni degli imprenditori prima di agosto erano cariche di pessimismo, facile immaginare a quale livello sia scesa oggi la loro fiducia. Anche il presidente degli industriali, Maurizio Focchi, si rivolge al mondo del credito quasi con un grido disperato: "Chiediamo ancora una volta alle banche di sostenere gli imprenditori e di tenere conto di tutti i fattori con cui le aziende devono misurarsi, come la difficoltà d'incassare i propri crediti.
Davanti ad una situazione ormai incontenibile c'è stata l'iniziativa organizzata dai commercianti del quartiere più nominato negli ultimi giorni: Borgo Marina, appunto. I piatti asiatici e nordafricani preparati dalle due comunità con lo scopo di creare un dialogo tra gli abitanti del quartiere sembrano non aver raggiunto il loro obiettivo. Durante la festa abbiamo intervistato diversi cittadini italiani e bengalesi abitanti del quartiere e l'impressione che emerge è che la situazione sia estremamente difficile. Alcuni hanno dichiarato che il problema non è in chi vive o ha attività nel quartiere, anzi, secondo una signora loro sono gentili e regolari con i pagamenti degli affitti e non creano seccature mentre il problema è quello della moschea, che non è più il luogo adatto per i musulmani. La rabbia di un'altra signora è tale che ha boicottato la festa considerandola uno "schifo", anche per gli spacciatori che rimangono nascosti negli angoli della via. Dall'altra parte gli organizzatori principali della festa l'hanno voluta per difendersi davanti alle accuse pesanti contro i commercianti asiatici. La festa ha visto la partecipazione del primo cittadino, il sindaco Gnassi, che ha voluto lanciare il messaggio che la questione del quartiere è nell'agenda politica della nostra città. Da parte sua Cavuoti (Responsabile del Centro Islamico) ha ripetuto che la moschea non c'entra niente con la malavita del quartiere e l'impegno della comunità sarà quello di trovare uno spazio più adatto e dignitoso alla preghiera dei fedeli.
Se Ugo Foscolo vivesse fra noi andrebbe al cinema? Certo che sì, non sarebbe tipo da serate di tivù con frittata e rutto libero. Ci andrebbe con gli amici, ovviamente al mercoledì quando c'è l'ingresso ridotto (sempre in bolletta, povero Ugo).
Io me li vedo, lui e il Pindemonte, seduti tutti gasati con il popcorn in mano nelle sale dove si proiettano film storici pieni di eroi e di battaglie. I loro preferiti sarebbero i peplum tipo il «Gladiatore», «Alexander» o «300», e nelle scene clou inciterebbero i loro guerrieri preferiti urlando in greco antico, suscitando le ire dei vicini di poltrona. Be', se ad accendere in Foscolo i sogni di gloria bastavano vecchi sepolcri scalcagnati, i duelli di Maximus lo avrebbero mandato in sollucchero.
Ma duecento anni fa il cinema era ben al di là da venire, e quando voleva immaginare «egrege cose» il giovane Ugo, in mancanza di meglio, andava tutti i giorni all'ombra dei cipressi a guardarsi lo spettacolo gratuito delle «urne dei forti». Gli piaceva tanto che quando fu esteso all'Italia l'editto con cui Napoleone ordinava il trasferimento dei cimiteri fuori città, la cosa non gli andò giù e compose il ben noto carme. Possiamo quindi supporre che un Foscolo moderno e riminese avrebbe una reazione simile vedendo che dal centro storico di Rimini sono scomparse tutte le sale cinematografiche, costringendo i cinefili a fare chilometri in macchina fino all'Iper o alle Befane. Magari ci avrebbe scritto un poemetto intitolato «Dei cinema»: i buoni film ci rendono migliori, perché cacciarli fuori dalle mura urbane come lazzaretti? O bella (decima) musa, ove sei tu?
Ho letto che al circolo repubblicano di Porto Fuori, nel comune di Ravenna, l'esuberante gestrice s'è esibita in uno spogliarello mozzafiato. Nella polemica che ne è seguita, l'imbarazzato Vicesindaco del PRI ha cercato di "ammucchiarla su", parlando di «semplice escamotage pubblicitario» ad opera di «una persona molto attiva»; ma si capiva il suo timore che nell'aldilà lo venisse a sapere Ugo La Malfa. Chi non ha invece fatto sconti è stato il parroco, lanciatosi in un lungo anatema nell'inquietante convinzione che il regista di quella trasgressiva esibizione fosse addirittura «il diavolo, che tenta tutte le vie per infiltrarsi. Forse non sa più che strada prendere e ci prova col sesso».
Non ho elementi per contraddire il venerando sacerdote, ma mi viene spontanea una considerazione. Se, come lui sostiene, Satana s'è scomodato fino a raggiungere la sperduta Porto Fuori per una seratina certamente poco risorgimentale, ma tutto sommato a bassissimo contenuto maialesco, è ragionevole pensare che ad Arcore e a Palazzo Grazioli sia ormai diventato un ospite fisso, con tanto di suite riservata. Sì, perché se il mandante delle trasgressioni sessuali è il diavolo, chi può allora dubitare che il primo mandatario sia l'anziano tenutario del Partito della Gnocca? Per liberarci del quale, altrochè sfiducia parlamentare o indagini delle Procure! Bisogna che il Cardinal Bagnasco lasci perdere le reprimende e organizzi un pool di esorcisti.
Se c'è una cosa che mi è fastidiosa è apparire un moralista. Perché alla fine credo che sia valido il detto evangelico «Come puoi dire al tuo fratello: "Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nel tuo occhio hai una trave"» (Matteo 7,3). Tuttavia, l'ipocrisia che il sistema sociale e culturale italiano ha raggiunto non è solo una questione morale, ma sta danneggiando economicamente l'intero paese, non si può tacere. A costo di essere monotono, attribuisco questo difetto a quella cultura peculiare che viene chiamata ‘cattocomunista', e che in politica si traduce in partitocrazia o consociativismo. Sia da parte cattolica (a mio parere un malinteso cattolicesimo) sia da parte comunista, l'errore di base è quello di non considerare l'individuo e la società nel suo complesso di interessi, principi, desideri, pulsioni, insomma come un sistema dotato di dinamiche, forze, movimenti interni, un soggetto ‘pieno'. Al contrario, ci si rappresenta un soggetto vuoto, neutro, né buono né cattivo, governato da forze esterne. In sostanza, se alla società si danno leggi giuste, deve diventare giusta. Leggi ovvero regole, forme, contratti. Per un comunista, eliminare le differenze di classe, per un cattolico applicare la dottrina sociale.
Non sto difendendo il principio ‘homo homini lupus' (l'uomo è un lupo per l'altro uomo).
"Come ogni consigliere, Pazzaglia esprime liberamente le proprie opinioni, pertanto le sue dichiarazioni sono correttamente attribuibili al Gruppo consiliare Sel-Fare Comune, liste che hanno portato all'elezione di Pazzaglia in Consiglio Comunale a Rimini e che lui rappresenta, ma non sono in alcun modo riconducibili a opinioni espresse dal partito Sinistra Ecologia e Libertà." Firmato: Federazione Provinciale SEL.
Che significa? Per i non addetti ai lavori, vuol dire che SEL appoggia il centrosinistra al governo di Rimini, ma in consiglio comunale il gruppo SEL-Fare Comune siede fra i banchi dell'opposizione. Chiaro adesso? Meno di prima, vero? Nel frattempo, qualcuno ci ha capito qualcosa sui malumori all'interno del centrosinistra riguardo le "mani libere" che il sindaco di Rimini Gnassi e il presidente della provincia Vitali vogliono tenersi? In particolare, riguardo le nomine nelle aziende partecipate che toccano alle pubbliche amministrazioni, quali Fiera e Convention Bureau. Mal di pancia poi sopiti da Emma Petitti, che si avvia a dirigere il Pd provinciale. Ma clamorosamente esternati con parole di fuoco da un altro partito in maggioranza con Gnassi e Vitali, Italia dei Valori: "Delirio dei satrapi della politica".
Questo delle nomine è un dente che duole non solo a Rimini. Bagarre simili si sono scatenate anche in altre città governate dal centrosinistra, come Arezzo e Modena. Fra questi fatti minimi si trovano forse risposte a "grandi" domande. Per esempio, chi si chiede cosa manchi all'opposizione per diventare un'alternativa credibile al più incredibile degli ultimi governi italiani, magari vi troverà qualche spunto di riflessione.
Prende avvio con il corso-laboratorio di giornalismo "Media e migranti" il progetto "Word Communication" per l'integrazione dei cittadini stranieri residenti sul territorio di Rimini e della regione Emilia Romagna. Il progetto, finanziato con i fondi europei e ministeriali FEI 2010 e coordinato dalla Provincia di Rimini, intende lavorare sulla costruzione di un nuovo modello di comunicazione interculturale e sulla diffusione di informazioni chiare orientate a favorire l'inclusione dei cittadini stranieri immigrati presenti sul territorio locale.
il corso di giornalismo "Media e migranti" ha come obiettivo l'approfondimento dei generi e la pratica delle tecniche del "giornalismo sociale", un settore che trova spazio crescente nei media e rappresenta uno strumento indispensabile di qualificazione professionale per comunicare su giornali, radio, televisioni e internet.
Il corso è completamente gratuito ed è stato elaborato dall'Associazione "Ilaria Alpi", in collaborazione con coop. "Comunità Aperta" partner del progetto e la redazione di "Chiamami città": vedrà impegnati, come docenti dei moduli formativi, giornalisti professionisti di rilievo a livello nazionale. L'associazione Ilaria Alpi si è accreditata negli anni quale osservatorio sull'informazione sociale e promuove annualmente corsi di formazione sul giornalismo televisivo e d'inchiesta presso Università italiane quali Milano e Urbino.
Il corso è rivolto ad un massimo di 30 giovani cittadini italiani e stranieri residenti o domiciliati nella regione Emilia Romagna, interessati ad operare nel settore della comunicazione con particolare riferimento all'ambito interculturale e motivati ad acquisire competenze nel settore della comunicazione televisiva, radiofonica e giornalistica.
Resina è il nome generico di molti prodotti sia naturali che sintetici che hanno particolari proprietà plastiche. Data l'elevata resistenza, la facilità di pulizia e la totale personalizzazione, nell'ultimo decennio le resine si sono imposte sempre di più nell'edilizia residenziale e commerciale, poiché permettono di realizzare superfici di svariato tipo: lisce o ruvide, trasparenti o colorate, lucide o opache. Sono materiali estremamente duttili che possono cambiare veste alla casa, abbellendola di colore ed eleganza. Con un tocco di personalità si può cambiare, in modo originale, l'aspetto della propria abitazione inserendo nuove soluzioni decorative. Architetti ed art designer possono sbizzarrirsi, rendendo ogni ambiente altrettante opere d'arte uniche ed irripetibili. Ne parliamo con l'architetto Simona Santolini.
Architetto, perché scegliere la resina per i pavimenti delle nostre case?
"I motivi sono diversi: facile da pulirr, buon rapporto qualità/prezzo, posa molto rapida e quindi ulteriore convenienza. Nelle ristrutturazioni, poi, la resina può essere sovrapposta ai pavimenti già esistenti senza bisogno di rimuoverli e senza modificare le altezze di porte e finestre, con notevole risparmio di tempi e costi. Ha, inoltre, un'alta resistenza all'usura. Una caratteristica importante è che qualsiasi realizzazione è un pezzo unico, esclusivo per colori, sfumature e inserimento anche di oggetti, o altro. Questo permette di realizzare progetti sempre nuovi, con effetti cromatici e materici fuori dal comune.
Il tema dell'evasione fiscale è delicatissimo e coperto da molta ipocrisia. La rozza fase che la politica italiana sta attraversando non è in grado di trattarlo con la circospezione e la franchezza che richiede. Ma basterebbe dire alcune cose che tutti sappiamo, con pacatezza e sincerità.
Sei cose che sappiamo tutti
Primo: non c'è un'evasione fiscale giustificata, si tratta sempre di un reato. Però, quando si parla di 50 miliardi di euro all'anno, non si può dire che tutti gli evasori sono criminali come un rapinatore o un camorrista. Tutti sappiamo che gli evasori sono spesso professionisti, imprenditori, artigiani e commercianti che per il resto della loro vita sono cittadini stimati e a volte occupano posti prestigiosi nella comunità.
Secondo, spesso siamo complici dell'evasione fiscale sotto forma di 'sconto-ricatto': "Sarebbe 100, ma se non ha bisogno della ricevuta sono 80". E noi accettiamo, perché l'alternativa è pagare di più o andare a sporgere denuncia alla Guardia di Finanza. Due alternative che non ci danno nessun vantaggio certo e molte beghe sicure.
Terzo: l'evasione per alcune categorie è un modo per poter fare prezzi accettabili. Se tutti dovessero pagare il 20-30% di tasse in più i prezzi aumenterebbero. Lo Stato, facendosi truffare, concede uno sconto ai clienti-consumatori e un reddito più alto ai venditori-evasori.
Quarto: siamo un paese di evasori, ma non siamo i soli. Parlando solo di IVA, l'Italia evade il 22% delle imposte, la mitica Gran Bretagna ne evade il 16%, e il 14% l'Austria (dati Sole24ore 24/8/11). Davanti a noi la Grecia con il 30%, Slovacchia e Ungheria con il 28 e 23%.
Se avessi avuto qualche migliaia di euro da buttare, mi sarei iscritto al «Corso di autostima» intitolato «Sprigiona il Potere che è in te», appena tenuto a Rimini da Anthony Robbins, «il formatore motivazionale numero uno al mondo». Per dirla con Jannacci, ci sarei andato "per vedere di nascosto l'effetto che fa" la straordinaria genialità di un furbacchione che ha perfettamente capito come potersi arricchire sull'altrui creduloneria.
Sì, perché una cosa è la fatica di scrutare dentro se stessi, magari con un adeguato aiuto, per favorire la crescita dell'autostima, l'irrobustimento psicologico, una migliore predisposizione al protagonismo esistenziale; altra cosa è raccontare che a cambiarti la vita sia invece sufficiente qualche giorno di bolgia festosa, da cui uscirai auto-convinto che il successo economico non dipende da ciò che di buono hai da vendere, ma dall'abilità di riuscire a vendere freezer al Polo Nord e pellicce all'Equatore; e che per essere felici non c'è bisogno di essere alti, biondi e con gli occhi azzurri, ma basta imparare a crederlo.
La pubblicità dei seminari di Robbins esalta il "presupposto filosofico" di «poter eliminare definitivamente le tue 3 più grandi credenze o paure depotenzianti-limitanti dalla tua vita e trasformarle in credenze-risorse potenzianti». Ora mi si darà del vetero-marxista un po' snob, se affermo che mi convincerò di quell'assunto solo il giorno in cui saprò che, insieme a tanti vip ed aspiranti tali, s'è visto uscire da uno di quei "corsi motivazionali" un cassintegrato che, avendo eliminato la principale delle sue "paure depotenzianti", saltellava canticchiando: "Che sarà mai se anche mi licenziano!?"
Nel 2006 avevo dedicato una rubrica alla libreria La Moderna, che a dispetto del nome, all'inizio dell'anno scolastico offre una versione aggiornata dell'assalto al Forno delle Grucce, o delle file per le patate nella Mosca pre-Gorbaciov. All'epoca venni accusata di pubblicità occulta dai gestori di altre cartolibrerie riminesi (accidenti, avessi voluto davvero parlar male della Moderna cos'avrei dovuto dire?), ma mi pare che dopo cinque anni le cose siano migliorate: la ressa per l'acquisto di libri e quaderni si è distribuita in più punti vendita della città, e puoi infilarti nella coda più vicina a casa tua. Non so voi, ma davanti a quelle pile di volumi lindi e incellofanati io provo misto di nostalgia e di invidia.
Nostalgia per il tempo beato in cui credevo che i libri scolastici facessero paura solo a chi doveva studiarli e portarli nello zaino, e non soprattutto a chi doveva pagarli. Invidia perché oggi, appunto, la mia parte in tutta la faccenda è unicamente quella dell'ufficiale pagatore, con delega alla ricopertura con foglio di plastica. E il bello è che di tutti quei libri interessantissimi io non leggerò nemmeno una pagina.
Ed è un peccato perché questi nuovi libri delle medie sono favolosi. Non erano male nemmeno ai miei tempi, ma erano ancora pervasi da una seriosità anni Settanta che li rendeva cupi come testi universitari. Nell'antologia più sbarazzina il massimo della trasgressione era mezza pagina dedicata al fumetto; per il resto si andava giù di Levi, Ginzburg, Salinger, Rodari, roba che oggi sarebbe troppo schierata anche per la biblioteca di un centro sociale autogestito.
Egregio Sig. Stefano Cicchetti, in merito al suo articolo in riferimento ("Chiamami Città" edizione n°668), vorrei fare osservare che la sua chiusa con la frasetta: "Ma io sono di parte, lo so", non può legittimare una così smaccata presa di posizione in favore del progetto TRC; posizione la sua che fa leva su presupposti di tutto comodo e asserzioni non propriamente obiettive. E qui di seguito elenco:
I presupposti di comodo (ovvero più o meno adattati alla bisogna)
1) Sì, ammette lei costicchia un po', ma non fa cenno alcuno che si tratta di 95 milioni datati 1996 (ossia 20 miliardi di lirette al Km, sempre 1996) e quindi ci passa sopra tranquillamente mettendo giusto in evidenza come per una linea di trasporto pubblico costi di impianto e di gestione siano faccenda del tutto ordinaria, trascurabile insomma!
2) Non è vero che una fontana non abbia la sua utilità, che altrimenti non si spiegherebbe perchè se ne facciano e risultino pure apprezzate (mai sentito parlare di arredo urbano?) Un mezzo di trasporto pubblico invece trova la sua ragion d'essere unicamente nell'utilità che può dare, e il TRC sotto questo profilo, capilinea a parte, quanto è mai utile dal momento che non conduce ad alcun punto di reale interesse collettivo?
3) Va bene, io che non ho dati certi al riguardo, devo necessariamente accettare il tempo di percorrenza dei fatidici 45 minuti occorrenti al filobus per coprire l'intero suo tragitto, e arrivo pure a dar per buoni i 22 minuti, sia pure teorici, che il TRC promette. Però la "solita e inverosimile" calca da lei evocata, pur non potendomi dire né spettatore, né tanto meno assiduo frequentatore del mezzo, lei non la può gabellare come un costante dato di fatto! Collo stesso criterio, si potrebbe allora affermare che trasporta 4 gatti: esattamente come sembra succedere e non di rado!
Alla Procura di Rimini che ha aperto un'indagine sugli scarichi a mare, quei documenti non servirebbero. Ed evidentemente non servivano più a nessuno, se un ex dipendente dell'ex Ufficio Fognature del Comune di Rimini le trovò fra le cartacce destinate al macero. Ma quando ce le ha mostrate, è risultato evidente che qualche interesse comunque rivestono. Si tratta del "Progetto per la fognatura e regolazione idraulica urbana" redatto dalla S.I.A.F. di Milano - Società Italiana Acquedotti e Fognature - per conto del Comune di Rimini. I documenti risultano protocollati il 13 febbraio 1936, XIV dell'Era Fascista. Nelle mappe, la rete fognaria della città divisa per zone: scarichi separati a mare della ferrovia, sistema misto in quasi tutto il territorio restante. Cioè, più o meno quanto sarebbe poi stato realizzato, ma oltre 30 anni dopo. Era già previsto anche un impianto di depurazione, anche se piazzato a San Giuliano, fra via Madonna della Scala e la ferrovia.
Ma le mappe sono interessanti soprattutto perché ritraggono la Rimini di quasi ottant'anni fa. Non solo la Rimini com'era, ma anche la città come la si immaginava. I disegni riportano infatti in tratteggio anche le opere in progetto. Le strade e i ponti. C'è via Coletti che deve ancora nascere, ed è già previsto il disgraziato ponte della Resistenza, ma senza riportare dettagli quali l'altezza delle arcate: già a quei tempi avranno pensato di farci passare sotto solo i mosconi?
Il mattone rimane sempre un investimento sicuro e ricercato, specie in tempi di crisi. Ma se in quella casa ci si andrà ad abitare, occorre porre attenzione su diversi aspetti che riguardano, oltre al valore effettivo dell'immobile, anche la qualità della vita a cui si andrà incontro negli anni futuri; qualità di cui fa parte un ambiente sano che regali benessere. Proviamo quindi ad acquistare la nostra casa ideale, in compagnia di Susanna Donnini, architetto ed esperta in bio-architettura.
Su quali aspetti porre maggiore attenzione quando si acquista la propria abitazione? Anche l'ambiente in cui è inserita la nostra casa è importante: quali suggerimenti in merito?
"La casa dovrebbe essere il luogo della sicurezza e del riparo della nostra persona. Dovrebbe essere il nostro ‘nido', un luogo capace di interagire con l'ambiente circostante sia a livello costruttivo sia stilistico, e in grado di soddisfare le esigenze abitative, ma anche psicologiche, di chi vi abita.
E' un elemento non solo fisico, poiché determina una relazione con il nostro mondo interiore, con gli altri e con il mondo circostante. Dovrebbe essere abbastanza flessibile alle esigenze future ed evolvere insieme a noi. Nella scelta della dimora, farei attenzione al sito, alla qualità dell'aria, alla configurazione del luogo, alla presenza di venti e all'orientamento rispetto al sole, alla relazione con l'ambiente circostante. Esistono terreni non sani per le persone, zone perturbate da radiazioni che possono, con il tempo, generare patologie; corsi d'acqua sotterranei, faglie, crepacci, vene minerarie, filoni metalliferi e risalite di gas naturali (ad esempio il radon). Queste caratteristiche sono tutte anomalie geobiologiche che, sovrapposte alla rete di Hartmann, la rete di raggi tellurici che si estende su tutta la terra, ne rinforzano l'effetto nocivo. Occorre prestare attenzione alla presenza di linee ad alta tensione, produttrici di campi elettromagnetici.
"Diligite iustitiam qui iudicatis terram" (Sapienza, I, 1), sono le parole con cui inizia il libro della Bibbia attribuito a Salomone, che Dante riprende nel XVIII canto del Paradiso. "Amate la giustizia, voi che giudicate la terra".
Ogni governo, dalla democrazia alla più assoluta monarchia, trova il suo fondamento solo nella giustizia. Oggi riteniamo la democrazia migliore della monarchia solo perché si è dimostrato un sistema di governo più giusto degli altri. E' dunque la giustizia la funzione di un governo. Amministrare i rapporti della comunità in modo giusto. E' solo per questo che gli uomini accettano di essere governati. Tuttavia, poiché gli uomini sanno che la giustizia perfetta non è possibile (né augurabile), accettano che la bilancia del governo a tratti penda un po' da una parte e a tratti dall'altra. Vi sono governi che pendono un po' di più verso i lavoratori che verso le imprese, altri verso i militari più che i civili, altri verso i sacerdoti più che i laici, ecc.
La politica non è altro che decidere la misura e la direzione delle deroghe dalla giustizia.
Avere in mente questo principio ci deve servire per valutare con lucidità i comportamenti del nostro Stato (Governo, Parlamento e Istituzioni).
Ahimé, la valutazione è triste. Il governo italiano come gruppo di persone che ha la capacità e la forza per prendere decisioni giuste di fatto non esiste. La manovra correttiva di bilancio, essendo una seria emergenza, mette in piena luce questa situazione.
Sport Days è la prima grande kermesse nazionale di tutte le discipline sportive. Una vetrina unica che mette insieme CONI, le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate, gli Enti di Promozione Sportiva, le Associazioni benemerite, le aziende e gli sponsor. Per tutti gli sportivi un'occasione unica per scoprire attività, calendari e tutte le novità della propria disciplina. Ma anche per partecipare a test e a gare indoor e outdoor, o frequentare un completo programma di formazione a cura della Scuola dello Sport CONI. Fra gli espositori, anche aziende di abbigliamento e attrezzatura sportiva, grandi sponsor, l'impiantistica sportiva, editoria e stampa specializzata, turismo sportivo.
Quando da piccolo andavo a Croce dalla mia adorata nonna, mi dava gran turbamento il quadro che sovrastava la spalliera del lettino col materasso di foglie di granturco, in cui mi piaceva tanto dormire. Sotto la scritta «O mio caro e buon Gesù, fa' ch'io t'ami sempre più» era raffigurato un Cristo barbuto dal cui cuore, trafitto da spine, fuoruscivano gocce di sangue. Se a letto mi accompagnava la mamma, s'aggiungeva poi un'immancabile reprimenda per essere anch'io responsabile di quel sanguinamento, poiché facevo piangere Gesù ogni volta che disubbidivo, dicevo bugie o non volevo lavarmi i denti.
La cosa mi torna in mente per l'analogia col Berlusconi che, pur fra tanta "macelleria sociale" prevista dal decreto del suo Governo, ha scelto di avere «il cuore che sanguina» solo per le nuove tasse che farà pagare; perché lui, piuttosto che «mettere le mani in tasca agli Italiani», preferirebbe rompersi un braccio cadendo dal letto, come Bossi. A sua consolazione, la nuova tassa non dovranno però pagarla gli indisturbati evasori cronici, né gli esportatori di capitali all'estero, trattati col guanto di velluto dello scudo fiscale; ma i "ricchi di fascia più bassa" già in regola col fisco, ai quali è chiesto un supplemento.
Quando leggerete la rubrica l'ondata di caldo potrebbe essere solo un ricordo. Come la canna da innaffiare che rinfrescava noi e l'orto quando eravamo piccoli e la calura picchiava eccome. Ma a quei tempi picchiavano anche i genitori e gli insegnanti, sicché non facevamo tante scene. E poi in giardino c'era la canna, chiamiamola gomma per non creare equivoci che potrebbero spingere il ministro Giovanardi a far sequestrare questo giornale per induzione al consumo di droghe leggere, la canna alias gomma, bianca, nera o verdina, pigramente arrotolata dietro casa come un serpente domestico, pronta a trasformarsi in un mini-Aquafan a costo zero. Dovevi avere l'accortezza di eliminare il bocchetto di metallo all'estremità della gomma, e schiacciandola con le dita in vari modi potevi produrre una serie infinita di giochi d'acqua. Se qualche goccia cadeva anche sulle piante era un puro caso, però sicuramente si divertivano molto. Premendo leggermente la gomma al centro trasformavi il getto in una specie di velo d'acqua, e se ci guardavi attraverso era come osservare il mondo da sotto una cascata. Premevi un po' di più, e il getto si biforcava in due zampilli, e potevi innaffiare il cane e il gatto contemporaneamente. Se tenevi la gomma perpendicolare al suolo ottenevi una sorgente gorgogliante da leccare come un gelato. Se ti mettevi con le spalle al sole e infilavi la punta del pollice nel foro, avevi una vera e propria macchina per gli arcobaleni: il getto si nebulizzava in mille goccioline in cui i raggi del sole si rifrangevano in iridi colorate come bolle di sapone (il trucchetto era spiegato nei Quindici, la leggendaria enciclopedia per baby-boomers).
A quel punto sembravi un campione juniores di catch nel fango e tutto intorno a te c'era già una versione ridotta del Polesine, alternata a vaste zone desertiche dove piante sitibonde attendevano invano un po' d'acqua, contorcendosi a mo' di Tantalo. Sollecitato da qualche familiare urlante, ti decidevi a dare il dovuto alle povere creature, come ti aveva insegnato il babbo, senza investirle d'acqua, ma aspergendole delicatamente e con pazienza.
Premessa: Chi scrive è di parte. Infatti, abito lungo il tracciato del Trc (nel primo progetto rientravo fra gli espropriandi). Inoltre, ho lavorato per sette estati nell'allora Atam, bigliettaio sulle linee 11 e 4. Poi per 15 anni ho fatto il pendolare fra Rimini e Riccione. Purtroppo ho anche l'età per ricordarmi un numero dell'Arengo del luglio 1972 - "Speciale piano particolareggiato" - con il progetto di monorotaia di Gian Carlo De Carlo. Il settimanale Panorama titolò: "A Rimini tutti in centro con il treno volante". E il Corriere della Sera: "Progetto avveniristico per Rimini".
Quello che nel 1972 era l'avvenire, è già passato da un pezzo. Ma noi siamo ancora qui a dibattere di un'opera che per molti è "inutile", "uno spreco" e di male in peggio. Il tutto dopo 16 anni dal primo progetto di Trc e alla vigilia dell'apertura dei cantieri. Com'è potuto succedere?
Innanzi tutto è successo quello che accadde alla monorotaia di De Carlo: gli amministratori firmavano, ma dandosi di gomito e ammiccando: tanto non si farà mai. Soprattutto a Riccione, si sono succedute quattro-giunte-quattro che mettevano il Trc nei loro programmi, firmavano gli atti, sottoscrivevano i lucidi, stanziavano i fondi, ma continuavano a sussurrare "tanto non si farà mai", piuttosto che spiegare perché intanto invece si andava avanti. E si spendevano soldi.
Fra milioni buttati per rimediare a progetti fatti coi piedi, modificare tracciati, annullare espropri già effettuati (nel frattempo dimenticandosi di aeroporto e zona nord), la faccenda peggio di così non poteva essere gestita.
Ma il punto è un altro. E' che il Trc è opera "inutile e dannosa": un dogma, a sentire gli oppositori. Perchè? Costa troppo e lavorerà in passivo.
Passeggiando fra la villette, osservando la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, poco lascia pensare che Cerasolo sia un centro antico. Solo una tabella stradale fa intuire che invece non è così: via Largo Castello. E infatti qui un castello esisteva, e da tempo immemorabile. Ed esisteva una pieve, citata in un documento del 1059. Si tratta di un atto con cui il vescovo di Rimini, Uberto, concedeva ai conti Everardo e Marozia diversi appezzamenti di terreno, tra i quali i fondi Paterno, Firmano e Falciano ubicati appunto "in plebe Sancti Iohannis qui vocatur in Cella Iovis". Una pieve, come si può presumere dalla denominazione, che probabilmente fu eretta su di un precedente tempio pagano.
Nel 1292 Cerasolo è definito "castelari", termine che indicava fortificazioni non più esistenti. Ma il 3 marzo 1321 dovevano essere state ricostruite, se venivano nuovamente distrutte da truppe ghibelline. In seguito il castello, appartenente al comune di Rimini, passò a Galeotto Malatesta, che consentì ai suoi abitanti di ricostruirlo un'altra volta. Lavori che dovettero andare per le lunghe, se nel censimento del Cardinal Anglico del 1371 figura ancora come "villa", che pagava un censo per 16 "fuochi". Nel 1380 si parla ancora di ricostruzioni, che questa volta dovettero andare in porto. Fatto sta che nel 1463 a un Sigismondo Malatesta ridotto allo stremo restano solo Rimini e, appunto, il castello di Cerasolo.
Se c'è un posto a Roma che i riminesi dovrebbero evitare è il Teatro 5 di Cinecittà. O forse è l'unico posto dove i concittadini di Fellini dovrebbero andare.
E' un po' come il pied-à-terre dove un marito defunto viveva notoriamente una seconda vita con l'amante prediletta. La vedova legittima non può visitare quel nido d'amore senza fitte di dolorosa gelosia postuma. Eppure sa che non c'è luogo più adatto per ricordarlo com'era davvero. Quella era diventata la sua vera casa, lì trovava il genere di amore che la moglie non sapeva più dargli: incondizionato, generoso, fantasioso.
E casa il CineTeatro 5 per Fellini lo fu in senso proprio, perché i tecnici, che lo adoravano, avevano ricavato un appartamentino per lui e Giulietta Masina all'interno del teatro di posa - il più grande d'Europa, tanto capiente che vi fu ricostruita la Via Veneto della «Dolce vita». Quel che Federico sognava, lì, grazie a geniali e infaticabili artigiani, diventava realtà - la realtà onirica del suo cinema, quella che per lui contava davvero e cui era molto più attaccato che alla sua città natale, che oggi come allora, tende a sognare poco e male.
Questo non te lo dice la guida che ti accompagna nella visita a Cinecittà, ma se sei riminese ci arrivi da solo. E magari pensi con rossore alle meschine peripezie della «casetta sul porto» che il Comune donò (o finse di donare) al regista ormai anziano. Al museo Fellini, che, pur trasferito e risistemato, mette tristezza perché l'espressione «museo Fellini» già di per sé è un ossimoro. E' molto più «felliniano» il Teatro 5 di Cinecittà, anche se (o forse proprio perché) oggi ospita il palco di «Amici» e le atmosfere da tivù commercial-populista vaticinate in «Ginger e Fred».
Siamo in piena estate e la calura estiva appesantisce le nostre giornate. Negli ultimi anni, sempre più, si moltiplicano nelle case i condizionatori d'aria, utili e, a volte, indispensabili mezzi per sopportare i mesi caldi. Il mercato offre diverse possibilità per rinfrescare gli ambienti e non è sempre facile orientarsi verso l'acquisto più idoneo alle proprie necessità. Quale tipo di condizionatore è meglio acquistare? Che caratteristiche occorre valutare? Dove posizionarli? Ne parliamo con l'architetto Susanna Donnini, esperta in Bio Architettura.
Architetto, che tipi di condizionatori propone il mercato e quali sono le differenze?
"Il mercato propone il Sistema Split (unità interna), che provvede a mettere in circolo l'aria distribuendola nei locali attraverso un'apposita feritoia. Le unità interne possono essere installate a muro (di solito nella parte alta), a pavimento (fancoil), a consolle (a soffitto senza controsoffitto), a cassetta (ad incasso nei controsoffitti) o canalizzabili (insieme a condotti d'aria). Il Sistema Radiante è costituito invece da tubazioni annegate nel pavimento, nella parete o nel soffitto; durante l'inverno, il liquido fatto passare nei tubicini serve per riscaldare gli ambienti e d'estate può essere usato per rinfrescare gli ambienti".
"Con l'Islam il buonismo non paga. Norvegia sotto attacco: un massacro". Il 23 luglio scorso Maurizio Belpietro ha deciso di entrare nella storia del giornalismo con questo titolo epocale, quando già a fine giornata più nessuno al mondo scommetteva sulla pista islamica. I fatti separati dalle opinioni, si diceva un tempo. Dopo l'asettica notizia, ecco infatti che Libero ci regala anche il commento, affidato a Carlo Panella. Uno che se ne intende, come dice di se stesso: "avendo sbagliato tutto sulla rivoluzione di Khomeini nel 1978, quale inviato speciale di Lotta Continua in Iran, da 30 anni studia e frequenta l'Islam e i paesi mediorientali". Da tali studi e frequentazioni promana la seguente analisi: "Fine dell'illusione, rischia anche l'Italia". Certi giornali d'estate sono a corto di personale e anticipano la chiusura. Capita quindi di prendere "buchi", ovvero di non pubblicare notizie che invece i concorrenti più nottambuli possono riportare. Capita anche di prendere fischi per fiaschi; ma il giorno dopo, magari in un pudico trafiletto sepolto nella pagina delle lettere, l'usanza è che il direttore si scusi della cantonata. Niente di tutto questo meritano però i lettori di Belpietro & C. Come se fossero due giornali diversi, Libero del 24 luglio esibisce il biondo assassino - norvegese, di destra e "cristiano", dice lui - in prima pagina: "Ha ucciso 100 norvegesi perché odia gli islamici". Forse i lettori di Libero proprio questo invece meritano, perché questo chiedono
Quando i soldi mancano i furbi abbondano. Vado a fare la spesa dal mio fruttivendolo.
Pago e la commessa mi fa: "Questi non sono buoni", ridandomi indietro quattro monetine da due centesimi. "Come non sono buoni?" faccio io, guardandoli. Si sa che nessuno fa monetine false, perché il costo non vale il guadagno. E infatti la ragazza non si è espressa correttamente (anche lei, come il proprietario del negozio, immigrata e anche lei grande lavoratrice): si tratta di monete perfettamente valide, ma sono centesimi di dollaro. Per l'esattezza, monete da un cent. Che sono identiche per taglia e colore a quelle da due cent di Euro.
Mi viene da ridere: "Ma certo - dico - un cent di dollaro vale circa 0,70 cent di euro, due cent di dollaro valgono 1,4 cent di euro, quindi ci guadagni 0,6 cent di euro per ogni monetina!"
A casa, faccio i conti. Se qualcuno si procura un bel sacchetto di cent americani, diciamo 1.000 monetine, per un totale di 10 dollari, e li spaccia per 2 cent di euro, realizza un utile di 0,6 per 1.000 = 600 cent di euro = 6 euro. 10.000 monetine = 60 euro. Ma quanto ci vuole a spacciare 1.000 monetine? E vale la pena portare fin dagli USA tutti quei cent (visto che in banca non tengono i centesimi per il cambio)? Dato che una donna delle pulizie prende 8 euro all'ora, vale veramente la pena?
Lo so che a dirla così passo per megalomane, ma Fini mi ha bruciato sul tempo allorché, giorni fa, ha contestato quell'espressione abusata che ormai è sulla bocca e sulla penna di tanti, dal più celebre politologo all'ultimo pataca: i costi della politica. Se non ci si vuole accodare al rozzo quaraquaqua del grillismo ignorante, bisogna parlare di costo della cosa pubblica, che è dato dalla somma di più voci; e riconoscere che ciò che viene impropriamente chiamato costo della politica, anziché costo della democrazia, è solo una di quelle voci e non "il tutto", come in troppi si affannano invece a farci credere.
Se si vuol essere seri, bisogna non aver paura di dire, alto e forte, che fra i costi della democrazia ve ne sono di sacrosanti, da difendere come la linea del Piave; mentre altri si ha il dovere morale e civile di ridimensionarli o eliminarli, trattandosi di privilegi non dovuti o di spese che erano giustificate in origine, ma oggi non più. Così come bisogna riconoscere che vanno sottoposti a ricognizione non solo le Istituzioni e gli Enti elettivi, ma anche tanti altri soggetti pubblici, dove non mancano costosi privilegi e antieconomiche storture burocratiche. Vogliamo elencarne qualcuno, magari di quelli che dispensano volentieri prediche e anatemi alla politica? Ma chi l'ha detto che Tar, Consiglio di Stato, Corte dei Conti, Cnel, Prefetture, Authority, Provveditorati e Soprintendenze di diversa natura, siano santuari immacolati e intangibili?
Nella penombra complice della platea ancora vuota, la signora di mezza età con la borsa sottobraccio avanza rapidamente tra i sedili, raggiunge le prime file e appoggia la borsa su una poltrona. Ne estrae l'ombrello pieghevole e due giornali e li distribuisce sulle tre poltrone vicine. Poi si toglie il foulard e l'appoggia su un quinto sedile. Poi la giacca, e l'appoggia su una sesta poltrona. Poi si sfila la camicetta (sotto ha un top) e la depone su una settima. Quindi comincia a sfilarsi la gonna (sotto ha la sottoveste), e la sistema su un'ottava. Infine, seminuda, si apposta su una nona poltrona e attende con lo sguardo lampeggiante.
Non è il remake di «9 settimane e mezzo». Semmai «9 poltrone e mezzo», cioè il numero medio di posti a sedere che la Prendiposto professionista riminese riesce ad accaparrare in anticipo negli spettacoli in cui i posti a sedere non sono numerati (cinema all'aperto, saggi scolastici ecc.). E' una missione che svolge in nome e per conto di parenti, affini e conoscenti i quali arriveranno dopo, con tutta calma.
Quel "9 e mezzo" non indica che la Prendiposto si accontenti di una frazione di poltrona o che tenga in braccio un decimo parente (anche se succede), ma che si tratta appunto di una media: in inverno, quando è più vestita, una Prendiposto in gamba può prendere da sola intere file di posti, specie se (come pare facciano le più organizzate) ha predisposto all'uopo una borsa di vecchie sciarpe e cappelli originariamente destinati alla Caritas. In estate, se la serata è calda o il locale non ha l'aria condizionata, deve limitarsi a sei, pena una denuncia per oltraggio al pudore, che la Prendiposto teme soprattutto perché dovrebbe rimettersi i vestiti, liberando le poltrone riservate al suo sterminato clan. Il cui diritto ad arrivare tardi e alloggiare bene va difeso con le unghie e con i denti, tipo coloni israeliani in Cisgiordania.
Le fogne: come è finita Rimini in questa situazione? Semplice: c'è sempre stata. Le cose stanno così da almeno trent'anni, come hanno spiegato gli ex-sindaci sulle pagine del Corriere Romagna. Solo che fino a qualche tempo fa vigeva la congiura del silenzio: quando pioveva si aprivano le paratie degli scarichi a mare, ma tutti tacevano. Perfino fra i giornali locali c'era il patto non scritto di non toccare l'argomento. Poi la gente ha iniziato a non tacere più. Innanzi tutto il Pm Roberto Sapio, che denunciò la situazione già nel 1990. Poi l'attività del comitato "Basta merda in mare", che fece in tempo a divenire associazione senza poter chiudere la sua "ragione sociale". E solo in extremis la giunta Ravaioli ha riconosciuto il problema per quello che è, varando un piano ventennale che costerebbe 932 milioni di euro. Ora fioccano i "ma se avessimo pensato alle fogne invece di fare...": seguono gli "invece" più vari, dalla fiera al palacongressi, dalla nuova darsena al Caar, dal metrò di costa al Capodanno Rai e la Notte Rosa. Purtroppo, piaccia o no, ha ragione Massimo Conti: "Mettere i soldi sottoterra non rende"; in termini di voti, naturalmente. Fatto sta che a Riccione ai tempi dell'emergenza mucillagini i soldi arrivati per fronteggiarla furono usati proprio per sdoppiare le reti fognarie. D'accordo, Riccione non è Rimini, ha un territorio piccolissimo ed entrate molto alte, grazie soprattutto alla presenza di seconde case di pregio. Eppure là i sindaci non ebbero paura di perdere voti. Non per questo i soldi non sono stati spesi: miliardi e miliardi di lire, ma mai per arrivare a una soluzione definitiva. Ora come se ne esce? Le soluzioni-tampone, oltre che costose anch'esse e non di rapida realizzazione, non appaiono il massimo della vita.
Continuano senza fine le tragedie degli immigrati nel Mediterraneo. Ascoltando le notizie di tutti i giorni, siamo quasi abituati alla situazione, non si tiene più il conto dei morti. Ma basta un attimo per riflettere e ragionare... e mettersi le mani in testa e tirarsi i capelli. E' terribile tutto ciò. Centinaia, di bambini, donne e uomini, esseri umani che muoiono affogati per cercare un futuro, una vita migliore. Famiglie distrutte, popoli con piaghe aperte a vita. Chi sono i responsabili, chi deve rimediare, chi deve pensare agli errori, chi deve pagare, chi deve piangere, perché?! Non si trova risposta, non c'è rimedio! Per questo, l'essere umano, crede, pensa e spera nel Paradiso, perché l'altra vita sarà migliore... Perché questa vita è provvisoria, giusto per soffrire, odiarsi, ammazzarsi. Siamo intelligenti, capaci e abbiamo le risorse necessarie per raggiungere anche la luna, ma non possiamo rimediare alle piaghe del povero cittadino. Non riusciamo a costruire i ponti fra i popoli, ma lasciamo morire centinaia di vite in mezzo alle onde terribili del Mediterraneo. Ma la colpa non è delle onde.
Sono i baristi sono i nuovi educatori. E non parlo dei baristi da canzonetta, quei maestri zen in incognito che si chiamano sempre Mario o Gino ed elargiscono perle di saggezza mentre miscelano uno spritz. No, bastano quelli dei bar della spiaggia, che siano cinquantenni tatuati o ragazze col piercing. A nostra insaputa, forse in seguito a un Congresso Mondiale Segreto dei Baristi (secondo il Talmud in ogni epoca vi sono nel mondo trentasei baristi giusti per amore dei quali Dio, che ama lo spritz ben fatto, si trattiene dal distruggere il mondo), i gestori di mescite di bevande e affini si sono assunti il compito di insegnarci il rispetto per l'acqua potabile, bene sempre più prezioso. Con un solo, semplice provvedimento: far pagare la bottiglietta di minerale da mezzo litro cinque-sei volte quel che costa al supermercato.
Bravi. Anzi, sono prezzi ancora troppo bassi. La disinformazione sulla buona qualità dell'acqua del rubinetto, la scarsa previdenza che ci fa uscire senza una bottiglietta riempita a casa, l'aggiungere altri rifiuti nei cassonetti della plastica in genere già strapieni o, peggio ancora, lasciarli dove capita, sono lussi che vanno pagati cari. Senza contare che il rincaro della minerale al bar è la simulazione più convincente di quel che sarebbe potuto succedere se il referendum del 13 giugno non avesse stoppato la privatizzazione dell'acqua potabile: tipo che il privato si sveglia la mattina e decide di fartela pagare cinque euro al litro, e tu puoi scegliere solo se pagare o lasciare il rubinetto in balia delle ragnatele. Più educativo di così.
Nell'ultimo articolo avevo scritto che ci aspettava una dura manovra da 40 miliardi di euro, che appariva inevitabile essendo stata richiesta dalla UE e approvata dal Parlamento. Ma sono stato giocato dall'astuzia della partitocrazia italiana. D'altra parte, se da 40 anni se ne stanno sulle loro poltrone profumatamente pagate con i nostri soldi, è chiaro che sono più furbi di noi.
A questo proposito, vediamo che ci sono società che premiano l'intelligenza e altre la furbizia. La furbizia è una forma di intelligenza, ma sotto certi aspetti non solo se ne distingue, ma vi si oppone.
"Chi copia un compito è furbo... chi lo scrive è intelligente..." - scrive una blogger.
La furbizia è intelligenza applicata al qui, ora e io e mirante a ottenere obiettivi personali senza troppo guardare ai mezzi. Che sia virtù italica lo dicono in molti: "Che la furbizia sia caratteristica servile, e mai signorile, è la sola fondamentale scoperta politica che milioni di italiani devono ancora fare." (Michele Serra); "La furberia è una qualità italiana potente, però ci ha rovinato." (Roberto Benigni).
In Università, per esempio, un tipo di furbo è quello che, mentre gli altri studiavano e scrivevano libri, ha saputo entrare nelle grazie dei baroni che di volta in volta controllavano i concorsi, facendo qualsiasi lavoro essi trovavano utile, evitando con cura di essere più brillante di loro. Ottenuta la cattedra in tempi rapidi, è passato alla tattica di lavorare il meno possibile e cercare ogni occasione per integrare il già cospicuo stipendio con altre docenze o consulenze. Non ha scritto nulla di notevole, non ha mai dato nulla a nessuno senza avere un utile, non ti contatta se non per chiedere favori che non restituirà mai.
Non so se in Val di Susa sia più odiosa la criminalità dei delinquenti che, muniti di casco e a volto coperto, tentano di spaccare quante più teste possibili a operai e poliziotti, o l'ipocrisia di certi capi-corteo che contestano l'eco mediatica a quelle gesta terroristiche; un'eco che loro vorrebbero limitare al solo resoconto delle festose manifestazioni in cui si ostenta un pacifismo invero un po' sinistro, poiché finge di ignorare che nel frattempo, a poca distanza di lì, "il braccio armato" del movimento "No Tav" sta svolgendo il suo lavoro sporco. Lungi da me voler sminuire il significato di una mobilitazione che esprime disagio sociale e forte attaccamento alla propria terra; perché comunque la si valuti, non v'è dubbio che quell'opera costringa a fare i conti con la lacerante contraddizione che si ripete ogni volta che "una scelta di progresso" collide con l'integrità del territorio destinato ad ospitarla. So inoltre bene che i valligiani che manifestano non sono, nella stragrande maggioranza, degli intenzionali fiancheggiatori dei violenti; ma di fatto lo sono ormai diventati, loro malgrado. Sì, perché nessuno ha finora avuto il coraggio di dire, forte e chiaro, magari con una manifestazione ad hoc: "O loro o noi! Basta di vedere la nostra protesta inquinata dai mascalzoni! E basta pure con tutta questa gente che piomba qui da fuori, a parlare a nostro nome". Invece, anche tante brave persone si lasciano docilmente guidare da ambigui figuri come quel tal Perino, un megalomane che facendo sfoggio di idiota blasfemia osa paragonarsi «ai partigiani che difendevano la Val di Susa dai nazifascisti». Quei cittadini diventano poi inconsapevoli sponsor del farneticante "grillo qualunque", arrivato fin lassù a cercare un po' di mercato per i suoi prossimi comizi a pagamento; oppure offrono la sponda a becchini della sinistra come Ferrero, o a primedonne dell'antagonismo sindacal-perdente come Cremaschi, palla al piede della CGIL
Prima della fine del mese di luglio nascerà la "Società aeroporti di Romagna" (Sar). Ma prima di qualsiasi fusione i soci dovranno far fronte alle proprie perdite di bilancio. Soci di riferimento sono Regione, Province di Rimini e Forlì-Cesena, Comuni di Rimini e Forlì. Le realtà coinvolte nella fusione, l'11 luglio hanno siglato un protocollo nella sede della Regione, in cui si impegnano alla costituzione della Sar nella quale effettueranno conferimenti, sia azionari che in denaro. "Si tratta di una operazione - dicono Comune Provincia di Rimini in una nota congiunta - che non pregiudica, ma piuttosto interagisce, con i piani di sviluppo di Aeradria che proseguono e vedranno il Comune di Rimini impegnato nella sottoscrizione dell'aumento di capitale nelle prossime settimane mentre la Provincia ha già sottoscritto la propria quota.
Il Consiglio Generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini ha esaminato e discusso gli elementi presentati da Mediobanca - advisor della Fondazione stessa - per superare la fase di amministrazione straordinaria di Banca Carim SpA. Mediobanca ha illustrato i quattro scenari possibili per il rilancio. Fra questi scenari, "Il Consiglio Generale ha orientato la Presidenza della Fondazione e richiesto a Mediobanca di perseguire prioritariamente l'ipotesi di mantenimento dell'autonomia, preservandone il controllo".
Quindi, "Il Consiglio Generale ha invitato l'advisor a verificare ed approfondire un'ipotesi finalizzata alla copertura del fabbisogno corrente attraverso l'intervento diretto della Fondazione, degli attuali 7.015 soci, dell'imprenditoria locale, di investitori istituzionali e di quanti hanno a cuore la positiva conclusione della vicenda Carim.
Tale aumento di capitale dovrà poi essere accompagnato da un nuovo piano industriale che rifocalizzi il ruolo della banca quale efficiente partner per le esigenze di famiglie, operatori, imprenditori per favorire e assecondare lo sviluppo locale".
"Benedetto XVI è giunto nella più antica repubblica del mondo, fondata 500 anni fa da un profugo croato". Così l'inviato del TG3 ha raccontato alla nazione la visita del Papa a San Marino. Il giornalista in un colpo solo ha mancato di 1200 anni la fondazione - seppur mitica - della Repubblica - e ha attribuito allo scalpellino dalmata la cittadinanza di uno stato che ha iniziato ad esistere 600 anni dopo quello del Titano. Anche volendo riconoscere che gli Slavi si affacciarono sull'Adriatico fin dal VI secolo, per fare di Marino da Arbe un "croato" resterebbe l'invalicabile muro di 200 anni. Senza considerare che il Regno di Croazia si impadronì di Arbe-Rab, e saltuariamente, solo nel XII secolo.
A dire il vero, qualcuno si è già esercitato in spericolati scavalcamenti storici. Ma finora erano stati solo i depliant turistici dei nostri dirimpettai, che tutti impettiti inseriscono fra i croati celebri anche "Marin".
Il Papa a San Marino ha lanciato un forte messaggio sull'accoglienza agli immigrati. Per il cronista la tentazione del richiamo storico "brillante" dev'essere stato troppo forte. Più forte anche del più banale controllo dei dati.
Questo episodio minimo denota un atteggiamento che non appartiene solo ai media. E' la sovrana indifferenza che il "centro" nutre verso la "periferia". Lo stato italiano è nato sul filo di una forzatura: creare una struttura fortemente centralizzata, sul modello francese, partendo da una nazione che più composita non si può. Genti di ogni origine, le "cento città" ciascuna con storia e cultura propria, gli staterelli pre-unitari
I risultati dei referendum sono stati molto più significativi delle elezioni amministrative. Dal 1995 nessun referendum abrogativo aveva raggiunto il quorum, a parte il referendum costituzionale del 2006.
Sull'esito pratico dei referendum è lecito avere dei dubbi: diversi referendum sono stati annullati dalla partitocrazia prendendo letteralmente per i fondelli gli elettori. Nel 1993 furono abrogati tra l'altro: le pene per la detenzione ad uso personale di droghe leggere, il finanziamento pubblico ai partiti, il Ministero dell'Agricoltura, il Ministero del Turismo e Spettacolo. Ogni commento è superfluo.
Ma il segnale che l'elettorato italiano è scontento di una serie di cose è ormai troppo evidente per poterlo negare.
Il voto sul nucleare è l'espressione di paure irrazionali, e quello sul legittimo impedimento è la prova che Berlusconi è ormai visto come un politico al pari degli altri.
Il voto sull'acqua è più interessante. Pochi votanti hanno capito veramente di che cosa si trattava. Ma il senso del voto significa chiaramente: "Non crediamo più nelle privatizzazioni". Sia quelle di destra sia quelle di sinistra. Tant'è che, come spiegato da Nando Piccari su queste pagine, l'esito del referendum ha creato seri problemi nel colosso emiliano-romagnolo Hera.
Nella sua cristallina faziosità, il ministro La Russa l'aveva già annunciato il 9 maggio, portando il suo cameratesco soccorso al candidato sindaco della destra, allorché affermò, papale papale, che se avesse vinto Renzi sarebbero stati garantiti adeguati rinforzi estivi per l'ordine pubblico, altrimenti chissà. Avendo vinto Gnassi, non deve perciò stupire l'annuncio che quest'anno arriveranno solo 80 delle 140 unità aggiuntive destinate la scorsa estate alla Questura di Rimini. È vero che la nostra realtà può per fortuna contare sul "valore aggiunto" di un Questore quale Oreste Capocasa, ma anche per lui non sarà facile sopperire agli effetti della "vendicativa micragnosità" del Ministro degli Interni, come traspare dal suo commento, rispetto al quale non c'è bisogno di essere maliziosi per cogliere una nota di delusione, se non di vera e propria contrarietà: «I numeri sono questi e con questi dovremo fare. Ne prendo atto». Anche il Prefetto Mannino non è sembrato far salti di gioia, pur trovando modo - più per ragioni di "bon ton istituzionale" che per reale convinzione, verrebbe da sospettare - di dichiarare che, in fondo, poteva andare anche peggio.
Ancora non so quale sia l'opinione politicamente più corretta in materia di velo - e non è che quello delle suore cattoliche sia meno velo del hijab islamico. Suppongo che d'estate un pezzo di stoffa fissato alla testa pizzichi e tenga caldo a prescindere dalla religione cui appartiene la testa che copre.
Così il mio pensiero sul velo è, per così dire, stagionale: da settembre a giugno opto per il "è una scelta come un'altra, se è una scelta", mentre ai primi caldi scivolo in zona Santanché e fremo nel vedere teste imbacuccate sotto il solleone, specie se appartengono a ragazzine dall'aspetto ancora infantile. E mica si imbacuccano solo le teste: sia le suore che le musulmane integraliste si coprono tutto il corpo. Accidenti, la religione dovrebbe aiutarci a stare meglio al mondo, non peggio. E con trenta gradi all'ombra tre strati di vestiti non migliorano la qualità della vita. «A Dio non importa cosa mi metto in testa», diceva una mia amica bengalese e musulmana, convinta che il velo fosse «una cosa da arabi» (lei, di etnia indiana, si vestiva come le pareva e nei giorni di festa indossava un magnifico sari che le scopriva la pancia e che a Teheran le costerebbe la lapidazione).
Si fa torto sia a Dio che ad Allah pensando che due onnipotenti creatori del cielo e della terra, con tutto quel che avevano da fare, abbiano perso tempo a legiferare sul guardaroba femminile: pippe inventate ex-post dai maschi monoteisti. Il velo in particolare potrebbe essere originariamente, un prestito pagano. In Medio Oriente il capo se lo coprivano soprattutto gli uomini, per proteggersi dal sole, e nella religione ebraica a doverselo tenere coperto sono ancora oggi solo i maschi.
Il 24 giugno si è svolta la Convention 2011 di Innovation Community- Imprese e Futuro. L'iniziativa di CNA Piccola Industria Rimini aveva il titolo di "Innovare per crescere".
Il confronto ha preso spunto dalla relazione di Alessia Bernardi, Consulente CNA, sulla ricerca svolta nei primi sei mesi del 2011 riguardo l'economia locale. Durante l'incontro è stato presentato il quinto volume di "Persone imprese innovazione nella Provincia di Rimini", strumento che analizza la realtà economica locale.
Hanno partecipato: Giancarlo Muzzarelli, Assessore Regionale alle Attività Produttive; Paolo Bonaretti, Direttore Aster; Luciano Goffi, Direttore Generale UBI-B.Pop. Ancona; Giorgio Cantelli Forti, Presidente Polo univeristario di Rimini; Fabrizio Moretti, Presidente CNA Piccola Industria.
Ogni martedì l'associazione Ippocampo (Laboratorio urbano della memoria sarà in piazza Pascoli di Viserba in occasione del mercatino degli artigiani organizzato dal Comitato Turistico.
I soci di Ippocampo mostreranno immagini d'epoca, video, interviste raccolte sul territorio in un anno e mezzo di vita anche grazie alla collaborazione di concittadini e turisti.
L'invito è a contribuire: chi trovasse vecchie cartoline o fotografie su Viserba e dintorni può metterle a disposizione, le immagini verranno scansionate e quindi restituite ai proprietari.
Fra gli altri progetti dell'associazione, anche una ricerca sui soprannomi delle famiglie viserbesi.
Parte del materiale raccolto è consultabile liberamente sul sito www.ippocampoviserba.it
Sarà anche estate, ma sui canoni demaniali continua a regnare nebbia fitta. E i nervi degli operatori sono messi a dura prova dalle docce scozzesi cui sono sottoposti, fra promesse mirabolanti e minacce di esazioni all'ultimo sangue. L'ultima notizia è una boccata di ossigeno: il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso dei locali situati nelle aree portuali di Riccione e Rimini, i quali non dovranno - almeno per ora - pagare i canoni maggiorati.
Sul fronte della spiaggia, invece, si discute nei ministeri, dopo che le commissioni Finanze e Bilancio della Camera avevano stralciato i primi tre commi dell'articolo 3 del Decreto Sviluppo, riguardanti le concessioni demaniali marittime. Soddisfatte le associazioni di categoria, come la Cna Balneatori di Rimini, secondo la quale "occorre ora un provvedimento che coinvolga anche Regioni e associazioni di categoria, per una norma che chiuda la procedura d'infrazione aperta verso l'Italia dalla Ue, e nello stesso tempo riconosca alle imprese turistiche italiane la loro professionalità, gli impegni profusi, gli investimenti effettuati". A questo scopo sono in corso incontri con il ministro Fitto.
Forse i veri matti oggi sono quegli imprenditori che potendo, non investono in cultura e solidarietà e quei politici che destinano le poche risorse pubbliche disponibili in cultura autoreferenziale e solidarietà clientelare.
Le testimonianze lungimiranti di Focchi e Medioli in merito all'esperienza dell'Accademia della Follia, stimolano in me alcune riflessioni nella mia veste di politico seppure senza responsabilità di governo, almeno in sede locale.
In primo luogo oggi in tempi di crisi internazionali e quindi di risorse limitate, l'apporto filantropico di soggetti privati non può più essere considerato una "stravaganza" ma deve essere promossa sistematicamente sia attraverso l'affermarsi di una coscienza pubblica condivisa, che di strumenti fiscali adeguati a riconoscere la funzione "pubblica " di soggetti "privati".
In secondo luogo, l'intervento diretto della politica nell'ambito culturale e della solidarietà deve, secondo il principio di sussidiarietà riconoscere e sostenere ciò che nella società c'è e da risposte adeguate ai bisogni (sia di cultura che di solidarietà) ed intervenire in proprio solo dove la società non è in grado o non vuole operare.
Spettabile redazione,
vorrei mettervi a conoscenza di una storia realmente accaduta e deprimente. Chiedo di mantenere l'anonimato e spero di sensibilizzare la gran parte delle persone "per bene" del settore turistico, affinché possano aiutarmi.
Dopo 22 anni di duro lavoro, partendo dalla figura addetta al ricevimento e arrivando alla consulenza, alla realizzazione di progetti turistici e alla direzione di strutture alberghiere di un certo pregio, ho deciso di trasferirmi nella patria del turismo: la Romagna.
Qui ho deciso che avrei preso in gestione o in affitto un albergo per la prossima stagione e che nell'immediato mi sarei dedicato al lavoro dipendente presso una struttura ricettiva, in modo da inserirmi e prendere contatto diretto con gli addetti ai lavori (istituzioni, fornitori, etc).
Mi sono trasferito in una città della Romagna in cui, grazie alla presenza di numerose strutture ricettive, sono riuscito ad inserirmi subito a livello direzionale, arrivando a coordinare due complessi della stessa proprietà alberghiera a Cesenatico.
I più avvertiti fra gli esponenti del centro-destra lo stanno già rinascendo: il partito televisivo non funziona più. E proprio in tv si sono visti i segnali del declino, plasticamente rappresentato dalla mortificante catastrofe di Vittorio Sgarbi. Funziona ancora, invece, il partito di piazza, come si è visto con la manifestazione delle donne il 13 febbraio. E soprattutto funziona il partito delle piazze virtuali, con i network che affossano i telegiornali. La tornata amministrativa, sommata allo tsunami dei referendum, segnano la fine per una seconda repubblica mai nata.
Troppo presto per dirlo? Molte ragioni inducono a ritenere di no. Innanzi tutto, il tramonto del leader con il quale la destra italiana si è identificata negli ultimi 17 anni. Tramonto che è innanzi tutto dell'uomo, e non solo per motivi anagrafici. E' impressionante notare che, secondo i sondaggi, ben un quarto degli elettori del Pdl che si è recato alle urne referendarie nonostante l'indicazione contraria di Berlusconi, lo ha fatto proprio con la motivazione di votare contro di lui. Una quota perfino superiore a quelle di chi fra gli elettori della Lega ha ragionato allo stesso modo. Ed è altrettanto esemplare la chiacchierata telefonica fra Flavio Briatore e Daniela Santanchè, finita sui giornali dopo essere stata intercettata dalla procura di Genova. I due, nonostante le pubbliche difese ad oltranza del loro capo, in privato la pensano esattamente come la gente "normale".
Andarsene, l'ultima speranza. Un pensiero che credo abbia attraversato il cuore di quasi tutti coloro che hanno lasciato dietro di sé il proprio paese alla ricerca di una vita migliore. Non mi meraviglio più quando in televisione si ripropongono scene di immigrati arrivati sani e salvi a Lampedusa che ringraziano tutti anche se in Italia li aspetta un centro di identificazione con filo spinato, guardie e un futuro incerto appeso ad un pezzo di carta. Ma tanto non è che cercavano il paradiso, ma solo un posto dove poter lavorare e vivere decentemente e la speranza è l'ultima a morire.
Rimanere o andar via dall'Italia purtroppo non è solo un argomento che riguarda gli stranieri arrivati nel bel paese, ma anche gli italiani, sopratutto coloro che non si accontentano, coloro che non ci credono più, coloro che continuano a sognare. Vanno via gli immigrati che in Italia non hanno trovato una casa, ma solo una porta verso l'Europa. Vanno via i figli degli stranieri, le cosiddette seconde generazioni, che dopo un percorso scolastico coronato con la laurea non trovano lavoro, che non vogliono lavorare nei call center, che vogliono mettere a frutto le loro conoscenze, coloro che vogliono fare ricerca mentre in Italia ricerca quasi non si fa, coloro che hanno idee brillanti ma non soldi per metterle in pratica, coloro che a volte hanno subito discriminazioni per il colore della pelle o per un accento strano o sbagliato. Tornano nel loro paese gli immigrati che in Italia non hanno trovato la loro strada e non sono riusciti a vivere in una realtà a volte molto diversa rispetto al proprio paese. Scelgono di ritornare coloro che vedono cambiamenti positivi nel proprio paese e possibilità di crescita economica e personale. Molte volte il richiamo della propria terra è più forte di qualsiasi avversità.
Non c'è bisogno di vivere qui da anni per sapere che il calendario riminese è quello delle altre città in negativo: i loro giorni festivi per noi sono segnati in nero, e viceversa. Qui, insomma, si lavora di più quando la gente normale si diverte, e più vuole divertirsi, più qui c'è lavoro. Le uniche a non essersene mai accorte sono le scuole: ai primi di giugno si chiude, e non ci sono santi.
La scuola italiana è ferma a una piccola Italia anni Sessanta, dove le mamme non lavoravano e nella bella stagione ogni giardino, ogni cortile e ogni vicolo diventavano centri estivi autogestiti pullulanti di bambini, finché i papà e le mamme non li caricavano tutti sulla Seicento per portarli al mare a godersi il sacrosanto mese di ferie pagate.
Qui a Rimini, dove il mare c'era già, i piccoli indigeni, lasciati per tre mesi allo stato brado da genitori impegnati a farsi il mazzo come bagnini, cuoche e albergatori, formavano branchi organizzati stile «Signore delle mosche», che colonizzavano angoli di spiaggia e campi incolti abbandonandosi spesso a pratiche para-teppistiche. A settembre papà e mamme venivano a riprenderseli, li contavano (a volte li confondevano perché dopo tre mesi non li riconoscevano più), e, se li ritrovavano tutti sani e salvi, tiravano un sospiro di sollievo.
Il 14 giugno a Milano all'Auditorium di Assolombarda sono stati assegnati i Sodalitas Social Award, nona edizione dell'importante riconoscimento a chi si è impegnato nella diffusione della responsabilità sociale e nella promozione di buone pratiche, in vista della costruzione di un distretto economico responsabile.
Quest'anno è arrivato ancora un premio Sodalitas per CNA e le imprese associate, che si era presentata con il progetto "Fondo per la Scuola" Ad oggi, circa 100 imprenditori si sono associati al Gruppo Imprenditori per la scuola e hanno dedicato una parte del proprio tempo per la scuola, attraverso i progetti coordinati da BuonLavoro CNA. Nel 2010 le imprese e le organizzazioni coinvolte in almeno un'attività a favore della scuola sono state circa 90. Il progetto ha vinto la 9a edizione del premio nazionale Sodalitas Social Award nella categoria di riferimento
In finale anche "La Forza e il sorriso" programma organizzato dall'omonima associazione e reso possibile grazie al coinvolgimento di quattro centri estetici associati a CNA e sotto il coordinamento dell'Istituto Oncologico Romagnolo. Il progetto prevede un complesso di laboratori di make-up gratuiti, per gruppi di donne in trattamento oncologico, che in un'atmosfera informale e piacevole, possono ritrovare il sorriso e la sicurezza in loro stesse attraverso un percorso fatto di informazioni, utili consigli e accorgimenti pratici per fronteggiare gli aspetti secondari delle terapie, sotto la guida di consulenti di bellezza competenti e sensibili che operano in forma volontaria.
Anche a Rimini, per la prima volta dopo 16 anni, i referendum hanno raggiunto il quorum. Nella mostra provincia i votanti sono stati il 61,5% degli aventi diritto, contro la alla media nazionale del 57%, e quella regionale del 64,1%, infatti, l'Emilia-Romagna è seconda in Italia per affluenza dopo il Trentino.
Il comune dove si è votato di più è stato Poggio Berni, 71,7%; il dato più basso a Casteldelci, 54,4%. Nel comune di Rimini si è raggiunta quota 60,5% degli elettori (solo mezzo punto in meno rispetto alla percentuale del ballottaggio, il 61%); a Riccione il 59,3%.
Nessuna partita sui quesiti: anche qui i "sì" hanno superato largamente il 95% in tutti e quattro i quesiti.
L'esito elettorale ha avvicinato di un altro passo la fine dell'era Berlusconi. Silvio Berlusconi resterà nella storia italiana come l'uomo che ha saputo utilizzare nel modo migliore la situazione sociale, mediatica e politica dalla metà degli anni '70 al primo decennio del 2000. La sua fase giovanile lo vede primeggiare nell'insinuarsi prima e forzare poi un sistema televisivo arretrato, aprendo in Italia il mercato della pubblicità, di fatto tenuto chiuso dalla talebana visione della DC. Berlusconi non edifica un'impresa mattone su mattone come nella tradizione lombarda, ma si muove nel tramonto della Prima Repubblica appoggiandosi di volta in volta ai socialisti e ai democristiani e crescendo nelle falle di uno stato dominato dagli interessi miopi dei partiti. Non a caso i suoi settori di intervento sono la speculazione edilizia e la televisione, controllate dalla politica. E' sempre accompagnato da un robusto staff di avvocati col pelo sullo stomaco. Eppure non solo sopravvive là dove personaggi come Gardini, Calvi e Sindona perdono addirittura la vita, ma vince e prospera. Non si può certo dire che sia un imprenditore modello integro e moralista, ma sicuramente nel periodo in cui diede vita alla sua impresa l'Italia non era l'ambiente ideale per questa specie, se mai lo è stata.
La seconda parte della vita di Berlusconi è quella della politica.
Dopo l'esito straordinario del referendum, che ha visto il raggiungimento del quorum e una trionfale valanga
di "sì", sono certo che chi legge avrà nel frattempo già saputo delle inevitabili dimissioni dell'Amministratore Delegato di Hera, Maurizio Chiarini, che aveva perorato l'esito opposto di almeno il secondo dei due quesiti sull'acqua, quale irrinunciabile condizione per non compromettere quella che, dandomi un tono, chiamerò anch'io la "mission aziendale (o la ‘vision d'impresa'? Boh..) della multiutility". Visto che il socio di larga maggioranza di Hera altri non è che la collettività, rappresentata "pro tempore" da sindaci che nella quasi totalità si sono pronunciati - quando non addirittura battuti - per il "Sì", la domanda è perfino banale: s'è mai visto che un amministratore delegato, soccombente in un contrasto con la proprietà, non ne tragga le dovute conseguenze? Ma se anche non fosse stato il Sì a vincere quel referendum sull'acqua, come avrebbe potuto Chiarini sentirsela di rimanere al suo posto, dopo aver attivamente "brigato" contro la visione strategica del "socio effettivo" di riferimento? Ben sapendo, per di più, che "l'agognato privato" non avrebbe certo la delicatezza di aspettare il bel gesto dell'Amministratore Delegato per sancirne la dipartita. Se Hera dovrà dunque reperire un nuovo super manager, suggerisco di chiedere aiuto alla «Formatrice e consulente in Risorse Umane, Sviluppo Professionale e Personale» (l'insensata pioggia di maiuscole è sua), relatrice alla recente conferenza «Contattate le Vostre Risorse per raggiungere i vostri obbiettivi personali e professionali», tenutasi a Misano; che per l'occasione, dato il sapore vagamente yuppie del tema, si è sentita per una sera "la Misano da bere". Ben diversa - non me ne voglia il Sindaco Giannini - dalla Misano-misogina balzata in questi giorni all'onore (si fa per dire) delle cronache per aver accettato l'incredibile diktat della "consorella maggiore" Riccione - ahi ahi Pironi! - affinché la congiunta squadra anti-abusivismo che opererà in spiaggia sia composta di soli vigili maschi.
Uno dei tormentoni in voga a Rimini recita che "il centro destra non vuole vincere". Mai come in queste elezioni la realtà è andata oltre la diceria. L'opposizione ce l'ha davvero messa tutta per restare tale. Dall'affannosa ricerca dei candidato "non politico" - 11-nomi-11, tutti finiti in nulla - al lancio ufficiale di Marco Lombardi, con tanto di manifesti affissi nelle vie. Poi arriva la Lega e impone Gioenzo Renzi. Lega che, nella persona dell'onorevole Pini, non perde occasione per azzuffarsi con gli "alleati" del Pdl.
Renzi aspettava - e meritava - questa occasione da una vita. Il suo schieramento gliel'ha servita nel peggiore dei modi possibile. Non hanno certo aiutato neppure le sortite governative sulle materie che stanno più a cuore da queste parti. Dal ministero del turismo da piazzare a Rimini, alle concessioni di spiaggia per 90 anni: più che promesse concrete sono state percepite come trovate estemporanee, specchietti da far luccicare in faccia a chi viene considerato con l'anello al naso. Non bastasse, il turno elettorale di Rimini è incappato nello tsunami che ha sferzato il centrodestra in tutto il Paese.
Da noi la riprova più evidente di una tendenza che superava le questioni locali si è avuta a Cattolica. Qui anche il centrosinistra si era messo di buona lena, e da tempo, per suicidarsi. E invece non ci è riuscito, portando Cecchini a una vittoria davvero imprevista, se non altro nelle dimension
L'edizione di quest'anno è particolarmente ricca di mostre, conferenze, spettacoli, esperienze gastronomiche "per scoprire" diverse culture presenti nel nostro territorio.
Gli eventi sono iniziati il 28 maggio in piazza Cavour con un concerto, e una sfilata d'abiti tradizionali e spettacolo teatrale. Seguiranno sempre in piazza Cavour altre decine incontri fino al 10 giugno.
Per i prossimi 15 giorni segnaliamo:
RIMINI Mercoledì 1 giugno ore 21 CONCERTO - Palazzo del Podestà, piazza Cavour "Voci di un'unica fiamma - Duo Celtamusa";
giovedì 2 giugno LABORATORIO DI STRADA;
venerdì 3 giugno INCONTRO ore 18.30 - Palazzo del Podestà, piazza Cavour "Sfruttamento lavorativo: l'altra faccia della produzione di clandestinità"; ore 21 - Teatro Giardino delle Mimose, piazza Cavour "La spremuta. Rosarno, migranti, n'drangheta";
sabato 4 giugno CARAVAN SERRAGLIO ore 16.30 - Piazza Cavour "Tambura Ba"; Arcobaleno in festa Festa di chiusura della Scuola di lingua italiana; Treccine e tatuaggi all'hennè; Scarp de' Tenis Il giornale dei senza dimora; BIBLIOTECA VIVENTE ore 16.30 - Piazza Cavour "Prendete in prestito un pregiudizio e guardatelo in faccia"; CENA MULTIETNICA ore 19 - Vecchia Pescheria, piazza Cavour "Mangia come parli"; CONCERTO ore 21 - Piazza Cavour "Mandingo Style"; ore 22 - Piazza Cavour "Nakriz Musica rai", un mix di rock, pop e musica tradizionale maghrebina; ore 23 - Piazza Cavour "Orchestra Multietnica Modenese";
Con il verdetto del ballottaggio è stata definia anche la composizione del nuovo consiglio comunale di Rimini.
La coalizione che ha sostenuto Gnassi ottiene 19 seggi: 16 al PD, uno a testa a IDV, Federazione della Sinistra e Rimini per Rimini.
La coalizione di centro destra ne ottiene 9: 8 al PdL ed uno alla Lega.
Tre seggi vanno al Movimento 5 Stelle ed uno a Sel. Fra le maggiori sorprese, l'esclusione dal consiglio di Marco Lombardi, capolista Pdl, risultato primo dei non eletti.
PD: Emma Petitti, Marco Agosta, Carlo Mazzocchi, Abramo Fraternali, Vincenzo Gallo, Donatella Turci, Samuele Zerbini, Alessandro Giorgetti, Mattia Morolli, Francesco Angelini, Simone Bertozzi, Enrico Piccari, Giovanni Pironi, Giovanna Zoffoli, Massimo Allegrini, Roberto Mancini.
IDV: Marco Montanari.
Rimini per Rimini: Bertino Astolfi.
Federazione della Sinistra: Savio Galvani.
PdL: Gioenzo Renzi, Oronzo Zilli, Eraldo Giudici, Nicola Marcello, Alessandro Ravaglioli, Valeria Piccari, Giuliana Moretti, Mauro Gennaro
Lega Nord: Marco Casadei.
Movimento 5 Stelle: Luigi Camporesi, Carla Franchini, Gianluca Tamburini
SEL: Fabio Pazzaglia.
I risultati delle elezioni amministrative, per lo meno alla prima tornata, confermano secondo me alcune semplici ipotesi.
La prima è una generale diffidenza verso i partiti principali: se Atene piange, Sparta di certo non ride. Il calo dei voti che PDL-Lega hanno avuto in città come Milano rivela quanto si sapeva già: tante promesse erano state fatte e non sono state mantenute. Gli anni sono passati e il rinnovamento berlusconiano è stato timido e parziale. Milano è decaduta anche per la crisi dell'economia e del terziario, ma non solo per questo. Tuttavia l'affermazione delle liste 5 Stelle di Grillo in città di sinistra come Bologna e Rimini, mostrano che tanti elettori del PD sono assai scontenti, soprattutto dove il partito non ha brillato per buona amministrazione o non presenta candidature autorevoli.
A Torino il PD si è infatti affermato perché Chiamparino è stato un bravo amministratore, una persona onesta e capace, e Fassino si presenta in modo simile. Torino è cambiata in meglio durante l'amministrazione Chiamparino con una decisa innovazione pur nel rispetto delle tradizioni della città. A Napoli invece la popolarità ai minimi termini prodotta dall'ostinazione prima di Bassolino e poi della Iervolino a restare incollati alle loro poltrone e la goffa gestione delle primarie ha portato voti di sinistra al giustizialista De Magistris, senza peraltro premiare la destra di Lettieri fin dal primo turno
Galateo elettorale, seconda e inevitabile puntata: ovvero, come comportarsi con amici e conoscenti che si sono candidati alle elezioni comunali, una volta che le urne hanno emesso il loro verdetto. Eventualità che, come abbiamo osservato nella prima puntata, tocca parecchi riminesi, visto il numero di liste in gara.
Da ieri, finalmente, dopo settimane di cautele, sorrisi di circostanza e scongiuri a mezza voce, possiamo sciogliere le riserve e dare libero sfogo ai nostri veri sentimenti... Sì, magari! Mica è così facile. Okay, se a palazzo Garampi e dintorni è approdato il tuo abituale compagno di calcetto, con cui vai politicamente d'accordo non solo quando si discute se sono migliori le tagliatelle di Zaghini o quelle della Delinda, non c'è nessun problema, anzi, i tuoi rapporti con la pubblica amministrazione potrebbero d'ora in poi risultare molto più semplici. E pure se la volontà popolare ha bocciato le ambizioni politiche del tuo acerrimo nemico (che oltretutto preferisce le tagliatelle di un postaccio carissimo), il tuo sguardo già ostile si arricchirà di una beffarda nuance di compatimento. Era l'unico a non essersi accorto che la maggioranza della gente in città ha su di lui la stessa opinione che hai tu.
Ma se invece ha ottenuto un plebiscito? Conviene tenergli il broncio o non è più utile tendergli sportivamente la mano, come ha fatto la Moratti con Pisapia (certo, dopo avergli dato del facinoroso ladro d'auto e simpatizzante di Al Qaeda, ma è acqua passata)? E se è il compagno di calcetto a essere stato trombato, bisogna offrirgli la cena di consolazione da Zaghini o dalla Delinda? Ma poi, bisogna proprio offrirgliela? Non dovrebbe offrirla lui a tutti gli amici che ha illuso, inducendoli a scommettere sul cavallo sbagliato?
Convengo che in politica occorrano fair play e spirito cavalleresco nei confronti dell'avversario sconfitto, al quale va tributato l'onore delle armi. Ma io in politica non ci sono più da anni, per cui in questo lunedì notte post elettorale posso permettermi di godere come un matto pensando a quale atroce sofferenza e incontenibile rabbia la disfatta appena subita stia provocando a Berlusconi, che peraltro non è il mio avversario, ma piuttosto il nemico numero uno del buonsenso, del buongusto, del buongoverno, della buona creanza e di tante altre buone cose che la sua rapace presenza sta mettendo sempre più a rischio.
A rafforzare questa mia "licenza", si aggiunge poi un'emozione per la vittoria di Gnassi a Rimini che va ben oltre il suo significato politico. Lo so, rischio di cadere nel sentimentalismo, ma pensare ad Andrea sindaco è per me tutt'uno con l'affacciarsi prepotente di mille ricordi. Dall'incontro giovanile con i suoi genitori, Enrico e l'indimenticabile Lella, al lungo e comune percorso di vita che ne è seguito, contrassegnato dalla speranza (o forse dall'illusione) di poter contribuire a costruire un mondo migliore, lungo il quale sono cresciuti Andrea e "quel discolo" di suo fratello Sergio, assorbendone la più intima essenza. Siccome a una certa età è facile che i ricordi si colorino di masochistica nostalgia, ecco allora l'aggiunta di una malandata polaroid del 1973 scattata al compleanno di mia figlia Miki, con il futuro Sindaco di Rimini in grembiulino dell'asilo ritratto a fianco della festeggiata e, a seguire, di Gianna Giovagnoli, oggi moglie di Fabio Pazzaglia; con alle loro spalle Marco e Paolo Franchini, odierni titolari di un'azienda leader nel campo delle energie rinnovabili e, in mezzo a loro, l'attuale Presidente dell'Enaip, Sabrina Zanetti.
Come da copione, saranno Andrea Gnassi e Gioenzo Renzi a giocarsi la partita per il sindaco di Rimini. Meno scontato il panorama uscito dal primo turno, sconvolto dall'effetto Grillo. Eppure il travolgente successo del Movimento 5 stelle si era già verificato un anno fa. Ma pochi credevano che il fenomeno si sarebbe ripetuto con palazzo Garampi in ballo. E invece non solo Grillo ha fatto il bis, ma ha anche rincarato la dose. A farne le spese sono stati per primi i partitini di quella che fu la sinistra "radicale", di fatto cancellata: Rifondazione e Comunisti Italiani pur insieme non arrivano al 2 per cento, i Verdi superano a stento l'1, Sinistra Critica praticamente non esiste. Ma anche il SEL, che doveva essere la novità e la spina nel fianco del Pd, non fa poi tanta strada. Il 5 per cento raccolto da Fabio Pazzaglia peserà eccome, ma resta ben lontano da pronostici che accreditavano perfino il doppio di quei consensi. Male Italia dei Valori sotto il 3 per cento, malissimo il Psi di Stefano Casadei precipitato allo zero virgola. Una buona mano a Gnassi l'ha data solo la lista civica Rimini per Rimini, con un sorprendente 2,5 per cento che vale la conferma in consiglio per l'inossidabile Bertino Astolfi. Gnassi può dire di aver recuperato una situazione a dir poco critica, ma il traguardo è ancora lontano. Dall'altra parte le delusioni sono state forse ancor più cocenti.
Per molti immigrati, che stavano per finire i soldi risparmiati nella stagione estiva scorsa o erano disoccupati, ora con l'avvicinarsi dell'estate hanno una speranza in più per trovare un'occupazione ed anche per azzerare i prestiti. La stagione estiva porta lavoro anche per gli immigrati e si prega tanto che sia una buona stagione, un bel tempo e ci siano tanti turisti. In questo periodo di crisi, molti immigrati, spesso, ritornano anche in patria dove la vita costa meno e fanno ritorno in Italia solo per la stagione estiva dove si lavora a tempo pieno. La macchina del turismo è una benedizione nella nostra zona dove c'è molto bisogno di manodopera. Questo modo di lavorare, comporta vari problemi per il rinnovo del permesso di soggiorno, poiché si rinnova in base al contratto di lavoro e se non si ha un contratto, il permesso di soggiorno si rinnova solo per sei mesi. Gli immigrati non vogliono rischiare e molti sono costretti a comprare i contratti di lavoro, pagando loro stessi i contributi e le spese extra, quindi, non lavorando. Questa è la lotta per la sopravvivenza: contro la crisi, contro il rischio di clandestinità, contro la povertà, con la speranza di giorni migliori.
Ricordate la favola dei tre porcellini? Simpatici e intelligenti, impiegano il loro talento per costruire la dimora ideale: paglia, legno o mattone? Sebbene, come ben ci ricordiamo, la casa di paglia sarà la prima a volare via, possiamo oggi ricrederci sulla utilità di questo materiale, economico e naturale, nella costruzione degli edifici. Può sembrare strano e divertente, ma la paglia è una delle possibilità dell'architettura ecologica per costruire in modo sostenibile. Gli esempi di abitazioni di diverse culture tradizionali attorno al globo hanno già dimostrato l'efficienza di paglia, erba e canne come materiali di costruzione. Ne parliamo con l'architetto Susanna Donnini esperta Casa Clima-Bio.
Architetto, perché costruire con i mattoni di paglia?
"La paglia, materiale di scarto dell'industria alimentare che deriva da diverse graminacee tra cui segale, orzo, riso e lavanda, incuriosisce e non ispira affidabilità. Eppure i sistemi costruttivi in paglia sono consolidati nel tempo e vantano un buon utilizzo nel nord Europa ma soprattutto in America, principalmente negli Stati Uniti e Canada. Negli ultimi anni anche in Italia se ne comincia a parlare e sono già diversi gli edifici realizzati in Trentino Alto Adige, Veneto, Toscana e, negli ultimi mesi, in Abruzzo. I vantaggi sono molti: le balle di paglia provvedono un'eccellente isolamento termico ed acustico, negli Stati Uniti esistono diversi studi di registrazione in paglia, usata per le sue ottime qualità. La paglia offre inoltre maggior confort idrotermico ed essendo di solito abbinata ad altri materiali naturali, crea ambienti interni sani da vivere".
Caro Futuro Sindaco,
non so ancora chi sarai anche se mi dicono che faranno un ragazzo biondo che si vede nei manifesti. Ma io non ci credo che dopo un dottore fanno un ragazzo così, quasi a caso.
So che ci sono tanti candidati, ma al bar dicono che sono messi su a posta per fare confusione. Però, siccome c'è la democrazia, per me possono vincere tutti.
Caro Futuro Sindaco, nella mia bucalettere è arrivata tanta carta con le facce dei candidati che promettono delle grandi cose. Ma guardando la nostra città, mi pare che tu non avrai tanto potere.
Proprio ieri passavo davanti alla Murri. E' vero che ormai non ci facciamo caso, ma da quant'è che questo cantiere è lì fermo, con le impalcature e la gru, come se ci lavorassero, ma non succede niente? Lì si è capito che i sindaci non possono fare niente e che è facile che tutto resti così fino ai miei nipoti e chissà quanto tempo ancora.
Penso anche alla Questura Nuova, che è lì da meno tempo ma anche per quella, poverini, mi sa che i sindaci non potevano fare proprio niente. Altrimenti l'avrebbero fatto, ne sono certo. Anche lì mi sa che non ce la fai né a buttarla giù né a riempirla di poliziotti, perché ce ne vorrebbe un casino.
Pensavo però che per esempio un sindaco potesse far venire l'acqua dalla fontana della Sacramora. Non è tanto difficile, credo che basta girare un rubinetto, perché l'acqua c'è. Ma anche di quello non si è potuto fare nulla. Magari tu con un po' di fatica ci riuscirai.
Con dodici candidati alla poltrona di sindaco, ognuno con un nugolo di aspiranti assessori e consiglieri, era statisticamente inevitabile: ogni riminese aveva in media tre o quattro fra parenti o conoscenti in corsa per le elezioni di domenica scorsa, spesso appartenenti a liste diverse fra loro.
Alcuni debutti in politica sono stati una sorpresa. Il vicino del piano di sopra, sì, quel ceffo che fuma il sigaro sul terrazzo e scrolla la cenere sul tuo bucato, e che sospetti abbia tentato di avvelenarti il gatto, si presentava proprio per il partito che pensavi di votare. La poca fiducia che ti era rimasta in quel partito è andata a farsi benedire: se candida certi farabutti, non c'è da sorprendersi per come vanno le cose.
E come sei rimasto quando hai visto il simpatico faccione del papà del migliore amico di tuo figlio sopra il simbolo del partito che vorresti bandire dai paesi civili? Rivedi in negativo la tua opinione su di lui, o in positivo su chi ha deciso di candidarlo? O su te stesso, perché ti eri illuso che la pensasse come te solo perché alla cena di fine anno scolastico avete ordinato tutti e due la pizza quattro pep
Da quel vero e proprio "cancro" che sono, i nostri Magistrati non si contentano di spargere le loro "metastasi" da Milano a Palermo, coprendo di guai giudiziari un sant'uomo che chiede solo di poter governare in pace le sue aziende, il suo harem e, se gli resta tempo, il nostro Paese. Ora le toghe rosse, sotto mentite spoglie, arrivano perfino a voler cambiare il corso della politica francese, esportandovi l'accusa di maialaggine contro Strauss Kahn, il più accreditato successore di Sarkozy, messo in galera a New York, dove non esistono provvidenziali leggi ad personam in grado di impedirlo. Pare che Berlusconi intenda prestargli il suo diabolico Ghedini, che ha già pronta la difesa: ma quale bunga bunga a cui sarebbe stata costretta quella cameriera? Strauss l'aveva solo invitata a fare un valzer!
Ha bene fatto Piacenti, col cuore in mano, a chiedere agli elettori riminesi un voto al PdL a consolazione del martirio giudiziario del premier. Perché si fa presto a dire che le sue più recenti esternazioni sembrano ormai da "fuori di testa" e tali da farlo apparire il primo "caso clinico" che governi una nazione: la verità è che è tutta colpa della Magistratura, il cui Consiglio Superiore è non a caso presieduto da Napolitano, del quale Berlusconi non sopporta più tutti quei richiami alla Costituzione.
Documenti per votare
Per esprimere il proprio voto l'elettore si deve recare al proprio seggio munito della tessera elettorale e di idoneo documento d'identificazione:
-Carta d'identità
-Patente
-Tessera di riconoscimento rilasciata dall'Unione nazionale ufficiali in congedo d'Italia, purché convalidata da un comando militare
Altro documento di identificazione (con fotografia) rilasciato dalla Pubblica Amministrazione.
I suddetti documenti di identificazione sono considerati validi per accedere al voto anche se scaduti, purché risultino sotto ogni altro aspetto regolari e possano assicurare la precisa identificazione dell' elettore.
In mancanza di documento l'identificazione può avvenire anche attraverso:
uno dei membri del seggio che conosca personalmente l'elettore e ne attesti l'identità
altro elettore del comune, noto al seggio (provvisto di documento valido), che ne attesti l'identità
Il ministro Gemini continua a ripetere che la sua "riforma" scolastica non prevede tagli. Seguendo la vecchia regola secondo la quale una bugia ripetuta due volte è già una mezza verità, probabilmente ci sarà anche chi ancora le vuole credere. Basta però avere un figlio alunno per toccare con mano come stanno davvero le cose. Stando solo a Rimini, che non è certo la realtà più disastrata d'Italia, lo scorso anno alle elementari sono venuti meno 170 insegnanti, oltre a un buon numero di bidelli e assistenti vari. Quest'anno nella provincia i maestri in meno saranno altri 76. Si parla di lotta agli sprechi, si è detto che il tempo pieno non sarà toccato, ma nel concreto è il contrario: infatti, se è vero che per ora - il prossimo anno non si sa - le classi a tempo pieno resteranno 134, nel frattempo gli alunni cresceranno dell'1 per cento, toccando quota 46mila. Quindi, se a maggior richiesta corrisponde la medesima offerta, il conto è presto fatto. E il conto parla di 15 classi che il tempo pieno lo hanno chiesto, ma non l'otterranno.
Ciò significa che meno madri potranno lavorare. Oppure che quelle che lavorano, e che se lo possono permettere, dovranno pagare il tempo pieno presso scuole private. In entrambi i casi, un impoverimento economico per le famiglie. Ma non solo: una perdita anche per la formazione dei bambini, che nelle classi a tempo pieno possono svolgere più attività e meglio coordinate. Ma sarebbe più corretto dire "potevano". I salti mortali cui sono costretti i dirigenti scolastici per tappare falle che si aprono da tutte le parti prevedono situazioni paradossali
Mancano meno di due mesi al grande giorno della Visita Pastorale che S.S. Benedetto XVI farà alla Diocesi di San Marino-Montefeltro dove da tempo si lavora alacremente per riservare al Santo Padre un'accoglienza, non solo calorosa ma, come dice il Vescovo Mons. Luigi Negri, per far sentire Benedetto XVI come a casa sua.
Accogliendo con gioia le istanze dello Stato sammarinese e della Chiesa particolare Benedetto XVI avrà una giornata piena che lo porterà a conoscere nei particolari la realtà dell'antica terra della libertà e quella della Chiesa che il Vescovo Negri sta guidando con passione e sacrificio. Il Papa con il suo seguito arriverà a bordo del bianco elicottero che tutti ormai ben conoscono e toccherà terra a San Marino, intorno alle 9,15, nell'eliporto di Torraccia dove saranno ad attenderlo gli Eccellentissimi Capitani Reggenti, il Segretario di Stato S.E. Mularoni, l'Ambasciatore di San Marino presso la Santa Sede, S.E. Sante Canducci, il Nunzio Apostolico nella Repubblica Mons. Bertello, S.E. Mons. Negri Vescovo della Diocesi e il Ministro Plenipotenziario Beccari.
Il reato di immigrazione clandestina punito con la reclusione ha suscitato molte polemiche in Italia. Per il governo è una modalità di combattere l'immigrazione clandestina, punendo severamente coloro che non rispettano un ordine di espulsione. I giudici italiani della Corte Costituzionale e Cassazione trovano sproporzionato e inutile punire con la detenzione il mancato allontanamento del migrante.
A due anni dall'entrata in vigore del reato di clandestinità, la Corte di Giustizia di Lussemburgo si è pronunciata contro la misura detentiva in quanto tale normativa è in contrasto con la direttiva europea sui rimpatri degli irregolari. La direttiva prevede che i clandestini vadano invitati prima ad andarsene, mentre espulsione coatta, trattenimenti nei Cie e reclusione dovrebbero scattare solo in casi eccezionali. "La Corte considera che gli Stati membri non possono introdurre (...) una pena detentiva (...) solo perché un cittadino di un paese terzo, dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e che il termine impartito con tale ordine è scaduto, permane in maniera irregolare in detto territorio". La pena detentiva rischia di compromettere l'obiettivo della direttiva, ovvero "l'instaurazione di una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno sia irregolare nel rispetto dei loro diritti fondamentali".
Prendo spunto da una vicenda personale per una riflessione più generale. Negli ultimi mesi e poi nelle ultime settimane ho seguito la vicenda di un congiunto che era ammalato di una grave forma di tumore, per il quale è poi deceduto, il 20 aprile, a 46 anni.
La riflessione generale è sulla bontà delle persone.
Lo spunto, lo confesso, mi viene dalla zia ottantatreenne alla quale raccontavo quello che seguirà. E che mi dice: "Ma perché non scrivi di queste cose? Non accadono solo cose brutte, nel mondo."
Per il giornalismo è una vecchia questione. "Perché ci sono solo brutte notizie al TG?", si chiede a volte la gente. Primo: non è vero. Ci sono tante belle notizie. Per esempio che una squadra ha vinto un trofeo. Che un partito ha vinto le elezioni. Che il Presidente del Consiglio è stato assolto. Che il Presidente del Consiglio è inquisito. Il fatto è che le belle notizie elencate sopra lo sono solo per qualcuno: per la squadra che vince, per il partito che ha vinto, per chi sostiene il Premier, per chi contrasta il Premier.
Invece, le brutte notizie sono brutte per tutti.
Omicidi, scomparse, catastrofi naturali, guerre, ci interessano. Perché, anche se non lo diciamo apertamente, da una parte stimolano le nostre paure e dall'altra ci rassicurano in quanto non riguardano noi. La notizia, per definizione, è il racconto di un fatto accaduto ad altri. E da sempre gli esseri umani, per quanto riguarda gli altri, sono più curiosi di sventure che di fortune.
Dicendolo alla riminese, ormai anche il primo pataca che passi per la strada si sente in dovere di riscrivere la Costituzione. Non è certo questo il caso dell'on. Ceroni, un deputato che Berlusconi ha portato in Parlamento come omaggio all'omonimo cosmetico che custodisce in bagno, per il suo laborioso trucco facciale mattutino. Del costituzionalista, Ceroni ha la padronanza tipica degli insegnanti di meccanica quale è lui, corroborata dall'essere inoltre sindaco della ridente Rapagnano, detta anche "città delle rape"; la quale, per aver scelto un primo cittadino in sintonia con quella sua definizione, è oggi ancor più ridente, soprattutto di se stessa. Forte di cotanto pedigree, il "meccanico Ceroni" ha dunque fatto "il tagliando" alla Costituzione, cogliendovi con il suo orecchio attento un fastidioso rumore di oclocrazia. L'ha raccontato lui stesso ai giornali: «Cosa sia l'oclocrazia l'ho scoperto per caso. Mi è piaciuta la parola e ho cercato sul dizionario: governo tirannico delle masse popolari.» Non ha però detto che all'inizio, sospettando che "oclocrazia" fosse invece cosa di oche, si era rivolto alla Gelmini; la quale gli ha prestato il vocabolario che lei tiene sulla scrivania per darsi un tono da ministra dell'istruzione: all'inizio aveva lo Zingarelli, ma poi ha dovuto cambiarlo perché quell'involontario riferimento ai piccoli Rom irritava la Lega. Il laborioso Ceroni, presi chiave e cacciavite, ha pertanto provato a sostituire quel bolscevico «la sovranità appartiene al popolo» con un pezzo di ricambio: un vacuo giro di parole alla Mons. Negri, per dire che la sovranità può sì appartenere al popolo, purché poi l'affidi a Berlusconi.
Il lettore è avvertito: questa volta qui si sorride poco. Perché voglio parlare di cimiteri di guerra. Ma non quelli dove il 25 aprile avrei voluto portare le mie figlie, i cimiteri degli Alleati che si trovano nei pressi della città. Non avevo paura di turbarle: pochi luoghi ispirano, insieme alla tristezza, altrettanta serenità. La pulizia e l'ordine che vi regnano sono specchio della rispettosa premura («corrispondenza di amorosi sensi», diceva il poeta) che gli umani di oggi dedicano ai ragazzi di ieri. Ragazzi venuti da tutto il mondo a morire qui perché oggi io e le mie bambine, non molto più giovani di loro, possiamo vivere libere e in pace.
Ma a quei recinti di quiete cosparsi di piccole stele tutte uguali non ce l'ho fatta ad arrivarci. A metà strada mi sono accorta che ero già in un cimitero di guerra, meno raccolto, meno lindo, ma molto più straziante.
E' un memoriale fatto di piccole lapidi sul ciglio della strada, di targhe con un nome e una data, di mazzi di fiori semplicemente legati a un albero o a un paracarro. Ad ogni segno corrisponde un incidente mortale, che ha coinvolto almeno una persona, di solito giovane o giovanissima. Coetaneo di quelli sepolti a Coriano o a Riccione, ma ucciso vicino a casa propria, senza un motivo, vittima della carneficina insensata che si consuma ogni giorno sulle strade. Caduto non per la libertà, ma per l'asservimento al Moloch di ruote e asfalto che ci siamo costruiti, e che ogni giorno reclama carne fresca - e la riceve puntualmente.
Cresce il malcontento degli anziani e dei pensionati che devono fare i conti con uno stato sociale sempre meno attento ai loro bisogni e con le difficoltà quotidiane per condurre una vita dignitosa, mentre l'inflazione ha ripreso a falcidiare i loro trattamenti. Il 29 aprile si è svolta una giornata di mobilitazione nazionale. A Rimini il CUPLA (Comitato Unitario Pensionati Lavoro Autonomo) ha incontrato il Presidente della Provincia ed il Prefetto; la delegazione era composta da: Severino Culiani - Fipac Confesercenti, Felice Falcioni ed Ermes Venturini - ANP CIA, Massimiliano Zani - CNA Pensionati, Cristian Turci - Coldiretti, Igino Semprini - 50 & Piu' Confcommercio, Loris Pelliccioni - ANAP Confartigianato.
Le richieste: massimo rigore, lotta agli sprechi, razionalizzazione e qualificazione dei servizi offerti; nessun aumento di tasse e tariffe; miglioramento dell'attuale Welfare; partecipazione di tutte le Associazioni Pensionati alla definizione delle politiche sociali.
Cinque anni esatti. Il 16 maggio 2006 si era svolta la cerimonia di posa della prima pietra del nuovo Dipartimento di Emergenza Accettazione (Dea) dell'Ospedale Infermi di Rimini. Il 2 maggio è stata inaugurata la struttura di Pronto Soccorso Medicina d'Urgenza dell'Infermi; è la prima parte del nuovo Dipartimento, che sarà completato, nella sua interezza, nei prossimi anni e che può considerarsi il Nuovo Ospedale di Rimini La superficie complessiva dell'edificio di 39mila metri quadrati; 12mila metri la superficie dei servizi. I servizi appena inaugurati sono: Pronto Soccorso Generale e Osservazione Breve Intensiva (OBI); Radiologia d'Urgenza; Ortopedia d'urgenza e Sala Gessi; Medicina d'Urgenza.
Il costo complessivo sarà di 45 milioni così suddivisi: 18.104.396,59 a carico dello Stato, 6.794.285, della Regione Emilia Romagna, 20.101.317,93 a carico dell'Azienda USL di Rimini.
Tunisia e Lampedusa si incontrano a Rimini. Più precisamente sul porto, dove la marineria è composta ormai in prevalenza da pescatori che vengono proprio da là.
Dall'isola siciliana si è staccata una comunità che ormai ammonta a circa 400 persone. Ogni 22 settembre portano in processione la loro patrona, la Madonna del Mare di Porto Salvo.
Michele Graziano è arrivato da Lampedusa nel 1960. E su quanto sta accadendo nel canale di Sicilia dice: "Finora ci è andata bene. E questo potrebbe essere solo l'inizio. L'Africa esplode, i regimi crollano, la gente vuole la libertà e il benessere che abbiamo noi. E come si fa a fermarli?".
Lassad Bayoudh è a Rimini da 25 anni. Spiega: "Finalmente è caduta la dittatura. Il regime ha rubato a man bassa, ora stanno uscendo tutte le prove. Ha distrutto il Paese, ma sta nascendo una democrazia. Quest'estate ci saranno elezioni libere, riapriranno le fabbriche, potrà tornare il turismo. Ma intanto la gente ha paura, non sa cosa fare. Chi scappa dalla Tunisia ha visto la televisione, ha visto i turisti italiani che spendono e spandono. Non sanno che in Italia non c'è più lavoro nemmeno per noi". I "noi" sono i circa 200 pescatori che con le loro famiglie vivono a Rimini. E che nel lavoro spesso dipendono proprio dai Lampedusani. Con quali rapporti? "Rapporti ottimi - risponde Graziano - sono brava gente che lavora, tutti in regola, mai nessun problema. Qualcuno di loro mi chiama papà, ed è vero, per me sono dei figli".
Miramare è uno dei capisaldi de turismo riminese: vi si trova infatti il 40% delle attività alberghiere di tutto il territorio comunale. A due passi da Riccione, ha una sua stazione ferroviaria e l'aeroporto è raggiungibile a piedi. Fin dagli anni '20 Miramare era considerata la "Gemma delle Spiagge" per diversi motivi: la gradevolezza della zona, con il tratto di arenile più ampio del litorale romagnolo. Poi si sono aggiunti i luoghi di intrattenimento per piccini e ragazzi, il Parco di Fiabilandia che regala alla zona spazi ambientali ampi ed attrezzati. Tanti anche i mutamenti. Le grandi colonie sono chiuse e la più importante, la Novarese, è ancora un cantiere. Locali storici come la Locanda del Lupo (poi New York, Cellophane altro ancora) hanno lasciato il posto ai pub e ai ritrovi sulla spiaggia, man mano che cambiava il modo di divertirsi.
Da anni Miramare attende soluzioni su partite di primo piano, come appunto il destino della colonia Novarese, la riqualificazione del Lungomare Spadazzi, gli arredi urbani, la viabilità sia stradale che pedonale, le piste ciclabili, la cura della sicurezza sul territorio, la gestione delle iniziative di interesse comune. Miramare si sente un po' trascurata da Rimini, e questo sentore si ha già da diversi anni. Già nel dopoguerra c'era qualcuno che avrebbe preferito la "secessione" per passare nel territorio di Riccione, o addirittura diventare comune autonomo.
I più resto invece con i piedi per terra, ma chiedono però da parte una maggiore attenzione dell'amministrazione. Ne parliamo con l'Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Rimini Juri Magrini.
Abramo Fraternali è il presidente della Circoscrizione 3, che comprende gran parte di Rimini sud.
Presidente Fraternali, cosa serve oggi a Miramare?
"Il territorio di Miramare, come il resto del territorio del Quartiere 3, soprattutto nella zona a mare della ferrovia presenta le problematiche legate al rilancio dell'economia turistica. In questi anni si è evidenziata la necessità di avere un miglioramento dell'offerta per stare al passo con i tempi. Questo obiettivo non può passare che attraverso ad una riqualificazione sia delle strutture turistiche ricettive e di servizio che delle infrastrutture pubbliche".
Secondo lei cosa si deve fare prima di tutto?
"Rivestono particolare importanza gli interventi di riqualificazione che sono iniziati nella Colonia Novarese per il progettato Polo del Benessere. Interventi che allo stato attuale sembrano essersi fermati, e che si spera vengano ripresi ed ultimati quanto prima. Il completamento di questo grande intervento, che comprende la Colonia Novarese e il Talassoterapico, è un punto decisivo per la riqualificazione di Miramare e di tutta Rimini sud. Ma tutto questo intervento non può rimanere a sé stante: dovrà essere accompagnato dalla riqualificazione della Colonia Bolognese e delle aree sul confine con Riccione, del Campeggio e dell'area mercatale di Via Marconi. E' fortemente sentita l'esigenza di collegare in maniera ottimale le potenzialità del Polo del Benessere al tessuto turistico sia di Miramare che di Rivazzurra".
A Novafeltria non si è ancora votato, ma le sorprese ci sono già con largo anticipo sulle urne: il sindaco uscente non si ricandida, lascia dopo una sola legislatura. Ecco perché: "Il mio impegno amministrativo è solo la conclusione di un lungo percorso - spiega Vincenzo Sebastiani - convinto che la politica non sia una cosa sporca e che ogni persona può e deve fare politica, per gestire la cosa pubblica, con l'obiettivo di migliorare il benessere di tutti".
E l'ormai ex-sindaco aggiunge: "In questo particolare momento storico, per Novafeltria e la vallata, sento forte la necessità di promuovere nuove energie. Ora è necessario quel rinnovamento proclamato da tutti e quasi mai promosso dai più, un rinnovamento che non sia solo generazionale ma che parta anche da lì".
Il candidato del centrosinistra è dunque Lorenzo Marani, primario di medicina all'ospedale di Novafeltria. Niente primarie; in pochi mesi di riflessione tutti i soggetti coinvolti hanno condiviso la proposta e appoggiato Marani come uomo giusto al momento giusto. 56 anni, mai fatta politica: "In questo momento così particolare, mi è stato chiesto impegno e io sono pronto, con spirito di servizio -si presenta Lorenzo Marani - non mi candido per interessi personali, la carriera che volevo fare l'ho già fatta. Penso di poter dare una mano al paese e il mio pensiero è di lavorare assieme con forza per questa valle".
La stagione 2010/2011 del Teatro Novelli appena conclusa proponeva il teatro come specchio della vita, «uno specchio molto limpido», come scrive Peter Brook. «Fra il teatro Novelli e gli Atti sono stati 55 gli spettacoli tra prosa, commedie, concerti, danza, performance, monologhi, lavori di ricerca teatrale. Complessivamente, fra novembre e marzo, i fruitori sono stati oltre 30.000, di cui quasi 2000 abbonati. Positivo anche il trend che evidenzia un + 10% rispetto al 2010» ci rivela Giampiero Piscaglia, direttore Istituzione Musica, Teatro, Eventi del Comune di Rimini. «Oltre ai numeri, in tutte le ultime stagioni c'è un aspetto qualitativo che ci sta molto a cuore: un progressivo ricambio di pubblico con una presenza giovanile in costante crescita. A questi risultati non sono estranee alcune azioni che abbiamo compiuto per diversificare i pubblici e allentare gli "obblighi" dell'abbonamento, con formule sempre più flessibili che hanno incentivato la facoltà di selezione libera degli spettatori. Non secondaria anche la scelta di non aumentare i prezzi.» Quest'anno, per dar conto degli umori e amori della platea, è stato distribuito anche un questionario. «Nel momento in cui scriviamo» continua Piscaglia, «ne risultano pervenuti 651. Alla domanda se gli spettacoli hanno corrisposto complessivamente alle aspettative, il 93% di persone ha espresso piena soddisfazione! Anche la maggioranza di quel 7% che ha espresso criticità, motivandole con ragioni di gusto personale, ha comunque dichiarato l'intenzione di rinnovare il proprio abbonamento o di tornare a frequentare la stagione teatrale».
Armido Della Bartola, il decano dei pittori riminesi, ha chiuso gli occhi. Da poco aveva compiuto 92 anni: fin quasi all'ultimo ha continuato a dipingere. Era nato a San Mauro nel 1919, ma dal ‘31 si era trasferito a Rimini, dove si era innamorato del mare, del suo azzurro riflesso nella luce glauca del cielo. Un pittore il cui talento "originario" si arricchiva della statura dell'uomo attento e partecipe alla vita vera delle persone, della città, polemico e critico quando lo reputava necessario. Ma sempre sfoderando l'arma dell'ironia, magari usando il dialetto come "lingua franca". Figlio di un calzolaio, con cui aveva collaborato nell'artigianato paziente del "fare a mano", e di una contadina della Torre, da cui veniva l'amore per il far crescere, come raccontano le sue viti e ulivi da cui traeva ottimi sangiovese e olio, nobilitando le bottiglie con etichette dipinte da lui. Che poi regalava agli amici: la generosità verso il prossimo è stata uno dei suoi tratti, dalla disponibilità all'ascolto e al racconto, al sostegno a iniziative benefiche. Come l'aver devoluto i ricavi della mostra "Mai più la guerra" all'Ospedale di Rimini. Ma se ne potrebbero citare tante. Nel dopoguerra Della Bartola era stato Capostazione a Savignano, aveva collaborato come disegnatore alla ricostruzione della stazione di Rimini, per poi lavorare per 18 anni alle Officine locomotive. Dipingere, una passione innata, un dàimon che si era rivelato da subito, dal "decorare" col carbone le pareti di una stanza all'asilo, dove le maestre pensavano di averlo messo in castigo. E durante la guerra, ha raccontato, se ne andava sul fiume a dipingere paesaggi.
E' verso il blu gli azzurri il verde del suo mare e dei suoi cieli che Armido della Bartola si è incamminato lunedì 4 aprile, varcando la soglia della sua pittura, che dava corpo attraverso la magia del colore e materiche pennellate a luoghi dell'anima. Nato nel 1919 a San Mauro, trasferitosi a Rimini da bambino, Della Bartola era il decano degli "Artisti riministi", figura di rilievo nel panorama artistico del dopoguerra non solo locale. Nel corso della sua lunga e prolifica attività pittorica Della Bartola è riuscito a cogliere la verità dei nostri paesaggi e stagioni, ricreandoli con mano e sguardo acuti, per testimoniare realtà. Che raccontasse la "disperata vitalità" della Rimini distrutta dalle bombe, il mare d'inverno, la fatica del lavoro, un solo albero, un nudo, sulla tela riusciva a schiudere il sorriso di una vita vissuta fino in fondo, con curiosità di bambino e sapienza d'artista.
Si è spento Augusto Randi, ex presidente dell'Istituto per la Storia della Resistenza
Il 2 aprile è morto all'Ospedale di Rimini Augusto Randi. Aveva 89 anni ed era stato Presidente dell'Istituto per la storia della Resistenza e dell'Italia contemporanea della Provincia di Rimini dal 1976 al 2000, che così lo ricorda: "Alcune generazioni di ricercatori e studiosi hanno svolto la loro attività di ricerca storica grazie alla instancabile attività di organizzatore e promotore di Randi. Per tutti noi, membri del Direttivo e Soci dell'Istituto, scompare un amico carissimo la cui intelligenza politica ci mancherà moltissimo. Alla moglie, al figlio e ai parenti tutti giungano le nostre più sentite condoglianze e la nostra vicinanza in questo triste momento. Il Presidente Paolo Zaghini".
Per mantenere viva la superstrada del commercio è necessario mettere un punto al problema viabilità. La pensa così il Comitato dei commercianti e degli artigiani di Cerasolo Ausa, che riconosce nella faticosa accessibilità pedonale alla Consolare Rimini - San Marino il principale neo che la zona commerciale del comune di Coriano dovrebbe eliminare. "A Cerasolo c'è di tutto - spiegano gli imprenditori di Elite Arredo, una delle aziende storiche del corianese - dal vestiario ai materassi, dall'intrattenimento alla gastronomia". Senza dimenticare che dopo una giornata di shopping ci si può rilassare in uno dei ristoranti e bar della zona, o sfidare gli amici a una partita a bowling. Un vero e proprio centro commerciale all'aperto lungo 4 chilometri, che ben poco ha da invidiare in termini di offerta agli iper più strutturati. Che però si ritrova da sempre a fare i conti con seri problemi di sicurezza stradale.
La Consolare ha infatti il triste privilegio di occupare il secondo posto nelle classifiche Aci Istat delle strade più pericolose d'Italia. A parlare sono i fatti: 8 morti negli ultimi 10 anni. Numeri difficili da mandare giù quando, come ripetono i signori di Elite Arredo, si tratta di una problematica che il Comitato, di cui anche l'azienda fa parte, cerca di risolvere da anni assieme al Comune. Progetti mai andati in porto e che rimarranno sospesi ancora per diverso tempo, viste le turbolenze politiche che Coriano sta vivendo negli ultimi tempi.
Un treno chiamato desiderio, che diverrà realtà? Perché solo di desiderio si è trattato fin'ora. Desiderio di rimettere in auge il tratto ferroviario che collegava Rimini a San Marino. Un sogno che è diventato oggi finalmente un progetto con tanto di documento approvato dalla Giunta provinciale, promosso e sostenuto dal Presidente Stefano Vitali.
Se non proprio sarà il trenino azzurro di una volta, il progetto per un collegamento su gomma in corsia riservata tra Rimini e la Repubblica di San Marino è sicuramente ambizioso ma realizzabile. L'intervento rappresenterebbe un indiscutibile miglioramento della qualità della vita per i circa 6 mila pendolari che quotidianamente si muovono nelle due direzioni, e sarebbe capace di produrre ricadute importantissime sul turismo e per l'intero contesto ambientale dell'ampia area al confine tra la provincia di Rimini e il Titano.
Nel percorso programmato, una fermata della linea è sicuramente prevista per Cerasolo, area commerciale ed industriale di rilievo. Una ricognizione di massima già realizzata indica come il vecchio tracciato ferroviario sia oggi in buona parte non recuperabile: l'espansione urbanistica, la costruzione della superstrada e di alcuni percorsi ciclopedonali consentono un suo riutilizzo inferiore al 30% sul totale della lunghezza prevista. Ma come sarà organizzata la nuova linea di collegamento? "Ad una prima ipotesi che si sviluppa prevalentemente lungo l'attuale sede stradale, con arrivo a Borgo Maggiore ed interscambio con la funivia, si affianca anche una seconda soluzione in grado di recuperare l'ultimo tratto del vecchio tracciato, circa 3,4 km, sino a giungere presso l'ex stazione di San Marino.
Dimmi come parcheggi in sosta vietata e ti dirò chi sei. No, non è una promessa di insulti, anche se tutti noi abbiamo sulla punta della lingua diverse irriferibili ipotesi sull'identità di chi parcheggia sul gradino di casa nostra o ci blocca l'auto in doppia fila. Ma in fondo così fan tutti, la sosta vietata è l'infrazione più diffusa dopo la guida col telefonino all'orecchio (a Rimini l'auto ormai si guida con una mano sola, pedoni e ciclisti avvisati mezzi salvati), e a volte è una necessità, perché la proporzione fra il numero dei parcheggi e quello delle automobili ricorda certi concorsi pubblici dove diecimila aspiranti si contendono cinque posti da bidello. E dopo aver girato mezz'ora per l'isolato in cerca di un posto mentre sai che il tuo bambino singhiozza nell'atrio dell'asilo perché la mamma non arriva e l'inserviente che non vede l'ora di andare a casa minaccia di lasciarlo chiuso fino a domattina nello sgabuzzino con il mocio e i secchi, molli la macchina nel primo quadrilatero d'asfalto libero e confidi nella buona sorte.
Ebbene la scelta della sosta vietata rivela molti aspetti della nostra personalità.
Ad esempio, chi parcheggia davanti a un passo carrabile è un tipo molto sicuro di sé. E' certo che il proprietario del passo non passerà proprio in quel momento, e se la sua teoria viene smentita e al suo ritorno trova la macchina appesa al carro attrezzi, si incavola come se a essere in torto fosse il proprietario. A meno che non sia lui stesso il proprietario, nel qual caso trattasi di esibizionista cui dà più gusto parcheggiare sul passo carrabile del proprio garage che nel garage stesso.
A volte osservando la situazione politica locale mi sorge il dubbio che le opposizioni non siano opposizioni. Avete presente quanto vi prende un attacco di dietrologia? Improvvisamente vi pare evidente che tutti sono d'accordo: chi in apparenza si azzanna e si azzuffa senza pietà e compassione, a momenti vi pare ammiccare, strizzarsi l'occhio. Quello che giura odio eterno all'avversario, poi pare, si dice, che di fatto abbia affari in comune. O abbia messo la figlia a lavorare nell'azienda del peggior nemico. Insomma, una farsa per ingannarvi.
D'altro canto, dall'interno delle compagini in apparenza salde e granitiche, emergono voci di contrasti, pugnalate alle spalle, vendette e camarille in lotta tra loro. Chi pare essere al comando si sussurra sia in realtà controllato da un oscuro tramatore...
Non dovete cedere a questi pensieri, perché portano al sospetto, alla nevrosi e infine alla paranoia, che è una malattia.
Tuttavia, l'ostinazione e l'accuratezza con la quale il Centro Destra riminese si dedica a distruggere sé stesso è così evidente che anche qualche sano di mente può vederla. Sembra proprio che la minima possibilità di vincere le elezioni li getti nel panico.
Il desiderio di democrazia e libertà è universale: le persone in tutto il mondo sono disposte a pagare un prezzo molto alto per la lotta per la democrazia quando le circostanze lo richiedono. Le recenti notizie di cronaca, sempre in primo piano, dimostrano la risposta del popolo arabo a questa esigenza di democrazia. Sono andate in frantumi tutte quelle teorie che ritenevano che la democrazia non fosse parte dei "valori culturali" degli arabi o dei musulmani.
Il vento della rivoluzione potrebbe a breve ridisegnare la geografia politica del mondo arabo inaugurando una nuova fase storica; dopo secoli di silenzio, il desiderio di libertà e di diritti, da sempre represso, si è risvegliato, e uomini e donne da tropo tempo oppressi hanno trovato il coraggio di alzare la testa e di rivendicare condizioni di vita migliori. I tempi moderni e la globalizzazione hanno fornito gli strumenti di lotta. Tutto il mondo ha visto le immagini della miseria e dell'arretratezza del mondo arabo.
Sembra essere giunto il tempo del riscatto, quello del "diritto alla felicità", il sogno di una vita prospera e felice perché compiuta e libera. Il Medio Oriente è stato a lungo considerato tra i luoghi meno probabili in cui assistere a qualcosa di simile ad una rivoluzione popolare, invece è successo: il giovane tunisino che si è dato fuoco in segno di protesta era un laureato senza futuro, fruttivendolo che faceva fatica a vivere ogni mese con un lavoro onesto, dignitosamente nel suo paese. Sì la rivoluzione è stata laica e ha attraversato tutti i settori della società. Ora i popoli si stanno occupando di un mutamento democratico e questo è solo l'inizio di una lunga strada da fare. Si sa che le proteste di massa sono più forti laddove ci sono regimi dispotici. La dimensione globale di questa onda d'urto è attualmente legata più alla democrazia che alle richieste sociali.
Lo dico senza ironia: non posso fare a meno di solidarizzare con Marco Lombardi, costretto ad auto-defenestrarsi da candidato sindaco dopo solo poche ore per il tracotante veto dell'indigena tribù leghista, che Pini (alias "Piloni") comanda a bacchetta da Forlì.
Fedele al motto "non c'è due senza tre", il PdL riminese è dunque riuscito anche stavolta a rispettare la tradizione di buttare al macero il manifesto elettorale con la faccia della sua prima scelta. Era già successo nel 2001 con Lisi e nel 2006 con Tadei, ma stavolta i nostri berluscones hanno fatto le cose ancora più in grande; prima affondando il povero Formica, che pure era stato a lungo esibito come un provvidenziale dono della "società civile"; e subito dopo bruciando la già ufficializzata candidatura del loro capo riminese, per ripiegare alla fine sulla terza scelta: Renzi, inviso alla maggior parte di loro, ma proprio per questo acclamato a gran voce dalla Lega. Per la gioia di Hera (e credo anche di Enrico Santini) a far compagnia al poster di Lombardi è confluito nel cassonetto della raccolta differenziata pure quello di tale Casadei, già pronto alla corsa solitaria nell'improbabile eventualità che il PdL avesse saputo tener testa al ricatto leghista.
Il 2011 si presenta per la riviera romagnola come un anno complicato. La crisi economica, ben lontana dall'essere risolta, peserà ancora per diverso tempo sull'andamento turistico. Ne è convinto l'assessore regionale al turismo Maurizio Melucci: "Lo scorso anno si è concluso discretamente, con valori positivi per quanto riguarda gli arrivi, un po' meno per le presenze. Risultati buoni sì, ma ottenuti per lo più grazie a pacchetti turistici particolarmente accattivanti. E infatti i fatturati anche nel 2010 hanno risentito di un calo". Il problema sul mercato interno, spiega Melucci, c'è e continuerà ad esserci. Perchè il reddito delle famiglie italiane si è abbassato vertiginosamente. Quando pagare l'affitto e fare la spesa diventa una corsa ad ostacoli, il pensiero di una settimana di vacanza sparisce da ogni fantasia.
"In questo quadro - continua Melucci - la tassa è un errore gravissimo. Di carattere culturale ancor prima che economico. Perché si pensa sempre al turismo come a una mucca da mungere". Molti sindaci italiani, secondo Melucci, cadono in errore dando per scontate le affluenze turistiche nelle loro città e, piuttosto che mettere le mani in tasca ai propri cittadini, pensano a quelle dei turisti, convinti che non ci sarà nulla a stancarli, meno che meno una tassa di soggiorno. Ragionamento comprensibile, spiega l'Assessore, ma non in un'ottica di competitività, già compromessa a livello europeo da un'IVA troppo alta rispetto ai concorrenti.
E' di due settimane fa la vicenda di una studentessa rifiutata da una albergo per uno stage perché, per sua tradizione, portava lo hijab il velo islamico. Un caso che avrebbe potuto innescare incomprensioni, accuse di intransigenza, di fondamentalismo e perfino di razzismo. Fortunatamente non è stato così. E questo lo si deve alla maturità dei protagonisti, della ragazza in primo luogo, della scuola e degli albergatori riminesi. Ognuno ha espresso - senza voler entrare nel merito - le proprie ragioni poi si è trovata una soluzione senza costringere alcuno a fare cose contro le proprie convinzioni. Sono sempre più numerosi i lavoratori immigrati che lavorano nella nostra industria del turismo, alberghi, pensioni, bar. In molti esercizi sono la maggioranza e sono ormai indispensabili per il loro funzionamento. Una risorsa non solo per il lavoro perché ognuno porta con sé una cultura e tradizioni con le quali si deve confrontare e se ciò sarà fatto, con la dovuta apertura mentale, porterà senz'altro ad un arricchimento reciproco.
Il povero Tamanti ne ha dovute vedere di tutti i colori prima di dover abbandonare l'incarico di sindaco. Normale dialettica politica, oppure c'è di peggio? Qualcosa che meriterebbe un'inchiesta di Voyager? Sta di fatto che proprio a Cattolica - e per giunta nello jellatissimo bus terminal - l'attore e regista egiziano Fathy El Gharbawy ha filmato quest'inverno "Viaggio a metà". Un kolossal, con star del calibro di Omar Sharif; fra i pochi attori italiani, il giovane Giuseppe Pisacane, proprio in questi giorni a Cattolica per girare il trailer. Un film prodotto niente meno che da Saadi Gheddafi, il figlio del Raiss libico nonché excalciatore del Perugia. A suo tempo, l'allora sindaco aveva salutato con entusiasmo la scelta della location, di certo poco usuale per un thriller-esoterico ambientato anche nel Sinai: "Un grande evento che potrà portare alla città di Cattolica una conoscenza a livello mondiale e rilanciare il settore turistico". Forse almeno questa profezia si avvererà, visto l'attuale appeal mediatico della Libia. Per il momento si può solo constatare, non senza inquietudine, quanti guai piovano addosso a chi frequenti la famiglia Gheddafi. Con o senza baciamano.
Il sindaco si dimette a sorpresa, un commissario anche a Coriano?
Luigina Matricardi getta la spugna. In carica da appena due anni, il sindaco di Coriano il 21 marzo ha rassegnato a sopresa le dimissioni nel bel mezzo di un consiglio comunale. Nella lettera consegnata al segretario comunale, Matricardi parla di "gogna mediatica" e "clima di terrore". Ora per il comune di Coriano si profila il commissariamento sempre che, come prevede la legge, il sindaco non ritiri le dimissioni entro 20 giorni. Coriano era finito più volte nella bufera: buchi di bilancio che l'avevano fatta comparire in una poco lusinghiera classifica del Sole 24 Ore, esposti dell'opposizione alla Corte dei Conti, indagini giudiziarie sull'area produttiva del Rio Melo.
Arrivano i Jumbo, ma sono russi. Due volte alla settimana, da giugno a settembre, i giganti del cielo della compagnia Transaero atterreranno all'aeroporto "Fellini" di Miramare, per collegare Rimini con Mosca.
Grazie anche a questo, il presidente di Aeradria Massimo Masini conta di avere quest'anno "fra 950 mila e il milione di passeggeri". Finora i dati lo confortano. Con un aumento di passeggeri del 45,1%, il "Fellini" si è piazzato al 5° posto in Europa nella classifica degli aeroporti con traffico in crescita. Gennaio - febbraio hanno fatto segnare 45.624 passeggeri (+ 37,20% sul 2010)
In particolare il mese di gennaio ha segnato un aumento del 47,25%, mentre il mese di febbraio è cresciuto del 25,61%.
Oggi è stata la giornata del 150esimo anno dell'Unità d'Italia. L'ho passata per motivi famigliari percorrendo la Romagna da Rimini a Faenza e ritorno. Una delle aree storiche dei mazziniani e del Partito Repubblicano. Mia nonna mi raccontava che sua mamma le raccontava di quando i repubblicani (pericolosi estremisti) sparavano ai papalini dietro mucchi di neve. E di quando catturarono un gruppo di preti, tagliarono loro i codini (tipici dell'acconciatura del clero) e li appesero a ghirlanda di traverso al Corso spalmati di letame. La nonna, buona credente, diceva che il Signore li aveva puniti per questo. I repubblicani, ovviamente.
Da una parte questo centenario mi è piaciuto per la sua modestia, la celebrazione una volta tanto sottotono e senza gli sprechi delle Colombiadi e dell'Anno Santo. Certo però che uno Stato che spende di più per l'Anno Santo che per festeggiare la propria indipendenza la dice lunga! E c'era un governo di sinistra.
Però la gente più comune ha tirato fuori la sua bandiera, e quel poco che si è fatto è stato fatto in modo spontaneo.
Mi ha invece fatto veramente scuotere la testa vedere i militanti del PD, anche vecchi, manifestare con le bandiere tricolori. Perché un conto è che un partito che era comunista e internazionalista diventi democratico e socialdemocratico, ma che gli stessi attivisti e dirigenti che erano comunisti ora sventolino la bandiera nazionale a me fa un po' ridere.
Anche chi non abbia mai particolarmente amato Berlusconi, a questo punto è tentato da un briciolo di compassione verso questo naufrago di se stesso che si dibatte per non essere sopraffatto dalle conseguenze della sua umana pochezza, unita all'inadeguatezza a governare; e che, per sopravvivere politicamente, è costretto a umiliarsi nel ruolo di amico fedele di quel che resta di Bossi, il quale lo tiene al guinzaglio, a far la guardia alla "roba" della Lega.
"Sceso in campo" nel ‘94 col piglio del re leone, oggi si ritrova a chiudere la lunga parabola politica mostrando un cuor di coniglio che gli fa accettare ogni ricatto legaiolo: dall'anti-patriottismo pezzente che ha sminuito la dignità del Governo in occasione del 150° dell'Unità d'Italia, alla plateale avversione a fermare il tiranno che in Libia sta massacrando il suo popolo (ma si sa che ovunque al mondo ci sia un cialtrone - Milosevic, Le Pen o Gheddafi che sia - i fans di Borghezio tifano per lui).
Sabato pomeriggio, nei pressi di un supermarket del centro, quattro ragazzine carine stile Gossip Girl si passano un bottiglione di trebbiano. Non ho sfogliato ultimamente riviste di moda teen, ma ho l'impressione che il fiasco di vinazzo stia diventando un accessorio molto trendy fra le giovanissime. Trendy-vintage - e mai definizione fu più calzante, poiché vintage in origine significa "vendemmia". Io appartengo alla generazione che aveva il vino sulla tavola a pranzo e a cena. Bevevano i nostri nonni, bevevano i nostri padri, e noi che figli eravamo, bevevamo - in genere mezzo bicchiere di annacquato. Nel mio caso si aggiungeva, all'ora di merenda, la fetta di pane spruzzata di sangiovese e cosparsa di zucchero, antico e delizioso snack caratteristico della zona fra Romagna e Toscana. In Friuli, dove ho abitato, si dissetavano i bambini con un mix di Merlot, acqua e zucchero - ma il Triveneto non fa testo, lì probabilmente lo mettevano anche nei biberon.
Per i bambini il vino era come un amico più grande, un po' matto, da frequentare con moderazione, sotto la supervisione dei genitori. Non certo un nemico mortale, come si desume dal classico dello Zecchino d'Oro "Per un bicchier di vino" (1970): «Sulla tavola imbandita c'era acqua colorata, ho sfruttato l'occasione e ho bevuto un po' di più», cantava la piccola Catia Gazzotti, in stile confessione agli Alcolisti Anonimi. «Un po' di più», come dire: di solito bevo meno. Tragiche le conseguenze del bicchierozzo: escandescenze, piatti fracassati e febbrone a 38°. Un dettaglio che ha trasformato una canzone-monito sui pericoli dell'alcool in una clamorosa istigazione all'ubriachezza: molti bambini per rimanere a casa da scuola si attaccavano di nascosto alla bottiglia nella speranza di sviluppare il febbrone a 38°, come Catia.
Scrivo a Giampaolo Proni in merito alla sua opinione apparsa sul numero del 23 febbraio.
Se l'opinione è personale (dunque insindacabile), i presupposti fattuali della stessa sono erronei e fuorvianti.
Non essendo mai stato "di sinistra", credo di rappresentare una voce terza e libera, in ogni caso esente da sensi di colpa per i maneggi del PCI o i soldi presi dal PCUS che Proni riferisce.
1) Si pone il concetto (il sistema) di giustizia in contrapposizione a quello di democrazia.
Per quanto mi risulta, la giustizia - intesa come amministrazione di un insieme di regole condivise - non è antinomica alla democrazia: ne è complementare: come ben sanno i cittadini conculcati da regimi oppressivi, per i quali non esiste alcun diritto ma la mera soggiacenza agli schiribizzi del potente.
Ma forse non ho capito bene cosa intendeva dire Proni; oppure è Proni che non si è spiegato bene (e in tal caso sarebbe meglio che chiarisca l'esempio); oppure Proni voleva dare a intendere proprio questo, che la nostra giustizia sia nemica della democrazia?
2) Giustizia ideologizzata.
Trattasi di un diffuso e vieto luogo comune.
Posto che la imparzialità è fondamento basilare e connaturale delle funzioni di un Giudice, a pensarci bene è di una gravità sconcertante affermare che la giustizia sia idologizzata (e quindi di parte).
Ma la affermazione è stata tanto disinvoltamente - quanto, senza il minimo riscontro - ripetuta che il cittadino generico medio non ci fa più caso.
Raddoppiato il tasso di giovani disoccupati negli ultimi due anni. Le percentuali pesano e parlano da sole: da un 11,1% nel 2008 Rimini è passata a un 21, 5 % nel 2009. Certo, era il periodo boom della crisi economica. È trascorso un po' di tempo, corre l'anno 2011 e mentre tante sirene invitano a credere che si stia uscendo dal tunnel, ci pensano i dati Istat ad ammutolire tutte le buone speranze. A due mesi fa risalgono infatti dati sconcertanti: a dicembre il tasso di disoccupazione raggiunge livelli record. Sono in particolare i giovani a pagarne le spese, tanto per cambiare. Il lavoro precario, la collaborazione e nei casi migliori il tempo determinato sono le parole d'ordine quando si parla di occupazione oggi: "Le aziende negano persino stage e tirocini gratuiti", aggiunge Massimo Fusini della Cgil.
La schizofrenia stagionale di Rimini porta la città balneare a risentire maggiormente del problema. Tre mesi di duro e pesante lavoro estivo che lasciano poi spazio ad altri dieci mesi con poche prospettive. La massima aspirazione di un giovane oggi si riduce a trovare un lavoretto part-time che gli permetta di pagarsi gli studi. A cosa quegli studi lo porteranno, non è dato a sapersi.
Così va un po' meglio. La Sala degli Archi non è bastata per contenere la folla che domenica è accorsa per sentire i giudici Daniele Paci e Piergiorgio Morosini su "Romagna mafiosa?". Marco Lombardi, coordinatore provinciale del Pdl, chiede che i prossimi programmi elettorali mettano "al primo punto la lotta con ogni mezzo disponibile a questo pericolosissimo fenomeno, come precondizione a ogni altro programma amministrativo".
L'assessore provinciale al turismo Fabio Galli vuole che gli hotel che si collegano alla questura per trasmettere i dati in tempo reale godano di precedenze nell'accesso ai finanziamenti regionali. Tutte le forze politiche e sociali si stanno mobilitando.
Sì, va un po' meglio, rispetto alla prime reazioni all'Operazione Vulcano di Ros e Dda di Bologna. Operazione che ha portato all'arresto di 10 persone facenti parte di tre diversi clan camorristici, in combutta per praticare estorsioni e prestiti a tassi usurari nei confronti di imprenditori del Riminese e di San Marino, con un interesse particolare per il Titano. Intanto la Guardia di Finanza di Pesaro sequestrava 22 milioni in beni di provenienza "riconducibile a interessi mafiosi".
Qualche settimana fa un cartello all'ingresso della chiesa dei Paolotti avvertiva i fedeli che la funzione delle 7.30 sarebbe stata sospesa. Nello stesso periodo il Conad di via Serpieri annunciava alla spettabile clientela che l'orario d'apertura veniva anticipato alle 7.30. Ce ne sarebbe abbastanza per un fervorino moralistico-gozzaniano sul trionfo del materialismo e del consumismo sullo spirito religioso.
Addio, tenere vecchiette nerovestite acquattate sulle panche a biascicare salmi responsoriali, nella mistica penombra senza tempo, tra sentori di incenso e di gladioli avvizziti, mentre fuori ferve il profano e insonnolito trantran delle sette e mezza! O empi, che disertate le navate per affollare le corsie dei supermercati! Invece di presentarvi di buon mattino alla casa di Dio per rifornirvi di pane degli angeli (in senso dantesco, non di lievito per dolci), voi uomini moderni (e segnatamente donne) preferite correre al Conad per accaparrarvi l'alberghiero di Fellini o il toscano di Cocciolo, prima di andare a inseguire vane chimere di carriera o ricchezza. Ussignùr, che tempi, dove andremo a finire, abbiamo perso i valori, ecc.
Per il 17 marzo la Federalberghi aveva proclamato uno sciopero di protesta contro il ritorno della tassa di soggiorno, prevista come "facoltativa" dalla riforma del federalismo fiscale. Ma poi l'associazione ha deciso di sospendere lo sciopero "unicamente per onorare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia e non arrecare ulteriore danno al settore turistico". Gli alberghi saranno dunque aperti, ma esporranno locandine di protesta e fasce al braccio del personale.
L'associazione conferma comunque lo stato d'agitazione della categoria e invita le imprese associate a portare avanti la protesta pubblica, per ribadire ai Comuni la ferma opposizione all'introduzione dell'imposta e fare pressione sul regolamento che ne detterà la disciplina di attuazione.
Intanto gli amministratori locali di mezza Italia mettono le mani avanti: nessuno si dice favorevole alla tassa, ma tutti fanno sapere che potrebbero essere costretti a ricorrervi. Con tanto di casi di "pentitismo": il leghista Marino Finozzi, assessore regionale al turismo del Veneto e fra i primi sostenitori della tassa, ora dichiara: «E' una tassa in più, un errore attribuirla ai Comuni».
Giunta alla 23a edizione, ENADA PRIMAVERA 2011, Mostra Internazionale degli Apparecchi da Intrattenimento e da Gioco, si conferma, insieme a Enada Roma, manifestazione leader in Italia e in Europa ed appuntamento irrinunciabile per il settore.
La manifestazione dellAssociazione SAPAR, riservata ad un pubblico professionale, è organizzata da Rimini Fiera dal 16 al 19 marzo con il patrocinio di AAMS, il supporto di EUROMAT e in collaborazione con le principali associazioni del settore.
Sono 4 le giornate a Rimini in cui si incontreranno tutti i protagonisti del mondo dei giochi in un´ottica di business to business.
L´area espositiva si estenderà su 8 padiglioni, su una superficie di oltre 40 mila metri quadrati e vedrà la presenza di oltre 400 espositori.
Avere a disposizione queste righe su Chiamami Città è per me ormai un'abitudine. L'articolo più vecchio che trovo nelle budella del mio PC è del 1988. Ventitre anni fa, quando iniziava l'avventura di questa testata, guidata dall'amico Giuliano Ghirardelli.
Mi sembra impossibile ora pensare che per oltre vent'anni ho servito le mie parole ai riminesi. Ovviamente non ricordo tutto quello che ho scritto. Probabilmente se mi mettete di fronte una frase non la riconosco neppure. Il sentimento che provo è di paura: chissà quante contraddizioni tra le mie affermazioni. Chissà quanti errori! E certo, qualche pezzo buono lo avrò tirato fuori. Ma in questi giorni in cui una bufera aspra martella la Romagna, quello che provo è timore. Compiacersi per le proprie parole è forse l'unica soddisfazione per noi scribacchini, e non mi perdo mai il piacere di leggerle stampate appena il giornale mi arriva a casa. Ma se ci si limita a questo si è ben miseri scrittori. L'arte -si sa- è lunga, e la vita è breve, intendendo arte nel vero senso del termine, cioè artigianato. E apprendere la propria arte è cosa che non ha fine e dà sempre soddisfazione.
Pubblicare su un giornale, però, non è solo arte. E' un atto civile. Ogni volta mi chiedo: "Ma perché dovrebbero leggermi?". E di qui nasce quello che scrivo, dalla capacità di darmi una risposta. Sbaglierò, certamente, di frequente e molti lettori deposto il foglio si diranno: "Ma potevi andare a fare una passeggiata?" Tuttavia, mi hanno negli anni confortato tanti apprezzamenti, a volte persino eccessivi, perché chi ti approva ti approva con tutto il suo ardore, e chi ti disprezza altrettanto, quando si tratta di parole. In genere però ho creduto, se non di dire il giusto, di far pensare a un tema, anche in disaccordo, ma di far riflettere.
«Il nostro amico Silvio Berlusconi non è interessato solo alle ragazze; ad esempio è impegnato nella soluzione dei problemi ecologici»: firmato Vladimir Putin. Si potrebbe obiettare che non sembra, visto che Lui preferisce il costoso gas russo alle semigratuite energie rinnovabili di cui sarebbe ricca l'Italia; o che ha buttato dalla finestra trecento milioni di nostri euro per boicottare il referendum sul ritorno al nucleare, impedendone lo svolgimento contestuale alle elezione amministrative di maggio. Ma come dicono a Roma, "nun stamo a guardà er capello". L'autorevole "testimonianza a discarico" di Putin serve invece a smentire che l'immagine di Berlusconi susciti nel mondo solo discredito e ironico compatimento; chiarisce che è frutto d'invidia la sfrontatezza con cui i giornali stranieri si chiedono cosa aspettino gli Italiani a liberarsene; certifica che c'è gra simpatia dietro al fiorire di carri carnevaleschi che, da Stoccolma a Rio, mimano il pecoreccio trenino notturno di Arcore. E se c'è chi arriva addirittura ad enfatizzare la notizia che in Madagascar è diventato un insulto dare a qualcuno del Berlusconi, ciò dovrebbe far capire che ha ragione Borghezio quando grugnisce "negher e terun fora di bal". È dunque un bel gesto di solidarietà verso il suo omologo italiano, quello compiuto dall'oligarca russo, che insieme al dittatore bielorusso Lukashenko e al padrone del Kazakistan Nazarbayev forma il trio dei soli amici rimasti al nostro Premier.
Qualcuno entrando in un bar ha mai consultato la "riproduzione degli articoli 96, 97, 101 TULPS e 173, 176 e 186 del Reg. di Esecuzione del TULPS"? La quale, attenzione, è distinta dal "Cartello con l'Estratto degli articoli del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS)".
Eppure sono solo due dei trenta documenti che vanno esposti nei pubblici esercizi, pena relative sanzioni. La documentazione necessaria al gestore non finisce naturalmente qui, resta un'altra paccata di carta che va sì posseduta, ma non occorre esporla.
Tutta - o quasi - questa pletora di burocrazia nasce da un motivo fondato. Eppure la farragine che ne risulta meriterebbe la penna di un Kafka. Per esempio, alla materia dei giochi sono dedicati ben tre distinti atti da incorniciare: la Tabella dei giochi proibiti, rilasciata dal Comune; l'eventuale "denuncia per giochi leciti: gioco delle carte, biliardo, calcetto, ping-pong, ecc." (ma se sono leciti, perché occorre denunciarli?); mentre nella sala biliardo "deve essere esposto in modo visibile il costo della singola partita ovvero quello orario".
E ancora: l'autorizzazione comunale "all'esposizione delle eventuali insegne e tende" reclama un suo papiro ben in vista, distinto però da quello recante "l'autorizzazione all'occupazione di suolo pubblico per tavolini, sedie, ombrelloni ecc"; eppure l'ente che rilascia queste autorizzazioni è sempre lo stesso, il Comune. Invece, la licenza per avere internet bisogna richiederla al Questore.
Non si può che osservare con una certa disillusione mista a tristezza la vicenda politico-giudiziaria che coinvolge Berlusconi. In essa si contrappongono due sistemi entrambi malati e fuori del tempo. Da una parte una democrazia ancora ingenua e giovane, ahimé con un elettorato vecchio, dall'altra una giustizia ideologizzata e inefficiente.
Certamente, il fatto che per i suoi primi 40 anni la nostra è stata una democrazia fittizia, in cui una sola parte politica poteva governare, non ha giovato a darne agli italiani una buona immagine. L'idea che 'votare non cambia niente' ha avuto decenni di verifiche sperimentali. Allo stesso modo, l'emarginazione di una parte dell'elettorato ha rafforzato in esso l'idea complementare che dunque per cambiare serve prendere il potere, non votare.
L'altro dogma del quale gli italiani sono fermamente convinti è: "In galera vanno solo i poveracci". E in effetti, anche di questo le conferme empiriche non mancano. Evasori, truffatori, bancarottieri, politici corrotti, miliardari corruttori, raramente sono stati inquisiti e condannati. Con Mani Pulite parve che qualcosa sarebbe cambiato, ma presto ci si rese conto che, per diversi motivi, la giustizia ci vedeva da una parte sola. Il denaro elargito da Mosca al PCI non fu mai considerato un reato (anche perché ce n'era per tutti, in un modo o nell'altro), e in generale i partiti di opposizione, proprio per una maggiore vulnerabilità, hanno costruito e gestito i loro affari meno puliti con maggiore prudenza. Pensioni d'oro, proprietà immobiliari apparse dal nulla, misteriosi conti esteri, passaggi di denaro tra cooperative e organizzazioni politiche, e soprattutto la capillare gestione della speculazione edilizia locale, non hanno mai attirato l'attenzione degli inquirenti.
"La grave crisi sociale e politica dei Paesi del Maghreb crea il rischio di una vera emergenza umanitaria, le probabilità di fuga di clandestini in Italia sono altissime". Sono le parole di Maroni dopo le notizie giunte da Lampedusa. Il Ministro si riferiva alla Tunisia che ha vissuto il 14 gennaio la fine di una rivolta guidata dai giovani disoccupati costringendo Ben Ali a fuggire dal paese con la sua famiglia.
In Egitto, invece, la lotta dei giovani per mandare Mubarak a casa ha impiegato circa tre settimana e finalmente ce l'hanno fatta.
I due paesi avevano stipulato con l'Italia accordi in materia d'immigrazione. Accordi che avevano impedito a tanti giovani di attraversare il Mediterraneo anche rischiando la propria vita. Mentre i tassi di disoccupazione nei due paesi erano il doppio di quelli dichiarati dai rispettivi governi. Una situazione sociale diventata ormai insopportabile che ha portato un giovane come El Bouazizi a bruciarsi, senza sapere che con il suo atto ha cambiato finora la storia di milioni di persone.
È importante sottoline
Mentre infuriano le polemiche sulla festa dell'Unificazione una domanda sorge spontanea: come può credere all'unità nazionale un Paese che non sa unificare nemmeno i dolci di Carnevale? Non solo ogni provincia ha il suo arsenale di artiglieria dolciaria ad hoc con devastante potenziale calorico, tanto più che, a parte esoteriche specialità di nicchia, come le cattas o la scorrezione di pinocchiata, le specialità carnevalesche italiane si presentano in due modelli base: losanga di sfoglia o pallina di pasta (per noi riminesi: fiocchetto o castagnola). Ma lo stesso dannato pezzetto di pasta fritta e zuccherata, a seconda delle città, ma che dico? Delle frazioni, cambia nome. Basta un paio di chilometri nell'entroterra, e i fiocchetti diventano «chiacchiere», con varie specificazioni: delle suore, delle monache, della suocera, della nonna, del premier. A Bologna e a Venezia le si assimila ai volants degli abiti femminili, e diventano «frappe», «sfrappole», «gale» o «galani», ma nel resto del Nordest sono «crostoli», nel Nordovest sono «bugie» (forse perché si tende a mentire su quante se ne sono mangiate realmente).
Ancora peggio con le castagnole. Due fornai nella stessa via possono venderti con quel nome dolci completamente diversi: sferette compatte cosparse di zucchero o di alchermes o di entrambi, o frittelle gonfie ripiene di crema o di nutella.
Dal 3 al 5 marzo a Rimini Fiera si svolgerà Ebook Lab Italia, la mostra-convegno per tutti i professionisti dell'editoria digitale sul mercato italiano: dai produttori hardware ai librai, dalla grande distribuzione agli editori, dagli sviluppatori di software dedicato agli autori e ai loro agenti, fino ai mestieri più tradizionali. Tutti chiamati, dalla rivoluzione digitale, a reinventare il proprio mestiere, e a cogliere nuove opportunità.
Al centro dell'evento una nutrita serie di seminari e laboratori. Perché non è più tempo di ragionare sul se del mercato degli ebook e dell'editoria digitale, ma è tempo di approfondire il come, di studiare, provare, imparare, sia dal punto di vista tecnico-produttivo che da quello strategico e di mercato.
Ebook Lab Italia non nasce dal nulla: i suoi ideatori si sono a lungo confrontati con le esperienze maturate soprattutto in area anglosassone, primi tra tutti i due eventi di maggior valore sul mercato USA: Tools of Change e dal Digital Book World.
"Contro la secessione faremo le barricate". Dichiarazioni che non arrivano dal nord-Africa in rivolta, ma dalla fin qui placida Pesaro, per voce del presidente della provincia Matteo Ricci. Motivo del bellicoso proclama, la volontà di Sassofeltrio e Montecopiolo di aggiungersi ai sette comuni feltresci già passati a Rimini. Dove invece tutti, dal presidente Vitali in giù, li aspettano a braccia aperte.
Ma chi di secessione ferisce, di secessione perisce. La Regione ha infatti autorizzato la raccolta di firme per la richiesta di referendum per la costituzione di Viserba come comune autonomo da Rimini. Entusiasta il promotore Eugenio Giulianelli: "Ora dovremo raccogliere almeno 5mila adesioni".
La perversa miscela di ansie confindustriali e cialtroneria leghista non è dunque riuscita ad imporre la vergognosa "festa non festa" del 150° dell'Unità d'Italia. E sì che al grufolante "bisogna lahurà!" di Calderoli aveva fatto eco la stitichezza intellettuale dello stoccafisso parlante che funge da ministra dell'Istruzione, per la quale il modo migliore di onorare 17 marzo sarebbe stato far finta di niente. Solo il soldatino di latta La Russa aveva tentato un'obiezione; ma timida, poiché di fronte alla protervia della Lega, da galletto è costretto a farsi cappone ed a contenere gli istinti, compreso quello di menare: di qui il "picchiatore in pillole" che abbiamo visto scalciare stizzosamente il giornalista di Anno Zero al "mutanda party" di Giuliano Ferrara, il quale è così passato dalla "difesa della vita" a quella di chi si trastulla con le "donne di vita". Gli anatemi contro "i bacchettoni" lanciati al "Bunga Bunga Pride" dai labbroni a camera d'aria di comare Santanché ricordano - mutatis mutandis, è il caso di dire - la barzelletta del leghista accusato di razzismo: "Razzista io? Son loro che son negri!" Ovvero: "Puttaniere Lui? Siete voi che siete moralisti!" «Queste donne scese in piazza mi disgustano, sono deboli, senza spessore valoriale», aggiunge in loco la Consigliera Provinciale del Pdl Mascioni: che confonda i valori con i bonifici?
"L'Europa aveva fissato come obiettivo per tutti i Paesi membri, un tasso di occupazione femminile al 60% entro il 2010", ricorda Primo Silvestri nel suo blog. Difficile che Rimini ce la faccia: nel 2009 ci eravamo fermati al 57,5%, ultimi in regione; la media dell'EmiliaRomagna è del 61,5. "E il tasso di disoccupazione femminile - aggiunge Silvestri- da noi è al 10%, il doppio della media regionale". A consolazione, siamo la seconda regione italiana dove le donne lavorano di più, dietro al solo Trentino Alto Adige. Ma secondo gli ultimi dati Istat la media di tutta la Penisola precipita al 46,4%: in Europa fa peggio di noi solo Malta.
Ma anche le donne che un lavoro ce l'hanno, quanto godono delle conclamate "pari opportunità"?
Una storia esemplare è quella di Sonia M., che ci scrive: "Da Rimini sono andata a studiare ingegneria al Politecnico di Milano. Dopo la laurea non ho avuto difficoltà a trovare lavoro in quella città. Da qualche anno sono alle dipendenze di una multinazionale. Si lavora duramente, ma fra grandi progetti, orizzonti internazionali e anche un profilo etico molto alto. Si pratica una formazione accurata anche sotto questo aspetto, con tanto di videoconferenze con gli Usa. Tutto bene dunque. Finché il capo del personale mi convoca per un discorsetto. In pratica, sono tutti soddisfatti di me al punto di prospettarmi un'allettante carriera dirigenziale. Però, considerati gli obiettivi del gruppo e la fiducia che ripone in me, ci si attende il mio impegno assoluto almeno fino al 2012...
Torre Pedrera è la porta nord di Rimini. Località con prevalente vocazione turistica, è spesso, negli ultimi anni, argomento di confronto pubblico anche aspro sui problemi legati al territorio. In primo piano, la viabilità, l'arredo urbano, l'impianto fognario. Problemi acutizzati anche dalla crescita esponenziale che in questi ultimi anni Rimini nord ha subito e che ha portato la viabilità sull'orlo del collasso. Da tempo questo territorio richiede interventi per adeguare l'assetto urbano e viario ai nuovi contesti. Ne parliamo con l'assessore alla Mobilità, Lavori Pubblici e Qualità Urbana, Juri Magrini, che a Torre Pedrera fra l'altro ci è nato, in carica dal settembre 2009.
Assessore Magrini, quali progetti in corso per il territorio di Torre Pedrera?
"L'Amministrazione sta lavorando per realizzare interventi che permetteranno alla zona nord della città la pedonalizzazione del lungomare. Oggi non è così infatti, Torre Pedrera è l'unica frazione a nord che ancora ha, per tutta la sua lunghezza, il doppio senso di circolazione nella parte più pregiata, ovvero il lungomare. Questo rende impossibile qualunque azione di riqualificazione turistica".
Entriamo nello specifico. Da diverso tempo si parla dello sfondamento di via Diredaua, a che punto siamo?
"Nello specifico il completamento della via Diredaua (investimento di 6 milioni di euro finanziato anche con tassa di scopo) verso la Tolemaide diventa un imperativo imprescindibile. Ad oggi la variante urbanistica per realizzare l'intervento è stata approvata dal consiglio comunale. La progettazione sta proseguendo e nei prossimi mesi verrà completata".
Dal 19 al 22 febbraio a Rimini Fiera è in programma "Sapore Tasting Experience - Gusti Riti e Tendenze 24 ore fuori casa". Sotto questa denominazione si raggruppano le più importanti manifestazioni che ruotano attorno al cibo e al bere. A iniziare dal MIA, dedicata ai prodotti per il catering, alle specialità alimentari italiane ed estere, ai prodotti biologici e senza glutine che stanno attirando sempre più l´attenzione sia della ristorazione collettiva che di quella commerciale. Un´area specifica è dedicata alla pizza con concorsi, dimostrazioni e lezioni sulle farine alternative e sui prodotti per celiaci.
Oltre agli operatori del canale Ho.Re.Ca., l´evento coinvolge la grande distribuzione (attraverso il GDO Buyers´ Day, giunto alla quarta edizione, organizzato nella giornata di martedì con tavole rotonde e incontri con le aziende) e i buyer esteri provenienti da diverse aree geografiche.
Inoltre, SELEZIONE BIRRA, BEVERAGE & CO dedicata alla bevande, MSE - Mediterranean Seafood Exhibition per la filiera ittica, DiVino lounge - wine, food and more dove il vino incontra la ristorazione, FRIGUS - Rassegna specializzata dei surgelati e attrezzature per il ciclo del freddo, e ORO GIALLO - Salone Internazionale dell´Olio Extravergine di Oliva.
"Palata" vietata a pedoni e ciclisti: è rivolta
Via pedoni e ciclisti dalla "palata". Da quando il Carlino ha svelato il progetto per la "messa in sicurezza" del porto di Rimini, in città è rivolta. Partiti di maggioranza e opposizione, associazioni, singoli cittadini non ci stanno a veder precluso uno dei luoghi più amati dai riminesi. Il progetto prevede infatti una stretta passerella da realizzare sugli scogli, mentre la banchina verrebbe riservata - salva l'estate - al "traffico commerciale", che si riduce in pratica solo al trasporto massi della ditta Pesaresi. Un traffico che comunque va tutelato severamente per rispettare le norme anti-terrorismo. Un fulmine a ciel sereno? No, secondo Gioenzo Renzi: esisterebbero atti in proposito, votati dal consiglio comunale, che risalgono almeno al 2005.
Il giorno in cui Napolitano ha gettato alle ortiche il decreto-truffa sul "federalismo municipale", fornendo l'ennesima lezione di democrazia ad un Governo analfabeta in materia, mi ha dato ulteriore soddisfazione scoprire che il Presidente della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo, dice con parole più adeguate ciò che anch'io penso della minchiata leghista che ormai tutti chiamano "federalismo": «Usare il termine federalismo è una bestemmia; è come dire che un pesce è un cavallo. Si chiama autonomia finanziaria. Il federalismo è un processo di unificazione progressiva di Stati che erano già sovrani verso un unico Stato gestore». Se non altro, però, il "federalismo mancato" ha relegato per un po' in secondo piano il senile "edonismo berlusconiano" del bunga bunga; a proposito del quale, è vero che c'è in gioco una questione di privacy: la nostra! Possibile che la sera, a tavola, dobbiamo sorbirci il resoconto di telefonate della Minetti le quali, in un crescendo di scurrili metafore, ci informano che i glutei di Lui hanno la tonicità del budino che intendevamo gustare a fine pasto, cosa che a quel punto non riusciremo più a fare? O che vi sia chi è indotto ad allontanare i bambini sentendo nominare Bocchino in TV, nel dubbio che il riferimento non sia al braccio destro di Fini ma ad uno dei punti programmatici di Berlusconi? Meno male che a darci tregua c'è il TG1, grazie al fatto che il direttore Scodinzolini - ora che altri cominciano a chiamarlo così esigo il copyright - non è mai stato raggiunto dalla notizia dell'inchiesta-Ruby, impegnato com'è a far fruttare i nostri soldi del canone, sacrificandosi quattro mesi all'anno in missioni segrete nelle più rinomate località turistiche del mondo.
Passata la bufera, la cosa strana non è che Rimini si sia divisa sulla recente comparsata di Ruby Rubacuori alla discoteca Paradiso. La cosa strana è il genuino stupore con cui i giornali nazionali hanno ripreso la notizia. Come dire: insomma, lì a Rimini è bunga-bunga 365 giorni all'anno, e hanno il coraggio di fare gli schizzinosi? Nel resto d'Italia, probabilmente, si pensa che la patria del Puttan Tour, come minimo, avrebbe dovuto offrire a Ruby la cittadinanza onoraria, con le chiavi della città consegnate nelle sue manine dal sindaco in persona (certo che così Ravaioli avrebbe chiuso in bellezza il suo secondo mandato). Vabbè, forse Rimini non merita più la fama di Bengodi (o Bungodi) dell'Adriatico che le si attribuisce ancora nel resto d'Italia, ma via, perché stupirsi tanto se la signorina El Mahroug ha deciso di iniziare proprio dalla città malatestiana la tournée che, si immagina, la porterà in tutta Italia? In fondo il suo vero nome è Karima, e da Karima a Carim il passo è breve.
Ma la verità è molto più semplice, e, com'era prevedibile, coinvolge la nostra concittadina Nicole Minetti. Pubblichiamo in esclusiva un'intercettazione realizzata nella famigerata «notte degli imbrogli» tra il 27 e il 28 maggio 2010, quando l'igienista più famosa d'Italia prese in consegna dalla Questura di Milano la giovane Ruby, e poco dopo averla riaccompagnata a casa le telefonò per un ultimo saluto. Ecco il dialogo, al netto delle parolacce: «Ciao amò, sono Nicole. Quando le acque si saranno calmate devi venire a trovarmi a Rimini. Mica ci sono solo le discoteche, sai. C'è anche il ponte di Tiberio.» «Chi è Tiberio?» «Un imperatore.» «Imprenditore?» «No, imperatore. Aveva un impero.» «Cioè, era un imprenditore molto molto grosso. E cosa faceva?» «Organizzava feste favolose nella sua villa.
Nel mio lavoro mi capita spesso di fare da tutor a studentesse che vanno in aziende del settore moda per il tirocinio. Contatti con aziende - anche di altri settori - li ho avuti inoltre come consulente. Posso dire di averne conosciute diverse, dalle più piccole alle più grandi. Alcune di rilevanza internazionale.
Ho rilevato grandi differenze in quella che si definisce 'cultura aziendale', vale a dire i codici delle relazioni sociali ed umane di una organizzazione. Un'azienda, infatti, è qualcosa che assomiglia a un esercito, una tribù e una famiglia. Ci deve essere disciplina come tra i militari, regole che valgono solo per il territorio come in una tribù e relazioni personali quotidiane come in una famiglia. La cultura di un'azienda è un sistema originale e nella grandi organizzazioni viene studiata, insegnata e progettata. E' evidente che in una banca svizzera le regole e gli stili di comportamento (dal vestire al parlare al cibo ai discorsi ecc) saranno diverse da quelle di un parco tematico, ma anche in aziende dello stesso tipo si lavora e si vive in modo molto diverso. E' noto, per esempio, lo stile rock e casual della Diesel: si può andare a lavorare in sandali e c'è musica in tutti gli ambienti. Diverso è il caso della nostra Teddy: vi è uguale famigliarità e informalità, tante persone giovani, ci si dà del tu, ma la cultura aziendale fa riferimento all'impegno nel volontariato cattolico e ai valori di solidarietà e carità. C'è in comune che si lavora tanto!
La cultura aziendale serve anche a filtrare le risorse umane e a costruire una comunità coesa e unita. E' chiaro che se un giovane è allergico alla giacca e alla cravatta preferirà un'azienda dallo stile più informale e collaborativo. Se invece si sente un manager aggressivo e competitivo preferirà un'organizzazione dinamica che favorisce il confronto dell'uno contro l'altro.
Certi che il dialogo porti ad una maggiore comprensione delle tematiche ed al perfezionamento dei rapporti, CNA Giovani Imprenditori e CNA Impresa Donna di Rimini organizzano una serie di incontri per parlare con le banche, i politici locali e le istituzioni. Il primo appuntamento "Perché la banca dice no", che si svolgerà giovedì 10 febbraio, è dedicato al rapporto con le banche, tradizionalmente uno tra i dialoghi più difficili per gli imprenditori. L'incontro si schiuderà in un dibattito con UBI Banca Popolare di Ancona sulla valutazione e sulle procedure di finanziamento. Le imprese sono invitate a partecipare e interverrà il Dott. Andrea Prandini, Responsabile Area Manager Romagna - Marche Nord di UBI. Dalle 18.30 in CNA Provinciale, Via Caduti di Marzabotto 34 (sala B) a Rimini.
Per informazioni e prenotazioni telefonare a 0541/796914 o scrivere a giovani.imprenditori@cnarimini.it oppure impresa.donna@cnarimini.it
Nel primo giorno del Click Day sono state spedite circa 300 mila domande, mentre le quote a disposizione sono solo 52.080! In pratica, una lotteria. Qualche cifra: per il lavoro domestico (colf e badanti) sono state presentate 215 mila richieste e circa 88 mila per lavoro subordinato. Per operai del Bangladesh, sono state fatte 49.090 domande, contro 2.400 quote a disposizione, Marocco 45.841 contro 4.500, India 37.888 contro 1.800, Egitto 23.640 contro 8.000, Sri Lanka 23.604 contro 3.500, Pakistan 22.939 contro 1.000, Filippine 21.815 contro 4.000, Ucraina 16.075 contro 1.800, Tunisia 9.584 contro 4.000, Albania 9.505 contro 4.500, Moldavia 9.667 contro 5.200, ecc.
Si può considerare di successo, invece, la modalità tecnica e la velocità di invio delle domande, in quanto, nel primo minuto dall'orario utile di invio (31/01/2011 ore 8), il sistema del Ministero ha acquisito circa 100 mila richieste. C'è da far notare anche il fatto che alcuni paesi con dei posti riservati, finora, non hanno esaurito le loro quote a disposizione, quindi, le quote rimanenti, andranno ridistribuite per le altre nazionalità. Ad esempio, per il Niger erano 1.000 quote disponibili, mentre le domande fatte sono solo 76 oppure Gambia 120 domande, contro 1.000 posti disponibili.
Le domande si potranno presentare comunque entro 31 giugno 2011.
Ancora una volta la spiaggia di Torre Pedrera ha ospitato, quest'anno la quarta edizione della grande Natività di sabbia, con gruppi scultorei a grandezza naturale. Un grande progetto per grandi artisti della sabbia "Quest'anno hanno contribuito con le loro magnifiche opere degli scultori nuovi provenienti dal Giappone, dalla Russia e dall'America - spiega Daniele Sarti, uno degli organizzatori dell'evento - l'affluenza del pubblico aumenta di anno in anno, le edizioni sono sempre più in crescita. Quest'anno abbiamo avuto la novità dei mercatino di Natale che ha riscosso grande successo, con stand di dolci, prodotti e addobbi natalizi".
Il territorio di Rimini Nord, è stato sotto i riflettori per diversi anni con il caso della conceria "nauseabonda" R.P Grassi. Dopo più di dieci anni di rimpalli e non decisioni, tre esposti alla Procura e decine di segnalazioni all'Arpa, la scomoda vicenda legata all'industria e allo spargimento nell'aria dei suoi scomodi "olezzi" si è conclusa l'anno scorso A premiare la costanza dimostrata in questi anni dai soggetti che si sono susseguiti nel sostenere la chiusura dell'attività: primi fra tutti i cittadini e i diversi operatori turistici e commerciali. Ma come si è dipanata la vicenda? Lo spiega il consigliere provinciale Lucilla Frisoni (Pd), in prima linea per la soluzione del problema:
Lucilla Frisoni, può riassumere la storia della conceria R.P Grassi e in che modo si è risolta la disputa?
"La ditta R.P. Grassi, con sede ed unità operativa in S. Giustina di Rimini, a poca distanza dalla via Tolemaide, venne fondata nel 1960 e fino a dicembre 2010 svolgeva, tra le altre, attività di recupero e lavorazione di carcasse e residui animali, finalizzati alla produzione di mangimi semplici, quali grasso e farina di carne. Tale attività era soggetta all'Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dal competente Dirigente del Servizio Politiche Ambientali della Provincia di Rimini. Nel corso degli anni è emersa una sempre crescente difficoltà dell'azienda a rapportarsi con il territorio e con i diversi insediamenti commerciali e residenziali sorti nel circondario. Questa difficoltà, unita alle richieste della Provincia di adeguamento delle strutture secondo il metodo BAT - Best Available Technology, -ha portato alla decisione di trasferire altrove l'attività".
Gianni Berardi, quando nasce il Comitato Turistico di Torre Pedrera e chi ne fa parte?
"Il Comitato Turistico di Torre Pedrera è stato ricostituito nel 2000, dopo un'assenza di due anni. Da allora il sottoscritto ne è il Presidente, come vice presidente Moreno Ricci. All'interno il comitato esecutivo è composto dai consiglieri, Daniele Sarti, Marco Zamagni, Pier Paolo Pronti e Duilio Neri, i quali gestiscono l'attività del comitato stesso".
Quali iniziative organizza il Comitato?
"Scopo principale del Comitato è quello di integrare l'offerta turistica di Torre Pedrera durante la stagione estiva ed ultimamente anche durante le festività natalizie.
Grazie alla collaborazione del Comune di Rimini, della Camera di Commercio e delle Associazioni di categoria presenti sul nostro territorio, Torre Pedrera Hotels, Associazione commercianti e Consorzio Bagnini, il comitato organizza numerose manifestazioni. Fra le più importanti, l'East Coast Festival, giunto alla sua nona edizione, raduno di auto e moto americane d'epoca con sfilata fino a P.le Kennedy ) che vede la numerosa partecipazione di pubblico, circa 3000 presenze registrate l'anno scorso. E poi il Presepe di Sabbia, organizzato con varie manifestazioni collaterali che hanno fatto registrare un'elevata partecipazione di presenze, circa 100 mila. Otre a queste due importanti eventi, durante la stagione estiva, viene organizzato il classico calendario di iniziative prevalentemente improntato su feste in piazza con musica folkloristica e degustazione di prodotti tipici locali. Nel Mese di luglio viene organizzata la Festa della Parrocchia Madonna del Carmine con la benedizione del mare, processione, festa in piazza e fuochi artificiali".
F. è una donna di 41 anni che abita in una minuscola frazione. Lavora in una piccola cooperativa di pulizie di cui è socia. Tanta fatica, dalle 5 del mattino in poi, per un piccolo reddito. Ma per F. va bene così. Trova anche il tempo di fabbricarsi monili che tutte le amiche giudicano bellissimi. F. li regala, si rifiuta di venderli perché "sono cose mie". Eppure qualche euro in più le farebbe comodo. Soprattutto da un anno e mezzo a questa parte. Da quando è venuta a sapere il perché si senta sempre più stanca. Lei che non stava mai ferma, ora si deve fermare a riposare alla fine di ogni corsia del supermercato. E poi sempre peggio, così stanca da essere costretta per sei mesi a non uscire di casa. Il perché gliel'ha spiegato il neurologo: sclerosi multipla. Una malattia neppure rara, soprattutto fra le donne sotto i cinquant'anni.
Certo, a F. è stata riconosciuta un'invalidità: 50 per cento, poche centinaia di euro. Per arrivare al 90 per cento dovrebbe stare sulla sedia a rotelle, eventualità del resto per nulla remota. I medici le dicono che intanto dovrebbe almeno smettere di alzarsi alle 5 per andare a dare lo straccio e togliere le ragnatele. Ma non può. La cooperativa ha bisogno di lei e ancora non è riuscita a trovarle una sistemazione meno gravosa. Certo, si sta facendo tutto il possibile, ma per il momento...
Dopo il 2007, ritorna il Decreto Flussi 2011. Si tratta di un Decreto che da la possibilità a 98.080 persone di raggiungere l'Italia per motivi di lavoro (86.580 quote) o per quelli che sono già in Italia con un permesso di soggiorno stagionale o di studio, di chiedere la conversione (11.500 quote). Le domande si possono scaricare dal sito http://nullaostalavoro.interno.it/ e si possono inviare in determinate giornate. I datori di lavoro, possono fare da soli le compilazioni o si possono affidare gratuitamente ai vari patronati o consulenti del lavoro. Le domande si potranno inviare: il 31 gennaio dalle ore 8 per i lavoratori provenienti dai paesi che hanno delle quote riservate; il 2 febbraio dalle ore 8 per i lavoratori domestici provenienti da paesi che non hanno una convenzione con l'Italia e il 3 febbraio dalle ore 8 per i lavoratori dei restanti settori provenienti dai paesi che non hanno delle quote riservate.
D'accordo, tanto per cambiare l'invenzione è dei cinesi. Ma era solo quella della tecnica per conservare il ghiaccio. E va bene, i primi ad aromatizzare il ghiaccio con frutta e fiori furono gli arabi. Ma era solo il "sorbetto", dall'arabo, appunto, sciarbat. Ma i gelato vero, il gelato mantecato con latte e uova e fritta e ogni altra delizia, quello è italiano al 100 per cento, esagitato a Firenze nel ‘500. E italiano è ancora il business del gelato artigianale, tanto che tutti gli imitatori stranieri si presentano con nomi italiani.
Un dolce giro d'affari che, per fortuna, pare fra i pochi a non risentire della crisi. Il gelato italiano avanza trionfalmente ovunque. Con catene di piccoli esercizi, ma anche con vere e proprie industrie che fabbricano macchinari, producono semilavorati sempre più sani e diversificati,, continuano a inventare i gusti più impensati.
Ne fa fede anche il successo del SIGEP 2011, appena concluso a Rimini Fiera, la più importante manifestazione al mondo del settore. Dai primissimi dati, presenze addirittura in aumento rispetto allo scorso anno.
Nel 1988 l'Università di Bologna, la più antica in Europa (attiva dal 1088), inaugura una nuova sede a Buenos Aires (Argentina) ed avvia un importante programma di internazionalizzazione. Nello steso anno inizia il decentramento in Romagna, sospirato da anni, organizzando una struttura multicampus nelle sedi di Bologna, Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini.
Alla fine degli anni '80 vengono attivati a Rimini i corsi di Laurea della Facoltà di Economia e di Statistica. Successivamente con l'attivazione dei corsi di Laurea delle Facoltà di: Chimica Industriale, Lettere e Filosofia, Farmacia, Scienze Motorie, Medicina e Chirurgia e Scienze della Formazione si configura una vera e propria dimensione Universitaria.
Nel corso degli anni l'insediamento riminese è cresciuto in molti sensi: da poche decine di studenti dei primi anni agli oltre seimila iscritti dell'ultimo anno accademico; dai due corsi di laurea ai 19 attuali, dai pochissimi docenti in forza a Rimini ai circa 140 di oggi. Una realtà che è cresciuta negli anni rappresentando oggi, per la città di Rimini, un fattore rilevante di sviluppo economico e sociale.
Ma come vivono gli studenti universitari? Si sentono integrati? Dove si ritrovano? Rimini è per loro una città intellettualmente stimolante e viva? E quali disagi provano, quanto devono spendere? Dalle interviste raccolte emerge che il problema più grande è il caro-affitti. Mediamente un posto letto in casa privata costa circa 300 euro escluse le spese. Accanto all'offerta di stanze in appartamenti privati, sono fioriti negli anni diversi studentati, tra i quali il Convitto Maria Bambina in via Angherà, l'Istituto Igino Righetti in via Cairoli, la residenza Santa Chiara in via Santa Chiara e la Casa della Giovane in via Isotta. Anche in queste soluzioni il costo varia da un minimo di 200 euro per la doppia ai 300 euro per la singola.
Incubo di albergatori e famiglie, che d'estate si trasformavano in affitta-camere, la sua abolizione fu salutata come liberazione da un odioso balzello di stampo medievale. Ora la tassa di soggiorno potrebbe ritornare sotto forma di brillante innovazione con il federalismo fiscale. Infatti, oltre a una raffica di imposte locali (immobiliare unica che erediterebbe altre imposte come l'ICI, senza toccare comunque la prima casa; cedolare fissa del 23% sugli affitti; Tarsu calcolata sul nucleo famigliare e non solo sui metri quadri) le città turistiche potrebbero contare su di un'entrata in più: la rediviva tassa di soggiorno, appunto, la cui applicazione sarebbe comunque facoltativa. In un primo tempo pareva che la "facoltà" toccasse solo ai comuni capoluogo di provincia, come Rimini. Ora si prospetta che invece potrebbero applicarla tutti. Ma chi potrebbe permettersi, di questi tempi, di rinunciare a un'entrata tanto ghiotta? Il Sole 24 stima che Rimini potrebbe ricavarci 16-17 milioni: il triplo del gettito Irpef.
Fin qui, comunque, dalle nostre parti tutti dicono no. Contrarie le associazioni degli albergatori - "semmai abbassiamo l'iva sul turismo che non ci fa competere in Europa" - così come i sindaci di sinistra (il riccionese Pironi) e di destra (il bellariese Ceccarelli).
Click day, settimana di passione per gli immigrati
Lunedì 31 gennaio, mercoledì 2 e giovedì 3 febbraio, 98.080 posti di lavoro saranno "messi in palio" per gli immigrati senza permesso di soggiorno che dimostreranno di poter essere assunti in Italia. La procedura sarà quella del cosiddetto "clik day": in quei giorni, tutti davanti al pc per inviare la richiesta al ministero dell'Interno. Nel dettaglio, come si legge nel sito del ministero, "31 gennaio 2011 ore 08.00 - Procedura di inoltro telematico delle domande per i lavoratori delle nazionalità privilegiate - 2 febbraio 2011 ore 08.00 - Procedura di inoltro telematico delle domande per i lavoratori domestici e di assistenza alla persona - 3 febbraio 2011 ore 08.00 - Procedura di inoltro telematico delle domande per tutti i restanti settori". Fin troppo facile prevedere il tilt del sito, come già accaduto nelle precedenti "lotterie" telematiche.
«Intesi ch'a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali, che la ragion sommettono al talento»: rileggendo oggi quei versi sembra quasi che nel girone dei lussuriosi Dante incontri Berlusconi, Fede e tutta la "compagnia palpante" del fiorente "zoccolame made in Arcore". Mi sorge spontanea una curiosità: a parte i replicanti Gasparri e Capezzone, gli altri che vanno sbraitando in TV che è tutta invenzione dei soliti magistrati complottardi, quando alla sera tornano a casa continuano a ripetere che Lui tocca il sedere alle ragazze per beneficenza, o si lasciano andare ad un liberatorio "ma guarda cosa ci costringe a fare"? Per il coro dei cortigiani «è solo fango»: certo, una valanga di fango, prodotta dal gradasso divenuto capo di un Paese di cui insozza l'immagine agli occhi del mondo; e che, a chi gli chiede di non ricorrere all'ennesima fellonia di sottrarsi alla giustizia, risponde che «la politica non era mai scesa così in basso»: sì, prima che arrivasse lui ad infestarla!
Nei proverbi, che sono la saggezza dei popoli, la cosa è evidente. Si dice «calzare come un guanto», «raccogliere il guanto di sfida», «pugno di ferro in guanto di velluto». Guanto, sempre al singolare. Eppure i guanti dovrebbero essere due, gemelli omozigoti e simmetrici. Ma fin dai tempi più remoti la coppia tende a spaiarsi appena può, peggio di Balotelli con la fidanzata di turno. La saggezza popolare ne ha preso atto, rendendo il guanto quasi sempre single.
Molti studiosi si sono chiesti il motivo dell'instabilità del legame fra i guanti - la risposta più banale è che quando un partner è di destra e l'altro di sinistra il rapporto non dura. Può essere, ma non basta. A metterci sulla pista giusta è un'altra frase idiomatica: «coi guanti bianchi», una delle poche espressioni in cui i guanti sono declinati al plurale. I guanti bianchi sono tipici del maggiordomo, che, per dovere professionale, non se li toglie mai. E siccome i guanti si perdono quando si tolgono, quelli del maggiordomo restano sempre in due. Noi non maggiordomi, ahimé, tendiamo a toglierci i guanti continuamente, perché quanto più ci proteggono le mani dal freddo, tanto più ci dànno la manualità di un pupazzo di pezza. La scena del tizio o tizia che tenta invano di estrarre il bancomat dal portafogli con i guanti di lana è una tipica gag di stagione e porta sempre una ventata di buonumore alle casse dei supermercati, soprattutto quando il portafogli schizza in terra in una pirotecnia di spiccioli, fidelity card e foto di nipoti. Una semplice telefonata al cellulare si trasforma in una commedia dell'assurdo, con numeri e funzioni digitate a casaccio da ditoni lanosi come quelli dello Yeti.
Ci stiamo avvicinando alle elezioni amministrative ed è tempo di ragionare su cosa vogliamo dai candidati.
Ben ha fatto il nostro direttore ad aprire il discorso partendo dai 600 mila euro della serata RAI di Capodanno.
Una persona un po' cattiva potrebbe dire così: "Io lavoro in un settore che non ha niente a che fare col turismo. Perché devo vedere i soldi delle mie tasse usati per far lavorare gli alberghi e le discoteche? A me che cosa viene in tasca? Le strade sono malmesse (il Corso stesso è tutto una buca), i parchi si allagano e diventano delle paludi, i mezzi di trasporto sono inefficienti, abbiamo bisogno di scuole, biblioteche, servizi sociali: ce li pagano gli imprenditori del turismo? E infine, perché il turismo e non -che so- la moda, che è in crisi, o l'informatica, o altri settori? Il turismo riminese è ormai un prodotto più che maturo, non può crescere, ha senso dargli una tale massa di denaro?"
Allargando un po' l'obiettivo ed evitando le cattiverie inutili, credo che il ruolo stesso dell'Amministrazione locale vada comunque discusso.
Effettivamente, spetta al Comune operare con capitali ingenti in azioni di marketing a favore di aziende del territorio? Il Comune di Torino fa pubblicità alla Fiat? Semmai è il contrario: è la Fiat che sponsorizza iniziative sul territorio. I Comuni si sono attribuiti nei decenni passati il ruolo di investitori e operatori economici che non è detto sia il loro compito. O comunque non è detto che venga prima di altri doveri. La cura del territorio, la qualità della vita urbana, le scuole, gli impianti sportivi, la cultura, l'assistenza alle fasce deboli, sono forse più importanti degli aiuti ai settori economici. Ma soprattutto, l'azione delle Amministrazioni locali è raramente capace di dirigere veramente lo sviluppo economico. Al massimo può migliorare il quadro normativo in cui operano le imprese.
A Rimini sarà una primavera di elezioni e ne sentiremo ovviamente delle belle. Sentiremo le promesse più roboanti, saranno impegnati i più alti valori. Va bene, è normale. Ma è troppo chiedere di non essere presi in giro? Almeno su qualche tema. Per esempio, l'elezione del sindaco sarà l'ennesimo referendum sul metrò di costa. Ennesimo, perché questo progetto era nei programmi elettorali di Chicchi e Ravaioli, che ricevuto l'assenso delle urne per tre volte. Ormai il Trc ha i finanziamenti statali. Giunti a questo punto, cosa vogliamo fare? I comuni vogliono davvero andare avanti e quindi mettere i loro "soldi veri"? Presi da dove, con i bilanci che corrono? E chi si oppone al Trc, può spiegare una volta per tutte se e come i soldi dello stato potranno essere recuperati e per fare cosa, e in che tempi? Le corsie preferenziali per i filobus? Il potenziamento della linea ferroviaria? Il suo interramento? Il suo spostamento? La mini-mono-rotaia? Perché, almeno su questo saremo tutti d'accordo, una soluzione per la mobilità andrà pur trovata. E non entro i prossimi 15 anni. Capodanno. Dunque "il carrozzone" Rai a qualcosa serve. Vedi cosa sta succedendo a Cervia, dove si piange un fine anno deserto imputato proprio alla mancanza di grandi eventi. Vedi invece i 400 hotel aperti nel riminese e l'incredibile, e pacifica, folla della notte di San Silvestro. Incredibile per noi riminesi, ormai abituati a dirci: "Io qui in vacanza non ci verrei mai".
Dal 22 al 26 gennaio si svolgerà a Rimini Fiera la 32° edizione del Sigep, Salone Internazionale Gelateria, Pasticceria e Panificazione Artigianali, la manifestazione più importante al mondo nel settore della gelateria artigianale, e vetrina europea primaria del dolciario artigianale. Consolidato il suo posizionamento anche nel settore della panificazione artigianale. Nei 14 padiglioni sono attese 730 imprese e 100mila visitatori, In rassegna tutte le novità quanto a materie prime e ingredienti composti, impianti e attrezzature, arredamento e servizi per gelateria, pasticceria e panificazione artigianali.
Sezioni tematiche, concorsi internazionali e campionati, dimostrazioni, corsi e seminari di aggiornamento, esposizioni, concorrono a farne un unico grande evento.
In contemporanea si svolgerà il SIGIFT, la più esclusiva rassegna per il confezionamento, la decorazione, la confetteria e la bomboniera, che mette in mostra i migliori prodotti e le nuove creazioni per il dolciario artigianale, con l´inconfondibile stile "made in Italy".
Nel centrodestra, dopo una decina di ipotesi più o meno ufficiali, ancora non è stato scelto il candidato a sindaco di Rimini in alternativa ad Andrea Gnassi . L'ultimo coordinamento del Pdl ha visto infatti ancora una volta contrapposti Renzi, che non rinuncia a voler correre, e la componente vicina a Marco Lombardi, che sostiene Formica. "Se non si trova la quadra, tra noi, entro la prossima settimana - annuncia Renzi - perché come ho già dichiarato pubblicamente su Formica non sono d'accordo, si andrà a Bologna e a Roma con le due candidature". Di diverso avviso Marco Lombardi: "La riunione non serviva per parlare di candidati". E intanto spuntano altri nomi, come Massimo Coccia, presidente di Federpesca, mentre c'è chi rilancia l'idea di ricandidare l'ex sindaco Marco Moretti.
Gli italiani non possiedono una vera cultura urbana, intendo quella dei parigini, dei newyorkesi o dei londinesi, per capirci, cioè di metropoli che da secoli hanno regole per la vita in comune. Un po' di questa cultura si trovava nelle città prima della guerra, ma l'immigrazione del dopoguerra l'ha sommersa. Le città si sono estese enormemente in decenni recenti accogliendo popolazioni provenienti dalla campagna, che non conoscevano la vita urbana.
Quando ero piccolo e abitavo al grattacielo e stavo... al primo piano, avevo un grande terrazzo ma mia madre non mi ci lasciava andare perché gettavano ogni sorta di roba dai piani superiori.
Una volta arrivò sulle nostre finestre una pentolata di minestrone.
Ancora oggi nel mio condominio c'è chi getta dalla finestra mozziconi di sigari, noccioli di pesca, pacchetti di sigarette vuoti, a volte intere arance, senza contare le cicche di sigaretta, che in Italia è come se fossero nulla, o i chewing gum masticati che sono la vera pavimentazione del Corso. Nulla, come se non esistessero.
E' vero, la vita urbana richiede tanta sensibilità verso gli altri. E' comodo buttare dalla finestra e non pensarci più. E' meno comodo trovarsi il piscio del cagnolino sulla saracinesca del garage, ogni giorno. Perché i cani, come si sa, marcano il territorio. E perché devi preoccuparti di tirare via il tuo adorato animale, mica è tuo il garage.
Di solito a metà gennaio conservo ancora qualche residuo dei buoni sentimenti indotti dalle festività appena trascorse; quest'anno, invece, sono pervaso da una "cattiveria" che non riesco a farmi passare, dovuta ad un succedersi di eventi che non si poteva immaginare più dissonante rispetto allo spirito natalizio.
Prima la proposta dello "stoccafisso sparlante" Gasparri, di arresto preventivo degli studenti intenzionati a manifestare contro la "devastazione gelminica" della scuola e dell'università. Proprio in quei giorni, l'ennesimo passaggio notturno di Amarcord in TV ha fatto apprezzare la "genesi" di quell'invocato provvedimento, che nel film i fascisti applicano al padre di Titta, con l'aggiunta di una bella somministrazione di olio di ricino, a cui però oggi Gasparri pare disposto a rinunciare, perché nella vita qualche sacrificio si deve pur fare!
A seguire, la più indecorosa delle scemenze natalizie confezionate da Berlusconi, che ha trafugato una frase di Sandro Pertini - «la Magistratura non deve solo essere imparziale, ma anche apparirlo» - per ridurlo a testimonial della sua personale guerra ai giudici, a far da spalla al cicisbeo Capezzone e al cicaleggiante Signorini.
C'è un momento preciso in cui ti accorgi di essere invecchiato: quando aprendo la finestra vedi i tetti imbiancati e invece di sorridere cominci a smadonnare. La tua mente non corre più istantaneamente a progettare battaglie di palle di neve e a inventariare carote e bottoni per la faccia del pupazzo di neve, i tuoi occhi non si inumidiscono più davanti alla magia che trasforma il grigio paesaggio urbano in un presepe, la lingua non ti prude dal desiderio di affondare in una manciata di candido sorbetto insapore caduto dal cielo. L'età adulta ti ha scacciato dall'Eden bianco, e ora nella tua mente, nei tuoi occhi e sulla tua lingua ci sono solo appuntamenti mancati, affari dimezzati, ingorghi stradali e imprecazioni contro il Comune. Il silenzio irreale nelle strade innevate del centro storico non è l'abbraccio di un'insolita Rimini più intima e raccolta, è soltanto una specie di funereo commerciogramma piatto, tanto più agghiacciante perché si verifica in un periodo pre-natalizio che avrebbe dovuto compensare un autunno magro.
Come il Signore nel Giorno del Giudizio, la neve divide l'umanità in due greggi incompatibili fra loro: alla sua destra i pargoli e tutti quelli che possono godersi la vita; alla sua sinistra gli sciagurati figli e figlie di Adamo, quelli che devono guadagnarsi il pane col sudore o partorire nel dolore o addirittura tutt'e due le cose. Anno dopo anno, c'è un continuo travaso dal gregge di destra verso quello di sinistra, compensato dall'arrivo di nuovi pargoli; molto più raro il passaggio inverso, alla portata di pochi saggi privilegiati o vincitori a Turista per sempre.
Il 24 gennaio, in occasione del XXXII SIGEP, dalle 14.30 in sala Diotallevi 2 si terrà il Caffè scientifico "Il valore nutrizionale del gelato: salute, non solo gusto!", parte del progetto "Il gelato artigianale entra in Università", organizzato da CNA Rimini con il Polo scientifico didattico di Rimini, in collaborazione con Sigep, per estendere la conoscenza del gelato artigianale come alimento adatto a una dieta che unisca gusto e salute. A parlarne saranno Giorgio Cantelli Forti, Presidente Polo Scientifico Didattico di Rimini, i docenti dell'Università di Bologna Silvana Hrelia, Facoltà di Farmacia, Biochimica della nutrizione, Mario Mazzocchi, Facoltà di Scienze Statistiche, Analisi del consumatore, il rappresentante di CNA Alimentare Rimini Giovanni Bucci e Patrizia Cecchi, Responsabile Business Unit 1 - Rimini Fiera. Modera Mirella Falconi, Facoltà di Farmacia, coordinatore attività culturali Polo scientifico didattico di Rimini. Nel corso del Caffè scientifico il dott. Alessandro Filippini, Presidente Phenbiox s.r.l. e Ivano Zucchi porteranno la case history della Gelateria La Romana per raccontare le nuove possibilità che la ricerca universitaria applicata alla nutriceutica può aprire alle gelaterie artigianali.
"Non ConGelateci il sorriso", l'iniziativa di sensibilizzazione contro il bullismo sostenuta da 22 gelaterie, il 24 gennaio al Sigep si conclude con il consueto workshop che vede protagonisti gli oltre 250 ragazzi di otto scuole della provincia coinvolti dal progetto promosso da CNA, Confartigianato, Università di Bologna, Ufficio Scolastico provinciale, Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Rimini, Camera di Commercio di Rimini e Fondazione Carim, con il supporto della Fiera di Rimini e in collaborazione con Mo.Ca Spa/A.I.D.A., realizzato attraverso ArtArte 3000 srl. Dalle 9.30 la XXXII edizione del Sigep sarà teatro di una pacifica e colorata invasione di ragazzi, che parteciperanno a una lezione "dal vivo" sulla produzione del gelato artigianale, 30 dei quali assegneranno il "Premio dell'Amicizia" al gelato migliore tra i partecipanti al "Campionato nazionale di gelateria", per poi presentare in prima persona nella Sala Ravezzi il loro percorso in "Non ConGelateci il sorriso". Anche quest'anno saranno lanciati gli "Assaggi di amicizia", carnet di degustazioni donati dalle gelaterie aderenti alle scuole per sostenere il progetto.
Le persone si spostano e migrano sin dall'alba dei tempi. Migravano da un posto all'altro, formando nuove tribù, popolando nuove terre e difendendole dalle invasioni altrui, creando nuove società.
Dopo la seconda guerra mondiale i confini erano ben marcati e protetti, conseguenza diretta della fine del conflitto. Questo finché le persone non si sono trovate nell'impossibilità di continuare a vivere dignitosamente e hanno iniziato ad emigrare in altri stati dove le condizioni di vita erano migliori, dove vi era più offerta di lavoro e una migliore aspettativa di vita.
Ma una volta arrivati a destinazione, come si trasforma la vita degli emigranti?
La maggior parte, una volta arrivati a destinazione, riescono, tramite sanatorie e decreti che permettono loro di farlo e superando gli innumerevoli ostacoli che si trovano ad affrontare, a trovare un lavoro e garantirsi una vita dignitosa. Questo comporta il fatto che si possano trovare datori di lavoro che non mantengono la parola data, di regolarizzare il proprio lavoro, che porta poi a dover attendere, pagando alte cifre di denaro, in un clima di tensione continua, la messa in regola. E solo i più fortunati dopo una lunga attesa ottengono finalmente il prezioso permesso.
Un anno da dimenticare o da ricordare? Nel 2010 a Rimini e dintorni abbiamo avuto: tre banche commissariate, compresa la maggiore; la Fondazione Fellini a un passo dal crack; il palacongressi di Rimini finito e non inaugurato; quello di Riccione sommerso di debiti; il Grand Hotel di Rimini che rischia di divenire stagionale, la Rimini Calcio scomparsa. E poi i soliti "di là da venire" che restano tali: metrò di costa, teatro Galli, stadio di Rimini, Murri e Novarese, darsena di Bellaria, solo per stare alle partite più corpose. L'unica realtà che sembra farcela è quella che fino a poco tempo fa veniva data con un piede nella fossa: Aeradria, ormai passata dalla difesa all'attacco. "Mi hanno dato da allenare l'Atalanta", confessava il presidente Massimo Masini al momento della sua nomina all'aeroporto; ora magari non si starà giocando la Coppa del Mondo come la sua amata Inter, ma di retrocessione non gliene parla più nessuno.
Dunque ce lo buttiamo alle spalle quest'anno disgraziato? Forse è meglio di no Sarà più utile tenerselo bene a mente, questo 2010 così avaro di soddisfazioni. Per imparare una buona volta dagli errori e darsi una mossa per non ripeterli. Aspettare che le cose si risolvano da sé, attendere una miracolistica "ripresa" guidata da altri - "la locomotiva tedesca", "il gigante cinese" o l'ennesimo Uomo della Provvidenza - non ci porta da nessuna parte, né come riminesi né come italiani.
Dal 9 dicembre 2010, chi chiederà il rilascio del "permesso di soggiorno per soggiornanti a lungo periodo CE" (ex Carta di Soggiorno), dovrà prima dare un esame di conoscenza elementare della lingua italiana (livello A2). Per dare l'esame d'italiano, bisogna rivolgersi agli Sportelli Unici per l'Immigrazione presso le Prefetture, effettuando prima on line una richiesta di prenotazione. Lo Sportello Unico, poi, entro 60 giorni convocherà lo straniero e lo indirizzerà alla scuola convenzionata sul territorio per effettuare l'esame. Ovviamente, chi non passa l'esame, non avrà la Carta di Soggiorno e dovrà ripresentare la richiesta e ridare l'esame d'italiano. Sono esonerati dall'esame: i figli minori di anni 14, stranieri con gravi limitazioni derivanti all'età, da patologie o da handicap, gli studenti che hanno studiato in Italia, stranieri che hanno frequentato corsi di lingua italiana anche serali di livello A2. Per le feste natalizie, quindi, gli stranieri interessati devono leggere "Io imparo l'italiano".
Se si guarda le televisione non si capirà mai la politica italiana. Se si guarda alla televisione, tutto è più chiaro.
Sol che i numeri annoiano, ma questi numeri sono importanti.
Publitalia, la concessionaria pubblicità di Mediaset, è il canale attraverso il quale il denaro della tv commerciale entra nel gruppo. Nei primi nove mesi del 2010 ha dichiarato 1,914.8 miliardi di euro di fatturato, con un incremento del 5% rispetto al 2009. Dopo la diminuzione del 2009 gli investimenti in pubblicità sono tornati a crescere. Il gruppo Mediaset dichiara per lo stesso periodo un fatturato netto in Italia di 2,423.9 Mld con un utile di 347 milioni prima delle tasse (che sono di 134,6 milioni di Euro, cioè il 38%). La raccolta pubblicitaria costituisce ovviamente la maggiore fonte di entrate della società.
Il bilancio di SIPRA, la concessionaria pubblicità della Rai, è difficile da reperire. Sul sito SIPRA non sono riuscito a trovarlo. Ho cercato nei bilanci pubblici della Rai, ma i dati sono del 2009. In quest'anno Rai dichiara una contrazione nella raccolta del 16,9% a fronte di una flessione di Mediaset dell'8,4. Comunque, nel 2009 la Rai dichiara di aver introitato 1,645 miliardi di canone, 908,6 milioni di pubblicità (attraverso SIPRA) e 415 milioni da altre fonti. Totale 2,970 miliardi.
Mercoledì i lettori sapranno che strada avrà preso l'agonia politica di Berlusconi in seguito al risultato del voto di fiducia alla Camera: la strada del Quirinale per le dimissioni o quella del disperato "accanimento terapeutico" a base di ossigeno e flebo, comprati con falsa moneta al mercato nero dei parlamentari corruttibili?
Ho qui invece, caldo caldo, il risultato delle Primarie del Partito Democratico per la designazione del candidato a Sindaco di Rimini: ha vinto Andrea Gnassi, seguito nell'ordine da Arlotti, Fabbri, Gattei. È il miglior risultato possibile per il PD, che affida così le speranze di vittoria nel 2011 al candidato che meglio sa destreggiarsi nell'intricato e non facile rapporto del centrosinistra con le tante facce, spesso schizofreniche, dell'odierna riminesità; e capitalizza nel contempo la "forza complementare" di Tiziano Arlotti, un centrocampista della politica che ogni squadra vorrebbe avere, il quale è riuscito a "rimotivare" molti consensi che andavano affievolendosi, portandoli ora in dote alla finalissima di primavera. Il modesto risultato di Nando Fabbri può sorprendere solo che non abbia sufficiente allenamento a leggere la storia e l'attualità politica di Rimini con...occhio riminese. Onore, infine, al coraggio dell'agguerrita Cristina Gattei, che coerente con l'essere presidente di quella cosa che solo a Rimini poteva chiamarsi "Basta merda in mare", ogni tanto ha cercato di dirottarne un po' sugli altri suoi competitori.
Qualcuno li considera addirittura sacrileghi, i mercatini di Natale. In effetti il 25 dicembre si commemora un Personaggio che con mercanti e mercatini non aveva un gran feeling, specie quando si mescolavano abusivamente alla religione. Ma in fondo i mercatini di Natale sono tipici di regioni nordiche in cui le feste di fine anno hanno conservato l'antico sapore pagano di celebrazioni del solstizio d'inverno, e il sole è molto più rilassato su certe cose. Splende sui venditori di centrotavola con le pigne ricoperte d'oro, quasi come le budella che si fanno gli altoatesini grazie ai mercatini natalizi - che sono, per inciso, una geniale iniziativa promozionale ideata della Suedtirol Marketing Gmbh-Srl, azienda legata alla Svp (e nelle valli si spettegola che i banchetti vengano affidati rigorosamente a commercianti iscritti al partito, vabbè che lassù dev'essere difficile trovarne di iscritti ad altri partiti).
Il sole splende sugli ingenui mediterranei che nei weekend di dicembre si imbacuccano come Pugacioff, manco Bolzano fosse il capoluogo della Kamciatka, e si incolonnano più o meno disciplinatamente sulla A22, già incasinata in tutti gli altri giorni dell'anno, per andare a sborsare fior di euro euro in cambio di decorazioni per l'albero a forma di casetta tirolese. E poche ore prima il sole splendeva sugli operai cinesi che hanno realizzato l'80 per cento del «vero artigianato dell'Alto Adige» (e il 99 per cento degli addobbi natalizi nel mondo, come facemmo notare su queste pagine un anno fa).
Continua la trattativa fra sindacati e proprietà per scongiurare la "stagionalizzazione" del Grand Hotel. Il prossimo lunedì 20 le parti si vedranno di nuovo per trovare un punto di accordo. Com'è noto, il proprietario Antonio Batani aveva annunciato in un'intervista la sia volontà di chiudere il Grand Hotel a gennaio, licenziare i dipendenti a tempo indeterminato e procedere con contratti a termine, mentre d'inverno la stira struttura sarebbe rimasta chiusa. "Il sospetto - aveva detto Mauro Rossi segretario della Filcams Cgil - è un'intenzione, neanche tanto velata, di voler passare allo stagionale per eliminare tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato". La notizia aveva fatto addirittura il giro del mondo (ne ha parlato anche l'Indipendent), mente immediata era stata la risposta dei lavoratori, pronti a scioperare a Natale e Capodanno. Lo sciopero è rientrato quando si è riusciti ad aprire la trattativa, che tuttavia non si presenta facile. Sulla necessità che il Grand Hotel di Rimini resti aperto tutto l'anno era intervenuta anche l'amministrazione comunale, oltre che la maggior parte degli esponenti politici di maggioranza e opposizione.
"Con la consegna della massima onorificenza civica intendiamo riconoscere e premiare il lavoro di due importanti realtà impegnate nel settore sociale, la cui attività e le cui ricadute positive hanno valicato da tempo i semplici confini riminesi". Con questa motivazione il sindaco Alberto Ravaioli e la Giunta Comunale hanno assegnato il Sigismondo d'Oro per l'anno 2010 alla Fondazione S. Giuseppe per l'Aiuto Materno e Infantile e alla Comunità San Patrignano ONLUS. La Fondazione S. Giuseppe, che ha da poco festeggiato il centenario, opera senza scopo di lucro in materia di servizi educativi, socio-assistenziali e socio-sanitari, in stretto rapporto con i servizi territoriali pubblici e le istituzioni private operanti nel settore. La Comunità di recupero di San Patrignano, nata a Coriano nel 1978 su iniziativa di Vincenzo Muccioli, da allora ha ospitato circa 20mila persone con problemi di droga, offrendo loro l'opportunità di cambiare vita e di rientrare a pieno titolo nella società.
I nomi dei luoghi, delle vie e delle piazze. E' la toponomastica. Chi decide questi nomi? Il consiglio comunale su proposta dell'apposita commissione. Ma qualsiasi cittadino può avanzare richieste. Fra i nomi che giacciono al vaglio della commissione, ci sono quelli di Berlinguer, Almirante, Spadolini, La Malfa, Craxi. E poi, i Giusti di Israele Giovanni Palatucci e Osman Carugno. Dal mondo dello sport arrivano Eugenio Pagnini, Alfredo Neri, Mario Roberti, Aroldo Montanari. Qualcuno vorrebbe si ricordassero anche le benemerite Infermiere Volontarie della Croce Rossa. Molto spesso le decisioni sulla toponomastica diventano questioni politiche e in quanto tali regolate: un tanto a me, un tanto a te, e se sono più forte decido io, magari proprio per farti dispetto. A Rimini fu clamoroso il caso di via XX Settembre, un vero e proprio "sfregio" che i nostri passati amministratori liberali e "mangiapreti" vollero perpetrare ai danni dei clericali: la data della presa di Porta Pia, cioè della fine del potere temporale dei Papi, sparata come una cannonata nel cuore di Borgo San Giovanni, da sempre il più fedele alla Santa Sede. E anche oggi sulla toponomastica si combattono dispute cavillose e interminabili. Gli esiti di questi conflitti sono spesso esilaranti. Anche perchè le commissioni a tutto pensano meno che alla funzione che i nomi delle strade dovrebbero avere, cioè facilitare la vita e non complicarla.
Gli immigrati rischiano anche la vita per il mancato permesso di soggiorno. Le sanatorie, le regolarizzazioni continue o le quote non danno alcuna certezza ai cittadini stranieri. La singolare notizia degli immigrati disperati su una gru a Brescia spiega la tragica situazione in cui si trovano molti esseri umani in un paese europeo. Spesso l'Europa cerca di dare esempio di solidarietà, sostegno e insegnamento di buon governo ad altri stati meno sviluppati, ma al contrario, spesso dimostra di non essere capace di gestire i suoi problemi interni. La disperazione degli immigrati per la mancanza del permesso di soggiorno, ha portato non di rado anche al suicidio. Proprio nella nostra provincia, qualche anno fa, un immigrato albanese si è appeso al filo di un palo dell'alta tensione dando fine alla sua vita. Lui assieme ad amici erano in attesa di essere regolarizzati, ma dall'ansia di aspettare non ha più resistito e nella debolezza ha messo fine alla sua vita, lasciando senza parole tutta la comunità! Queste notizie devono far riflettere e far ragionare più seriamente per la risoluzione dei semplici problemi burocratici.
Responsabilità Sociale dell'Impresa è un concetto ancora troppo poco noto all'opinione pubblica italiana. Prima di parlarne è dunque utile una premessa. Il mondo delle imprese è diverso da quelli della politica e della cultura ideologizzata che purtroppo dominano i media. Fare impresa è un'attività pratica, che richiede un uso razionale del tempo e delle risorse umane e materiali. E' un mondo in cui l'intelligenza vale in quanto applicata. L'impresa parla con i risultati ottenuti nel mercato. Il mercato è la doccia di realtà che ogni imprenditore si fa tutte le mattine quando esce di casa. Perciò le imprese parlano con il linguaggio del progetto e del fare. Non significa che non si possa parlare di idee o di sogni. Anzi. L'impresa nasce tante volte da un sogno, e vive -oltre che di duro quotidiano lavoro- di idee, innovazione e rischio. Ma i sogni devono generare fatti. Le idee devono passare la griglia del bilancio. L'impresa produce fatti che sono la realizzazione di idee che si radicano nella realtà e ne traggono alimento per crescere.
Che l'impresa abbia una responsabilità nei confronti della società è cosa ovvia. Il profitto dell'impresa deriva da quanto sa dare alla società. E alla società l'impresa è legata indissolubilmente. Le idee di impresa come parassita della società è sbagliata. Possiamo avere forme sociali eccessivamente orientate a favorire le imprese, ma l'impresa da sola non può farsi carico dello sviluppo della comunità, neppure a proprio vantaggio.
Una sciarpa rosso blu con la scritta bianca 'Ultras della legalità' e alle estremità il logo del sigillo rosso di Stato 'Iustitia': è il gadget in stile calcistico che sarà regalato a cinquemila ragazzi che alla fiera di Rimini, in occasione del salone della Giustizia, dal 2 al 5 dicembre prossimo, avranno firmato un manifesto contro la violenza e la droga. Alla manifestazione, che sarà aperta dal presidente del Senato Renato Schifani, parteciperanno sei ministri - oltre ad Alfano, Gelmini e Matteoli sono previsti anche i responsabili dei dicasteri della Difesa, Ignazio La Russa, dell'Interno Roberto Maroni e della Sanità, Ferruccio Fazio - il vicepresidente del Csm Michele Vietti, rappresentanti dell'avvocatura e dell'Associazione nazionale magistrati. Nel corso della manifestazione saranno esposti anche il sigillo della Repubblica italiana e i registri informatici. Tra le novità di quest'anno, il Salone offre l'allestimento di 20 studi professionali dove cento avvocati dell'Oua offriranno assistenza legale gratuita. Grazie a un accordo con le Ferrovie dello Stato - ha ricordato Filippo Berseli, promotore dell'evento - sono state garantite 32 fermate giornaliere all'interno dell'Expo, dove si svolge il Salone, sulla tratta Bologna-Bari.
Mercoledì 1 dicembre parte la Lotteria di Natale realizzata dalle sedi IOR Rimini e Riccione. "Il Gioco di Natale per Vincere e Aiutare" compie 11 anni. Vi partecipano grandi realtà cittadine come Banca Malatestiana, il Centro Commerciale Le Befane, la Società Gas Rimini e le aziende che mettono a disposizione i premi in palio e l'attesa festa finale con l'estrazione nel giorno dell'Epifania, aperta a tutta la città. I biglietti si possono trovare presso le sedi IOR di Rimini e Riccione, presso il Punto di Santarcangelo, presso tutte le filiali di Banca Malatestiana e all'interno del Centro Commerciale Le Befane dove vengono esposti i premi in palio e materiali d'informazione medico-scientifica.
Il 6 gennaio 2011, il Centro Le Befane viene animato dalla tradizionale Festa con la Befana IOR e dall'estrazione dei biglietti vincitori con musica e animazioni.
Sarebbe fuorviante credere che la crescente sguaiataggine cui si lascia andare negli ultimi tempi Berlusconi, evidenziata dalla famosa telefonata a Ballarò, sia unicamente dovuta a turbamenti politici. La "ghigna" che sta mettendogli a rischio le cuciture del lifting facciale non nasce solo dal timore di non poter comprare al "supermarket della libertà" tutti i voti necessari a garantirgli, il 14 dicembre, la maggioranza alla Camera. A infastidirlo maggiormente è l'aver dovuto sospendere i suoi bei sollazzi serali, per tacitare la campagna moralisteggiante dei giorni scorsi. Come se non bastasse, a minacciare la ripresa di quei rilassanti convivi ora ci si è messo pure X Factor, con l'enfatica riscoperta di una legge che vieta alla gioventù minorenne di esibirsi dopo mezzanotte in qualsivoglia spettacolo; compreso, pare, il ballo del "bunga bunga". Col rischio che allo scoccar del tocco sia tutto un fuggi fuggi di moderne Cenerentole che, travestite da nipotine di Mubarak, escono da Villa Certosa senza più addosso ben altro che la fatidica scarpetta. Insomma, per vedere Berlusconi finalmente rilassato, più che la fiducia del Parlamento servirebbe una dose di bromuro.
Una volta se ne possedevano due, tre al massimo. Pesavano un quintale, erano riparabili, e guai a perderli. Poi sono arrivati i cinesi, grande popolo il cui prodotto interno lordo è basato sulla tendenza occidentale a non tener da conto la roba, e gli ombrelli sono diventati usa-e-getta. E a giudicare dalla quantità di relitti spezzati e contorti che si rinvengono per strada, ormai l'ombrello buono è come il premier onesto: un vago ricordo del passato. I
n compenso abbiamo tre nuove tipologie di ombrelli: esaminiamole da vicino.
- L'Ombrello dell'Ambulante (O.d.A), prezzo medio 5 euro, durata media cinque minuti. In genere è "tascabile", dizione assurda perché nessuno possiede tasche di quelle dimensioni, quindi da chiuso bisogna tenerlo in mano, fradicio e spampanato come una lattuga (dice il Vangelo: è più facile che un cammello vada in Paradiso che un O.d.A. Rientri nella sua custodia). L'O.d.A è dotato di un sofisticato dispositivo anti-smarrimento: prima che tu riesca a perderlo, si rompe. Consunto dalle lunghe ore passate sul braccio dell'ambulante a sbatacchiare contro altri ombrelli stile polli di Renzo, alla seconda volta che lo apri, la tela sfugge dai gancetti e la calotta si affloscia, mentre il manico di plasticaccia ti si frantuma in mano procurandoti stimmate alla padre Pio. Per fortuna questo avviene di solito sotto un acquazzone, così almeno puoi sciacquarti subito.
Nel VI secolo dopo Cristo tutto si decideva al circo. L'impero romano si andava sfaldando, quanto ne restava obbediva a Costantinopoli. Qui il circo era il palcoscenico per ogni grande scelta, ancor più di come era stato a Roma. Non era il circo come lo intendiamo noi, il paragone più vicino è quello con la Formula 1. Queste monumentali strutture ospitavano infatti le corse delle bighe. C'erano anche delle "scuderie", le fationes, con i relativi seguiti di ultras. Le classiche quattro fazioni dei "tifosi" - alba (bianca), prasina (verde), russata (rossa), veneta (azzurra) - divennero una sorta di partiti politici, con diversa rappresentatività e diversa valenza sociale. A Costantinopoli, scomparsi i Rossi fedeli al defunto imperatore Anastasio, erano rimasti solo i Verdi e gli Azzurri. Oltre alle connotazioni politiche le fazioni assunsero perfino quelle di partigianerie religiose: i Verdi sostenevano il Monofisismo, un'eresia che negava la natura umana di Cristo. Gli Azzurri erano il "partito" dei grandi proprietari terrieri e dell'antica nobiltà, mentre fra i Verdi vi erano soprattutto i mercanti e la burocrazia statale. Oltre che le corse e quelli che oggi definiremmo "eventi collaterali" (spettacoli con animali ammaestrati, teatro popolare e balletti anche piuttosto spinti) nel circo si svolgevano l'acclamazione dell'Imperatore, le assemblee popolari, i trionfi dei condottieri, le esecuzioni delle condanne a morte, spesso trasformate in crudeli spettacoli. Ma era anche il luogo dove si verificavano tumulti e sommosse. Nel 532 le fazioni del circo diedero vita alla cosiddetta "rivolta di Nika" (dal grido "Nikā, Nikā": "Vinci! Vinci!").
Nell'ambito del fenomeno migratorio il mondo femminile merita un'accurata riflessione. Se una volta l'immigrazione era sopratutto maschile, negli ultimi anni sempre più donne decidono di abbandonare il proprio paese per trovare un lavoro onesto e aiutare la propria famiglia. E' un cammino difficile perché accanto alla discriminazione etnica che purtroppo a volte devono subire, le donne sono spesso oggetto di discriminazioni in quanto tali, soprattutto sul piano del riconoscimento delle competenze professionali. Le madri straniere, poi, mentre quelle autoctone riescono a sostituire il problema del welfare con la rete parentale, poiché lontane da casa sono penalizzate anche in questo senso.
Se oggi le donne in complesso hanno difficoltà molto maggiori degli uomini ad ottenere un lavoro, questo vale ancor di più per le immigrate. La differenza di genere non solo si somma alla difficoltà di inserimento lavorativo degli immigrati, ma la moltiplica, aggravando la condizione di svantaggio degli stranieri dovuta alle differenze culturali ed al problema della conoscenza della lingua italiana.
Facendo una panoramica sui decoder esterni, e sorvolando su quelli ibridi che consentono operazioni "multitasking" come vedere digitale terrestre e web-tv, le categorie classiche sono: gli Zapper, cioè i modelli base, compatibili solo con i programmi gratuiti; gli Mhp che danno l'accesso anche alle pay tv e all'interattività; gli Mhp Hd, con cui è possibile ricevere trasmissioni in alta definizione laddove presenti; e inoltre il decoder satellitare che serve a decodificare i canali captati dalla parabola via etere e non via cavo.
Inoltre, va ricordato che per gli anziani esistono agevolazioni per gli acquisti dei decoder. Si legge infatti sul sito del ministero dello Sviluppo Economico (www.decoder.comunicazioni.it): "Per agevolare questa importante fase di passaggio alla nuova tecnologia è stato predisposto un programma di interventi a favore dei cittadini. Infatti chi non ne abbia già usufruito in passato e appartenga alle categorie di seguito indicate, può utilizzare un buono del valore di 50 euro, messo a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico, Dipartimento per le Comunicazioni, per l'acquisto o noleggio di un decoder digitale interattivo presso tutti i rivenditori che aderiscono all'iniziativa. Lo Stato eroga un contributo di 50 euro ai cittadini, in regola con il pagamento del canone di abbonamento al servizio televisivo pubblico, che non ne abbiano già usufruito in passato: di età pari o superiore a 65 anni (da compiersi entro il 31/12/2010) e che abbiano dichiarato nel 2009 (redditi 2008) un reddito pari o inferiore a euro 10.000, a decorrere dal 12 aprile 2010".
Crescono le gelaterie artigianali e le scuole della Provincia alleate contro il bullismo con "Non-Congelateci il sorriso", il progetto di sensibilizzazione realizzato dalle gelaterie artigianali, in collaborazione con CNA, Confartigianato, l'Università di Bologna, l'Ufficio Scolastico provinciale, l'Assessorato ai Servizi Sociali della Provincia di Rimini, la Camera di Commercio di Rimini, la Fondazione Carim e con il sostegno della Fiera di Rimini. Il progetto, quest'anno, sarà realizzato attraverso la società di promozione e valorizzazione della cultura d'impresa ArtArte 3000 srl, partecipata da Confartigianato e CNA Rimini. "Non Con-Gelateci il Sorriso" ha finora interessato duecento ragazzi delle scuole elementari e medie della provincia di Rimini, e ne coinvolgerà altrettanti quest'anno, in otto scuole della Provincia, con genitori e insegnanti.
Unico evento nel panorama internazionale dedicato esclusivamente al comparto alberghiero e ricettivo e dell´ospitalità, la 60^ edizione di SIA Guest - Salone Internazionale dell´Accoglienza, dal 20 al 23 novembre alla Fiera di Rimini, è un salone rivolto all´innovazione, alle nuove tendenze, ai luoghi e alle atmosfere di un mercato in continua evoluzione.
SIA Guest si riconferma come punto d´incontro tra tutte le realtà industriali e i fornitori di servizi, italiani ed esteri che operano nel mercato dell´ospitalità.
Hotellerie, contract, arredamento e complementi di design per interni, materiali per pavimento e rivestimento, tessuti, illuminazione, arredo bagno, wellness & fitness, attrezzature e grandi impianti per la ristorazione, tecnologie per l'automazione, la domotica e il risparmio energetico.
La proposta espositiva di SIA GUEST si arricchisce con SIA TREND, il nuovo padiglione pensato per accogliere le sperimentazioni nel campo del design per l'hotellerie sui livelli dell'eccellenza.
Credo che la cosa più pesante nella vita di una persona sia il destino, o quello che gli indù e i buddisti chiamano karma. La conseguenza delle azioni. Il Vangelo si riferisce a questo quando narra che i giudei gridarono "Il sangue di costui ricada su di noi e sui nostri figli" allo scopo di spingere Ponzio Pilato a condannare Gesù. La frase è probabilmente dovuta a un apologeta cristiano che voleva in tal modo giustificare la colpa eterna degli ebrei. Uno dei miti che ha causato maggiori sofferenze al popolo di Israele.
Il destino è dunque ciò che deriva dalle azioni umane. Fatte o subite. E si imprime come un marchio su persone e popoli, a volte per secoli.
Questo marchio è a volte così profondo che sembra impossibile cancellarlo, qualsiasi cosa si faccia. Diventa una profezia auto-avverante, come si usa dire.
E' come una donna che subisce il marchio di ‘donna facile'. Se tutti ci credono, gli uomini si rivolgeranno a lei solo per un'avventura, e se lei cercherà di costruire un rapporto serio e continuativo, la prenderanno in giro e si approfitteranno di lei per timore che il resto della società li derida. In tal modo, questa persona sarà costretta a diventare ciò che gli altri credono che sia. Liberarsi da trappole come questa è molto difficile.
Abituati alla televisiva visione di Talebani con la barba lunga, il pakol in testa e l'aria minacciosa, è rassicurante che ogni tanto ci venga ricordato che da noi ce n'è invece uno in giacca e cravatta, ben rasato e travestito da Sottosegretario alla Famiglia. Sì, se Giovanardi non aprisse mai bocca, oltre a non privarci di alcun contributo culturale, difficilmente riconosceremmo in lui un "Talebano d'Occidente", nostalgico della Santa Inquisizione, alla costante ricerca di infedeli da incenerire con i suoi terrificanti anatemi in salsa modenese. Giorni fa ha avuto l'insperata opportunità di presiedere la Conferenza sulla famiglia, a causa di una leggera "indisposizione da bunga bunga" dell'amico di Lele Mora che, fra una barzelletta e una festa in villa, funge da Presidente del Consiglio. A dire il vero, in quell'occasione il suo collega "socialista" Sacconi ha provato a contendergli il primato di fondamentalismo, affermando di voler riconoscere «benefici solo alla famiglia fondata sul matrimonio», che è un po' come dire "ci son figli e figliastri". Ma non c'è stata partita, perché Taleban Giovanardi l'ha surclassato con una bordata da novanta, a difesa dell'ultra-sanfedista Legge 40 «minacciata dal Far West della provetta», come lui chiama la speranza di paternità e di maternità che tante coppie infertili vorrebbero poter affidare ad un sano e compiuto percorso di procreazione assistita.
Chi non ha ancora visto «Benvenuti al Sud»? Quattro gatti, a giudicare dalle file ai botteghini ogni weekend. Senza nulla togliere alla bravura del regista Luca Miniero e alla simpatia di Bisio e Finocchiaro, la ricetta originale del film, brevettata dal francese Dany Boon in «Giù al Nord», è infallibile e universale. Funzionava nella versione transalpina, con il provenzale snob catapultato nella fredda e ruvida Piccardia. Funzionerebbe anche in Inghilterra, in Cina o in Brasile, e dovunque ci sia un Nord diverso dal Sud; Will Smith ne sta preparando un remake americano ambientato in Nord Dakota. Funziona alla grande nella versione italiana, con la coppia di bauscia deportati nel Cilento.
Ma c'era proprio bisogno di scendere fino in Campania per sperimentare certi choc culturali? Secondo molti lombardi riminesizzati, bastava fermarsi qui da noi. Inefficienza, matriarcato, fatuità, rozzezza, esibizionismo, familismo, mentalità arretrata, scarso spirito di concorrenza, disordine, furbizia, incuria: tutte nefandezze tradizionalmente attribuite alla «bassa Italia», ma che i nostri concittadini transpadani sostengono di avere scoperto fra l'Arco d'Augusto e il ponte di Tiberio. Con tanta maggior sorpresa, in quanto loro non credevano di essere al Sud, ma di trovarsi ancora nel Nord - o meglio, all'estrema punta meridionale del Nord. Lo credono anche molti riminesi, prima di varcare il Po; ma quando si avventurano nel Nord vero cominciano a rivedere i loro punti cardinali.
Giorgio Albertazzi e Vittorio Franceschi. Due attori poliedrici, i cui percorsi hanno intersecato la regia, la scrittura scenica e la poesia, due diverse ipotesi di teatro in un interessante confronto a distanza sul palcoscenico del Novelli. Giorgio Albertazzi è l'ultimo dei mattatori, ma riesce a rendere una carriera teatrale oggi senza pari ancora linfa e radice di un oltre, ad ogni spettacolo. Nel tempo, voce e presenza si sono affinate in segni essenziali, personaggi di cui diventa egli stesso traduzione, in un corpo a corpo emozionante. In questi ultimi tre anni è stato l'Adriano delle "Memorie" della Yourcenar e il titanico e inafferrabile Achab di Melville nella messa in scena di Antonio Latella. Ancora con lui affronta quest'anno il quarto Re Lear della sua carriera, forse il più emblematico della sua cifra interpretativa nell'essere uno e trino, Lear e Fool e Albertazzi insieme. E sarà il Padre in "La casa di Ramallah", al Novelli il 25 novembre, con la regia di Calenda su testo di Antonio Tarantino, voce alta e aguzza della drammaturgia contemporanea. In scena, il martirio della Palestina nel dialogare metafisico di tre personaggi, una kamikaze che va a farsi esplodere e i suoi genitori, che in questo viaggio l'accompagnano.
Le associazioni di imprese, le banche e sindacati si stanno incontrando da qualche tempo attorno a un "tavolo per le riforme". Confindustria e Rete Imprese Italia (che mette insieme Confcommercio, CNA, Confartigianato, Confesercenti e Casa Artigiani, per un totale di 2 milioni di imprese) hanno annunciato di aver inviato al governo i documenti messi a punto nell'ultima riunione, che si è svolta mercoledì scorso presso la sede dell'Abi, e di aver chiesto allo stesso tempo un incontro con l'esecutivo. Quattro i punti elaborati dalle parti sociali: ammortizzatori sociali, Mezzogiorno, semplificazione della pubblica amministrazione, ricerca e innovazione. Si chiede fra l'altro una proroga degli ammortizzatori in deroga, ma anche lo sviluppo dei premi di risultato e della contrattazione di secondo livello. Per il Mezzogiorno, una crescita nella legalità e l'istituzione di una cabina di regia per la rimodulazione delle risorse nazionali e comunitarie. Sul tema della semplificazione, che si avanzi nel perseguimento dell'obiettivo comunitario della riduzione del 25%, entro il 2012, degli oneri amministrativi. Quali sono i fatti notevoli di questo documento? Intanto, è la prima volta in assoluto che in Italia l'infinita costellazione delle associazioni che rappresentano le imprese, da sempre divise e frammentate riescono a mettere per iscritto obiettivi e metodi comuni. Quindi, di fronte al ritratto, riproposto ossessivamente, di un Paese irrimediabilmente lacerato, di Italie che fra loro non si parlano, spunta una realtà dove di front

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